"Qual è l'alternativa a Renzi? lo sto sempre con Rosa Luxemburg: socialismo o barbarie. E l'alternativa è il tessuto resistente di soggetti. Gli stessi che rivendicano il sacrosanto diritto di difendere il territorio in Valsusa, a Niscemi o Vicenza, dove perfino decidono gli Usa sulla testa dei cittadini". ...

Giap
22 04 2014

Anche noi saremo a Torino, il 10 maggio, per far sentire la nostra solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò. E’ importante ripetere i nomi, è importante scandirli perché stiamo parlando di quattro vite, quattro esseri umani, quattro attivisti No Tav che dal 9 dicembre 2013 sono imprigionati, sparpagliati tra le carceri di Alessandria, Ferrara e Roma, sottoposti a un regime di alta sicurezza (AS2).

Per noi come per la popolazione della Val di Susa questi prigionieri sono fratelli e sorelle, parte della comunità che da più vent’anni resiste a una «grande opera» inutile e insensata, macchina mafiogena ed ecocida, meccanismo divorasoldi e divoramontagne imposto al territorio con prepotenza, ottusa arroganza e metodi prettamente autoritari.

Per noi prendere posizione è facile, è scontato. Ma anche chi non si è mai informato su questa lotta, e come molti è stato indotto a guardarla con sospetto, dovrebbe allarmarsi per quanto sta accadendo. E’ una vicenda che racconta una storia più grande, che rischia di ingrandirsi ulteriormente e coinvolgere sempre più persone. Tu che leggi, con quale certezza puoi dirti al sicuro? Come dice il motto latino: «de te fabula narratur». Forse questa storia parla già di te.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione. Il processo inizierà il 22 maggio. Di cosa sono accusati, esattamente?

Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore. Cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili.
Quella notte, non un poliziotto né tantomeno un operaio del cantiere TAV furono sfiorati, nemmeno alla lontana.

L’accusa di terrorismo e il regime di alta sorveglianza trovano il loro appiglio nell’art. 270 sexies del codice penale, incartato nove anni fa dentro uno dei tanti «pacchetti sicurezza» propinati a un’opinione pubblica in cerca di facili rassicurazioni. Era il luglio 2005, c’erano stati da poco gli attentati alle metropolitane di Madrid e Londra.

Coincidenza: quello stesso anno il movimento No Tav conseguì la sua più importante vittoria sul campo, bloccando e scongiurando l’apertura del cantiere per il cunicolo geognostico previsto a Venaus. In apparenza non c’entra, e invece c’entra, perché nel 270 sexies si legge (corsivo nostro):

«Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto [...]»

Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a «finalità di terrorismo».

Ecco perché nessuno è al riparo da questa accusa.

Per due PM e un GIP della procura di Torino, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno cercato di «danneggiare l’immagine dell’Italia».
Proprio così, ripetiamolo: «danneggiare l’immagine dell’Italia».
Quale Italia sarebbe stata danneggiata nella sua immagine dai No Tav che stanno per andare a processo?

L’Italia che i poteri costituiti vedono «diffamata» dai No Tav è forse quella della dignità, della solidarietà, della partecipazione democratica? O è piuttosto quella di un certo «sviluppo» che serve solo il malaffare, della simbiosi tra partiti e cosche criminali, degli appalti sospetti, del lavoro con molti ricatti e pochi diritti, dei veleni e del biocidio?

Quella che stiamo descrivendo è solo la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo. Attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…

La pretesa di affrontare un problema politico e tecnico come quello della Torino-Lione attraverso la repressione giudiziaria e poliziesca sta avendo e avrà sempre più conseguenze devastanti. Devastanti non solo per il vivere civile, ma soprattutto per quattro ragazzi che rischiano di passare la loro gioventù in prigione, perché qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro.

Se sottoporre i quattro ragazzi al regime di Alta Sicurezza 2 doveva spezzare loro e far vacillare il movimento no tav, possiamo dire con certezza che non è servito.

Non è servito l’isolamento imposto ben oltre il periodo delle indagini, contro quel che si legge nell’articolo 33 dell’ordinamento penitenziario e nell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Non sono servite la drastica limitazione delle ore d’aria, la censura della posta, la riduzione delle visite (permesse solo ai famigliari in senso stretto, quindi non a compagni/e di vita e conviventi).
Non è servita nemmeno la criminalizzazione mediatica.
Da dietro le sbarre, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno spedito lettere mai rassegnate, spesso ironiche, provocatorie, briose. Hanno chiesto per sé più repressione, più isolamento e il divieto di mangiare, hanno chiamato a testimoniare per la difesa «mio cugino che mi vuole tanto bene»… Dulcis in fundo, hanno suggerito di aggiungere Dudù, il cagnolino di Berlusconi, alla surreale lista di «parti offese» stilata dai PM.

