Erri De LucaGiacomo Russo Spena, Micromega
20 luglio 2015

Dal governo Renzi al suo processo per istigazione a delinquere, dallo scontro tra Istituzioni e Syriza all'ondata di razzismo nel Paese. Una conversazione con lo scrittore – il 20 settembre sarà nuovamente in Aula per difendersi – che non intravede alternative ad euro ed Europa: “Non esiste piano B”.
Micromega
20 07 2015

Dal governo Renzi al suo processo per istigazione a delinquere, dallo scontro tra Istituzioni e Syriza all’ondata di razzismo nel Paese. Una conversazione con lo scrittore – il 20 settembre sarà nuovamente in Aula per difendersi – che non intravede alternative ad euro ed Europa: “Non esiste piano B”. Tsipras? “Ora è il garante dell'accordo, più che l'esponente di una nuova Europa. Ma l'economia ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali”.

Il prossimo 20 settembre sarà nuovamente nel tribunale di Torino per difendersi dall’accusa di istigazione a delinquere. Un provvedimento che Erri De Luca considera “autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione”. Per la prima volta verrebbe applicato ad uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche, reo – secondo l’accusa – di aver rilasciato un’intervista all’Huffington Post nella quale giustificò il sabotaggio della Tav Torino-Lione. Si difende praticamente da solo, il suo avvocato costretto a seguire le sue decisioni. Ma, durante la conversazione, dalla Val Susa in un attimo si arriva al braccio di ferro tra le Istituzioni europee e la Grecia: “Il debito è diventato un'arma per sottomettere i Paesi e ridurli in servitù e in perpetua dipendenza – afferma – Tsipras ha dimostrato una novità antica, il primato della politica sull'economia”.

Dopo uno scontro durato cinque mesi, all’Eurosummit le Istituzioni hanno però inflitto una “pace punitiva” al Paese ellenico. Siamo ad un golpe bianco?
Siamo ai rapporti di forza tra un creditore reazionario e un debitore costretto a subire. Le condizioni capestro servono a scoraggiare altre nazioni, penso soprattutto alla Spagna di Podemos.

Nell’eurozona le diseguaglianze sociali aumentano, così il divario tra Paesi creditori e Paesi debitori, tra centro e periferia. Che Europa abbiamo costruito?
A noi nati nel dopoguerra è stata garantita un’Europa di pace, nata sulla sconfitta delle tirannie nazifasciste. Ne abbiamo tratto enormi vantaggi. La scelta oggi è tra rafforzare i vincoli tra gli Stati cedendo competenze a una federazione oppure dissociarsi e smembrare. Preferisco andare verso una federazione.

Alla fine Tsipras è stato costretto ad accettare il piano di salvataggio, intanto una parte di Syriza ha votato contro considerandolo un ennesimo memorandum e fuori il Palazzo, a piazza Syntagma, si protestava in nome dell’OXI referendario. Qual è il suo giudizio?
Non conosco la Grecia per sapere se Tsipras resterà a gestire la sottomissione o se verrà ribaltato. Ora è il garante dell'accordo, più che l'esponente di una nuova Europa. Dal mio punto di vista mediterraneo l'Unione è al bivio, o va verso una federazione di Stati, dunque a minore autonomia nazionale, o si sgretolerà perdendo pezzi. L'economia non è una scienza, ma una tecnica di manipolazione del mercato. Ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali. È il nuovo potere temporale dei nostri tempi. In attesa di una secessione Protestante, di un nuovo Lutero, il ruolo assunto dalla Germania nuoce alla Germania stessa.

In molti evidenziano gli errori commessi da Tsipras durante le trattative, qualcuno lo considera persino un “traditore”. Poteva ipotizzare un piano B come consigliato dall’ex ministro Varoufakis?
Non c'era piano B all'infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall'euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell'abisso argentino di anni fa.

La Grexit non è un’opzione possibile?
Inconcepibile l’uscita della Grecia, ingiustificabile una dichiarazione fallimentare di uno Stato a fronte di un debito relativamente piccolo e ristrutturabile. Non esiste alternativa all'euro e nemmeno all'Europa. Non è previsto espellere uno Stato. L'Europa non è un Golf Club.

