DinamoPress
17 02 2015

La sentenza del TAR N. 461/2015 ha bloccato i lavori del MUOS sancendo una prima vittoria del movimento. Pubblichiamo il comunicato dei legali dei comitati No Muos diffuso nella conferenza stampa di ieri. Leggi anche Vittoria al Tar dei comitati No Muos e il testo della sentenza.

Contrariamente a quanto erroneamente uscito su alcune agenzie di stampa occorre precisare che il TAR Palermo, con la Sentenza n. 461/2015 non ha affatto annullato le autorizzazioni rilasciate per la realizzazione del MUOS per motivi legati alla tutela della salute della popolazione, né tantomeno che ciò sia avvenuto in accoglimento del ricorso del Comune di Niscemi. In realtà il TAR, ha basato la propria decisione sull’accoglimento dei ricorsi presentati da Legambiente (documento scritto in collaborazione con i legali del Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS) e dal Movimento No MUOS Sicilia avverso il provvedimento della Regione Siciliana del 24 luglio 2013, c.d. “revoca delle revoche” e sul rigetto dei due ricorsi del Ministero della Difesa contro i provvedimenti di “revoca”, più correttamente qualificati come annullamento in autotutela, sempre della Regione Siciliana emessi in data 29 marzo 2013.

Infatti il TAR ha accolto i motivi di ricorso che evidenziavano come la Regione Siciliana aveva fondato i suoi provvedimenti di “revoca”, non già su sopravvenute valutazioni di interesse pubblico (che tecnicamente giustificano il provvedimento di revoca) bensì su vizi delle autorizzazioni originarie (emesse in data 1 e 11 giugno 2011) perché carenti di validi studi sui rischi per la popolazione e l’ambiente e di studi riguardo i rischi per il traffico aereo (assolutamente non preso in considerazione in fase di autorizzazione).

Rileva il TAR che l’atto di ritiro di un provvedimento, fondato su motivi di legittimità sia da qualificare come annullamento con effetto ex tunc (dall’origine) con la conseguenza che i lavori sono iniziati e proseguiti in assenza di valido titolo autorizzativo dovendosi qualificare, quindi, come abusivi. Inoltre, l’autorizzazione paesaggistica, necessaria per la realizzazione dell’opera all’interno di un sito protetto (siamo ora in zona A della Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi ed all’interno di una Zona di Interesse Comunitario) era frattanto scaduta e non rinnovata. Conseguentemente, concludono i giudici del TAR, la revoca delle revoche, intervenuta il 24 luglio 2014 era atto inidoneo a produrre l’effetto della reviviscenza delle autorizzazioni, in quanto l’annullamento intervenuto il 29 marzo, richiedeva l’avvio di un nuovo iter autorizzatorio e, in particolare, l’acquisizione di una nuova valutazione di incidenza ambientale e di un nuovo nullaosta paesaggistico, oltre tutti i pareri e nullaosta da acquisirsi in conferenza dei servizi.

Il TAR ha rigettato, invece, i ricorsi del Ministero avverso gli annullamenti regionali del 29 marzo 2013, posto che, anche alla luce della verificazione effettuata in corso di causa, i vizi procedimentali sui quali è motivato l’annullamento risultano provati.

Va, inoltre rimarcato che secondo il TAR, il dirigente che ha redatto la revoca delle revoche ha solo parzialmente utilizzato lo studio ISS, non cogliendone gli aspetti critici ed omettendo di valutare il parere discordante dei tecnici incaricati dalla Regione. Va, infine rilevato che, anche in corso di causa l’ENAV non ha dato alcuna esaustiva risposta riguardo ai rischi per il traffico aereo e che, comunque, pareri esterni ed estranei all’iter procedimentale non possono intervenire ex post a sanare i vizi delle autorizzazioni essendo allo scopo necessario avviare un nuovo procedimento. In ragione di ciò è stato dichiarato improcedibile per cessazione della materia del contendere il ricorso del Comune di Niscemi posto che era finalizzato all’annullamento dei provvedimenti autorizzativi dell’1 e 28 giugno 2011 venuti meno per effetto dell’annullamento da parte della Regione del 29 marzo 2013.