Lista che oggi include, senza il minimo intento umoristico, la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri, il III Reggimento Alpini di Pinerolo, i carabinieri di Sestriere, la P.S. di Imperia, la Guardia di Finanza di Torino…

Il 10 maggio si va in piazza.
A sostegno delle vere «parti offese».
Per la libertà di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, e per la libertà di tutti.
Per l’aria, l’acqua, il suolo e la salute pubblica della Val di Susa, dell’Italia e del pianeta.
Contro l’oscena accusa di terrorismo.
A Torino, alle 14, in Piazza Adriano.

Noi ci saremo.

Marco Aime (antropologo e scrittore) - Paolo Cacciari (giornalista) - Pino Cacucci (scrittore) – Massimo Carlotto (scrittore) - Giulietto Chiesa (Giornalista) - Girolamo De Michele (scrittore) - Valerio Evangelisti (scrittore) - Sabina Guzzanti (attrice e regista) - Loredana Lipperini (giornalista, conduttrice di Fahrenheit) - Valerio Mastandrea (attore e regista) - Maso Notarianni (giornalista – Peace Reporter) - Alberto Prunetti (scrittore) - Serge Quadruppani (scrittore) – Edoardo Salzano (Urbanista) – Vauro Senesi (editorialista e vignettista) - Cecilia Strada (presidente Emergency) - Guido Viale (economista) - Wu Ming (collettivo di scrittori) – Zerocalcare (fumettista)

Per aderire all’appello scrivere indicando nome e cognome a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

  • Mercoledì, 16 Aprile 2014 08:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
16 04 2014

Per me, in questi giorni di pubblico confronto, è molto difficile parlare di femminicidio. Perché il femminicidio è stato vergognosamente usato per far passare, in agosto, uno dei soliti pacchetti sicurezza che hanno lo scopo di reprimere con durezza la protesta di tante persone. Anche per questo, ho firmato questo appello e vi invito a firmarlo.

Anche noi saremo a Torino, il 10 maggio, per far sentire la nostra solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò. E’ importante ripetere i nomi, è importante scandirli perché stiamo parlando di quattro vite, quattro esseri umani, quattro attivisti No Tav che dal 9 dicembre 2013 sono imprigionati, sparpagliati tra le carceri di Alessandria, Ferrara e Roma, sottoposti a un regime di alta sicurezza (AS2).

Per noi come per la popolazione della Val di Susa questi prigionieri sono fratelli e sorelle, parte della comunità che da più vent’anni resiste a una «grande opera» inutile e insensata, macchina mafiogena ed ecocida, meccanismo divorasoldi e divoramontagne imposto al territorio con prepotenza, ottusa arroganza e metodi prettamente autoritari.

Per noi prendere posizione è facile, è scontato. Ma anche chi non si è mai informato su questa lotta, e come molti è stato indotto a guardarla con sospetto, dovrebbe allarmarsi per quanto sta accadendo. E’ una vicenda che racconta una storia più grande, che rischia di ingrandirsi ulteriormente e coinvolgere sempre più persone. Tu che leggi, con quale certezza puoi dirti al sicuro? Come dice il motto latino: «de te fabula narratur». Forse questa storia parla già di te.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione. Il processo inizierà il 22 maggio. Di cosa sono accusati, esattamente?

Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore. Cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili.

Quella notte, non un poliziotto né tantomeno un operaio del cantiere TAV furono sfiorati, nemmeno alla lontana.

L’accusa di terrorismo e il regime di alta sorveglianza trovano il loro appiglio nell’art. 270 sexies del codice penale, incartato nove anni fa dentro uno dei tanti «pacchetti sicurezza» propinati a un’opinione pubblica in cerca di facili rassicurazioni. Era il luglio 2005, c’erano stati da poco gli attentati alle metropolitane di Madrid e Londra.

Coincidenza: quello stesso anno il movimento No Tav conseguì la sua più importante vittoria sul campo, bloccando e scongiurando l’apertura del cantiere per il cunicolo geognostico previsto a Venaus. In apparenza non c’entra, e invece c’entra, perché nel 270 sexies si legge (corsivo nostro): «Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto [...]»

Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a «finalità di terrorismo».

Ecco perché nessuno è al riparo da questa accusa.

Per due PM e un GIP della procura di Torino, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno cercato di «danneggiare l’immagine dell’Italia».

Proprio così, ripetiamolo: «danneggiare l’immagine dell’Italia».

Quale Italia sarebbe stata danneggiata nella sua immagine dai No Tav che stanno per andare a processo?

L’Italia che i poteri costituiti vedono «diffamata» dai No Tav è forse quella della dignità, della solidarietà, della partecipazione democratica? O è piuttosto quella di un certo «sviluppo» che serve solo il malaffare, della simbiosi tra partiti e cosche criminali, degli appalti sospetti, del lavoro con molti ricatti e pochi diritti, dei veleni e del biocidio?