Il progetto europeista quindi va avanti? L’Unione Europea non ha dimostrato di essere irriformabile?
Possono temere quanto vogliono e aizzare timori, le loro specialità. C'è un'Europa nuova che si muove nel Mediterraneo e che coinvolgerà anche noi. Tsipras era a Genova a manifestare contro il G8, ovvio che dispiace a lorsignori.

Recentemente lei è passato alla cronaca per una commovente preghiera laica per i migranti morti nel Mediterraneo. La Fortezza di Schengen miete vittime su vittime. Come risolvere la questione delle migliaia di rifugiati in fuga da guerre e carestie?
I profughi non sono mendicanti, non vengono a chiedere la carità. Dispongono di denaro che potrebbero spendere da noi, ma noi li costringiamo a darlo ai contrabbandieri di viaggiatori, rendendo il corpo umano la merce più redditizia da trafficare. Un semplice ragionamento di interesse imposterebbe le partenze direttamente alla fonte. Erano più pratici gli inglesi che tra le due guerre permettevano immigrazione in Palestina a Ebrei forniti di denaro. Invece il proibizionismo praticato dall'Europa non ha nessun effetto deterrente, non scoraggia nessun viaggiatore e rinuncia a presenze autofinanziate.

Da Treviso a Casale San Nicola, da noi aumentano gli episodi di razzismo, alimentando così la guerra tra poveri…
Da qualche parte del nostro Paese si è disposti a accogliere e subire qualunque prepotenza pubblica, ma non l'accoglienza di chi è più debole, in condizione di inferiorità. Prendersela coi più deboli si chiama ovunque con un solo nome: vigliaccheria.

Con l’ascesa della Lega di Matteo Salvini rischiamo una svolta lepenista del Paese?
In Italia la destra esiste: finita Forza Italia, cerca altra rappresentanza. La Lega che si allea con i nuovi fascisti per avere un po’ di gente in una piazza romana, è per ora un ripiego in attesa di una ricostituente della destra.

E il M5S è un argine all’avanzata dell’estrema destra o è una forza reazionaria?
Il Movimento 5 stelle è appunto un movimento e in questa esperienza parlamentare si sta fornendo di nuovi portavoce. Lo considero almeno uno scongiuro contro una deriva populista di destra, un anticorpo che ci risparmia il consenso accumulato da un Front National francese.

Ora è sotto processo per aver dichiarato la “Tav va sabotata”. In Italia c’è ancora il diritto al dissenso così come recita la nostra Carta?
A fianco dell'articolo 21 della Costituzione, garante della più generosa libertà di espressione, sussiste un articolo del codice penale fascista del 1930 che prevede il reato di istigazione. In questa configurazione di reato, l'accusa non deve nemmeno dimostrare chi sia stato istigato e a commettere cosa. Le basta affermare che in situazione di conflitto sociale la parola è intervenuta a costituire pericolo. Il reato non si basa sul fatto compiuto e dimostrato, ma sulla ipotesi di pericolo. È perciò perfettamente autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione. È la prima volta che viene applicato a uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche. Sarei presente in quell'aula anche se non fossi imputato io ma un'altra persona, perché da cittadino mi riguarda sapere se l'articolo 21 della Costituzione sia ancora prevalente sul codice fascista oppure no.

Finora abbiamo parlato di Syriza, Podemos e del vento che soffia in Europa… la sinistra italiana invece è moribonda. Come potrebbe ripartire?
Non lo so, sicuramente non dall'alto con qualche mescolamento di parlamentari. Con le nuove leve della comunicazione si possono formare movimenti in poco tempo. Da noi ne sta sicuramente fermentando qualcuno.

A settembre ci sarà una nuova costituente a sinistra del Pd lanciata da Sel a cui parteciperanno anche Pippo Civati e Sergio Cofferati. Non è interessato ad un progetto simile?
Ripeto, non credo a raggruppamenti promossi da vertici e da personalità politiche già messe alla prova dei fatti.

E la coalizione sociale di Landini? Potrebbe essere lui l’uomo del cambiamento?
Deve venire dal basso un movimento indipendente da qualunque dirigente in servizio. A questo movimento uno come Landini potrebbe fornire dall'esterno autorità e sostegno.

