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La notte dei «Genitore 1» e «Genitore 2» viventi

  • Giovedì, 19 Settembre 2013 15:46 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
19 09 2013

Addio a «mamma» e «papà». Bentornate polemiche. Riprende forza il dibattito sulla proposta di abolire dai documenti scolastici la dicitura «madre» e «padre» per indicare i genitori degli allievi, sostituendola con «genitore 1» e «genitore 2», per non discriminare le coppie omosessuali con figli.

Una proposta avanzata alla fine di agosto da un consigliere comunale di Venezia e poi messa in pratica dal Comune di Bologna, che ha annunciato di aver deliberato a favore della cancellazione dei termini «madre» e «padre» dalla modulistica per l’iscrizione dei bimbi bolognesi agli asili nido e alla scuole materne.

LA PROPOSTA DEL CONSIGLIERE VENEZIANO - Sostituire i termini «mamma» e «papà» con un termine più neutro e non connotato dal punto di vista del genere: la prima a parlarne, poco meno di un mese fa, era stata Camilla Seibezzi, consigliere del Comune di Venezia con delega ai Diritti Civili e alle Politiche contro le discriminazioni, che proponeva la modifica dei moduli riservati a tutti quei genitori che intendevano iscrivere i propri figli agli asili o alle scuole dell’infanzia. Un modo per evitare le discriminazioni non solo a scuola, ma anche nelle graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari per i residenti nel comune, un ambito dove le autorità veneziane avevano già da tempo allargato il perimetro del concetto di «famiglia», ma che intendevano anche esplicitare la possibilità di inoltrare richiesta per un alloggio anche da parte delle coppie omosessuali.

L’INTERVENTO DEL MINISTRO KYENGE - La polemica era scoppiata rapidissima, e non soltanto perché il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, si era detto contrario a questa possibilità, affermando di non saperne nulla: a scatenare il dibattito era stato anche l’intervento del ministro Cécile Kyenge, che si era detta favorevole all’introduzione della dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sui moduli scolastici.

Oltre a coloro che si sono opposti con forza a questa possibilità, difendendo il concetto di famiglia tradizionale, si era levata anche un altro tipo di obiezione: perché arrovellarsi su questioni di forma, quando in Italia non esiste ancora una legge sui matrimoni omosessuali e le coppie gay non possono adottare bambini? Il dibattito, quindi, anche se sarebbe potuto essere visto in prospettiva futura, sembrava piuttosto sterile in quanto ancora privo di un reale campo di applicazione. Inoltre, è stato sottolineato il fatto che la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sembrerebbe suggerire implicitamente una «gerarchia» tra i genitori, evocando uno scenario potenzialmente discriminatorio.

LE POLEMICHE - La questione «genitore 1» e «genitore 2» sembrava essere stata accantonata, messa in ombra dalle altre vicende politiche. Fino a ieri, quando da Bologna arriva la notizia: via i termini «madre» e «padre» dai moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle materne dei bimbi. La formula scelta, in questo caso è una semplice «genitore» e «altro genitore».

Un modo, spiegherà più tardi l’assessore alla Scuola Marilena Pillati, di rendere più coerente la modulistica in uso nel Comune di Bologna, che usava sia il termine neutro di «genitore» che quello di «madre» e «padre». Insomma, una modifica in fin dei conti banale per sistemare un vizio di forma che, tuttavia, ha una fortissima valenza simbolica. E che ha scatenato le prevedibili polemiche, con l’opinione pubblica e la politica spaccata sull’argomento. «Annullare il valore della genitorialità è gravissimo e inaccettabile», aveva replicato il consigliere regionale Silvia Noè, mentre Manes Bernardini, della Lega, si era espresso in termini ancora più duri: «L’amministrazione ha svenduto l’identità di mamma e papà agli equilibri di maggioranza».

UNA MERA QUESTIONE TERMINOLOGICA? - Per Rossano Rossi, presidente della Fism (la federazione nazionale delle scuole materne cattoliche si tratta di un provvedimento che «non risponde a una reale esigenza, fuori dal luogo e dal contesto culturale».

A questo punto, quindi, vale la pena di chiedersi come viene trattata la questione negli altri paesi: a Lione, ad esempio, dove i matrimoni gay e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso sono legali come nel resto della Francia dalla scorsa primavera, sui moduli scolastici ci sono diverse opzioni, che spaziano dai genitori sposati, separati, divorziati, vedovi o «pacsati», fino ai genitori single, passando per le coppie di conviventi. In Belgio, quando si iscrive un ragazzino alle scuole superiori, si devono indicare le «persone responsabili», mentre a Edimburgo (Regno Unito) sui moduli compare un generico «genitori» senza distinzione di sesso, figure che vengono messe sullo stesso piano delle persone che si occupano del minore. Ancora più complessa la questione negli Stati Uniti, dove ai «genitori» si affianca il concetto di «tutore» oltre che a quello di «relazione» che lega l’adulto allo studente.