Quella che stiamo descrivendo è solo la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo. Attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…

La pretesa di affrontare un problema politico e tecnico come quello della Torino-Lione attraverso la repressione giudiziaria e poliziesca sta avendo e avrà sempre più conseguenze devastanti. Devastanti non solo per il vivere civile, ma soprattutto per quattro ragazzi che rischiano di passare la loro gioventù in prigione, perché qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro.

Se sottoporre i quattro ragazzi al regime di Alta Sicurezza 2 doveva spezzare loro e far vacillare il movimento no tav, possiamo dire con certezza che non è servito.

Non è servito l’isolamento imposto ben oltre il periodo delle indagini, contro quel che si legge nell’articolo 33 dell’ordinamento penitenziario e nell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Non sono servite la drastica limitazione delle ore d’aria, la censura della posta la riduzione delle visite (permesse solo ai famigliari in senso stretto, quindi non a compagni/e di vita e conviventi).

Non è servita nemmeno la criminalizzazione mediatica.

Da dietro le sbarre, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno spedito lettere mai rassegnate, spesso ironiche, provocatorie, briose. Hanno chiesto per sé più repressione, più isolamento e il divieto di mangiare, hanno chiamato a testimoniare per la difesa «mio cugino che mi vuole tanto bene»… Dulcis in fundo, hanno suggerito di aggiungere Dudù il cagnolino di Berlusconi, alla surreale lista di «parti offese» stilata dai PM.

Lista che oggi include, senza il minimo intento umoristico, la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri, il III Reggimento Alpini di Pinerolo, i carabinieri di Sestriere, la P.S. di Imperia, la Guardia di Finanza di Torino…

Il 10 maggio si va in piazza.

A sostegno delle vere «parti offese».

Per la libertà di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, e per la libertà di tutti.

Per l’aria, l’acqua, il suolo e la salute pubblica della Val di Susa, dell’Italia e del pianeta.

Contro l’oscena accusa di terrorismo.

A Torino, alle 14, in Piazza Adriano.

Noi ci saremo.

Primi firmatari: Marco Aime (antropologo e scrittore) - Paolo Cacciari (giornalista) - Pino Cacucci (scrittore) – Massimo Carlotto (scrittore) - Giulietto Chiesa (Giornalista) - Girolamo De Michele (scrittore) - Valerio Evangelisti (scrittore) - Sabina Guzzanti (attrice e regista) - Loredana Lipperini (giornalista, conduttrice di Fahrenheit) - Valerio Mastandrea (attore e regista) - Maso Notarianni (giornalista-Peace Reporter) - Alberto Prunetti (scrittore) - Serge Quadruppani (scrittore) – Edoardo Salzano (Urbanista) – Vauro Senesi (editorialista e vignettista) - Cecilia Strada (presidente Emergency) - Guido Viale (economista) - Wu Ming (collettivo di scrittori) – Zerocalcare (fumettista)

Per aderire all’appello scrivere indicando nome e cognome a appello10maggio at gmail.com

Appello per la liberazione dei corpi e del dissenso politico

  • Martedì, 08 Aprile 2014 10:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminismo a Sud
08 04 2014

Da Quaderni.SanPrecario.Info:

Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato, in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

Per firmare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Segue l’appello in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo con l’elenco dei primi firmatari.

* * * * *

Foucault, in una lezione tenuta nel 1978 al Collège de France, scrive che oggi l’arte del governare “ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l’economia politica, per strumenti tecnici essenziali
i dispositivi di sicurezza”. Se questo è il piano dentro il quale ci muoviamo, oggi stiamo assistendo ad un salto di qualità dei dispositivi di sicurezza. Osserviamo una complessiva e sottile involuzione autoritaria della società italiana ed europea, dove il conflitto viene patologizzato e interiorizzato e vige la repressione di ogni politica affermativa e di ogni pratica di autonoma gestione di corpi, relazioni, territori. In particolare, ci allarma e ci preoccupa il clima di controllo di un neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val di Susa. Quattro giovani, Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò, sono da dicembre in carcere accusati di terrorismo. Altri 54 attivisti No Tav sono sotto processo per i fatti relativi alle manifestazioni del 27/6 e del 3/7/2011, attualmente in corso presso la IV Sezione del Tribunale di Torino, in condizioni in cui, come denunciato pubblicamente dagli avvocati della difesa, si consta “l’oggettiva impossibilità di garantire, nelle attuali condizioni, un sereno e concreto esercizio del diritto di difesa”.

Anche in altre città italiane (Bologna, Milano, Padova, Roma, Treviso, Napoli) negli ultimi mesi sono state emesse ordinanze di “divieto di dimora”, “arresti domiciliari”, “obblighi di firma” destinati a coloro che, più di altri, hanno manifestato dissenso politico.

