×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

L'abbraccio

  • Venerdì, 29 Maggio 2015 09:32 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
29 05 2015

Una madre cattura con il cellulare l’abbraccio tra sua figlia Maliyah (a sinistra) e un’altra piccola ospite dell’ospedale oncologico di Pittsburgh, in Pennsylvania. Poi lo posta su Facebook. La foto fa il giro del mondo, toccando corde arrugginite ma ancora vibranti in molti cuori non completamente sfibrati dal cinismo.

Oggi il Buongiorno è questa immagine. Non c’è niente da aggiungere. Solo da condividere. Da quell’abbraccio affiora ciò che rende una vita degna di essere vissuta. Chiamatelo senso, chiamatelo amore, chiamatelo Dio. Al suo cospetto, ogni preoccupazione o aspirazione quotidiana assomiglia al paesaggio che le bambine osservano dalla finestra dell’ospedale: qualcosa di deperibile e secondario, in fondo inessenziale. Quell’abbraccio contiene già tutto. Il resto, a cominciare da queste, sono soltanto parole.

Massimo Gramellini

Minori, 15mila scomparsi. Quarant'anni di misteri

Minori-scomparsiNegli ultimi 40 anni in Italia sono spariti 15.117 minori, di cui 13.489 stranieri non accompagnati e 1.628 italiani. È l'allarme di Telefono Azzurro nella Giornata internazionale. [...] "Molti bambini vittima di tratta sono minori migranti non accompagnati, alcuni dei quali [...] perdono la vita nel processo migratorio [...] mentre altri, giunti a destinazione dopo un viaggio estenuante [...] sono detenuti alla stregua dei criminali". [...] "È una nuova Strage degli Innocenti nel mondo globalizzato, che molte volte non vogliamo vedere".
Luca Liverani, Avvenire ...

Ansa
25 05 2015

Sono 15.117 i minori scomparsi in Italia e mai rintracciati dal 1974 al 2014. 13.489 sono stranieri, 1.628 italiani. In generale, tra tutte le persone di cui si è registrata la sparizione il 51,7% ha meno di 18 anni. Sono i dati diffusi dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse del Ministero dell'Interno, Vittorio Piscitelli, in occasione della Giornata internazionale dei bambini scomparsi.

"I minori stranieri non accompagnati sono il problema dei problemi", ha affermato Piscitelli, durante un incontro promosso da Telefono azzurro. In generale, la causa della scomparsa "è sempre il disagio, la povertà o la guerra" e nel "64-65% dei casi il ritrovamento avviene nelle prime ore dopo la scomparsa, soprattutto nel caso dei minori, i quali non hanno risorse e che quindi sono spinti a chiedere aiuto".

Allarme Telefono Azzurro: linea minori scomparsi rischia chiusura - "Il 116.000, numero unico europeo per i bambini scomparsi, gestito in Italia da Telefono azzurro, rischia di chiudere a causa dei tagli della Commissione Europea". E' l'allarme lanciato dal presidente di Telefono azzurro, Ernesto Caffo, in occasione della Giornata internazionale dei bambini scomparsi. "Ogni anno nel mondo spariscono 8 milioni di bambini; in Europa 270 mila, cioè uno ogni due minuti - ha ricordato Caffo - in Italia dal maggio 2009 ad aprile 2015 il numero 116.000 ha gestito 610 casi di bambini spariti. Nel 38% dei casi si trattava di fughe da casa, nel 31% di fughe da istituti, nel 10% di sottrazioni internazionali, nel 6% di minori stranieri non accompagnati". Nel 2014 in Europa la linea 116.000 ha gestito 6.119 casi di bambini scomparsi. Telefono Azzurro, in collaborazione con la federazione Missing Children Europe, ha lanciato oggi la campagna "#Salvail116.000, salva un bambino", "per poter continuare a garantire un servizio essenziale".

 

Le persone e la dignità
25 05 2015

La Camera dei deputati brasiliana sta valutando l’ipotesi di abbassare da 18 a 16 anni l’età in cui una persona può essere processata come adulta.