Va, comunque, rimarcato che il ricorso del Comune di Niscemi ha avuto un’importanza fondamentale posto che, in sua assenza, i ricorsi successivi non sarebbero stati ammissibili.

I motivi della decisione inducono alcune riflessioni.

In primo luogo i lavori del MUOS sono da considerare integralmente abusivi perché le autorizzazioni sono annullate con effetto ex tunc con provvedimenti della Regione del 29 marzo 2013. Il MUOS insiste ora in zona A della RNO Sughereta di Niscemi sicché simili opere sarebbero vietate dal regolamento e conseguentemente è da escludere che possa provvedersene ora all’autorizzazione. Ad oggi non esistono valide valutazioni sia sul suo impatto sulla salute dei cittadini che sul traffico aereo. Anzi, rispetto a quest’ultimo va sottolineato che fino all’ultimo atto depositato l’ENAV ha chiarito che il MUOS interferirebbe con 12 rotte fra gli aeroporti di Comiso, Sigonella e Catania, ma di non poter rispondere sul quesito se questo possa danneggiare le strutture e le strumentazioni o essere pericoloso per i passeggeri.

Ciò appare inquietante se si considera che la realizzazione del MUOS è stata trasferita da Sigonella a Niscemi proprio perché uno studio delle forze armate statunitensi evidenziava il rischio di innesco indesiderato degli ordigni presenti sugli aerei e che, come evidenziato dal verificatore Prof. Marcello D’Amore non è provato che tale rischio sia scongiurato restando Sigonella nel campo vicino del MUOS (67 Km). Come evidenziato anche dall’ISS non esistono studi sull’esposizione ai campi elettromagnetici nel lungo periodo e tantomeno sull’interazione con altre fonti inquinanti quale può essere il vicino petrolchimico di Gela.

Altre valutazioni su notizie di stampa

Abbiamo letto in questi giorni che la decisione del TAR sarebbe inopportuna in un momento in cui il MUOS potrebbe avere interesse per la difesa nazionale. Al riguardo va ricordato che il MUOS non è ancora in funzione non essendo in orbita tutti i satelliti necessari per il suo funzionamento. Il programma MUOS, per problematiche connesse alla messa in orbita dei satelliti è in grave ritardo e richiede ancora tempi piuttosto lunghi. Inoltre non se ne conoscono bene né le modalità di funzionamento né gli scopi. Al riguardo va ricordato che si tratta di installazione ad uso esclusivo del Governo degli Stati Uniti d’America sul quale non abbiamo alcun potere di controllo né possibilità di accedere all’utilizzazione. La sua realizzazione è avvenuta in forza di accordi non approvati dal Parlamento e, per questo, illegittimi secondo il disposto degli artt. 80 e 87 della Costituzione e non sorretti da quel regime di reciprocità che legittima le cessioni di sovranità secondo l’art. 11 della Costituzione stessa.

Azioni legali future

Probabilmente la sentenza sarà oggetto di appello e, comunque, nei prossimi giorni diffideremo tutte le amministrazioni interessate: Ministero della Difesa, Regione Siciliana, Soprintendenza di Caltanissetta, Agenzia delle Foreste Demaniali a farla osservare pervenendo all’immediato spegnimento dell’impianto in vista della sua demolizione. I comitati territoriali, da parte loro, vigileranno sull’attuazione della sentenza che deve essere immediatamente eseguita dalle amministrazioni interessate. Riguardo proprio al ruolo dei Comitati e degli Attivisti va segnalato come, alla luce della Sentenza del TAR Palermo emerga chiaramente come siano stati gli unici soggetti che si sono opposti alla realizzazione di opere illegittime ed abusive, mentre paradossalmente le forze dell’ordine si adoperavano per garantire l’illegalità, persino consentendo l’ingresso in cantiere di una ditta priva di certificazione antimafia.

tratto da NoMuos.info

Vittoria al TAR dei Comitati No Muos

  • Lunedì, 16 Febbraio 2015 13:16 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
16 02 2015

Con la sentenza di oggi, infatti, oltre ad essere accolto il ricorso del Comune di Niscemi e dei Comitati No MUOS, è revocata la revoca della revoca e i lavori fin qui eseguiti sono, di conseguenza, privi di una qualsiasi autorizzazione.