Una questione terminologica, quindi, che negli altri paesi sembrerebbe essere già stata ampiamente superata.

Valentina Spotti


Huffington Post
05 09 2013

Con l'ennesima manifestazione di intolleranza e odio nei confronti della persona Cécile Kyenge e della politica che sta portando avanti come ministro dell'integrazione, si pone con serietà la questione se sia tollerabile, appellandosi all'ipocrita libertà di espressione, che gruppi dell'estrema destra, esponenti politici leghisti del Pdl e altri partitini, possano continuare a condurre una campagna che ogni giorni si fa più violenta.

Siamo di fronte a un chiaro disegno che vuole incitare l'odio nei confronti di un ministro diventato il simbolo di una battaglia di civiltà contro ogni forma di razzismo e di discriminazione.

È necessario, oltre una reazione ben più forte di tipo culturale e politico, anche un intervento repressivo, che attraverso accurate indagini, verifichi le responsabilità soprattutto dell'area neo nazista e neo fascista italiana, accertate le quali portino a un definitivo scioglimento di associazioni e gruppi, che com'è evidente incitano al razzismo, all'antisemitismo, alla xenofobia, all'omofobia.

Aurelio Mancuso



Palermo: cittadinanza onoraria alla Kyenge

  • Giovedì, 29 Agosto 2013 10:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
29 08 2013

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha firmato l'atto di conferimento della cittadinanza onoraria al ministro dell'Integrazione, Cecile Kyenge, nell'ambito delle iniziative organizzate dal Comune per ricordare, nel 50esimo anniversario, il discorso "I have a dream" tenuto a Washington dal reverendo Premio Nobel per la Pace Martin Luther King a Washington.

Una targa commemorativa è stata scoperta a Palazzo delle Aquile, sede del Municipio.

"Il fatto che a cinquantanni di distanza dal quel profetico discorso - ha detto Orlando - gli Usa hanno un presidente di colore e l'Italia ha un ministro di colore è la prova di quanto quel sogno non fosse un'utopia, ma appunto la profezia di un futuro realizzabile. Allo stesso tempo gli insulti e gli attacchi personali che ogni giorno il ministro riceve da persone inqualificabili e indegne di rappresentare le Istituzioni - ha concluso Orlando - confermano quanto ancora lunga sia la strada per il riconoscimento dei diritti di tutti e per tutti".

Ricordando che nel corso della sera alla Gam sarà proiettato più volte il celebre discorso, l'assessore comunale alla Cultura, Francesco Giambrone, ha posto l'accento sul legame fra cultura e diritti fondamentali. "Oggi assistiamo sempre più spesso - ha detto - ad una sottomissione delle politiche culturali alle logiche del profitto o, nella migliore delle ipotesi, del pareggio di bilancio: continuiamo a pensare che la cultura, come l'istruzione, è un diritto fondamentale ed e' uno degli elementi cardine su cui si basa lo sviluppo di una comunità".

"La proiezione di stasera avverrà all'interno della Galleria di Arte Moderna - ha aggiunto - per sottolineare ancora una volta questo legame inscindibile, un legame che nel corso di questa estate abbiamo reso vivo con le numerose notti al museo, che hanno visto migliaia di cittadini affollare tutti i musei cittadini la sera".

Il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, ha sottolineato l'importanza della collocazione della targa all'interno del Palazzo comunale, "luogo simbolo dell'intera comunità cittadina e luogo espressione della partecipazione democratica, il luogo dove i sogni della comunità possono trovare lo strumento per diventare diritti di tutti".

"Lo ius sanguinis è ingiusto" - "Una città come Palermo - ha poi detto Orlando -, che col supporto e l'adesione di tutte le forze politiche presenti nel Consiglio comunale e con l'adesione convinta della società civile, concede la cittadinanza onoraria a tutti i residenti in città e a tutti i bambini di qualsiasi etnia che frequentano le nostre scuole, non può non essere indignata per il fatto che nel nostro Paese continua a vigere lo ius Sanguinis, e si continuino a negare diritti di cittadinanza fondamentali a milioni di cittadini".

"Palermo è da sempre meticcia - ha detto Orlando - è da sempre mosaico di diversità ed uguaglianza, luogo di incontro fra culture che mai si sono contrapposte".

Frontiere news
28 08 2013

Il quotidiano Libero titola “Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, ma la legge è di attuazione delle direttive EU, altrimenti avremmo subito una procedura di infrazione.

