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No Tav, 220 mila euro per Perino

  • Mercoledì, 12 Febbraio 2014 12:26 ,
  • Pubblicato in Flash news
Repubblica.it
12 02 2014

Il leader valsusino era stato condannato per aver preso parte a una dimostrazione No Tav che, nel 2010, aveva ostacolato l'esecuzione di un sondaggio preliminare di terreni

Il movimento No Tav annuncia di avere raccolto 220 mila euro, attraverso la sottoscrizione online avviata nei giorni scorsi, che permetteranno al leader Alberto Perino e due amministratori comunali della Valle di Susa di coprire per intero la condanna inflitta da un tribunale civile. La notizia è stata lanciata via internet. Perino e i due amministratori erano stati condannati a risarcire la società Ltf per avere promosso e gestito una dimostrazione, nel 2010, che ostacolò un sondaggio preliminare di un terreno dalle parti dell'abitato di Susa. "Grande soddisfazione" viene espressa da deputati e senatori del Movimento 5 Stelle in merito alla notizia del risultato della raccolta fondi promossa dai No Tav per aiutare il leader Alberto Perino e due amministratori comunali della Valle di Susa a onorare una condanna a una pena pecuniaria di 215 mila euro inflitta da un tribunale civile.

"Neanche la richiesta di cifre astronomiche - si legge in un comunicato - può scalfire la determinazione dei No Tav nel portare avanti la loro battaglia contro questa inutile, devastante e costosissima grande opera". "Quanti affermano che in Valsusa sopravvivano pochi e sparuti oppositori al Tav - prosegue la nota - dovranno finalmente ammettere la realtà: in un momento di grave crisi economica, moltissime persone, da ogni parte d'Italia, hanno scelto di dimostrare la loro solidarietà e la loro vicinanza nei confronti di chi da anni lotta per preservare il proprio territorio dalla devastazione e dalla speculazione delle fortissime lobby Sì Tav".

Il denaro è arrivato non solo da simpatizzanti italiani ma anche di altri Paesi europei. I legali, comunque, annunciano che chiederanno alla Corte d'appello di Torino di sospendere l'esecutività della sentenza, che era stata pronunciata dal tribunale civile di Torino. Perino e gli altri convenuti avevano preso parte a una dimostrazione No Tav che, nel 2010, aveva ostacolato l'esecuzione di un sondaggio preliminare di terreni nei pressi di Susa.

La Repubblica
12 12 13

É stata denunciata per violenza sessuale e oltraggio a pubblico ufficiale Nina De Chiffre, la ragazza milanese No Tav, diventata famosa per il bacio al poliziotto durante la marcia contro la Torino-Lione, tenutasi il 16 novembre da Susa a Bussoleno.

Lo ha annunciato il segretario generale del sindacato di Polizia (Coisp), Franco Maccari: "Ho denunciato la No Tav che ha baciato il casco del poliziotto" ha detto il sindacalista, intervistato durante la trasmissione di Radio24 "La Zanzara".

Ma perché violenza sessuale? "Se io la bacio sulla bocca, non é reato? - ha risposto Maccari - se fosse stato un poliziotto a baciare un manifestante a caso, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale".

Il gesto di Nina De Chiffre aveva creato molto clamore: inizialmente, quando la foto del bacio era stata pubblicata su giornali e siti web, si era pensato ad un gesto distensivo e di rappacificazione tra il movimento No Tav e le forze dell'ordine.

Ma nel giro di poche ore era stata proprio la giovane milanese a smentire tale interpretazione, precisando che il suo era un gesto di provocazione e di disprezzo contro le forze dell'ordine, che su Facebook ha definito "dei porci schifosi da appendere a testa in giù".

Dopo il "bacio" l'attivista si sarebbe bagnata le dita con la saliva, e avrebbe provato ad avvicinarle alla sua bocca. "Volevo che quel poliziotto si ricordasse quello che è successo a Marta di Pisa - aveva detto Nina a Repubblica - lo scorso luglio è stata molestata e picchiata senza nessuna conseguenza per gli agenti".