Dobbiamo ancora attendere di leggere la sentenza (non ancora pubblicata ma già anticipata alla stampa nelle sue linee generali - così al momento della scrittura del comunicato, è stata pubblicata oggi, qui il link ndr) per determinare l’entità della vittoria, ma nessuno può dubitare di un fatto: è più che certo che si tratti di una vittoria. Una vittoria degli attivisti e di tutto il movimento No MUOS.

Leggere il testo integrale della sentenza servirà solo a comprendere la misura di questa vittoria, ossia quanto essa è grande. E l’entità della disfatta americana. E, accanto a quella degli americani, la sconfitta, senz’altro sonora, si estende a tutto l’apparato politico-militare (e affaristico) internazionale. Quanto sia infimo il rispetto della marina degli Stati Uniti (e dello stesso governo USA) nei confronti delle leggi e dei cittadini italiani, della Costituzione della Repubblica, e in quale scarsa considerazione tengano le autorità e le prerogative delle istituzioni del nostro paese.

Riguardo agli “amici” italiani degli apparati di guerra americani non abbiamo dubbi di sorta: al di là dell’immoralità dei comportamenti, delle prese di posizione e degli atteggiamenti assunti da politicanti forti con i deboli ma sempre fiacchi con il forte apparato bellico, la loro sconfitta è evidente. A partire dalla bocciatura della revoca della revoca deliberata dal governo di Rosario Crocetta.

Con la sentenza di oggi, infatti, oltre ad essere accolto il ricorso del Comune di Niscemi e dei Comitati No MUOS, è revocata la revoca della revoca e i lavori fin qui eseguiti sono, di conseguenza, privi di una qualsiasi autorizzazione.

Nella storia della vicenda MUOS, dopo questa sentenza NULLA SARÀ COME PRIMA. Nessuno potrà ignorare quanto stabilito dal TAR, vale a dire che i No MUOS abbiamo sempre avuto ragione. Ora più che mai occorre mobilitarsi per non farsi strappare la vittoria da una politica collusa e da funzionari e apparati di sottogoverno che farebbero bene a trarre le loro conseguenze e dalle decisioni dei giudici e dalla “considerazione popolare” che si sono meritati.

Vigiliamo e aspettiamo al varco, perché adesso pretendiamo che emerga autorevolezza fra le cosiddette autorità italiane: che riescano a imporre agli americani quello che prescriverebbero a qualunque cittadino italiano quando realizza un ecomostro. Abbattere e smantellare la costruzione abusiva. È tempo di restituire la sughereta alla libera e pacifica fruizione dei cittadini e della fauna.

NO MUOS FINO ALLA VITTORIA

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS.

Leggi anche:
- La sentenza del TAR

- Il comunicato dei legali No Muos

Tratto da nomuos.info

Sí se puede: in piazza a Madrid per la Marcha del Cambio

  • Lunedì, 02 Febbraio 2015 15:03 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
02 02 2015

Sogniamo e prendiamo molto sul serio i nostri sogni: Puerta del Sol canta “si se puede! si se puede!”. Decine e decine di migliaia di persone riempiono la piazza del 15M per la prima manifestazione nazionale di Podemos.

Incontriamo i primi manifestanti in fondo a Calle Atocha, all’incrocio con il paseo del Prado. Le strade sono chiuse al traffico e un fiume di gente si dirige verso il concentramento di Plaza Cibeles: tra loro vi sono pensionati, classe media impoverita dalla crisi, giovani e studenti. Una composizione tradizionale delle piazze sindacali e partitiche e politicamente molto più variegata di quello che si potrebbe pensare a prima vista.

La partecipazione è così ampia che il corteo è costretto a partire con largo anticipo e a mezzogiorno è già arrivato nella piazza storica del 15M. Un percorso breve dettato dal timore che la scommessa della prima manifestazione potesse non riuscire, ma da tutta la Spagna migliaia di persone hanno risposto all’appello dei dirigenti di Podemos a riempire plaza del Sol per la “marcha del cambio”. Circa duecentosettanta autobus sono arrivati a Madrid in mattinata da tutti gli angoli della penisola Iberica, finanziati dal basso tramite crowdfunding. Seguiamo il percorso del corteo e arriviamo all’imbocco di Sol e ci troviamo di fronte ad una piazza gremita che canta “Si se puede!”, “Si può fare”, si può cambiare la società spagnola a partire dal basso. Perché l’impressione che si ha è quella di un gigantesco desiderio di cambiamento sociale che Podemos vuole tradurre sul piano politico e su quello istituzionale. E la manifestazione di oggi rappresenta una dimostrazione di forza sia nei confronti del sistema politico spagnolo, sia nei confronti di chi, anche all’interno di questo percorso, era critico e dubbioso sul lancio del corteo.

