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Il Corriere della Sera
13 01 2015

Poi un giorno a tavola tua padre ti dice che non puoi più frequentare la scuola, che non andrai in terza elementare. Hai 8 anni e non capisci. ti dicono che ci sono “nuove leggi” e che per gli ebrei ora è così

 

Milano, nazisti in arrivo per il raduno rock

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 13:42 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
27 11 2014

Ci risiamo. Milano capitale del raduno nazi-rock. Le indicazioni sono rigorosamente top secret, ma sabato 29 novembre arriveranno in città un migliaio di teste rasate provenienti da tutta Europa. Da capitale della resistenza durante il ventennio fascista a capitale dell’ultra destra.

L’evento si chiama “Hammerfest 2014” e l’anno scorso a giugno tra i capannoni della periferia di Rogoredo aveva acceso le polemiche. Copione rispettato anche per la nuova edizione con il sindaco Giuliano Pisapia che parla di «sfregio ai valori della Costituzione» e le associazioni come Anpi, Libertà e Giustizia e osservatorio democratico sulle nuove destre sulle barricate per bloccare il meeting.

Lo scenario è quello della galassia nera: svastiche, saluti nazisti e slogan razzisti. Odio impastato da antiebraismo e slogan fascisti per cementare l’ avversione contro le comunità di migranti, di Rom e Sinti, più in generale tutto quello che rappresenta il diverso.

Violenti battesimi del sangue per i nuovi adepti sottoposti a pestaggi e costretti a lottare contro cani da combattimento. E poi fiumi di birra e musica ad altissimo volume come colonna sonora della supremazia ariana.

In programma un concerto di band neonaziste fatte arrivare dai fratelli della Skinhouse di Bollate. Per capire di che cosa si tratta, gli Hammerskin sono un’organizzazione internazionale nata negli Usa una trentina di anni fa da una costola del Ku Klux Klan.

Il pensiero Hammerskin sta tutto nella frase attribuita all’americano David Lane: «Dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi». Puro stile «White Power».

Il referente politico degli organizzatori del raduno sarà anche quest’anno Lealtà e Azione, l’associazione culturale che rappresenta la facciata «istituzionale» degli skinhead milanesi.

Nei giorni scorsi una delegazione ha partecipato ad Atene a una manifestazione insieme ai neonazisti greci di Alba dorata. Presenti anche loro per la kermesse lombarda.

IL FÜHRER NEI TESTI

I loro riferimenti ideologici e politici sono espliciti nei testi che canteranno a squarciagola all’Hammerfest.

Star della serata la band “Lunikoff”, dalla storia emblematica. In origine erano i “Endlösung” («Soluzione finale») ed era formata da elementi provenienti dal gruppo “Ariogermanische Kampfgemeinschaft” (associazione di combattimento ariogermanica). Poi hanno preso il nome di Landser, gruppo disciolto nel 2003 perché giudicato in Germania «un’associazione criminale» per l’ incitamento all’odio razziale.

Fino al «complotto Lunikoff» nel cui logo compare una “L” con una spada, le famigerate insegne della divisione di cavalleria SS Lützow, formata da Himmler negli ultimi mesi di guerra nel 1945. I nemici giurati nella loro musica sono i neri, i turchi, gli ebrei, gli omosessuali.

I “Vérszerzodé” sono invece una band ungherese appartenente al circuito «R.a.c» (Rock against communism) e di Blood and Honour, rete di promozione della musica nazi e gruppo politico fondato nel Regno Unito negli anni ottanta.

Il nome, letteralmente «Giuramento di sangue», allude al patto stipulato, secondo la mitologia nazionalsocialista, dalle prime sette tribù fondatrici dell’identità magiara.

Il ritornello di una loro canzone recita «Ein Volk, ein Reich, ein Führer» ovvero il motto hitleriano «Un popolo, un impero, una guida. Ospiti fissi negli appuntamenti più importanti delle camicie nere in Europa, da Budapest ad Atene.

In Svizzera è stato negato loro per ben due volte l’ingresso, come banda xenofoba, mentre in Slovacchia i membri sono stati arrestati. A completare l’esibizione i “Kommando skin” di Stoccarda, impegnati nella lotta contro l’immigrazione e la religione ebraico-cristiana.

QUALCUNO LI FERMI

I primi a chiedere di impedire il raduno sono stati quelli dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre.

«Lo scandalo è palese - ragiona amaramente Saverio Ferrari - a Milano e in tutta la Lombardia si può fare mentre in altri paesi vengono prese misure più drastiche. L’escamotage è semplice: gli organizzatori si rivolgono in Questura e gli viene garantita la protezione del luogo. Sono stati legittimati con una sospensione di fatto della legge Mancino rispetto ad episodi evidenti di apologia e istigazione all’odio razziale, etnico e religioso quali sono questi raduni. Per questo motivo a dicembre ci saranno altri avvenimenti simili, si è sfondato un muro».

Il motivo ufficiale delle mani legate è la forma privata degli incontri. Discoteche, capannoni affittati ad hoc per una serata con le insegne più lugubri.

