×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Micromega
25 03 2014

“Se i partigiani responsabili dell’attentato di via Rasella si fossero consegnati ai tedeschi avrebbero evitato la strage delle Fosse Ardeatine”. E’ la tesi con cui i post fascisti tentano di scansare l'orrore di cui i loro ispiratori sono stati causa diretta. Una menzogna. Ecco perché.

di Furio Colombo

Anniversario della strage delle Fosse Ardeatine. Quel giorno, il 24 marzo del 1944, 355 italiani, già prigionieri, molti di loro ebrei, sono stati massacrati, per ordine di Hitler, da ufficiali e soldati tedeschi che occupavano Roma. Era la loro "rappresaglia" per l'attentato avvenuto poche ore prima in via Rasella, nel centro di Roma. Dove tre partigiani (tra i pochissimi italiani che a Roma hanno combattuto la feroce occupazione e le torture sistematiche di tedeschi e fascisti in via Tasso), erano riusciti ad attaccare con esplosivo un reparto tedesco uccidendo 30 militari occupanti.

I tre combattenti italiani, Rosario Bentivegna, Pasquale Balsamo e Carla Capponi, pur insigniti della medaglia d'oro al valor militare, sono stati perseguitati tutta la vita da ciò che è restato e resta del conformismo e della "zona grigia " italiana (coloro che non si immischiano mai e si fingono sempre equidistanti), con la seguente ragione, sostenuta con vigore dai post fascisti che tentano di scansare l'orrore di cui i loro predecessori e ispiratori sono stati causa diretta: i tre partigiani dovevano consegnarsi e avrebbero evitato la strage. Infatti, il giorno stesso della pubblicazione di un mio testo su "Il fatto quotidiano” ho ricevuto la lettera che riporto testualmente.

"Caro Furio Colombo, i tre studenti dell'attentato di via Rasella non erano soldati con le stellette ma erano tre sprovveduti. Se erano intelligenti se lo dovevano immaginare che ci poteva essere una rappresaglia. Se credevano di essere eroi come tu li hai descritti si dovevano consegnare. Un altro Salvo D'Acquisto deve ancora nascere. Giuseppe."

La lettera, nella sua illogicità, si spiegherebbe da sola. Ma questa volta, e ogni anno e in ogni occasione in cui si parla di via Rasella o delle Fosse Arredatore, arrivano decine di lettere uguali a questa.

Supponiamo la buona fede, perché la disinformazione è una industria attivissima e coloro che speculano su "orrende storie" della Resistenza, che hanno cominciato a ricordare decenni dopo, (una volta scoperto che con quelle storie si guadagna moltissimo,) si moltiplicano in libreria. E rispondiamo con paziente precisione.

Primo: tutta la guerra della Resistenza italiana (che voleva dire guerra contro il fascismo, contro il razzismo, contro l'occupazione tedesca) non ha mai avuto stellette o uniformi. Era clandestina come quella francese, come tutta la Resistenza europea. Resistenza significava eliminare, sia pure in piccola parte, i militari stranieri occupanti e i loro complici fascisti, e rendere sempre più difficile la loro attività. Tale attività consisteva nella cattura e tortura degli avversari e dei resistenti politici, nel terrorizzare la popolazione civile con stragi perché non prestasse aiuto "ai banditi" , nella cattura ed eliminazione di tutti gli ebrei rintracciabili, compresi i neonati e i malati.

Secondo. Carla Cappon, Rosario Bentivegna e Pasquale Balsamo non si sentivano affatto eroi.
Si sentivano in dovere di fare, qualunque fosse il rischio, tutto il danno possibile al nemico. I tedeschi occupanti, aiutati dai fascisti che avevano abbandonato l'Italia legale, erano il nemico.
I tre di Via Rasella, in una Roma quasi senza Resistenza hanno colpito giusto. Bisognava che tedeschi e fascisti sentissero il pericolo di una vera guerra di popolo contro di loro anche se a rischiare e a combattere, a Roma, erano in pochi.

Terzo. "Dovevano consegnarsi." Perché? Non è mai accaduto e non deve accadere perché renderebbe inutile quella momentanea, ma importante, battaglia vinta. Non deve accadere perché i comandanti tedeschi sono gli stessi che hanno appena catturato e deportato tutti gli ebrei di Roma che hanno potuto trovare, dopo averli derubati ("come garanzia di salvezza", avevano detto) di tutto l'oro che avevano. Non deve accadere perché la principale attività tedesca e fascista nella Roma dove il Papa tace, è la pratica ininterrotta della tortura in via Tasso.

