Stupro di gruppo: no al carcere per la Consulta

Corriere.it
23 07 2013

Esclusa la detenzione quando si possono applicare misure alternative

No alla custodia cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale di gruppo qualora il caso concreto consenta di applicare misure alternative. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 275, comma 3, terzo periodo, del Codice di procedura penale. La decisione segue quanto già stabilito in relazione ad altri reati, tra cui il traffico di stupefacenti, l'omicidio, e delitti a sfondo sessuale e in materia di immigrazione.
Rubarono il futuro a Maria in una notte di maggio di sette anni fa nella pineta di Montalto di Castro. Erano in otto, tutti minorenni, e la stuprarono a turno, senza pietà. Ieri per l'intero branco di violentatori, nel frattempo diventati maggiorenni, il tribunale per i minori di Roma ha disposto ancora una volta non la condanna, ma l'affidamento ai servizi sociali. ...
Repubblica.it
11 07 2013

La notte del 31 marzo 2007 il branco - otto ragazzi all'epoca tutti minorenni - violentò ripetutamente una ragazzina di 14 anni  L'accusa aveva chiesto quattro anni per ciascun imputato.

Dopo sei anni gli otto ragazzi componenti il branco che la notte tra il 31 marzo e il primo aprile del 2007 hanno stuprato una ragazzina di 14 anni in una pineta di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, saranno sottoposti al regime della messa alla prova per 24 mesi, svolgeranno lavori socialmente utili, potranno continuare a studiare o lavorare.

Trascorso questo periodo e in base al giudizio che sul loro comportamento sarà dato dagli assistenti sociali e dal giudice delegato a seguire i loro progressi, potranno anche sperare di ottenere la dichiarazione di estinzione del reato loro contestato. Quello di violenza sessuale di gruppo per avere aggredito una loro coetanea violentandola a turno.

Lo ha deciso il tribunale dei minori, presieduto da Debora Tripiccioni, che lo scorso gennaio aveva sospeso il processo giunto al termine della fase dibattimentale e che aveva fatto richiedere al pubblico ministero, Carlo Paolella, condanne per complessivi 32 anni di reclusione a carico degli otto imputati, vale a dire quattro anni a ciascuno.

Nel provvedimento il tribunale sottolinea che ciascuno degli imputati deve mantenere l'attuale attività lavorativa e che comunque deve sempre seguire gli studi che ha in corso.

Lo stupro avvenne nella pineta di Montalto di Castro e la vittima venne immobilizzata e violentata a turno. La serata del 31 marzo 2007 era iniziata in una festa di compleanno e poi la quattordicenne, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venne convinta da un amico a fare una passeggiata nella pineta della località sul litorale laziale. Qui venne violentata dal branco per oltre tre ore e al termine minacciata di ripercussioni se avesse denunciato l'episodio. I responsabili furono poi rintracciati dagli agenti della squadra mobile di Viterbo due mesi dopo.

Nel provvedimento il tribunale sottolinea che ciascuno degli imputati deve mantenere l'attuale attività lavorativa e che comunque deve sempre seguire gli studi che ha in corso.

Stupro Montalto di Castro: presidio

  • Lunedì, 01 Luglio 2013 09:29 ,
  • Pubblicato in Flash news
Noi donne
01 07 2013

L'8 e il 9 luglio dalle 20.30 alle 21.30 - Lungotevere davanti al Tribunale dei minori di via dei Bresciani presidio per chiedere che la “messa in prova” non sia una ulteriore presa in giro dell’idea stessa di giustizia.

L'iniziativa è promossa dall'Udi Romana La Goccia e dall'Udi Monteverde

con l'adesione di PuntoD, NOIDONNE, Casa Internazionale delle donne di Roma, Be Free, Solidea, Le Esquilinde, El Mirabras
Per adesioni:
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Tel. 06 5814072 – 328 7640733 Tel. 06 70475078
31 Marzo 2007 - 11 Luglio 2013

SEI ANNI PER OTTENERE INGIUSTIZIA
Giovedì 11 luglio 2013 è prevista la prossima e ultima udienza di quello che ormai viene chiamato il processo per lo stupro di Montalto di Castro, avvenuto nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2007 da parte del branco di otto ragazzi (allora minorenni) che usarono violenza e infierirono brutalmente sulla allora quindicenne M. “colpevole” di indossare una minigonna.

Con ordinanza del 25 marzo 2013, pur riconoscendo la colpevolezza degli imputati, il Tribunale dei Minori non ha accolto la richiesta del PM Carlo Paolella per una pena di 4 anni e ha disposto per una seconda “messa in prova” con un programma i cui termini verranno comunicati dai servizi sociali durante questa nuova udienza dell’11 luglio prossimo.
Se il riconoscimento oggettivo da parte del tribunale dello stupro ai danni della ragazza ha sancito in maniera definitiva la colpevolezza degli imputati, la decisione dei magistrati rappresenta una nuova ferita inflitta a M., alla sua famiglia e alle donne tutte. M. è stata stuprata quella notte dal branco e poi ancora vilipesa, in questi lunghi anni in cui non è stata creduta, subendo così un’altra violenza psicologica, quella sociale.

L ’8 e il 9 luglio dalle 20.30 alle 21.30 sul Lungotevere davanti al Tribunale dei Minori di via dei Bresciani promuoviamo un presidio per chiedere che la “messa in prova” non sia una ulteriore presa in giro dell’ idea stessa di giustizia. Troviamo inaccettabile questa nuova “messa in prova” che qualora, a differenza della precedente (successivamente revocata dalla Cassazione) durante la quale non si vide negli imputati alcun segno di ravvedimento, dovesse dare esito “positivo”, (a giudizio di chi? Di chi dovremmo fidarci?) porterebbe alla estinzione del reato.

E i colpevoli ne usciranno forse “riabilitati”, ma comunque impuniti, magari fino a convincersi di non aver fatto "nulla di male". E sentiremo ancora parlare di " bravi ragazzi che hanno sbagliato”, sentiremo ancora parlare delle minigonne come “istigazione a delinquere”, sentiremo ancora contrabbandare la gioia, la fiducia nel mondo e il sorriso di una quindicenne come una “provocazione”.
Chiedevamo verità e giustizia, la verità è accertata ma giustizia non è stata fatta.

Costituzione Art.3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Bisogna intendersi sul significato di “persona umana”.

L’ entità di questa minima “pena” che verrà assegnata, con la concessione della “messa in prova” agli otto colpevoli chiediamo che almeno rappresenti un massimo risarcimento socialmente riconoscibile nei confronti della persona umana M. Oppure dovremo concludere che si intendono persone umane solo i colpevoli o presunti tali, stupratori da branco, e di dover eliminare gli ostacoli che impediscono il loro pieno sviluppo? Quindi aiutarli a riabilitarsi?

E infine chi garantirà la libertà e il pieno sviluppo di quella che era allora una bambina? Chi le ridarà la dignità a cui ogni persona umana ha diritto? Chi potrà cicatrizzare quella ferita esistenziale nel suo divenire donna? Così, tradita dalla giustizia, diventerà anche lei una di tante che hanno come compagna fedele solo la paura.
Questa sì è una grande colpa, non farsi carico del destino di una giovane vita di donna.
Questo è il diritto naturale della persona umana, senza distinzione o differenza.

L'ex sindaco Carai non ha risposto al nostro invito a smentire le accuse né avrebbe pomto farlo perché effettivamente prelevò dalle casse comunali i soldi per la difesa degli stupratori, tanto da essere poi condannato dalla corte dei Conti a risarcirne. ...

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