Passiamo all’attività del governo. Trova analogie tra il berlusconismo e il renzismo?
Non riconosco a Renzi un renzismo, una capacità di infezione civica. Per ora è un capo di governo fortunato che gode di una maggioranza variabile ma sicura, dovuta al terrore di Forza Italia di elezioni anticipate che abbrevierebbero di molto la sua scomparsa.

Non lo spaventa il “decisionismo” e l’autoritarismo di Renzi. Non crede incarni il modello Marchionne dove non esistono corpi intermedi e relazioni con parti sociali?
L'ascolto di piazze e movimenti non è una caratteristica della politica italiana che ne ha tenuto conto solo se messa di fronte a una prova di forza e di compattezza. Renzi non è diverso da Letta e da Monti, tanto per restare nella categoria dei governi inventati da Napolitano.

No Tav. info
29 06 2015

La giornata appena conclusa è stata una giornata decisamente positiva. Abbiamo pensato e organizzato la manifestazione per rimetterci in marcia verso il cantiere, tutti insieme, con la determinazione che appartiene al nostro dna notav. Ci siamo trovati a Exilles con l’ottusità della prefettura e della questura che ancora una volta ha deciso di cancellare il diritto alla libera circolazione in Valsusa, piegato ai voleri e agli affari del sistema tav e alla cricca delle grandi opere. Prescrizioni e divieti che ci dovevano impedire di percorrere le strade della nostra terra oggi e magari chiedere “permesso?” per spostarci domani.

Fin dal mattino presto abbiamo capito che oggi il popolo no tav non avrebbe accettato divieti e con le propie forze avrebbe tentato l’impossibile per andare fino al cantiere. Così tra colori, sorrisi e bandiere non abbiamo osservato, uno dopo l’altro, i divieti che ci erano stati imposti e in migliaia siamo partiti dal Forte di Exilles per arrivare fino al punto più vicino al cantiere: i cancelli della centrale di Chiomonte.

Tutti insieme siamo andati fino a dove ci è stato possibile e come ci eravamo prefissati, abbiamo tentato di superare gli sbarramenti con un mix di partecipazione che ci caratterizza: giovani e meno giovani, come sempre. Qui un gruppo di noi ha provato il passo in più e ha tentato di agganciare i betadefence con i rampini per tentare di farli cadere. Non è stato possibile, una pioggia di lacrimogeni ha tempestato le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

“Ci copriamo il volto per farci vedere” ha affermato una volta il popolo zapatista, e anche noi abbiamo dovuto fare lo stesso. Troppo alto il prezzo pagato in questi due anni per difendere la nostra terra per andare a volto scoperto incontro al momento in cui era necessario tentare di spostare le barriere poste in serata. Troppi i sacrifici chiesti ai notav in questi anni per essere riconosciuti facilmente dagli inquirenti per non usare kway e maschere antigas. Ed è qui che la cronaca poliziesca e giornalistica ha visto i “black bloc” con cui hanno composto titoli e articoli di queste ore. Lo dicemmo nel 2011, qui non ci sono nè black nè bloc, ci sono giovani e meno giovani che si attrezzano con abiti a basso costo per praticare la resistenza. Il nero è il colore che va per la maggiore tra questi capi, vorrà dire che la prossima volta cambieremo colore se potrà servire.

Una volta ritirati, il corteo è rimasto unito e in marcia, si è diretto a Chiomonte per riposarsi dopo la mattinata di fatica sotto il solo, e doopo un’ora di ristoro ha ripreso la marcia verso il cantiere passando dal paese di Chiomonte, scendendo per i tornanti che dal paese portano verso la centrale idroelettrica. Qui dopo una lunga battitura, con dei rampini e delle corde sono caduti come in un soffio di vento i betadefence posti sul ponte, e per una manciata di minuti le truppe di occupazione, che poco prima ci osservavano con disprezzo dalle reti , si sono trovate in difficoltà.

Uniti e compatti abbiamo tenuto il tempo necessario e nel frattempo un gruppo di notav riusciva ad entrare nel cantiere passando da un sentiero secondario, piombando nella zona definitiva inviolabile. Con orgoglio, come ci eravamo prefissati, siamo rientrati in paese, soddisfatti e contenti per aver dimostrato ancora una volta che ci siamo e che, una battaglia alla volta, fermeremo questo scempio.