Noi vediamo nell’esplicarsi di tali durezze fuori misura, il volto di un potere che ha cambiato natura: lontano e dittatoriale, repressivo e dunque “esterno” rispetto alle culture, ai corpi, ai volti, ma contemporaneamente vicino e “intimo”, capace di effettuare un’integrale cattura dell’anima, reclamando di volerla orientare attraverso dispositivi ambientali ed economici che favoriscono l’adesione alla “norma” oppure, viceversa, pronto a espellere, imprigionare, scartare qualsiasi elemento che alla “norma” non voglia adeguarsi.

Un’intera valle e tutta la sua popolazione da quasi venti anni resistono al destino stabilito dalle logiche dello sfruttamento intensivo neoliberista, sordo a ogni desiderio, insensibile ai bisogni della vita e al rispetto dell’ambiente, interessato solo alla razionalizzazione capitalistica dell’esistenza, al calcolo di investimenti in grandi opere inutili ed irragionevoli che debbono essere il più possibile soltanto una fonte di denaro. Di fronte alla fermezza con cui la decisione unilaterale sulla sorte della Val di Susa viene da decenni presentata come una funzione che sottomette tutti i comportamenti agli interessi economici, le comunità hanno messo in gioco i propri corpi, diventando un modello di testarda resistenza alle ragioni del capitalismo-finanziario per il Paese nella sua interezza e anche oltre i confini nazionali. Siamo in presenza di regole oscene che autorizzano a imprigionare quattro ragazzi poiché “l’azione terroristica è idonea ad arrecare danno d’immagine all’Italia” e, aspetto particolarmente significativo, siamo di fronte alla pubblica rivendicazione del lato indecente di questa repressione, con la complicità dei principali media e di buona parte del milieu intellettuale italiano (con poche, ma significative, eccezioni).

Per queste ragioni noi firmando chiediamo l’immediata liberazione degli attivisti imprigionati dietro accuse strumentali e gigantesche. Pensiamo che la moltitudine che si solleva in Val di Susa trasgredisca solo la logica imperante del “capitale umano”. Questi giovani mettono in gioco le proprie vite, rifiutando l’idea della libertà come libera accettazione di una scelta obbligata; hanno sottratto la propria libertà al calcolo, per affidarla alla manifestazione di un’idea.

Non c’è politica che non cominci da lampi come questi, vogliamo ricordarlo. Essi sono i lampi dell’intelligenza e del coraggio imprendibile dell’umanità, gli unici capaci di far tremare la presunta solidità del biopotere contemporaneo. Noi dunque pensiamo che l’avvenire della politica stia nella fedeltà a questi lampi cui chiunque può partecipare, purché sia disposto a mettere davvero in gioco se stesso.

* * * * *

[english version]

We would like to bring to your attention the following appeal, which has been gathering signatures of intellectuals and activists in Europe and elsewhere. It denounces the growing climate of intimidation and repression of political movements in Italy and in Europe. Particularly striking is the case of the Val di Susa (Piedmont, Italy) campaign against the new TAV (High Speed Train) development. At this time four young activists are subjected to a regime of isolation prison, under an accusation of “terrorism”, and 54 people are on trial for having demonstrated , in different forms, their dissent against the forced imposition of anti-environmental projects such as the TAV. This is just one example. Other episodes of widespread repression of political dissent give reason for serious alarm.

The promoters of this initiative are subscribers to the “Effimera” discussion list, an informal network of international researchers and thinkers which was created out of the earlier experience of “UniNomade 2.0”.

We ask all those who care about freedom of expression and criticism to support this appeal, the aim of which is to reaffirm the right to self-determination of bodies and territories outside and against the economic logic of contemporary financial capitalism.

To sign: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Appeal for the liberation of the bodies and of political dissent

Michel Foucault, in a lesson held at the Collège de France in 1978, stated that today the art of governance “has the population as its target, political economy as its main form of knowledge, and security dispositifs as its basic technical instruments”. This is the context in which we move, but today we are witnessing a qualitative leap forward in the security dispositifs. We can observe a general but subtle authoritarian regress in the Italian and European societies, in which social conflict gets pathologized and internalized and every affirmative politics and autonomous practice in the management of bodies, relations, and territories is repressed. We are especially worried about the control exercised by a neocapitalism, which is extremely violent towards the activists of the No TAV movement in Val di Susa. Four youths, Chiara, Claudio, Mattia and Niccolò, have been held in prison since December on the charge of terrorism. 54 other No TAV activists are on trial because of the facts happened during the demonstrations of the 27th of June and the 3rd of July 2011. The trial is taking place at Section IV of the Turin’s Court and, as publicly denounced by the defence lawyers, “it is objectively impossible, under the current conditions, to exercise serenely and concretely the right to defence”. Over the last months, in other Italian cities (Milano, Bologna, Treviso, Padova, Roma, Napoli), the authorities have taken measures of “prohibition of residence”, “house arrest”, “requirement to sign-in” against those people who, more than others, have voiced political dissent.

