LibertàQuella coi capelli chiari era Greta, Vanessa era quella coi capelli neri. Durante quasi cinque mesi, avevamo imparato così a distinguere Greta Rainelli da Vanessa Marzullo, che nelle foto si fondevano l'una nell'altra, avvolte in una bandiera fiduciosa o illusa di libertà. [...] Dura in tutto 23 secondi, abbastanza per mostrare che sono ancora vive, per avvisare che sono in grave pericolo, per costringere a immaginare da quante mani, e quali, siano passate.
Adriano Sofri, la Repubblica ...

Ansa
19 12 2014

"Non si può aspettare giustizia per 20 anni"

La richiesta di "prendere atto delle mie dimissioni irrevocabili da socio dell'Associazione e del mio desiderio che si ponga termine ad iniziative quali il Premio alpi, di cui non è più ravvisabile alcuna utilità". E' quello che scrive la madre di Ilaria Alpi, Luciana Riccardi Alpi, in una lettera inviata ai vertici dell'Associazione 'Ilaria Alpi' e del 'Premio Ilaria Alpi', oltre che al sindaco di Riccione e all'assessore alla Cultura dell'Emilia-Romagna. Una missiva spedita lo scorso 21 novembre il cui testo, fotocopiato, è stato inviato per posta all'ANSA in una busta priva di mittente e il cui contenuto è stato confermato dalla stessa signora Alpi - mamma della giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio, nel 1994, insieme all'operatore Miran Hrovatin - che ha definito quello delle busta anonima un "gesto meschino". "Pur non avendo un ruolo formale nella vostra associazione e nell'organizzazione del Premio Alpi - scrive nella lettera - ho sempre sentito il dovere di seguire la vostra attività e possibilmente collaborarvi, specialmente nei rapporti con l'esterno, al fine di garantirne la rispondenza agli ideali di mia figlia".

Inoltre, prosegue la signora Alpi, "questo impegno con l'andare degli anni è divenuto particolarmente oneroso, anche per l'amarezza che provo nel costatare che, nonostante il nostro impegno, le indagini in sede giudiziaria non hanno portato alcun risultato". Quindi, chiosa Luciana Riccardi Alpi, "vi prego di prendere atto delle mie dimissioni irrevocabili da socio dell'Associazione e del mio desiderio che si ponga termine ad iniziative quali il Premio Alpi, di cui non è più ravvisabile alcuna utilità". Nel dettaglio, la lettera dello scorso novembre è stata indirizzata all'assessore alla Cultura dell'Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti; al sindaco di Riccione, Renata Tosi; alla presidente dell'Assciazione Ilaria Alpi, Mariangela Gritta Greiner; al presidente della giuria del Premio Ilaria Alpi, Luca Airoldi; al direttore scientifico del premio Ilaria Alpi, Andrea Vianello, e ai direttori del premio Ilaria Alpi, Francesco Cavalli e Barbara Bastianelli.

Stanchezza per gli anni passati a inseguire la verità sulla morte della figlia e il fatto che "non si può aspettare 20 anni per avere giustizia". Così, raggiunta telefonicamente dall'ANSA, Luciana Riccardi Alpi, madre della giornalista del TG3 uccisa a Mogadiscio nel 1994 insieme all'operatore Miran Hrovatin, spiega le motivazioni della lettera inviata ai vertici dell'Associazione Ilaria Alpi e del Premio Ilaria Alpi, oltre che al sindaco di Riccione e all'assessore alla Cultura dell'Emilia-Romagna, in cui annuncia la volontà di dimettersi dall'Associazione e il "desiderio" di far calare il sipario sul Premio. "Uno dei fini" del Premio dedicato alla figlia e alla attività giornalistico-televisivo "era la ricerca della verità e della giustizia - osserva raggiunta al telefono -: il Premio era il mezzo. Ho 81 anni, io non me la sento più, non sono più la donna di 20 anni fa, purtroppo, e non ce la faccio più a fare queste cose: non si può aspettare 20 anni per avere giustizia".