Dal 4 settembre 2013 i lavoratori stranieri potranno essere assunti nella Pubblica Amministrazione; finora era necessaria la cittadinanza italiana.
Ai titolisti di Libero la cosa non è andata evidentemente a genio e hanno quindi spremuto le meningi per comprimere in 7 parole un perfetto concentrato di populismo.

“Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, peccato che la novità sia semplicemente la conseguenza della legge europea 2013 (con cui lo Stato Italiano recepisce direttive dell’Unione Europea tra cui, appunto, quella sull’apertura a immigrati e rifugiati nei concorsi per lavorare nella Pubblica Amministrazione). Ed è lo stesso articolo – come riportato da Giornalettismo – a ricordarlo, seppure con la caratteristica sensibilità del quotidiano in questione:

"A spalancare le porte del pubblico impiego agli immigrati è la legge europea 2013 che lo scorso 20 agosto è arrivata sulla nostra gazzetta ufficiale. La norma non lascia spazio ad interpretazioni e prevede l’accesso all’impiego nella Pubblica Amministrazione anche per chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo, lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria. Non importa che chi lavori nella nostra amministrazione sia italiano. Per la legge europea basta il permesso di soggiorno. Una norma, quella recepita da Bruxelles con cui l’Italia si è allineata alla normativa dell’Unione Europea per evitare che scattasse la procedura d’infrazione".

La norma è assolutamente logica e condivisibile e quanti urlano agli “stranieri che ci rubano il lavoro” dovrebbero considerare che non si impone una quota minima obbligatoria ma ci si limita ad aprire – con metodo decisamente meritocratico – anche ad altre persone.

Inoltre – e questo è il punto della cialtroneria mediatica a cui stiamo assistendo - va ricordato che se nella legge europea 2013 non fosse stata inserita anche la suddetta norma sulla Pubblica Amministrazione, ci saremmo dovuti accollare – e non sarebbe stata di certo la prima volta – multe salatissime nei confronti dell’Unione Europea; multe pagate, ovviamente, con i soldi delle nostre tasse (o meglio, di quelli che le pagano).

La Repubblica
01 08 2013

Se il leader della Lega Nord Roberto Maroni ancora non risponde al ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, e partecipando alla cerimonia di inaugurazione di un tratto della variante di Morbegno in Valtellina, si limita a un "sono qui solo per parlare dell'opera", ci pensano altri leghisti a replicare.

Roberto Castelli, ad esempio, ex ministro leghista alle Infrastrutture, non esita: "Gli insulti sono sempre un errore" premette, parlando a margine della cerimonia, ma quelli contro il ministro Kyenge "sono un errore politico". Perché la Lega, dice Castelli "sta dando troppa importanza a questa persona che dal punto di vista politico è una totale nullità e sta diventando un personaggio di primaria grandezza solo per i continui attacchi un po' scomposti". Insomma, i leghisti dovrebbero smettere di insultarla non perché siano gravi gli insulti finora rivolti, ma perché grazie a questi "siamo riusciti a trasformare una che ha fatto un vero e proprio atto razzista in vittima".

Castelli sostiene infatti che "la prima razzista" è il ministro Kyenge "perchè si rifiutò di stringere la mano a un nostro consigliere di Milano". Detto questo ribadisce che si tratta di "un errore politico. Io giudico -prosegue- il ministro Kyenge impreparato e con delle idee sbagliate. Ed è su questo piano che va combattuta", convinto "che Maroni interverrà nella maniera giusta. Anzi, è già intervenuto combattendola sul piano delle idee".

Quanto alle parole del deputato leghista Gianluca Bonanno che ieri ha paragonato Sel a una 'lobby di sodomiti', costringendo il leader Nichi Vendola a intervenire, Castelli le derubrica a "scaramucce parlamentari".

Da parte sua il ministro Kyenge aspetta ancora la risposta di Maroni: "Sto aspettando la risposta di Maroni. Ho fatto una richiesta, aspetto delle risposte" ha detto, dopo che ieri aveva chiesto al segretario della Lega di far cessare gli attacchi e gli insulti contro la sua persona, altrimenti sarebbe stata costretta a non accettare l'invito a partecipare alla festa della Lega Nord di Cervia.

"Ci sono trattative in corso, ma aspetto una risposta su quanto ho chiesto - continua il ministro - la Padania può commentare come vuole, stiamo in un cambiamento culturale e si devono adeguare io sono fiera di essere italiana, ci sono degli episodi di razzismo ma c'è un cambiamento culturale che dobbiamo accompagnare, l'Italia non è razzista".

La Padania proprio oggi commentando la richiesta del ministro ha parlato di un "alibi" per evitare di partecipare alla Festa della Lega Nord di Milano marittima.



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