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Infout
09 09 2014

La recente affermazione alle elezioni presidenziali turche di Erdogan, giunta in un contesto interno ed esterno davvero teso (tra gli echi della mobilitazione di Gezi Park e le turbolenze internazionali della regione mediorientale) non sembra aver pacificato in alcun modo il paese. Soprattutto a causa delle continue violazioni dei diritti basilari nel mondo del lavoro, che hanno portato ieri a nuove intense proteste dopo la notizia della morte di 10 operai di un'azienda delle costruzioni edili.


I fatti: sabato sera un ascensore crolla dal 32 piano uccidendo 10 lavoratori impegati nella costruzione di un grattacielo. La rabbia sale immediatamente, poiché altri lavoratori avevano denunciato diversi malfunzionamenti nelle infrastrutture del cantiere in questione: due settimane prime un altro ascensore era crollato dal ventesimo piano fortunatamente senza fare vittime, ma soprattutto cinque mesi prima un altro lavoratore era morto. La complicità tra gli interessi tra le grande aziende del settore come la Torunsar e il sistema politico si era mostrata in tutta la sua forza dato che nell'occasione l'azienda se la cavò solamente con una multa di 3000 dollari, e senza l'obbligo di dover implementare i sistemi di sicurezza nei suoi cantieri.


E' distante di solo quattro mesi la tragedia della Soma, quando 300 minatori rimasero uccisi sempre a causa delle inumane condizioni di lavoro che caratterizzano il settore edile turco, uno di quei settori che sono all'avanguardia e punta trainante dell'economia turca degli ultimi 10 anni. 10 anni di dominio politico dell'AKP che hanno visto però anche 14,523 persone perdere la vita sul lavoro; 1100 persone sono invece morte dall'inizio del 2014, mentre la Turchia è rilevata al primo posto in Europa e al terzo nel mondo in quanto a vittime sui luoghi di lavoro.

Di fronte alla nuova tragedia, l'azienda ancora una volta ha dimostrato il suo disprezzo per i lavoratori, accusandoli di non aver rispettato le basiche disposizioni di sicurezza. Una posizione ritenuta inaccettabile dai sindacati e dai lavoratori, che hanno chiamato allo sciopero e alla mobilitazione, denunciando oltre che la morte dei 20 operai anche le pessime condizioni di lavoro e la qualità degli spazi abitativi concessi dall'azienda ai lavoratori dislocati.turkey_deaths


Nelle ore successive le prime proteste, con centinaia di lavoratori caricati dalla polizia mentre cercavano di raggiungere il cantiere. Il giorno dopo (ieri) un corteo di circa 5000 persone si è nuovamente diretto verso lo stesso obiettivo, trovando la via d'accesso nuovamente bloccata dalla polizia turca che a colpi di Toma (cannoni ad acqua) e lacrimogeni ha respinto i manifestanti, i quali hanno protetto la ritirata ergendo barricate.


Nonostante il successo elettorale di Erdogan, il clima politico è sempre rovente, seppur durissimo per i manifestanti turchi. Basi la notizia che diversi esponenti del tifo organizzato turco (in particolare del Besiktas, la tifoseria più a sinistra di quelle cittadine) sono stati accusati, riportano i giornali di oggi, di aver tentato di rovesciare il governo – tentando anche di occuparne le sedi fisiche ad Ankara - durante le proteste di Gezi e per questo è stat richiesta nei loro confronti la richiesta di ergastolo. Le prove sarebbero state raccolte sulla base di telefonate e di tweets, mentre le accuse agli ultras si aggiungono a quelle già emesse nei confronti di tanti manifestanti della piattaforma Taksim Solidarity, attivissima all'interno delle proteste del maggio 2013.

Atlasweb
14 05 2014

Sono almeno 201 gli operai deceduti in seguito all’esplosione di una miniera di carbone nella provincia di Manisa, nella parte nord-occidentale della Turchia.

Circa trecento sono invece i minatori rimasti bloccati nel sottosuolo, secondo i media che riportano il bilancio aggiornato dalle autorità turche.