Non potevamo non pensare a come, mentre a Ventimiglia per uomini e donne in cerca di futuro le frontiere siano chiuse e come invece qui nella nostra valle, le frontiere per le merci (che non ci sono) vengano spalancate da tunnel e difese da eserciti di polizia.

Non potevamo non pensare a come ogni euro speso per quest’oscenità sia un euro rubato a qualcosa di utile per tutti.

Non potevamo e non lo abbiamo fatto. Ci abbiamo messo coraggio, cuore e tenacia, e ci abbiamo provato portando a casa una buona giornata di lotta.

Nel tardo pomeriggio arriva poi la ripicca della questura, che evidentemente in imbarazzo per le reti cadute in un soffio, si vendica fermando il furgone dell’amplificazione mettendo in stato di fermo (nel momento in cui scriviamo) due notav, Brandua e Gianluca, che vogliamo liberi qui tra di noi (aggiornamento: sono stati rilasciati intorno alle 3 di notte con una denuncia) .

Avanti notav, la resistenza si fa un passo alla volta!

Infoaut
27 05 2015

E' arrivata in tarda mattinata la sentenza attesa per oggi nei confronti di Lucio, Francesco e Graziano, arrestati per l’attacco notturno al cantiere di Chiomonte del 13 maggio 2013, per il quale sono già stati condannati Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

I tre No Tav avevano scelto la formula del rito abbreviato per affrontare il processo che li vedeva accusati dei reati di danneggiamento a mezzo di incendio, violenza contro pubblico ufficiale, detenzione e trasporto di armi da guerra. Oggi il Tribunale di Torino ha emesso la sentenza: Lucio, Francesco e Graziano sono stati condannati ciascuno a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, da scontare agli arresti domiciliari. Usciranno oggi stesso dal carcere per essere trasferiti presso le proprie abitazioni, dove per ora saranno sottoposti a restrizioni su visite e comunicazioni.

La Procura, capitanata dal duo di pm Padalino-Rinaudo, aveva chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi; la sentenza di oggi ha ridimensionato la richiesta e il quadro accusatorio, così come era già accaduto in sede di Corte d'Assise nei confronti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

Complessivamente i tre No Tav, arrestati lo scorso 11 luglio, hanno trascorso in carcere più di 10 mesi di detenzione tra il carcere di Ferrara e quello delle Vallette di Torino. Nonostante l'accusa di terrorismo fosse caduta anche nei loro confronti in sede di Tribunale del riesame, a marzo il Gip aveva rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dai legali della difesa, stabilendo che Lucio, Francesco e Graziano dovessero ugualmente rimanere in carcere sottoposti a regime di alta sorveglianza. A questo, dopo il loro trasferimento a Torino, si era recentemente aggiunto il problema delle indegne condizioni di detenzione (vedi: "Scabbia e condizioni sanitarie pessime in carcere per Lucio, Graziano e Francesco").

altIn attesa di avere maggiori informazioni sulla sentenza emessa oggi, accogliamo con gioia la notizia della scarcerazione dei tre No Tav ma continuiamo a reclamare libertà completa per tutti e tutte: la lotta non si arresta, libertà per i No Tav!

Per questa mattina era inoltre stato indetto un presidio di solidarietà ai cancelli della centrale di Chiomonte, in attesa della sentenza: la polizia ha provocatoriamente sbarrato l'accesso al ponte che porta al cancello, posizionando delle griglie metalliche e l'idrante, evidentemente preoccupata dalla presenza dei No Tav che si apprestavano a presidiare la zona con momenti di socialità e la realizzazione di un murales da parte del famoso writer Blu.

I No Tav però non si sono fatti scoraggiare da questo tentativo di bloccare la solidarietà e hanno allestito un presidio proprio di fronte alle reti metalliche. L'invito è a raggiungere il presidio, seguiranno aggiornamenti sulla mobilitazione di oggi...

