I veri simboli dell'antimafia (Antonio Maria Mira, Avvenire)

  • Venerdì, 13 Dicembre 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Non è la morte che li ha resi un riferimento, bensì la loro vita, spesso poco appariscente prima dell'esito drammatico. E antimafia - quella vera, non mediatica e di facciata - è un processo lungo e faticoso, operoso e silenzioso, che non cerca riconoscimenti o palcoscenici, ma punta a cambiare le persone nel profondo e con esse le terre strette dalla morsa delle cosche. ...

Corriere della Sera
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Era considerata un’icona dell’Antimafia, in Calabria. Giovedì mattina Rosy Canale, di San Luca, imprenditrice, ora anche attrice di teatro, 40 anni, è stata arrestata con l’accusa di truffa aggravata e peculato per distrazione dai carabinieri di Reggio Calabria.

La donna avrebbe sottratto fondi pubblici comunitari e italiani, erogati per finanziare la sua fondazione antimafia, «Donne di San Luca e della Locride», per fini personali. Centomila euro sarebbe la somma che Rosy Canale avrebbe sottratto alla fondazione, secondo le valutazioni dei magistrati della dda di Reggio Calabria che hanno chiesto l’arresto. La somma sarebbe servita per creare il laboratorio dei saponi artigianali a San Luca ma con quei soldi, hanno scoperto i carabinieri del colonnello Valerio, sono stati acquistate solo poche saponette.

OPERAZIONE "INGANNO" - Rosy Canale è considerata una donna Antimafia proprio per aver cercato di «parlare» alle donne di San Luca convincendole, dopo la strage di Duisburg (sei morti) dell’agosto 2006, a unirsi tra di loro e iniziare un percorso alternativo contro la mafia, nel paese di Corrado Alvaro. «Per avere un’alternativa valida alla vita quotidiana fatta di niente» – diceva -. «Dopo aver ascoltato il perdono di Teresa Strangio che ha perso il figlio a Duisburg, ho capito che oltre questo dolore non si poteva andare. Era arrivato il momento di agire, senza rinnegare la storia e la cultura di questa terra».

La Prefettura gli affidò un bene confiscato alla famiglia Pelle di San Luca per poter dare vita alle sue attività e Rosy Canale fondò il suo movimento di donne. Ricami, cucina tipica, ogni donna di San Luca sembrava avesse trovato una nuova vita da quell’idea dell’imprenditrice reggina. Il suo è stato un impegno nato proprio per combattere la ‘ndrangheta. Lei che aveva dovuto subire in passato la violenza delle cosche. A Reggio Calabria era proprietaria di un locale, messo su con enormi sacrifici. Ma un giorno dovette smettere perché la criminalità organizzata la prese di mira, cercando di spogliarla del suo bene che sarebbe dovuto diventare un luogo di spaccio.

LE DONNE DI SAN LUCA - Una sera mentre stava rientrando a casa, Rosy Canale fu assalita e pestata a sangue e ridotta in fin di vita. Decise di abbandonare la Calabria per ritornarci nel 2007, a San Luca. La sua storia è diventata in questi mesi un’opera teatrale, «Malaluna», con la regia di Guglielmo Ferro e le musiche di Franco Battiato.

Qualche mese fa aveva ottenuto anche il premio Borsellino. In quell’occasione disse:«Vorrei che Papa Francesco venisse fra gli ultimi e i dimenticati di San Luca».

Nell’operazione dei carabinieri denominata «Inganno», sono state arrestate altre cinque persone tra cui l’ex sindaco di San Luca Sebastiano Giorgi, avvocato. L’accusa associazione mafiosa e voto di scambio.

Carlo Macrì

Rosy Canale e la sua Malaluna contro la 'ndrangheta

  • Sabato, 07 Dicembre 2013 10:28 ,
  • Pubblicato in La Storia
Laura Bastianetto, RomaPost
6 dicembre 2013

Sabato scorso, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, ha ricevuto il Premio Paolo Borsellino per la Cultura della legalità. Rosy Canale ha una storia in bianco e in nero.

Rosy Canale e la sua Malaluna contro la 'ndrangheta

  • Venerdì, 06 Dicembre 2013 13:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Roma Post
06 12 2013

Domani, 7 dicembre, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, riceverà il Premio Paolo Borsellino per la Cultura della legalità. Solo lunedì al Teatro Vittoria di Testaccio, il monologo "Malaluna".

Rosy Canale ha una storia in bianco e in nero. Bianca è la luna che nel 2000, mentre Rosy è sdraiata sul deserto di San Pedro de Atacama, in Cile, si specchia nella Terra, il suo riflesso oscuro. Che è Malaluna, un nome che tornerà poco dopo a Reggio Calabria nell’insegna di uno dei posti più glamour d’Italia. E’ il locale di Rosy Canale, in quegli anni solo una ventenne ambiziosa, “colpevole” di essersi ribellata alla ‘ndrangheta. Che invece è nera. Bianche sono le lenzuola che avvolgono il corpo maciullato di Rosy al suo risveglio, nel 2004, dopo aver subìto un pestaggio quasi a morte. Nero è il suo futuro in quel momento cancellato dalla ferocia criminale. Bianca è la maglietta indossata nel 2007 da Teresa Strangio, una madre che ha perso suo figlio nella strage di Duisburg, in Germania, e che, indossando quel colore nel giorno dei funerali del figlio, perdona i suoi assassini e sigla la pace a San Luca, un paesino dell’Aspromonte, dopo 23 anni di faide.