We see in this disproportionate severity the manifestation of a power that has changed in nature: it is faraway, dictatorial, repressive and thus “outside” cultures, bodies, and faces, but at the same time it is nearby and “intimate”, it is able to fully capture the soul, claiming to direct it through environmental and economic dispositifs promoting abidance to the “norm” or, vice versa, ready to expel, imprison, or reject any element who refuses to adapt to the “norm”.

For twenty years, a whole valley and its entire population have been resisting the destiny established by the logic of intensive neoliberal exploitation, which is deaf to any desire, insensitive to the needs of life and to the respect of the environment, interested only to the capitalist rationalization of the existence and to the calculation of investments in useless and unreasonable major building projects thought to be a source of profits to the highest extent. Faced with the firmness with which the unilateral decision on the destiny of the Val di Susa has been for decades presented as a function that subjects all behaviours to economic interest, the communities put their bodies on the line, becoming a model of stubborn resistance to the reasons of financial capitalism for the whole country and beyond. We are dealing with obscene rules that allow to imprison four youths because “the terrorist action is apt to damage Italy’s reputation” and, especially important, the responsibility for such a repression is being shamelessly claimed, with the complicity of the mainstream media and the majority of the Italian intellectual milieu (with few but important exceptions).

For these reasons, signing this appeal we ask for the immediate liberation of the activists who have been imprisoned with self-serving and disproportionate accusations. We think that the multitude now rising in Val di Susa is transgressing the ruling logic of “human capital”. These youths put their own lives on the line, refusing the idea of freedom as the free acceptance of a forced choice; they have subtracted their freedom from calculation and they have given it to the demonstration of an idea.

All politics start from sparks like these, we would like to remind it. These are the sparks of the uncatchable intelligence and bravery of humanity, the only capable to frighten the supposed solidity of contemporary biopower. We thus think that the future of politics lies in the faithfulness to such sparks, in which anyone can share, if she is prepared to really put herself on the line.

* * * * *

[traduction française]

Par cet appel, signé par des intellectuels d’Europe et d’ailleurs, nous souhaitons dénoncer le climat d’intimidation et de répression croissante qui règne en Italie et en Europe. Le cas de la Val di Susa est emblématique : quatre jeunes accusés de « terrorisme » sont actuellement soumis à un régime pénitentiaire d’isolement et 54 personnes sont poursuivis pour avoir exprimé leur désaccord contre l’avancement des travaux de la Ligne à Grande Vitesse (LGV), contre laquelle les communautés locales s’opposent depuis vingt ans. Nous sommes également très inquiets face à d’autres atteintes au droit à manifester et à exprimer son désaccord.
Cet appel est soutenu par les membres de la liste Effimera, un groupe de recherche et de réflexion internationale pluriel, né après l’expérience de UniNomade 2.0. Nous demandons à tous ceux qui ont à coeur la liberté d’expression et de critique de soutenir cette initiative qui vise à rappeler le droit à l’autodétermination des corps et des territoires en dehors des impositions et des logiques du capitalisme financier contemporain.

Pour signer: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Appel pour la libération des corps et la dissension politique

Dans une leçon au Collège de France de 1978, Foucault écrit que l’art du gouvernement « a pour cible principale la population, pour forme majeure de savoir, l’économie politique, pour instrument essentiel, les dispositifs de sécurité». Si cela est bien le plan à l’intérieur duquel nous évoluons, nous assistons aujourd’hui à un redéploiement des dispositifs de sécurité, une régression autoritaire de la société italienne et européenne, imperceptible autant que généralisée. Le conflit est pathologisé et intériorisé et toute politique positive, toute pratique de gestion autonome des corps, des relations, des territoires, sont réprimées. Nous sommes particulièrement troubléEs et préoccupéEs par la répression brutale dont sont victimes les activistes du mouvement No Tav en Vallée de Susa. Accusés de terrorisme (selon la législation toujours en vigueur depuis les années 1970), quatre jeunes militants, Claudio, Chiara, Mattia et Niccolò, sont en prison depuis décembre 2013. Cinquante-quatre autres activistes du mouvement No Tav sont actuellement jugés pour les faits relatifs aux manifestations du 27/6 et du 3/7/2011. Ces procès en cours auprès de la IVème Section du Tribunal de Turin, se déroulent dans des conditions qui violent gravement les droits de la défense comme l’ont dénoncé les avocats des inculpés ayant constaté « l’impossibilité objective de garantir l’exercice serein et effectif du droit de la défense ».

Il en est de même dans d’autres villes italiennes : au cours des derniers mois, à Milano, à Bologne, à Padoue, à Rome, à Treviso, et à Naples, des ordonnances « d’interdiction de séjour», « de détention à domicile », « d’obligation de signature » ont été prises à l’encontre de celles et ceux qui, plus ouvertement que les autres, ont manifesté leurs désaccords politiques.