Dal palco si succedono gli interventi, in attesa che parli Pablo Iglesias: i temi sono quelli della giustizia sociale, della lotta alla disoccupazione e della crisi della rappresentanza. Ma chi va al nocciolo della questione è ovviamente “el coleta”. Quando sale sul palco si leva un coro, “Presidente! Presidente!” cantano i sostenitori di Podemos. “Sogniamo e prendiamo molto sul serio i nostri sogni”, è il mantra che attraversa il suo intervento, mentre individua le radici storiche e politiche di chi è sceso in piazza oggi: la resistenza popolare contro l’invasione di Napoleone del 1808, la caduta del franchismo e il movimento del 15M. Ma la sfida di oggi è diversa, quella di cogliere il “vento di cambiamento” che soffia dalla Grecia e che passando per la Spagna può investire l’Europa intera. E poi giù a citare i provvedimenti appena presi dal governo di Tsipras, a dimostrare che se è “la gente, se sono i cittadini che vanno al governo, allora è possibile cambiare”, anche se la “Grecia non è la Spagna, e noi ce la dobbiamo fare da soli”. Un modo per dire che se anche Alexis Tsipras non ce la farà, comunque le elezioni di novembre restano un appuntamento decisivo per cambiare radicalmente la Spagna. L’attacco è netto nei confronti di quelli che con la crisi si sono arricchiti, quelli che hanno alimentato il sistema corruttivo spagnolo, che siedono “in alto” ma che presto verranno spazzati via da “los de abajo”,. Il tema della corruzione è forte, ma non si riduce come in Italia alla questione degli onesti che devono sostituire i disonesti: assume qui una declinazione sociale, dove “corruzione è il trenta per cento della popolazione che possiede il settanta per cento della ricchezza”.

L’obiettivo della manifestazione di forza in piazza si può considerare pienamente riuscita, ed apre l’anno di campagna elettorale che Podemos ha di fronte. Undici mesi che a partire da oggi verranno attraversati da elezioni municipali e regionali in gran parte della Spagna, tra cui Madrid e Barcellona, in cui Podemos ha deciso di appoggiare liste locali senza presentarsi con il proprio simbolo. Un anno in cui si dovrà misurare non solo con la sfida elettorale, ma anche con quella di conciliare plebiscitarismo e democrazia diretta.

AmericaOccupato.org
02 02 2015


CINEMA AMERICA COMUNICATO

Sono passati quattro lunghi mesi da quando il Comune di Roma ha deciso di non partecipare all’acquisto del Cinema America, ma ha preferito accompagnare la trattativa tra proprietà e cordata di cittadini, mondo cinematografico e giovani. Ricordiamo bene le parole di Giovanna Marinelli: “Esperienza importante, siamo al lavoro per trovare una soluzione” – con l’obiettivo, a suo dire, di risolvere un problema politico e culturale. Ritenendo quindi necessario accompagnare in questa fase di trattativa per l’acquisto l’esperienza che, sola, negli ultimi due anni ha ristrutturato, tutelato e fatto rivivere uno dei 42 Cinema abbandonati della città (e fatto poi nascere un cinema in un ex-forno). Un’esperienza che ha supplito in maniera volontaria alle carenze dell’amministrazione sul Rione di Trastevere, con le proiezioni, l’arena gratuita, l’aula studio, la biblioteca e tanto altro. Una realtà protagonista nel panorama culturale cittadino, che ha saputo trasformarsi, partecipare e vincere bandi (www.trasteverecinema.it), che ha coinvolto tutto il settore cinematografico, da produzioni, distribuzioni, esercenti e naturalmente autori ed attori, fino ad arrivare ai non ultimi apprezzamenti ricevuti dal presidente dell’A.N.E.C.

