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È morto Priebke, il boia delle Ardeatine

  • Venerdì, 11 Ottobre 2013 12:54 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
11 10 2013

L' ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto oggi all'età di 100 anni.

Ne ha dato notizia il suo legale Paolo Giachini: "La dignità con cui ha sopportato la sua persecuzione ne fanno un esempio di coraggio, coerenza e lealtà". L'ex capitano delle Ss era stato condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine.
"Il suo ultimo lascito - ha scritto il legale - è una intervista scritta e un video, testamento umano e politico".

Pochi giorni fa l'ex ufficiale nazista, in un'intervista poi smentita, aveva raccontato nuovi dettagli sull'eccidio del 1944.
"Kappler disse che gli ufficiali dovevano sparare per primi, ma uno non voleva sparare", ha spiegato, "allora Kappler gli disse: ascolta bene, se tu non spari, dobbiamo fucilarti, chiaro? Allora a malincuore anche quello sparo' e Kappler osservò che era stata ristabilita la disciplina". "A quel punto abbiamo dovuto sparare di nuovo tutti", ha rievocato.

Priebke aveva spiegato di non sentirsi più legato al nazismo "una volta finita, è finita, sono del tutto libero da convinzioni politiche" ma contrario a qualsiasi forma di dittatura "di destra o di sinistra, poiché c'è sempre qualcuno a soffrirne".

Quando gli è stato chiesto se rimpiangesse qualcosa nel corso della sua vita centenaria e se avrebbe voluto che le cose fossero andate diversamente, Priebke ha spiegato: "Mah, non avevo scelta. La mia vita è andata così. Sono convinto che il Signore, se c'è, guida ogni persona così come vive. Nessuno è mai tornato dall'aldilà e ce lo ha raccontato. Non sappiamo se Dio esiste, non sappiamo se esistono il Cielo e l'inferno".

La Sueddeutsche aveva scritto che sulla porta d'ingresso dell'abitazione di Priebke non c'era nessun nome, ma la scritta a mano "Vae victis", guai ai vinti, con l'ultimo criminale nazista ancora in vita che parla bene degli agenti che sorvegliano costantemente la sua casa e che lo seguono nelle sue uscite a passeggio. "Sono tutti amici, persone davvero gentili".

Un amico della vittima ha raccontato che i neonazisti li avevano aspettati fuori dalla caffetteria. Paulos era rimasto indietro per proteggere la sua ragazza e i suoi amici più giovani. E si era ritrovato a fronteggiare tra i trenta e i quaranta neonazisti. ...

Il Fatto Quotidiano
11 09 2013

Neofascisti e neonazisti di mezza Europa si incontreranno per due giorni a Cantù, dal 12 al 14 settembre, per la seconda edizione del Festival Boreal, organizzato quest’anno da Forza Nuova (nel 2012 venne ospitato in Ungheria). La location non è stata ufficializzata fino all’ultimo, anche se già negli scorsi giorni era trapelata qualche indiscrezione che dava la cittadina brianzola come probabile ripiego dopo il gran rifiuto di Milano, memore del recente raduno naziskin che a giugno ha portato centinaia di teste rasate a Rogoredo, nella periferia del capoluogo lombardo. Così, dopo le polemiche di agosto, nei giorni scorsi il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha ufficialmente posto il veto all’iniziativa targata Forza Nuova, costringendo Fiore e i suoi a ripiegare su Cantù. Martedì mattina, nel corso della presentazione del festival dell’ultradestra, il segretario provinciale di FN Marco Mantovani, ha denunciato il “linciaggio mediatico” patito dal Festival Boreal, puntualizzando inoltre che l’evento è sempre stato previsto in quel di Cantù.

Si tratta del terzo evento di matrice nera organizzato in Lombardia nell’arco di pochi mesi (dopo quello dello scorso aprile a Malnate e quello di Rogoredo a giugno). Una frequenza preoccupante, soprattutto alla luce della portata di questi eventi, che richiamano ogni volta centinaia di persone da tutto il continente. La mobilitazione del mondo antifascista è stata tempestiva. Per giovedì sera alle 18 l’Anpi ha organizzato un presidio a Como, davanti al monumento alla Resistenza. Una manifestazione a cui hanno già annunciato la presenza molti esponenti del mondo politico e sindacale. Dopo l’adesione di Fiom Lombardia, il coordinatore del Pd lombardo e capogruppo in Regione, Alessandro Alfieri, ha annunciato la presenza di una delegazione del Partito Democratico. Il Pd ha anche presentato un’interrogazione per chiedere al governatore Roberto Maroni di convocare, assieme al Prefetto comasco, un tavolo sull’ordine pubblico per fermare l’evento di Forza Nuova. L’assessore regionale alla sicurezza, Simona Bordonali, ha risposto negativamente.

