Luca Attanasio, La Stampa
 6 febbraio 2018

 È una pratica antichissima che passa indenne allo scorrere del tempo e all’avanzare del progresso. Alcuni studiosi ne fanno risalire le origini a un periodo tra il 4.000 e il 3.000 avanti Cristo. Erodoto (484-424 a.C), parla di «recisione» attribuendone l’uso a Fenici, Hittiti, Etiopi, Egiziani e Romani.
Ma ha continuato a esercitare il suo diabolico fascino anche in tempi e civiltà più vicine a noi:

Mutilazioni genitali femminili: una violenza da sconfiggere

  • Lunedì, 06 Febbraio 2017 09:47 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Benedetta Verrini, Io Donna
6 febbraio 2017

Duecento milioni nel mondo, più di mezzo milione in Europa, fra le 46 mila e le 57 mila in Italia. Il numero delle donne che portano sul corpo i segni (più o meno radicali) di una mutilazione genitale arriva, come un'onda lunga di marea, anche nel nostro Paese.

Redattore Sociale
27 08 2015

Un rito "alternativo" e' quello che il prossimo 28 agosto a Loitokitok, in Kenya, sancira' il passaggio dall'infanzia all'eta' adulta di oltre 1.200 ragazze masaai che altrimenti sarebbero state sottoposte a mutilazione dei genitali. A promuovere da tre anni, in Kenya e Tanzania, questo tipo di cerimonia opzionale e' Amref.

Il rituale che i massai si tramandano da anni non e' stato modificato, se non appunto nell'eliminazione della mutilazione cui venivano sottoposte bambine e ragazze. Resta ricco di momenti di festa, colorato ma il "taglio" e' abolito.

Nei tre giorni che precedono la celebrazione finale, le ragazze ricevono lezioni di educazione alla sessualita', sensibilizzazione su Hiv/Aids e diritti umani. Per venerdi' sono attesi alla cerimonia leader culturali e ragazze da diverse aree del Kenya e dalla Tanzania.

Le Mutilazioni genitali femminili restano comunque ancora un problema. L'emersione della denuncia fuori dal Kenya e' per Amref possibile unendo le forze e chiamando in causa persone influenti delle comunita', come gli anziani e i guerrieri masaai. E mostrando che un'alternativa esiste, come ha fatto Nice, operatrice Amref che e' riuscita a sfuggire dalle mutilazioni e oggi lavora nella promozione dei Riti Alternatvi. Negli ultimi tre anni sono oltre 7mila le ragazze che hanno partecipato ai Riti di Passaggio Alternativi Amref. Queste giovani continuano ad andare a scuola e si sposano piu' tardi rispetto alle ragazze che hanno subito le mutilazioni.

La Nigeria bandisce le mutilazioni genitali femminili

  • Mercoledì, 01 Luglio 2015 11:15 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
01 07 2015

La Nigeria bandisce le mutilazioni genitali femminili vietandole con un disegno di legge, incluso nell'ambito della violenza contro le persone, che è stato approvato in Senato il 5 maggio e recentemente convertito in legge. Sono più di 100 milioni nel mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne che hanno subito mutilazioni genitali, circa 3 milioni le bambine a rischio ogni anno in Africa, uno degli stati più coinvolti da questa pratica insieme a Medio Oriente e alcune regioni dell'Asia e dell'America Latina.

Ma quella delle mutilazioni genitali femminili è una questione che riguarda anche l'Europa: il parlamento europeo ha stimato che sono circa 500 mila le donne e le bambine coinvolte che vivono sul territorio europeo, altre 180 mila sono a rischio ogni anno. Le conseguenze sono forti non solo in termini sociali ma prima ancora di salute: emorragie, infezioni batteriche, ferite aperte, e, a lungo termine, anche infertilità, complicazioni del parto e infezioni ricorrenti.

Con una legge che criminalizza questa pratica la Nigeria, dove si stima che a subirla sia il 25 per cento delle ragazze e delle donne di età compresa tra 15 e 49 anni, compie quindi un passo storico per auspicarne la completa eliminazione. Con l'hashtag #VAPPBill (dal nome della legge in questione: Violence Against Persons Proibition Bill) su twitter si susseguono entusiasti i post a sostegno del provvedimento preso dal presidente uscente, Goodluck Jonathan.