Se la proposta diventasse legge, persone considerate minorenni dal diritto internazionale andrebbero incontro alle stesse condanne penali degli adulti e condividerebbero con questi ultimi le medesime prigioni, destinate a subire adescamenti, abusi sessuali e altre orrende violenze.

Si tratta, secondo Amnesty International Brasile, di un “attacco vergognoso ai diritti dei giovani brasiliani”, che sono vittime della criminalità molto più che mandanti ed esecutori di reati.

Secondo il dipartimento per la Sicurezza nazionale, i giovani tra i 16 e i 18 anni commettono appena lo 0,9 per cento dei reati. I dati più recenti disponibili indicano che, su 56.000 omicidi registrati, 30.000 vittime erano ragazzi tra i 15 e i 29 anni e di questi il 77 per cento era nero.

Le previsioni dell’Indice di omicidi nell’adolescenza dicono che più di 42.000 persone tra i 12 e i 18 anni rischiano di essere uccise nei prossimi quattro anni.

Invece di risolvere lo scandalo dei ragazzi neri uccisi quotidianamente, dunque, le istituzioni brasiliane si accingono a dipingerli criminali, aumentando la loro vulnerabilità in uno dei sistemi detentivi più oppressivi del mondo.

Secondo il Centro internazionale di studi sulle prigioni, il Brasile è al quarto posto al mondo per numero di detenuti, superato solo da Usa, Cina e Russia.

Amnesty International Brasile ha lanciato una campagna online per chiedere alla Camera dei deputati di respingere la proposta di legge, contro la quale si è schierata la stessa presidente Dilma Rousseff.La Camera dei deputati brasiliana sta valutando l’ipotesi di abbassare da 18 a 16 anni l’età in cui una persona può essere processata come adulta.

Se la proposta diventasse legge, persone considerate minorenni dal diritto internazionale andrebbero incontro alle stesse condanne penali degli adulti e condividerebbero con questi ultimi le medesime prigioni, destinate a subire adescamenti, abusi sessuali e altre orrende violenze.

Si tratta, secondo Amnesty International Brasile, di un “attacco vergognoso ai diritti dei giovani brasiliani”, che sono vittime della criminalità molto più che mandanti ed esecutori di reati.

Secondo il dipartimento per la Sicurezza nazionale, i giovani tra i 16 e i 18 anni commettono appena lo 0,9 per cento dei reati. I dati più recenti disponibili indicano che, su 56.000 omicidi registrati, 30.000 vittime erano ragazzi tra i 15 e i 29 anni e di questi il 77 per cento era nero.

Le previsioni dell’Indice di omicidi nell’adolescenza dicono che più di 42.000 persone tra i 12 e i 18 anni rischiano di essere uccise nei prossimi quattro anni.

Invece di risolvere lo scandalo dei ragazzi neri uccisi quotidianamente, dunque, le istituzioni brasiliane si accingono a dipingerli criminali, aumentando la loro vulnerabilità in uno dei sistemi detentivi più oppressivi del mondo.

Secondo il Centro internazionale di studi sulle prigioni, il Brasile è al quarto posto al mondo per numero di detenuti, superato solo da Usa, Cina e Russia.

Amnesty International Brasile ha lanciato una campagna online per chiedere alla Camera dei deputati di respingere la proposta di legge, contro la quale si è schierata la stessa presidente Dilma Rousseff.

Bambini al lavoro. L'India è vicina

  • Venerdì, 22 Maggio 2015 09:55 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
22 05 2015