La mise en œuvre de ces mesures violentes nous révèle les traits d’un pouvoir qui a changé de nature. Répressif, lointain et donc « extérieur » aux cultures, aux corps, aux visages, ce nouveau pouvoir est en même temps proche, « intime » et diffusé par capillarité, capable de favoriser à l’adhésion à la norme ou prêt à écarter, emprisonner et expulser tout élément inadaptable.

Une vallée entière et toute sa population résistent depuis vingt ans à la destinée qui lui assignent les logiques de l’exploitation néolibérale intensive du territoire. Une logique sourde à tout désir, insensible aux besoins de la vie et au respect de l’environnement, obsédée par la rationalisation capitaliste de l’existence et le calcul des investissements les plus rentables. C’est face à cette logique aveugle, arbitraire et autoritaire qui voudrait tout soumettre aux seuls intérêts économiques que les communautés de la Vallée de Susa ont mis en jeu leurs corps et sont de devenues un modèle de résistance opiniâtre aux raisons du capitalisme financier, et ce en Italie comme au-delà des frontières nationales.

Des règles scélérates autorisent l’emprisonnement de jeunes militants au motif que « l’action terroriste est apte à dénaturer l’image de l’Italie ». Et, aspect particulièrement significatif, nous nous trouvons face à la revendication publique du côté obscène de cette répression, avec la complicité des médias principaux et d’une bonne partie de la classe intellectuelle italienne (avec des rares, mais significatives, exceptions).

C’est pourquoi les signataires de cet appel demandent la libération immédiate des militants emprisonnés sur la base d’accusations instrumentales et exorbitantes. Nous pensons que la multitude qui se soulève en Vallée de Susa ne fait que transgresser la logique dominante du « capital humain ». Ces jeunes mettent en jeu leur vie, en refusant l’idée que la liberté ne serait que l’acceptation d’un choix contraint ; ils ont soustrait leur liberté au calcul, pour la confier à l’accomplissement d’une idée.

Il n’y a pas de politique qui ne commence par de tels éclairs, nous le rappelons. Ce sont les éclairs de l’intelligence et du courage indomptable de l’humanité, les seuls capables de faire trembler la soi-disant solidité du biopouvoir contemporain. Nous pensons que l’avenir de la politique réside dans la fidélité à ces éclairs auxquels quiconque peut participer, pourvu qu’il soit disposé à se mettre en jeu.

* * * * *

[Deutsch Übersetzung]

Mit dem folgenden Aufruf möchten wir, Intellektuelle, Aktivistinnen und Aktivisten aus Europa und darüber hinaus, das Klima zunehmender Einschüchterung und Repression in Italien und Europa anprangern. Frappierend ist der Fall der Repression gegen Gegner der geplanten Hochgeschwindigkeitsstrecke im Val di Susa (Piemont, Italien): Gegenwärtig sitzen vier junge Leute unter dem Vorwurf des „Terrorismus“ in Isolationshaft, gegen 54 weitere Menschen ist Anklage erhoben worden, weil sie in verschiedener Form ihre Opposition gegen den Bau des sinnlosen Großprojekts manifestiert haben. Doch ist es nicht nur dieses eine Beispiel: Auch andere Fälle weitverbreiteter Repression gegen politische Opposition finden wir in hohem Maße alarmierend.

Die Initiative für diesen Aufruf ging aus von Teilnehmerinnen und Teilnehmern am Diskussionsforum Effimera, einem vielfältigen und internationalen Zusammenhang von Wissenschaftlerinnen, Wissenschaftlern und Intellektuellen, hervorgegangen aus den Erfahrungen des Projekts UniNomade 2.0 . Wir möchten alle, denen die Freiheit der Meinung und der Kritik am Herzen liegt, aufrufen, diesen Appell zu unterstützen, der darauf zielt, das Selbstbestimmungsrecht der Körper und der Territorien zu bekräftigen, außerhalb und gegen das ökonomische Kalkül des gegenwärtigen Finanzkapitalismus.

Um unterschreiben: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Aufruf für die Befreiung der Körper und des politischen Dissenses

Michel Foucault schreibt 1978, in einer Vorlesung am Collège de France, die Regierungskunst heute habe «als Hauptzielscheibe die Bevölkerung, als wichtigste Wissensform die politische Ökonomie und als wesentliches technisches Instrument die Sicherheitsdispositive». Es ist dies der Kontext, in dem wir uns bewegen, doch zugleich erleben wir gegenwärtig in den Sicherheitsdispositiven einen qualitativen Sprung. Wir beobachten eine umfassende und zugleich subtile autoritäre Involution der Gesellschaft in Italien wie in ganz Europa, eine Involution, in der gesellschaftliche Konflikte pathologisiert und interiorisiert werden und in der jedwede Politik der Selbstbehauptung und jegliche autonome Praxis der Körper, jegliche Selbstbestimmung in Verhältnissen und Territorien unterdrückt wird.