Fabio Tanzilli

Uomini, donne e moltissimi giovani; tutti lì, nonostante il freddo e la pioggia battente. "Tutti colpevoli" si legge sulle gigantografie strette tra le mani della gente; sopra ci sono stampati i volti degli uomini politici e dei commissari che negli anni si sono alternati per risolvere il problema, per mettere fine all'emergenza. L'ex governatore Bassolino e Guido Bertolaso, ma anche Umberto Improta e l'ex prefetto Corrado Catenacci. ...

#fiumeinpiena, quattro piazze per i beni comuni

  • Giovedì, 14 Novembre 2013 16:30 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
14 11 2013

Il 16 novembre quattro luoghi simbolo della lotta per la difesa dei beni comuni e per i diritti di cittadinanza scendono in piazza: Val di Susa, Pisa, Napoli e Gradisca d'Isonzo.

La lotta NoTav in Val di Susa contro la devastazione ambientale e la cementificazione del territorio; Pisa, con il suo attacco frontale all'intoccabilità della proprietà privata e la tutela dei beni comuni; Gradisca d'Isonzo, per la chiusura del CIE simbolo di politiche securitarie e disumane, incapaci di accoglienza ma solo di repressione; Napoli, per denunciare ancora una volta l'avvelenamento del territorio, la distruzione di un'economia locale, il rischio sanitario a cui sono esposte milioni di persone, a causa di un'economia che si serve della mafia per diminuire i costi ed aumentare i profitti.

Quattro esempi del cortocircuito del potere si mobilitano e creano tra loro connessioni, per mostrare il filo che unisce vertenze complementari, con la certezza che è solo dalla coalizione delle lotte sociali che possiamo, dal basso, disarticolare politiche insostenibili e decostruire modelli asfissianti.

E' nelle comunità locali - attive, aperte ed inclusive - che prendono vita i semi di un'altra idea di società, ecologica, solidale, cooperativa, legata a esigenze concrete e a pratiche culturali vive e per questo vaccinate contro i populismi e il localismo reazionario.

Quelle che scenderanno nelle piazze il 16 novembre sono comunità resistenti che si ribellano. Ci ribelleremo per bloccare la privatizzazione dei beni comuni e la riduzione dei diritti, per realizzare trasformazioni radicali a partire dalla connessione tra persone e territorio, tra storie umane e relazioni ambientali. Invaderemo le strade forti della pluralità delle nostre storie e linguaggi, per valorizzare le esperienze di partecipazione e di attivismo sociale, per difendere l'autodeterminazione dei territori e rafforzare le reti dell'economia locale e solidale che si battono contro il sistema economico dominante e le élite che lo alimentano.

Le mobilitazioni di Val di Susa, Pisa, Napoli e Gradisca di Isonzo evidenziano qualcosa che va oltre le criticità locali. Nella maglia che unisce queste lotte intravediamo i punti cardinali attraverso cui riprendere parola e riappropriarci dei diritti negati.

Non è più tempo per opportunismi tattici, alchimie politiche e per strategie attendiste. La crisi - economica, sociale e culturale - che stiamo vivendo ci impone una reazione collettiva e uno scatto di dignità, per dare gambe ad un futuro nuovo, fatto di interessi comuni, proprietà collettive, giustizia sociale e ambientale.

Il 16 novembre migliaia di donne e di uomini scenderanno in piazza, saranno un fiume in piena impossibile da fermare, saranno l'espressione di comunità resistenti che non si rassegnano e che propongono modelli di lotta territoriale partecipata per fermare l'economia del debito e delle grandi opere, il diktat delle multinazionali, il primato della proprietà privata e delle lobby finanziarie, per ripristinare la cittadinanza negata.

Lei sa a cosa serve quel buco?

  • Domenica, 27 Ottobre 2013 10:08 ,
  • Pubblicato in Video

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