Con la cordata formatasi abbiamo ritenuto opportuno fare un’offerta di 2.2 milioni di Euro alla proprietà, pari al valore d’acquisto da parte di quest’ultima nel 2002: un’offerta assai complessa da sostenere, in particolare nella prospettiva di una gestione no-profit, che intendiamo fermamente garantire. Andare oltre tale cifra non è attualmente possibile. Infatti l’immobile non ha un valore di mercato molto superiore e date le fatiscenti condizioni e la necessità di restauro e bonifica dall’Eternit, comporta, aldilà della quota d’acquisto un considerevole investimento. La Progetto Uno S.r.l ha confermato di voler vendere, ma solo a cifre consistentemente molto lontane da quelle offerte: pertanto, all’oggi, non si è trovato margine per una nuova nostra offerta d’acquisto.

Pensiamo sia necessario adesso prendere la rincorsa e conquistare tempo, verificando ogni possibilità per far rivivere il Cinema America come polo di rilancio culturale e sociale , in linea con quanto costruito fino ad ora. Occorre inoltre considerare le priorità urgenti di tutta la cittadinanza – priorità tuttora eluse, ma promesse – come la messa a norma con bonifica dell’Eternit e la messa in sicurezza della pensilina dello stabile di via Natale del Grande 6.

Adesso, essendo il contratto di comodato d’uso del forno che ospita il Piccolo Cinema America in procinto di scadenza ed essendo impossibilitati a trovare una soluzione per il Grande America entro il 7 Marzo, data della scadenza, riteniamo doveroso, ancor più che opportuno, richiedere a gran voce che il Comune di Roma Capitale intervenga, al fine di dare continuità alla nostra esperienza che è forte del consenso attivo e della partecipazione di tanti giovani, residenti e protagonisti del mondo cinematografico e della cultura.

Lo stesso Comune di Roma dovrebbe sentire qualche responsabilità per l’ambiguità mostrata in questa vicenda, in confronto ai passi e alle prese di parola da parte del Mibact, della Regione, del Municipio ed anche dell’ex Presidente Napolitano. Non crediamo sia molto facile spiegare perché l’assessore competente abbia preferito abbandonare al primo incontro una trattativa così delicata, e generata da vincoli apposti su richiesta – tra gli altri – dello stesso Comune. Né risulta molto lineare il formale apprezzamento per la nostra esperienza e l’aver invece presentato in questi giorni una “Memoria sui cinema” che prevede la riconversione facilitata – in appartamenti ed altre destinazioni – delle 42 sale abbandonate in città, senza naturalmente stanziare alcun incentivo per la loro riapertura in funzione di attività cinematografiche. Forse, se l’assessore Marinelli non fosse mancata ai suoi impegni, ora due milioni di euro sarebbero stati investiti realmente nella riapertura di una delle 42 sale abbandonate e, forse, tutta la città avrebbe potuto usufruire di uno spazio sociale e culturale no-profit. Forse l’obiettivo è stato proprio dimostrare che per queste sale esiste un’unica possibilità: la deroga al Prg e la loro riconversione con destinazioni diverse da quelle culturali, come autorizza la recente “Memoria sul cinema”.

Sentiamo a questo punto di essere nel pieno diritto di richiedere all’amministrazione comunale un impegno sul piano del patrimonio pubblico: abbiamo chiesto un incontro al Sindaco Marino, che si svolgerà in settimana, e crediamo di dovere e potere ancora una volta sollecitare il primo cittadino di Roma ad un passo diretto in questa vicenda. Insieme a chi ci sostiene, pensiamo di dovere ad Ignazio Marino un’altra possibilità per non deludere ancora le aspettative della cittadinanza.