Alarmiert und beunruhigt sind wir durch das von einem extrem gewalttätigen Neokapitalismus erzeugte Klima der Kontrolle, in dem besonders gegen die Aktivistinnen und Aktivisten von No Tav, der Bewegung gegen den Bau der Hochgeschwindigkeitsstrecke, im Val di Susa vorgegangen wird. Vier junge Leute, Chiara, Claudio, Mattia und Niccolò, sind seit Dezember 2013 aufgrund von Terrorismusvorwürfen inhaftiert. Gegen 54 andere No Tav-Aktivistinnen und ‑Aktivisten laufen Strafverfahren wegen Vorfällen während der Großdemonstrationen am 27. Juni und am 3. Juli 2011. Der Prozess findet derzeit vor der Vierten Strafkammer des Turiner Gerichtshofes statt, und zwar unter Umständen, die es – einer öffentlichen Erklärung der Anwältinnen und Anwälte der Angeklagten zufolge – «objektiv unmöglich [machen], unter den gegenwärtigen Bedingungen, die unbeeinträchtigte und sorgfältige Ausübung des Rechts auf Verteidigung sicherzustellen».

Auch in anderen Städten Italiens, unter anderem in Mailand, Bologna, Padua, Treviso,Rom und Neapel, kam es in den vergangenen Monaten zu behördlichen Aufenthaltsverboten, zu Beschränkungen der Freizügigkeit, «Hausarresten» und Meldeauflagen gegen Personen, die öffentlich politischen Dissens und Protest äußerten.

In einer solchen unverhältnismäßigen Härte sehen wir das Antlitz einer Macht, die ihre Natur verändert hat: Sie manifestiert sich aus der Distanz, diktatorisch und repressiv, und wirkt insofern als der Kultur, den Körpern und Sichtweisen «äußerlich», doch gleichzeitig agiert sie nah und «innerlich», insofern sie in der Lage ist, auf das Leben einer Person insgesamt zuzugreifen, und den Anspruch erhebt, es bestimmten ökologischen und ökonomischen Dispositiven entsprechend auszurichten und so das Befolgen der «Norm» zu fördern – oder aber bereit steht, jede und jeden zu verfolgen, zu inhaftieren und auszusondern, die oder der nicht willens ist, sich dieser «Norm» zu beugen.

Seit praktisch zwanzig Jahren leistet im Val di Susa die Bevölkerung des ganzen Tals Widerstand gegen das Schicksal, das die Logik verdichteter neoliberaler Ausbeutung für diese Gegend vorgesehen hat, eine Logik, die den Anliegen der Menschen gegenüber taub und den Notwendigkeiten des Lebens ebenso wie der Achtung der Umwelt gegenüber empfindungslos bleibt, einzig interessiert an der kapitalistischen Rationalisierung der Existenz und am Kalkül der Investitionen in nutzlose und unsinnige Großprojekte, die darauf zielen, möglichst nur Gewinne abzuwerfen. Angesichts der Unerbittlichkeit, mit der die einseitige Entscheidung über das künftige Schicksal des Tals jahrzehntelang als ein Zweck präsentiert wurde, der es rechtfertigt, jegliches Handeln ökonomischen Interessen zu unterwerfen, haben Aktivistinnen und Aktivisten in den Gemeinden begonnen, ihre Körper in die Waagschale zu werfen, und wurden so im ganzen Land und über die Grenzen Italiens hinaus zu einem Musterbild des eigenwilligen Widerstands gegen die Rationalität des Finanzkapitalismus. Wir stehen vor einer Situation, in der nicht nur obszöne Gesetze es erlauben, dass vier Jugendliche inhaftiert sind, weil ihr angebliches «terroristisches Handeln geeignet ist, dem Ansehen Italiens Schaden zuzufügen», sondern auch – ein Aspekt von besonderer Tragweite – eine solche Repression skandalöserweise öffentlich gefordert wird und die Mainstreammedien sowie ein nicht unerheblicher Teil der Intellektuellen des Landes dies komplizenhaft mittragen (mit wenigen, allerdings bedeutsamen Ausnahmen).

Aus all diesen Gründen fordern wir, die Unterzeichnerinnen und Unterzeichner dieses Aufrufs, die sofortige Freilassung der infolge solcher gleichermaßen interessegeleiteten wie monströsen Vorwürfe Inhaftierten. Wir sehen die im Val di Susa sich erhebende Menge die herrschende Logik des «Humankapitals» durchbrechen. Diese jungen Leute werfen ihr Leben in die Waagschale und weisen eine Vorstellung von Freiheit zurück, die nichts weiter ist als die «freie Wahl» einer aufgezwungenen Entscheidung; sie haben ihre Freiheit dem Kalkül entzogen und demonstrieren für eine Idee.