“Quella manifestazione – ha detto Alfieri – è contraria ai principi della nostra Costituzione. Non è un problema il soggetto che la convoca, ma i temi su cui è convocata, oltre al fatto che rischiamo di avere in Lombardia la crema dell’intolleranza e della xenofobia di tutta Europa. E’ davvero incredibile che la giunta regionale non ritenga possa esserci un problema di ordine pubblico”. Secondo Alfieri ha sbagliato anche il sindaco di Cantù a concedere l’autorizzazione: “L’incontro va fermato, lo chiediamo direttamente al Prefetto, purtroppo senza il sostegno dell’amministrazione Maroni. Siamo seriamente preoccupati, anche perché bisogna rendersi conto che quel raduno è convocato in un luogo pubblico all’interno di un centro abitato”.

Il sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero, lo stesso che solo poche settimane fa aveva invitato il ministro Cecile Kyenge ad intervenire in consiglio comunale sollevando un vespaio di polemiche da parte della Lega Nord, nei giorni scorsi ha acconsentito all’organizzazione del Festival Boreal sul proprio territorio comunale: “Il primo compito e dovere di un sindaco è di applicare la Costituzione della nostra Repubblica”, appellandosi agli articoli 21 e 17, in difesa del “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” e del “diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”. Inoltre, secondo quanto affermato dal primo cittadino canturino, “la Questura ha effettuato per tempo i necessari ed opportuni sopralluoghi verificando l’idoneità del luogo”. Bizzozero, inoltre, ha puntualizzato che “non sussiste al momento alcun comprovato rischio per la sicurezza o l’ordine pubblico, non sarebbe lecito, da parte di alcuna autorità competente e men che meno del sindaco, alcun diniego di autorizzazione, soprattutto in ragione del fatto che Forza Nuova è un movimento politico legalmente costituito e che partecipa normalmente alle elezioni nazionali, regionali (e a Cantù persino comunali) ed in quanto tale, va conseguentemente trattata esattamente come ogni altra forza politica legalmente costituita ed operante nel nostro paese”.

Il sindaco si è detto poi sorpreso dalla posizione del Pd: “Se il Pd ritiene che Forza Nuova sia un partito la cui esistenza deve essere vietata, non ha che da approvare una legge che ne vieti l’esistenza, cosa non difficile da fare per un partito che al momento è al governo del Paese”. Poi conclude con un’annotazione personale sulla “singolare” cultura democratica “di chi vorrebbe che ad esprimere il proprio pensiero fossero solo quelli che esprimono idee uguali a quelle di chi governa”. Il raduno che verrà ospitato a Cantù può contare sull’adesione, oltre ai neofascisti nostrani, anche di quella del British National Party, della Renoveau Francaise, di Democracia Nacional e degli equivalenti svedesi, ucraini, polacchi, croati e ungheresi. Assieme parleranno di omofobia e matrimoni gay, di immigrazione e di guerra, tutto condito da serate al ritmo della musica cara al mondo skinhead.

Sono ancora avvolte dal mistero le famose e segretissime Reichsbrauteschule, le "scuole per le spose del Reich" il cui scopo era quello di educare le donne naziste, la maggior parte ancora adolescenti, a diventare perfette mogli del Terzo Reich. Ma avevano un'idea di quanto accadeva intorno a loro? ...

La civile Svezia è "nazista" con i trans

  • Giovedì, 27 Giugno 2013 07:52 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
27 06 2013

Siamo abituati a considerare la Svezia come un'avanguardia di democrazia e tolleranza, eppure anche in questo modello sociale ci sono zone d'ombra, pulsioni oscure. È di qualche giorno fa la notizia che 142 transessuali svedesi hanno presentato richiesta di risarcimento per mezzo milione di euro allo Stato. Pochi sanno che dal 1972 esiste infatti una legge che li ha costretti alla sterilizzazione in occasione del cambiamento di sesso: l'operazione era autorizzata dalla sanità, poi registrata dall'anagrafe, ma solo previa accettazione di non avere mai figli.

È una legge inquietante, che "viola i diritti fondamentali", come ha riconosciuto Human Rights Watch. Ancora più preoccupante scoprire che questa normativa è stata abolita solo qualche mese fa, nel gennaio scorso, dopo accese polemiche delle associazioni di transessuali e poi delle organizzazioni per i diritti umani. La Svezia ha un triste passato di leggi "eugenetiche" di cui poco si parla e che, anzi, si cerca di non occultare dalla memoria collettiva.

La "class action" è stata presentata dalla presidente della federazione transessuali svedese Ulrika Westerlund, con una richiesta di indennizzo pari a 34mila euro a testa. Oltre al risarcimento che in fondo è poco più che simbolico, i transessuali pretendono "esplicite" scuse dal governo. Il premier conservatore, Fredrik Reinfeldt, considera invece che il solo fatto di aver cancellato quell'orrenda legge per la sterilizzazione forzata sia sufficiente. Non lo è. E come spesso accade per le minoranze discriminate, il cammino di consapevolezza e rivendicazioni dei transessuali è appena all'inizio.

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