Anche Palazzo Marino ha chiesto alla Questura di vigilare sull’evento a rischio. Mentre il sindaco Giuliano Pisapia attacca: «Si annuncia nella città metropolitana un raduno europeo vilmente mascherato da "raduno rock". È inaccettabile, oltre che vietata dalla legge, qualsiasi iniziativa di promozione e propaganda di razzismo e omofobia. Stiamo facendo le dovute verifiche e già abbiamo già posto la questione a tutti i livelli, anche istituzionali, che si aggiungono agli appelli dell’Anpi, dei partiti e di altre associazioni per impedire un ulteriore sfregio ai valori della Costituzione e ai princìpi base di ogni democrazia».

Proteste e mobilitazioni (anche online con l’appello “Impediamo il raduno nazista” ha raccolto 4.600 firme) non hanno però fermato l’evento. Bande musicali in camicia nera canteranno inni razzisti e slogan truci ai più crudeli torturatori della storia del Novecento.

Michele Sasso

Il Fatto Quotidiano
06 11 2014

Profanato con 200 simboli celtici il sacrario dei caduti della battaglia partigiana del Monte San Martino. E’ successo lo scorso fine settimana, alla vigilia dell’anniversario di una battaglia combattuta tra il 13 e il 15 novembre del 1943 sulle Prealpi dell’alto varesotto. In quel luogo persero la vita 42 dei 150 partigiani del Cln che stavano tentando di arginare l’inevitabile occupazione tedesca dopo la firma dell’armistizio. 150 uomini arroccati su un monte, contro cui si scagliò la furia di 2mila tra soldati nazisti e repubblichini. Oggi la storia racconta che quella battaglia fu persa ma che il sacrificio non fu vano. Un tributo di sangue che viene commemorato ogni anno, proprio sul luogo di quella battaglia, dove nel dopoguerra è stata ricostruita la chiesetta abbattuta dai nazifascisti.

Ed è lì, in quel luogo dall’alto valore simbolico, che alcuni simpatizzanti neonazisti e neofascisti hanno piantato 200 rune di algiz rovesciate (simboli usati sulle tombe delle SS accanto alla data della morte) ed hanno affisso uno striscione con la scritta “Guerriero d’Europa risorgi”. L’azione è stata rivendicata, con tanto di foto di gruppo e deposizione di corone celebrative, dal Manipolo d’avanguardia di Bergamo. Sulla pagina Facebook dell’associazione è stato postato, assieme alla documentazione fotografica della commemorazione, un lungo comunicato in cui si contesta la storiografia ufficiale. Assieme ai bergamaschi c’erano anche le teste rasate della Comunità militante dei Dodici Raggi (Do.ra.), un gruppo di estrema destra che non ha mai fatto mistero delle proprie nostalgiche simpatie per l’ideologia nazionalsocialista. Gli stessi che il 20 aprile dello scorso anno erano passati agli onori delle cronache nazionali per aver organizzato un maxi raduno di nazi-skin nei dintorni di Varese (leggi), in una data cara a chi si ispira agli ideali nazisti, quella in cui ricorre l’anniversario della nascita di Adolf Hitler.

Non è la prima volta che i nostalgici commemorano a modo loro la battaglia del San Martino. Ma non erano mai andati oltre qualche corona e un paio di striscioni. L’azione messa in atto quest’anno segna l’ennesimo spostamento dell’asticella verso una presenza sempre più visibile e chiassosa, che si richiama in modo sempre più aperto a temi e simbologie cari ai regimi totalitari che in passato hanno già trascinato l’Europa nel baratro. L’Osservatorio democratico sulle nuove destre rileva come “al posizionamento delle rune vanno aggiunte la svastica e il fascio littorio, incisi sulla runa e tracciati sul manifesto divulgato: un continuo uso di simboli che la dice lunga sul percorso intrapreso da questi gruppi, che stanno lavorando alla costituzione di un fronte nazional socialista”.

Il fatto ha scatenato le reazioni politiche, di partiti, sindacati e delle associazioni partigiane, non solo a Varese, ma in tutta la Lombardia. Il presidente provinciale dell’Anpi Varese Angelo Chiesa ha parlato di un “grave fatto infamante”. Chiesa, nel commentare l’episodio, ha ricordato come quella del San Martino “fu la prima battaglia partigiana e nonostante la disfatta inevitabile per la disparità di forze, rimase un esempio seguito da molti”. Poi continua: “Sono trascorsi settantuno anni da allora, tanti partigiani sono morti per cercare di far tornare democrazia e libertà in questo nostro paese. Malgrado questo, dobbiamo ancora vedere rigurgiti fascisti e nazifascisti. La nostalgia verso quella dittatura è di per sé vergognosa”, invitando infine le istituzioni a vigilare “affinché atti infamanti di questo stampo fascista non debbano più accadere”.