No Tav, la dedica di Joan Baez e il tribunale dei popoli

  • Lunedì, 09 Marzo 2015 09:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pop Off Quotidiano
09.03.2015

Per i No Tav dedica a sorpresa di Joan Baez nel concerto di Bologna. In platea Prodi abbozza. Sabato a Torino il Tribunale Russel giudica la grande devastante opera

“What they can never kill went on to organize”, “Quello che loro non possono mai uccidere, è arrivare ad organizzarsi”.
Come a Woodstock nel ’69, Joan Baez ha cantato anche a Bologna la ballata Joe Hill, dedicata al sindacalista e compositore statunitense di origine svedese, organizzatore del movimento operaio, nonché un autore di canzoni popolari e rivoluzionarie. E l’ha dedicata, a sorpresa e in un italiano stentato, al «movimento pacifico dei No Tav» e alla resistenza di chi abita in Val Susa. E’ successo venerdì sera. Baez ha in programma altre due date italiane: martedì prossimo 10 marzo a Roma, all’Auditorium, Parco della Musica e giovedì 12 a Milano, al teatro degli Arcimboldi.

Applausi nella gremitissima sala del Teatro Manzoni dove c’era anche Romano Prodi, dominus incontrastato della vita felsinea, democristiano di lungo corso, padre del Pd e di Renzi, indimenticabile premier antipopolare a nome e per conto anche del social-confuso popolo della sinistra italiana. Ha privatizzato più di ogni altro suo predecessore e successore, ha alzato le tasse dei lavoratori dipendenti, imposto grandi opere e missioni militari, sbattuto in faccia il Dal Molin a una recalcitrante Vicenza ma qualcuno ancora lo rimpiange.

La dedica di Joan Baez è sicuramente una mossa che difficilmente un suo collega italiano avrebbe osato fare. La scena musicale italiana è piena di contraddizioni in seno al pop: De Gregori ha votato Monti (riammazzando Pablo) e Guccini ha scelto Renzi con buona pace del suo ferroviere che s’è rischiantato contro un treno «pieno di signori». Ma anche la blasonatissima Giovanna Marini, nel 2008, firmò un appello per il voto utile a Veltroni che stava varando il suo Pd smantellando quello che restava delle conquiste di Ottocento e Novecento. Molto confusa e non si sa quanto felice, anche Carmen Consoli andò a cantare alla festa del Secolo d’Italia, il giornale dell’ex Msi. Pochi settori sono più ondivaghi e cortigiani del pop italiano. Con le dovute eccezioni.

Il Tribunale Permanente dei Popoli, in seguito a un esposto presentato dal Controsservatorio Valsusa e da numerosi sindaci e amministratori della valle, apre una specifica sessione dedicata a “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere”.
L’accusa è violazione di diritti fondamentali dei cittadini e delle comunità locali, imputati sono coloro che cercano di imporre il TAV e altre grandi opere violando regole democratiche e negando ogni spazio di confronto.

L’appuntamento è alle ore 9:30 di sabato 14 marzo nella nuova aula magna dell’Università alla Cavallerizza Reale – via Verdi 9, Torino
14-marzo-2015-MANIFESTO_WEB-250px Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), erede del Tribunale Russel, è composto da autorevoli personalità internazionali; da trentacinque anni indaga su violazioni di diritti fondamentali in paesi di tutti i continenti e supporta, con le sue sentenze, le lotte di popoli e comunità contro le moderne forme di schiavitù, la negazione del principio di autodeterminazione, la distruzione ambientale e le nuove manifestazioni di dittatura economica.
All’apertura della sessione a Torino saranno presenti componenti della giuria del TPP provenienti anche dalla Francia, dalla Spagna e dal Portogallo (vedi il programma). Ovviamente il “processo” – che riprenderà poi nei prossimi mesi – è aperto al pubblico: riempire l’aula magna (oltre 400 posti) sarà un forte segnale al TPP che le ragioni illustrate nell’esposto presentato dal Controsservatorio Valsusa e dagli amministratori locali sono patrimonio condiviso di una valle che non si arrende.

In un messaggio, inviato al Controsservatorio, l’intellettuale messicano Gustavo Esteva sostiene che “buona parte delle prove e degli argomenti che sono stati alla base delle sentenze del Tribunale Permanente dei Popoli in Messico, ed in altri casi, valgano anche nella Valle di Susa”. Dopo l’udienza, a Bussoleno, ci sarà un momento assembleare a cui parteciperà anche una delegazione del TPP.

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