Es gibt keine Politik, die nicht von Blitzen wie diesen ausginge. Daran möchten wir erinnern. Es ist dies das Aufleuchten der Intelligenz und des unerschütterlichen Mutes von Menschen, die allein in der Lage sind, die angebliche Beständigkeit der heutigen Biomacht erbeben zu lassen. Wir sind daher davon überzeugt, eine zukünftige Politik bedarf solcher Blitze, zu denen jede und jeder beitragen kann, die und der bereit ist, sich selbst in die Waagschale zu werfen.

* * * * *

[traducción al español]

Por la liberación de los cuerpos y del disenso político

Foucault, sobre una clase del 1978 en el Collége de France, escribía que hoy el arte de gobernar “tiene a la población como objetivo, a la economía política como forma principal de saber, y a los dispositivos de seguridad como herramientas técnicas esenciales”. Si este es el plan en el cual nos movemos, asistimos hoy en día a un salto de calidad en los dispositivos de seguridad. Observamos una involución autoritaria sutil pero general en la sociedad italiana y europea, donde el conflicto es patologizado y interiorizado y donde rige la represión sobre cualquier política afirmativa y sobre cualquier práctica autónoma de gestión de los cuerpos, de las relaciones, y de los territorios. En concreto, estamos alarmados y preocupados por el clima de control de un neocapitalismo particularmente violento hacia los activistas No Tav en Val di Susa. Cuatro jóvenes, Claudio, Chiara, Mattia y Niccoló están encarcelados desde Diciembre acusados de terrorismo. Otros 54 activistas No Tav están sufriendo un juicio por hechos relativos a las manifestaciones del 27/6 y del 3/7 de 2011, en la VI Sección del Tribunale di Torino, en condiciones tales que los abogados de la defensa han declarado públicamente que existe “una imposibilidad objetiva de garantizar el ejercicio concreto y efectivo del derecho de defensa”.

También, en los últimos meses, en otras ciudades italianas, como es el caso de Milano, Bolonia, Padua, Treviso, Roma y Nápoles, se han emitido órdenes judiciales relativas a la *prohibición de demora*, *arrestos domiciliarios* y *obligación de firmar* destinados a aquellas personas que ha manifestado un disenso político.

Nosotras vemos, tras esta dureza fuera de medidas, la cara de un poder que ha cambiado de naturaleza: lejano y dictatorial, represivo y al fin y al cabo externo con respecto a las culturas, los cuerpos, los rostros, pero a la vez cercano, íntimo, capaz de efectuar una captura integral del alma, reclamando de quererla dirigir a través de dispositivos ambientales y económicos que favorecen la adhesión a la “norma” o, viceversa, listo para expulsar, encarcelar, descartar cualquier elemento que no quiera adecuarse a la “norma”.

Un valle entero y toda su población, desde hace veinte años, se resisten al destino establecido por lógicas de explotación intensiva y liberal, sordo al deseo, insensible a las necesidades de la vida, al respeto del ambiente, interesado solamente en la racionalización capitalista de la existencia, al cálculo de las inversiones en grandes obras inútiles y irracionales, cuya función no es otra que la de ser una fuente de ganancias. Frente a la firmeza con la cuál la decisión unilateral sobre el futuro de la Val di Susa es presentada desde hace décadas, como un mecanismo capaz de someter todos los comportamientos a los intereses económicos, las comunidades han puesto en juego sus propios cuerpos, convirtiéndose en el modelo de la resistencia tenaz a los imperativos del capitalismo financiarío en el conjunto del País e incluso más allá de las fronteras nacionales. Estamos frente a reglas obscenas, que permiten a encarcelar cuatro jóvenes porque “la acción terrorista daña la imagen a Italia”; y, elemento particularmente significativo, estamos frente a la reivindicación pública, e indecente, de la represión: en la complicidad de los medios de comunicación y en el milieu intelectual italiano (con pocas, aunque significativas, excepciones).

Por esta razón pedimos, firmando esta Llamada, la inmediata liberación de los activistas encarcelados bajo acusaciones instrumentales y desproporcionadas. Pensamos que la multitud sublevándose en Val di Susa transgrede solamente la lógica imperante del “capital humano”. Estos jóvenes están poniendo en juego sus propia vidas, rechazando la idea de la libertad como libre aceptación de una elección obligada; ya su libertad no es cálculo, sino manifestación de sus ideas.

No hay política que no empiece con relámpagos como este, queremos recordarlo. Son relámpagos de la inteligencia y del coraje inaprensible de la humanidad, los únicos capaces de hacer temblar la presunta solidez del biopoder contemporáneo.

Es por esto que pensamos que el porvenir de la política está en la fidelidad a estos relámpagos, donde todos podemos participar, siempre y cuando estemos dispuestos a ponernos en juego a nosotras mismas.

Appello dei familiari dei 4 #notav arrestati per terrorismo

  • Mercoledì, 19 Febbraio 2014 11:08 ,
  • Pubblicato in L'Appello

Giap
18 febbraio 2014

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l'accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di ChiomonteIn quell'assalto è stato danneggiato un compressore, non c'è stato un solo ferito.

facebook