Una “ferma condanna per l’oltraggio e la grave provocazione di chiara matrice neo-fascista” è arrivata anche dalla Cgil di Varese e dall’Anpi di Milano. Il 4 novembre al coro dello sdegno si è aggiunta anche la voce del Pd lombardo, con il segretario Alessandro Alfieri che sul punto ha interpellato il governatore leghista Roberto Maroni per chiedere “quali iniziative intenda intraprendere per contrastare e prevenire il ripetersi di simili vergognosi episodi nella Provincia di Varese e su tutto il territorio lombardo”.

Da Maroni, al momento, non sono arrivate risposte. Più tempestiva la reazione dall’associazione culturale Manipolo d’avanguardia di Bergamo, che già nella serata del 4 novembre ha pubblicato un comunicato indirizzato proprio al segretario dem lombardo: “La politica è dialettica e confronto, mai repressione altrimenti, per onestà intellettuale, si dichiari, una volta per tutte, che la democrazia non è altro che una dittatura mal mascherata”. Parole che precedono una citazione di Benito Mussolini, che non lascia spazio ad interpretazioni: “Dichiariamo infine agli avversari che le nostre polemiche e le nostre critiche avranno per base la sincerità, il rispetto di tutte le idee onestamente professate. Cercheremo di tenerci immuni da quello spirito settario, fanatico e giacobino che sembra preludere a una moderna intolleranza rossa. Ma non avremo remissione per i ciarlatani, a qualunque partito si dichiarino inscritti, tutte le volte che andranno tra le folle operaie a cercare applausi, voti, stipendi e clienti”.

Alessandro Madron

la Repubblica
23 10 2014

Dalla Consulta arriva una picconata a quelle norme italiane che impedivano alle vittime delle stragi naziste di chiedere risarcimenti a paesi stranieri, ovvero alla Germania. La decisione della Suprema Corte sancisce che i giudici sono competenti sulle istanze di risarcimento perché "il principio dell'immunità degli Stati dalla giurisdizione civile degli altri Stati, generalmente riconosciuto nel diritto internazionale, non opera nel nostro ordinamento, qualora riguardi comportamenti illegittimi di uno Stato qualificabili e qualificati come crimini di guerra e contro l'umanità, lesivi di diritti inviolabili della persona e garantiti dalla Costituzione".

La Consulta, dunque, nel corso della camera di consiglio di oggi ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che impediscono al giudice italiano di accertare l'eventuale responsabilità civile di un altro Stato per "tali gravissime violazioni - si legge nella nota della Corte - commesse nel territorio nazionale a danno di cittadini italiani".

Tali norme, secondo i 'giudici delle leggi', violano i principi dettati dalla Costituzione con gli articoli 2 (diritti inviolabili dell'uomo) e 24 (diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri interessi), perché "impediscono l'accertamento giudiziale" di eventuali responsabilità civili di uno Stato per violazioni così gravi, nonché del "eventuale diritto al risarcimento dei danni subiti dalle vittime.

La questione dei risarcimenti chiesti alla Germania dalle vittime del nazismo era stata trattata in udienza pubblica il 23 settembre scorso, ma la decisione è giunta soltanto oggi. Il caso era stato sollevato con tre distinte ordinanze dal tribunale di Firenze, che aveva espresso dubbi di legittimità delle norme con le quali si negava la giurisdizione del giudice italiano sulle istanze risarcitorie avanzate nei confronti della Repubblica federale tedesca.

La questione dei risarcimento sembrava essere ormai chiusa dopo la pronuncia con cui la Corte internazionale dell'Aja che, nel 2012, aveva stabilito la carenza di giurisdizione del giudice italiano. Precedenti sentenze della Cassazione, invece, avevano riconosciuto ad alcuni familiari di vittime del nazismo il diritto ad essere risarciti dallo Stato tedesco.

I processi da cui è scaturito l'invio degli atti alla Consulta riguardano istanze risarcitorie avanzate da italiani che vennero deportati in campi di concentramento in Germania.

71° anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma

  • Giovedì, 16 Ottobre 2014 13:50 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
16 10 2014

71 anni fa 1.259 ebrei sono stati catturati e deportati dal ghetto di Roma verso il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Erano 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine quasi tutti appartenenti alla comunità ebraica.

Il rastrellamento fu effettuato dalle truppe tedesche della Gestapo tra le ore 5.30 e le ore 14.00 di sabato 16 ottobre 1943, principalmente in via del Portico d’Ottavia e nelle strade adiacenti ma anche in altre differenti zone della città. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 deportati furono avviati ad Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero allo sterminio (15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino morta nel 2000).

All’indomani dell’occupazione tedesca di Roma (10 settembre 1943), Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, comandante dell’SD e della Gestapo a Roma, ricevette un messaggio da Heinrich Himmler, ministro dell’interno, comandante delle forze di sicurezza della Germania nazista e teorico della soluzione finale della questione ebraica: «I recenti avvenimenti italiani – recitava il messaggio – impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich».

A ricordare l’evento, ieri tre corone sono state deposte al Tempio maggiore del Ghetto di Roma. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Regione Nicola Zingaretti, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, il rabbino capo, Riccardo Di Segni e uno degli ultimo sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, Sami Modiano.

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