“Abbiamo accertato che cinque persone hanno perso la vita e trenta sono state tratte in salvo”, ha affermato il sindaco di Manisa, Tchengiz Ergun, mentre i soccorritori tentavano disperatamente di raggiungere i minatori intrappolati.

L’esplosione sarebbe stata provocata da un’avaria del trasformatore elettrico verso le 14.30 (ora italiana). In serata i soccorritori tentavano di iniettare aria fresca nelle gallerie dove gli operai sono imprigionati, a circa due chilometri di profondità e quattro dall’ingresso della miniera, che si trova nel quartiere di Soma.

I vigili del fuoco hanno indicato che un fumo denso complica la loro avanzata.

Huffington Post
13 09 2013

Tre operai morti: è questo il bilancio, ad ora, di un'esplosione che si è verificata nel pomeriggio alla Ilsap Biopro di Lamezia Terme.


Si tratta di un impianto di produzione di olii raffinati. Sul posto le squadre dei vigili del fuoco di Lamezia Terme e Catanzaro. Mentre i corpi dei due operai deceduti sono stati recuperati immediatamente, il terzo uomo era stato trasportato al pronto soccorso dopo esser stato portato fuori dall'edificio. Il terzo operaio è deceduto in ospedale, la mattina di venerdì.

Al momento non è chiaro se all'interno del fabbricato in cui si è verificata l'esplosione, per cause ancora da accertare, ci siano altre persone.

"Il primo pensiero va alle vittime dell'incidente sul lavoro ed ai loro cari. Il tragico episodio ci testimonia come la sicurezza nei luoghi di lavoro debba continuare ad essere in primo piano e centrale nelle attività". queste le parole del presidente di Confindustria Calabria, Giuseppe Speziali.

Mentre il presidente di Piccola Industria Calabria assicura: "In attesa di capire le cause del disastro, continueremo a produrre ogni sforzo perché non solo vi sia lavoro ma anche e soprattutto sicurezza nel suo espletamento".

Lavoro: 5 morti che non interessano

Fatto Quotidiano
11 04 2013

Marco Bazzoni è un operaio di Firenze che, da anni, ha deciso di dedicare la sua vita, dentro e fuori la fabbrica, alla lotta per contrastare gli infortuni e le morti sul lavoro, quelle che alcuni si ostinano a chiamare “morti bianche“, quasi fossero morti inspiegabili, dovute ad un rigurgito o ad una fatalità, come spesso accade ai neonati nelle culle.

Eppure in quelle morti di fatale, spesso, c’è poco, anzi le ragioni di questa strage senza fine sono ben note e si chiamano tagli sulla sicurezza, riduzione delle spese per la prevenzione, sub appalti, contratti in nero, precarietà diffusa, smantellamento delle garanzie e dei diritti.

Contro questi abusi Marco Bazzoni (e con lui altri valorosi delegati alla sicurezza, ispettori e Medici del lavoro) ha condotto e conduce una battaglia di civiltà, contro il cinismo dominante e contro l’indifferenza crescente politica e mediatica, ovviamente sempre con le dovute eccezioni.
Nella sola giornata del 9 aprile, per fare l’ultimo esempio, sono morte 5 persone, ma non hanno fatto “neppure notizia” perché hanno avuto il torto di morire da soli, in modo isolato, senza far gruppo, senza diventare un evento da drammatizzare, capace di conquistare un titolo e un un servizio nei principali Tg.
Per loro qualche articolo in sede locale, per il resto poco o nulla, i loro nomi saranno ricordati solo nelle statistiche e nelle meritorie iniziative delle associazioni dei familiari e delle associazioni degli invalidi e mutilati del lavoro.

Per queste ragioni ci è sembrato giusto mettere in evidenza le parole di chi, come Marco Bazzoni, non si è mai arreso e continua, ogni giorno, a coltivare la memoria e a contrastare omissioni, rimozioni, indifferenza.

 

 

"Scusami per quello che ho fatto - il testo del biglietto ritrovato dagli agenti delle volanti intervenuti dopo l'allarme - , c'è troppa distanza tra quello che avrei voluto darti e quello che ti ho dato". E la sua firma, niente più. ...

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