“Quando mi sono risvegliata -racconta Rosy Canale- vedevo solo bianco e per un certo verso ho cominciato a credere di essere morta. Ero lì in questo limbo che poi è durato almeno un paio di anni. Cercavo qualcosa di vivo: un chiodo in una parete, un quadro, un crocefisso. Cercavo qualsiasi appiglio alla vita ma non lo trovavo. Finché ho visto alla tv gli occhi di Teresa Strangio dove ho trovato il mio stesso dolore lacerante ma non scomposto. A San Luca c’erano tante donne che avevano conosciuto la stessa violenza che avevo incontrato io. Mi sono detta: ricomincio da lì”.

L'impegno - Nasce così il Movimento delle donne di San Luca, un’esperienza cui aderiscono 400 donne, sorta nella villa confiscata alla ‘ndrina Pelle. “Quando sono arrivata a San Luca mancava tutto. Persino un luogo in cui i bambini potessero ritrovare la loro dimensione. E’ nata così la ludoteca dove c’era qualsiasi cosa: un piccolo cinema, la biblioteca, la stanza delle favole, la palestra. Le donne hanno lavorato a titolo gratuito. Ho scritto a tutti per cercare un sostegno, ma nessuno si è fatto sentire. Quello era un progetto così importante che partiva dal popolo, da quelle donne etichettate come “gente di ‘ndrangheta” che invece si sono rimboccate le maniche per cercare di salvare il proprio paese. Qualcuno pensava che la malavita potesse contrastarmi e invece quella non ci ha proprio calcolato. Le istituzioni, che gridano parole come legalità ed etica, sono i veri latitanti e ci hanno lasciato sole”.

Rosy Canale non si è mai arresa. Per lei il movimento delle donne di San Luca è solo archiviato. Nel frattempo si è trasferita a New York, dopo aver scritto insieme con la giornalista Emanuela Zuccalà il libro “La mia ‘ndrangheta”, da cui è nato un testo teatrale da ottobre in tournée nei teatri di tutta Italia per la regia di Guglielmo Ferro e le musiche di Franco Battiato.

Il monologo - Nel monologo “Malaluna”, lunedì al teatro Vittoria di Roma, Rosy Canale sul palco racconta due colonne della storia di San Luca. C’è Maria Strangio, morta nella strage del Natale del 2006 che ha lasciato tre bambini e poi c’è Teresa Strangio che, nonostante l’omonimia del cognome, appartiene a una fazione diversa dalla prima.

“Una madre che piange suo figlio e 3 bambini che piangono una madre come a dire abbiamo perso tutti, non c’è né vincitore né vinto. Siamo tutti perdenti, tutti i calabresi, tutti gli italiani che potevano fare qualcosa per fermare questo massacro”. Nel testo c’è ovviamente anche la sua storia personale, quella di una giovane donna calabrese che sognava di diventare una cantante e che si trasferisce a Pisa, si sposa, ha una figlia, poi si separa e torna a casa dove decide di diventare un’imprenditrice. Apre ‘Malaluna’, il locale dove l’ndrangheta voleva fare i suoi affari spacciando droga.

“In questi anni ho lavorato tantissimo su me stessa sviscerando ogni singolo attimo prima dell’aggressione. Ho cercato di capire in cosa avessi sbagliato e poi ho iniziato a perdonarmi e lì ho ricominciato a riavvicinarmi alla vita. Dovevo perdonarmi del fatto di non avere avuto la forza di chiudere prima il mio locale ed evitare tutto quello che è successo. Dovevo perdonare la mia grande ingenuità di credere che la peggiore cosa che avrebbero potuto fare, era dare fuoco al locale. La più grande ingenuità della mia vita è stata quella di riconoscere un’umanità a queste persone”.

Il coraggio - La testimonianza di Rosy in giro per l’Italia è una piccola rivoluzione civile quotidiana che lei conduce senza paura “di cosa dovrei aver paura ormai?” E’ quel bianco che a una velocità rallentata comincia a far vedere i colori di cui è composto. Anche se Rosy sa bene che il percorso è ancora molto lungo. La chiave è nelle donne “perché sono il seme del cambiamento e perché sono quelle che partoriscono quegli uomini. Se tu cresci tuo figlio in un certo modo, quello non entrerà mai in circuiti malavitosi”. Prima però bisogna lavorare alle radici di un popolo che si vanta, ad esempio, di camminare sotto braccio al boss. “Quello è un motivo di prestigio e se tu non vai a scardinare questi valori radicati nella mia gente diventa tutto difficile”.

E’ ottimista Rosy Canale al contrario di sua figlia 18enne convinta che all’Italia interessi poco della legalità. “Forse mia figlia è più realista di me. Forse riesce a vedere cose che io non voglio vedere. Soprattutto perché non voglio credere che il mio paese sia dannato altrimenti anch’io dovrei esserlo”.

Laura Bastianetto

Fino in fondo abbiamo sperato che voci e maldicenze rimbalzate fin dentro il suo partito di riferimento, il Pd, non fossero altro che un modo, tipico della mafia, per "mascariarla", per sporcarne l'immagine. E vogliamo dirlo: ancora lo speriamo, essendo il procedimento nella sua fase preliminare. Tuttavia le intercettazioni che già filtrano sono agghiaccianti. ...

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