Ma il cambiamento non avverrà dal giorno alla notte mette in guardia Stella Mukasa, direttore di genere, violenza e diritti presso il Centro Internazionale per la Ricerca sulle Donne che ha sede a Washington, che dalle pagine del Guardian dichiara:"È fondamentale lo sforzo per cambiare la visione tradizionale culturale che è alla base della violenza contro le donne. Solo allora questa pratica dannosa potrà essere eliminata". "L'istruzione è fondamentale, e deve lavorare in collaborazione con sistemi scolastici" continua Mukasa, e poi, la ricerca. "Produrre nuove prove è cruciale nel rafforzare le risorse per attuare le disposizioni legislative, fornire i servizi sanitari e di assistenza sociale, e incoraggiare le comunità ad allontanarsi da norme sociali che sostengono la violenza" spiega Mukasa, che rcorda come a vent'anni dalla dichiarazione di Pechino "dare priorità ai diritti e al benessere delle donne e delle ragazze è attesa da tempo. Violare il loro diritto a una vita sicura e produttiva non solo ha un profondo effetto su di loro, ha un impatto su ciascuno di noi." Leggi tutto il commento sul Guardian.

Mutilazioni genitali, un fenomeno che riguarda anche l’Europa

  • Lunedì, 09 Febbraio 2015 12:35 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
09 02 2015

Il 6 febbraio è (è stata per chi legge) la Giornata Internazionale dedicata al contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Sono più di 100 milioni nel mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne che hanno subito mutilazioni genitali, circa 3 milioni le bambine a rischio ogni anno in Africa, uno degli stati più coinvolti da questa pratica insieme a Medio Oriente e alcune regioni dell'Asia e dell'America Latina. Ma nell’era delle migrazioni, com’è stata chiamata dagli studiosi, le geografie culturali si fanno complesse e seguono i flussi e gli spostamenti di fasce di popolazione in movimento, rendendo quella delle mutilazioni una questione transnazionale.

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, infatti, oggi riguarda in modo significativo anche l’Europa. Il Parlamento europeo ha stimato che sono circa 500 mila le donne e le bambine coinvolte dalle mutilazioni genitali femminili che vivono sul territorio europeo, altre 180 mila sono a rischio ogni anno. In questo senso l’Unione Europea si è mossa approvando documenti e risoluzioni per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. La Convenzione di Istanbul è stato il primo trattato a riconoscerne l'esistenza in Europa e la necessità di affrontare il fenomeno in modo sistematico.

Dati esaustivi sulla presenza del fenomeno negli stati membri dell’Ue, tuttavia, non esistono ancora. La prima ricerca approfondita la sta conducendo l’EIGE (European Institute for Gender Equality) che comunicherà i dati nel giugno 2015. Intanto, per rispondere alla chiamata della commissaria Viviane Reding, sempre l’EIGE ha diffuso nel 2012 uno studio per mappare la situazione all’interno dei 27 stati membri e la Croazia.

Dallo studio emerge che in Italia le donne coinvolte dalle mutilazioni genitali sono 35.000. Quelle a rischio almeno 1.000. Nel 2009 le donne provenienti da paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali e residenti in Italia erano 110 mila. Sono migranti di seconda e terza generazione, spiega AIDOS, uno dei soggetti in prima linea in Italia nel contrasto e nella prevenzione di queste pratiche.

Per quanto riguarda il diritto d’asilo, a livello nazionale sono stati trovati sette ricorsi giudiziari che menzionavano le mutilazioni genitali nella domanda di asilo, di cui cinque hanno basato la domanda specificamente sulle mutilazioni. Il giudice ha accolto il ricorso in tre di questi casi.

Per contrastare la cultura delle mutilazioni genitali, l’EIGE suggerisce di muoversi sempre più verso l’attuazione di disposizioni di legge che criminalizzino queste pratiche. In particolare, a livello di politiche, la raccomandazione è quella di considerare le mutilazioni genitali tra le forme di violenza di genere e quindi di riconoscere la necessità di una rete di attori chiave che si muova a livello regionale, nazionale e internazionale facilitando lo scambio di buone pratiche nell’assistenza delle donne che sono state coinvolte e nella prevenzione per quelle a rischio, tra cui le bambine.

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