Non può accadere perché la rappresaglia è stata decisa subito e subito è stato stabilito che dovevano morire dieci italiani per ogni soldato tedesco, dunque più di trecento (già prigionieri a Regina Coeli) come vendetta per i trenta soldati morti nell'attentato. A Hitler importava poco, per l'azione esemplarmente crudele che aveva subito deciso, di avere o non avere tre prigionieri in più. Inoltre non avrebbero rinunciato perché stavano mandando a morte un numero molto alto di ebrei, e il punto che stava a cuore a Hitler e ai suoi ufficiali era che fossero ebrei, il reato più grave, in quel momento di follia della storia.

Chi insiste nel presunto dovere di consegnarsi dei tre mente due volte. La prima è perché non era possibile. Quando si è saputo di via Rasella il comunicato era seguito dalle parole: "La sentenza è già stata eseguita."
La seconda è che, se lo avessero fatto, niente e nessuno avrebbe risparmiato i morti delle Ardeatine (dieci per ogni soldato tedesco, decisione immediata di Hitler). Ma i tre sarebbero morti di torture a via Tasso nel tentativo di sapere altri nomi della Resistenza a Roma.

Il nome di Salvo D'Acquisto è una provocazione con cui si usa un grande italiano, che si è offerto (in una rappresaglia che non è affatto stata evitata) di prendere il posto, in una fucilazione collettiva, di un padre di famiglia con figli. I tedeschi hanno accettato la sostituzione di uno. Ma hanno sterminato tutti gli altri. Dunque su vicende del genere sarebbe bene non negare e non mentire e non far finta di non sapere.

No al raduno nazifascista a Roma

  • Venerdì, 28 Febbraio 2014 11:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
28 02 2014

Per sabato Forza Nuova ha organizzato un convegno con tutti i movimenti neonazisti, compresa Alba Dorata. La protesta delle forze democratiche.

È allerta nella Capitale, dove tra meno di 48 è in programma un grosso raduno nazifascista. Questo sabato le forze di estrema destra si riuniranno in occasione del convegno organizzato da Forza Nuova dal titolo "L'Europa risorge". Un'iniziativa a cui presenzieranno i nomi più noti dell'estremismo nel continente e che per questo, si teme, richiameranno molti militanti.

Alla manifestazione, in programma dalle 17 all'Hotel Pineta Palace, sarà presente ovviamente Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Insieme a lui, parteciperanno il deputato greco di Alba dorata Antonios Gregos, il Presidente del partito nazionalista spagnolo Democracia National Manolo Canduela e l'eurodeputato britannico e Presidente del British National Party, Nicholas Griffin. In programma anche un collegamento audiovisivo con il partito Elam, da Cipro.

Un raduno che rischia di diventare scomodo per la città, dove le forze democratiche sono già in allarme. La richiesta è che la manifestazione venga vietata. "Sono affissi in tutta la città manifesti che - si legge nella nota del capogruppo Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola - indicono un raduno nazifascista a Roma per il primo marzo". Roma, continua, "non può ospitare convegni di forze politiche che si ispirano al fascismo. La nostra città non può essere oltraggiata dalla sfilata di formazioni politiche che evocano i peggiori scenari della storia contemporanea. Roma città medaglia d'oro della Resistenza rifiuta e si oppone ai rigurgiti del peggior nazionalismo. Chiedo al Ministro dell'Interno e al Prefetto - conclude - di non autorizzare lo svolgimento di questo raduno".

Arendt: Hitler era solo un clown, non un demone

Nadia Urbinati, La Repubblica
17 febbraio 2014

"Non ci sono pensieri pericolosi per la semplice ragione che pensare è in se stesso un'impresa pericolosa". Così Hannah Arendt rispondeva a Roger Errera in una delle ultime interviste da le rilasciate, ...
Giovanni Tizian, L'Espresso
9 gennaio 2014

Con la crisi che ha impoverito la piccola borghesia creando sacche di insofferenza diffusa, i manipoli neri del nuovo millennio escono dalle catacombe e sognano la riscossa elettorale. Cavalcando lo spettro populista che oggi si aggira in tutta Europa.

Nel continente nero

  • Mercoledì, 18 Dicembre 2013 12:27 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Stefano Galieni, Corriere delle Migrazioni
16 dicembre 2013

Il comune denominatore delle destre europee? "L'avversione alla società multiculturale e multietnica. Questi gruppi non vogliono accettare la trasformazione dell'Europa". Ma ciascuna “famiglia” "declina tale avversione in maniera specifica, individuando un proprio identificato nemico: i rom, gli ebrei, gli islamici, gli omosessuali, in base al contesto territoriale".

facebook