«La politica è l’arte di servirsi degli uomini facendo loro intendere di servirli». Parto da questa osservazione sagace e drammatica dell’intellettuale svizzero Louis Dumur per raccontare ciò che sta accadendo in India, sotto lo sguardo indifferente del resto del mondo. Il governo indiano ha approvato un emendamento al Child Labour Prohibition Act che di fatto proibiva il lavoro minorile a vantaggio di un percorso scolastico certo e più duraturo, e lo ha fatto con due motivazioni sulle quali dovremmo raccogliere tempo e approfondire. La prima è di carattere pratico: il lavoro minorile, secondo il ministro del Lavoro indiano Bandaru Dattatreya, aiuterà le famiglie più indigenti a uscire da una situazione di estrema povertà. Il secondo è un’assurdità spacciata per buon senso: il lavoro minorile darà ai bambini quello “spirito imprenditoriale” necessario nel loro futuro di lavoratori
Sul piatto della bilancia da un lato l’istruzione e politiche di welfare su cui non è possibile - o almeno non dovrebbe esserlo - effettuare tagli, dall’altro un impoverimento del mercato del lavoro che si sta spacciando per necessario, anzi benefico.

E se da un lato, in un paese popoloso come l’India, dove spessissimo il lavoro minorile non viene denunciato anzi caldeggiato, è molto difficile dare cifre, dall’altro è pur vero che dal 2001 a oggi il numero di bambini costretti a lavorare era notevolmente diminuito da 12,6 milioni a 4,3 milioni nel 2014 anche grazie a una legge introdotta nel 2009 che prevede educazione obbligatoria e soprattutto gratuita fino ai 14 anni. Ecco, l’emendamento appena approvato, va esattamente nella direzione opposta, spostando la lancetta dei diritti umani indietro di un decennio e soprattutto allontanando definitivamente la possibilità di emancipazione delle classi sociali più povere - i dalit - e delle minoranze da sempre marginalizzate e costrette ai lavori più umili.

Se i bambini possono lavorare, allora prenderanno il posto di molti adulti, che andranno a ingrossare le file dei disoccupati. Se poi i bambini potranno lavorare non avranno tempo per l’istruzione e quindi non avranno alcuna possibilità di migliorare la propria condizione sociale, né di rendere l’India un paese emancipato. Il Ministero del Lavoro indiano assicura che i bambini potranno lavorare esclusivamente in orario extra scolastico o nei periodi destinati alle vacanze e che sarà punito con aspre pene il datore di lavoro che dovesse trasgredire. Aggiunge poi che i bambini fino ai 14 anni potranno essere impiegati esclusivamente in aziende familiari, non specifica però che in India moltissime aziende sono registrate sotto la categoria di “aziende familiari”.

Tutto questo non dovrebbe suscitare l’interesse e l’indignazione solo delle organizzazioni umanitarie che si occupano di garantire i diritti dei minori, ma dovrebbe essere centrale nel dibattito politico soprattutto delle sinistre di tutto il mondo, che hanno ormai abdicato totalmente al loro principale compito, quello di battersi perché vi siano ovunque condizioni di lavoro dignitose e un salario minimo garantito.

La risposta politica unitaria a un mercato senza regole non può essere più uno statalismo radicale e nemmeno il controllo dei prezzi, ma un vincolo che preveda l’impossibilità di importare e acquistare prodotti provenienti da paesi che non garantiscano salari minimi dignitosi, che consentano il lavoro minorile. Mentre scrivo mi viene in mente un documentario di Luigi Comencini del 1970 “I bambini e noi - La fatica” che racconta la storia sconosciuta dei valani, bambini venduti al lavoro agricolo per un sacco di grano a Benevento. Era una sorta di “attrazione” cittadina, ci si riuniva nella piazza accanto al Duomo, piazza Orsini e lì, nel giorno dell’Assunta, per secoli si è svolta la pubblica vendita di mano d’opera agricola. A denunciare questa pratica fu per la prima volta nel 1950 un articolo che lo descriveva come un vero e proprio mercato della carne umana.

Tutto questo ci sembra lontano, foto e frammenti di video in bianco e nero a segnare la distanza temporale, eppure accade in un mondo che è il nostro, che è ancora più vicino perché l’economia mondiale non è a compartimenti stagni, ma tutto ciò che accade in India ha effetti sulla nostra vita. Mancanza di democrazia in India e lavoro minorile non pesano nel dibattito italiano. Li crediamo lontani? Nulla di più falso: questi meccanismi sono a un passo dal ritornare nel nostro Sud e non solo.

Roberto Saviano

 

facebook