Hong Kong, l'abc della protesta che sta sfidando Pechino

  • Mercoledì, 01 Ottobre 2014 07:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
01 10 2014

Il movimento che sta tenendo sotto scacco Hong Kong e il governo cinese è iniziato molto tempo fa, ma con #Occupycentral si arriva per la prima volta al confronto diretto con Pechino. Quel che c'è da sapere per capire cosa sta succedendo nella metropoli ex colonia britannica.

UN MOVIMENTO "IN CRESCENDO"

PECHINO - Hong Kong non sarà una seconda Tian'anmen. Lo dice il Global Times. E il China Daily copre le proteste come quasi ogni altro media di stato: l'ex colonia britannica è nel caos. E su questo non c'è molto da discutere. Ieri un migliaio di lavoratori è entrato in sciopero per solidarietà con i manifestanti. E non tornerà a lavorare fino a quando il movimento Occupy Central non arriverà a conclusione. Diverse filiali bancarie non hanno aperto e la borsa ha chiuso perdendo l'1,9. L'autorità monetaria, di fatto la banca centrale della città, si è dichiarata pronta “a iniettare liquidità nel sistema bancario qualora si rendesse necessario”. I negozi hanno chiuso e anche le scuole.

I manifestanti chiedono che il voto con cui nel 2017 dovranno scegliere il governatore della loro città - per la prima volta tramite suffragio universale - sia veramente libero. Ma Pechino, a cui l'ex colonia britannica è stata restituita nel 1997, ha specificato che “solo i candidati patriottici sono eleggibili”. Riducendo di fatto lo spazio di democrazia precedentemente concesso. Ma come siamo arrivati a questo punto?

La Repubblica
30 09 2014

In Iran, è stata rinviata l'impiccagione della 26enne iraniana Reyhaneh Jabbari, condannata a morte per omicidio. Lo riporta il sito di Iran Human Rights (Ihr), organizzazione non governativa che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica. L'esecuzione, prevista per stamane, è slittata di 10 giorni. La donna - scrive Ihr - è stata riportata dal carcere di Rajaishahr, dove era programmata la sua impiccagione, alla prigione di Varamin, a sud di Teheran. Secondo l'ong, decine di persone si erano radunate ieri davanti all'istituto penitenziario di Rajaishahr per protestare contro la sua impiccagione.

La notizia dell'imminente esecuzione di Reyhaneh Jabbari era stata confermata su Facebook dalla madre della giovane, Sholeh Pakravan. Secondo quanto scritto dalla donna, Reyhaneh le aveva comunicato di essere stata trasferita nel carcere di Rajaishahr. Da fonti carcerarie la madre di Rayhaneh aveva appreso che sua figlia era sulla lista delle prossime esecuzioni.

La 26enne iraniana è stata condannata a morte per l'omicidio, avvenuto sette anni fa, di un ex impiegato del ministero dell'Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi. Reyhaneh, allora 19enne, lo avrebbe ucciso perché aveva cercato di stuprarla. La giovane aveva confessato di essere l'autrice del delitto subito dopo l'arresto, affermando di aver agito per autodifesa. Ma non le fu consentito di avvalersi di un avvocato durante la deposizione e aveva finito con l'essere condannata a morte da una corte penale della capitale iraniana nel 2009, sentenza confermata dalla Corte Suprema pochi mesi dopo.

A marzo di quest'anno i familiari di Reyhaneh sono stati informati che la donna sarebbe stata giustiziata in 15 aprile: anche allora l'esecuzione era poi stata rimandata. Sul caso di Reyhaneh Jabbari si era già appuntata l'attenzione anche dell'Onu e artisti iraniani si erano mobilitati per salvarla raccogliendo fondi per il "diyeh", il cosiddetto "prezzo del sangue" che il condannato deve pagare alla famiglia della vittima se questa acconsente a commutare la pena capitale in detenzione. Proprio in aprile era sembrato che il figlio del funzionario ucciso fosse disposto ad accettare quel risarcimento se la ragazza avesse rivelato il nome di un secondo uomo che sarebbe stato nell'appartamento al momento dell'uccisione di suo padre.

Ihr ha lanciato un appello alla comunità internazionale e a tutti i Paesi che hanno rapporti con l'Iran affinché "usino i loro canali per fermare l'esecuzione di Reyhaneh". Il presidente di Neda Day, Taher Djafarizad, chiede una mobilitazione internazionale per scongiurare l'esecuzione e punta l'indice contro il presidente iraniano Hassan Rohani. "Da quando è al potere - dice - le esecuzioni sono aumentate. Non è affato un moderato, è sempre stato dentro l'apparato del regime e ha avuto un ruolo in tutte le pagine più nere della Repubblica Islamica. L'Occidente ripone in lui una fiducia ingiustificata". L'associazione presieduta da Djafarizad, che risiede a Pordenone, ha lanciato una campagna con la quale invita tutti gli italiani a recapitare un messaggio di protesta contro Rohani all'ambasciata iraniana a Roma, nel tentativo di riuscire a fermare l'esecuzione di Reyhaneh.

Pagina99
30 09 2014

La protesta a Hong Kong

Chiedono democrazia e libere elezioni. Dal 27 settembre in piazza migliaia di studenti contro la decisione del governo di Pechino di non permettere libere elezioni nel 2017 

L'epicentro è la zona di Admiralty e Tamar, dove ha sede il governo dell'isola di Hong Kong, e poi la protesta si è estesa alle vicine vie di Harcourt Road e di Gloucester Road. I ragazzi protestano dal 27 settembre contro la decisione della Cina di non permettere libere elezioni nel 2017 come richiesto da un movimento di studenti e attivisti democratici. La polizia ha sparato gas lacrimogeni (non succedeva dal 2005) e su Twitter molti hanno testimoniato l'uso di proiettili di gomma.

Sull'intera isola si riformano sit-in nonostante l'intervento repressivo. Nella notte i ragazzi hanno protestato accendendo i telefoni cellulari verso il cielo, una dimostrazione contro i blocchi imposti dal governo cinese ad alcuni servizi di web e social network come Instagram.

Il servizio d'ordine dei manifestanti ha previsto anche la raccolta differenziata per i rifiuti prodotti durante le proteste.

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