Chiederemo al Sindaco, al netto degli impegni che gli sollecitiamo per restituire un futuro alla storica sala di via Natale del Grande 6, un impegno immediato del Comune presso la proprietà affinché sia garantita la rimozione di 200 mq di Eternit presenti esternamente sul tetto dell’ex-Cinema America, all’aria e tra 150 finestre Trasteverine, come votato d’urgenza oggi in consiglio Municipale. E insisteremo, ovviamente, perché sia concretamente assicurata la tutela dell’edificio e dei mosaici riconosciuta dagli atti del Mibact

Dopo questo ulteriore passo nei confronti dell’autorità pubblica di governo della nostra città, se l’amministrazione non vorrà dare continuità e vita ad un’esperienza no-profit, sociale e culturale per il territorio di Trastevere e per tutta la cittadinanza, ci ritroveremo costretti a riprendere possesso di uno dei tanti spazi abbandonati della metropoli, per sottrarli all’abbandono ed al successivo degrado, ma anche alla “Memoria sui cinema”, forti di un consenso già verificato e confermato. Perché c’è una sola cosa che non possiamo né vogliamo fare: rinunciare a quella semina gratuita di pubblico giovanile e di offerta culturale nella Capitale, che abbiamo dimostrato di saper garantire nel nostro percorso, al fine di potere un giorno soddisfare la richiesta di una cultura viva ed accessibile con le numerose sale chiuse.

Speriamo di potere trovare nel Sindaco un interlocutore capace di sostenere e valorizzare la nostra esperienza, dimostrando che l’occupazione non è l’unica risposta alle esigenze dei territori e dei giovani. Crediamo, come già detto, che il problema imminente della fine del comodato d’uso debba ricevere una risposta concreta. Tuttavia la speranza più grande è che si riesca finalmente a trovare una strada partecipata tra proprietà, territorio, produttori che ci sostengono ed amministrazione per la messa in sicurezza, la tutela, il restauro e la riapertura del Cinema America, dichiarato “Bene d’interesse culturale” dal MiBACT.

I RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA

HIC SUNT LEONES

Infoaut
02 02 2015

Si è svolta ieri a Madrid la "Marcha del cambio" (Marcia per il cambiamento), lanciata diverse settimane fa per sostenere Podemos, il partito prossimo ai movimenti del 15M nato nel gennaio dello scorso anno e articolatosi attorno alla figura di Pablo Iglesias; un fenomeno che in questi mesi ha saputo costruire un ampio consenso attorno a sé a partire dalle istanze anti-austerity e da quelle "anti-casta" che hanno attirato molta dell'insofferenza verso l'attuale classe politica.

La mobilitazione di ieri era stata programmata già da tempo e ha avuto alcuni appuntamenti di avvicinamento nei mesi scorsi: il 21 Dicembre a Barcellona, il 17 Gennaio a Sevilla e il 25 a Valencia. L'obiettivo era chiaro: portare in piazza i numeri di Podemos, una sorta di prova di forza verso la classe politica attuale, forti anche della crescente impopolarità che il PP di Rajoy ha attirato attorno a sè in questi ultimi anni di governo, tra corruzione, tagli, misure di austerità e tentativi di introdurre leggi molto discusse (come la Ley Mordaza o quella sull'aborto).

Il corteo è partito da plaza Cibeles (dove ha sede il municipio di Madrid) e ha sfilato fino alla Puerta del Sol, la piazza simbolo delle mobilitazioni degli indignados del 2011 di cui Podemos è in parte figlio. 300.000 le persone presenti secondo gli organizzatori, un terzo secondo la polizia, ma al di là della solita contesa di cifre il colpo d'occhio dato dalle immagini della Marcha del cambio conferma comunque una partecipazione imponente, con manifestanti arrivati da tutta la Spagna. Le persone scese in piazza hanno scandito ripetutamente lo slogan "Sì se puede!", mentre lo striscione di apertura recitava "El momento es ahora" ("Il momento è adesso"). La marcha si è conclusa con una serie di interventi dal palco, tra cui quello di Pablo Iglesias.

Alle elezioni europee di maggio il fenomeno Podemos aveva già conquistato più di un milione di voti, posizionandosi come quarta forza politica all'interno del frammentato quadro post elettorale che per la prima volta vedeva eroso lo storico bipartitismo tra il Partido Popular (attualmente al governo) e i socialdemocratici del PSOE. In questi mesi l'attenzione verso Podemos ha continuato a crescere, grazie soprattutto al radicamento sui territori e ad un linguaggio politico nuovo, mentre lo sguardo di molti è già proiettato verso la chiamata nazionale alle urne del prossimo novembre, in cui le percentuali del partito di Iglesias potrebbero crescere in maniera netta rispetto alla tornata elettorale di maggio, erodendo ulteriormente il terreno delle formazioni partitiche tradizionali.

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