Questa lettera, aggiunge la signora Alpi, "l'ho scritta con il mio avvocato, e l'ho inviata a tutti" coloro che ricoprono un ruolo nell'associazione e nell'organizzazione del Premio, "ho ringraziato a voce per tutto il buon lavoro che è stato fatto". Ma ora, argomenta Luciana Riccardi Alpi, "anche i medici mi chiedono di chiudere con questa cosa, soprattutto il mio cardiologo mi dice di fare basta. Ogni volta che devo andare a parlare di Ilaria ho l'ansia". Quanto al Premio, "dopo 20 anni l'Italia sa tutto quello che è successo a Ilaria e a Miran Hrovatin. Lo sa, abbiamo fatto dibattiti, trasmissioni, film: mio marito è morto senza sapere la verità e forse anch'io". Quanto alla lettera, scritta il 21 novembre, il cui testo, fotocopiato, è stato inviato per posta in una busta priva di mittente, "non capisco questo gesto meschino: non l'ho capito. Mi dispiace per questo, mi fanno pietà, quella brutta - chiosa la signora Alpi -: la trovo una cosa molto meschina".

 

 

 

 

Informa-azione
18 12 2014

Non esistono tribunali buoni, né tantomeno condanne giuste, ma di certo un paio di pm potranno essere osservati mentre si mangiano le budella dopo aver finito di rosicchiarsi le unghie di mani e piedi.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono stati condannati in primo grado per i reati specifici da loro rinvendicati come azione di resistenza all'alta velocità, 3 anni e 6 mesi, contro la richiesta di nove anni per l'aggravante di terrorismo inoltrata dalla grigia coppia Padalino e Rinaudo.

In attesa di commenti e approfondimenti, sperando di abbracciare presto i nostri compagni e la nostra compagna, un grido si può udire riverberare dalla Val Susa al Terzo Valico e risuonare fino a Niscemi...

Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò, Lucio, Fra e Graziano liberi subito!

Voci di Corridoio: Nel frattempo, pare che le coliche gassose, di origine nervosa, che hanno travolto gli intestini di Padalino e Rinaudo, aprano ad una nuova carriera per i due magistrati in trincea: vista la pressione prodotta nei loro intestini, le aziende coinvolte nel cantiere di Chiomonte si sono offerte di cablarne gli orifizi e impiegarli come compressori.

Clochard, è già emergenza

  • Venerdì, 12 Dicembre 2014 15:33 ,
  • Pubblicato in Flash news
Avvenire
12 12 2014

L'inverno non è ancora arrivato ma il gelo è già tornato ad uccidere. Nell'ultima settimana sono stati quattro i senza fissa dimora trovati morti nei loro giacigli di fortuna.

Venerdì scorso, due uomini (un marocchino di 41 anni e un ucraino di 56) sono morti dopo aver passato la notte sulle panchine di Milano, mentre ieri la stessa, terribile sorte è toccata a un giovane polacco, che si era sistemato con una tenda di fortuna nella pineta delle Acque Rosse di Ostia, sul litorale romano.

Ad Olbia, invece, è deceduto Roberto Soru, 49 anni, che aveva trovato rifugio in un appartamento disabitato in centro città. ...

Globalist
12 12 2014

Dove lo Stato non interviene ci pensano le Associazioni di volontariato. Questo è quello che puntualmente avviene da tanti anni con la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, un'iniziativa del Banco Alimentare. Gli italiani durante la Colletta dimostrano la loro generosità anche quando i soldi non sono sufficienti neanche per soddisfare i propri bisogni, però si fa quel che si può e se questo vuol dire rinunciare a qualcosa per chi non ha da mangiare, allora si fa volentieri. Abbiamo intervistato Angelo Vargiu, addetto stampa e coordinatore della provincia di Cagliari per quanto concerne la colletta alimentare.

Ci spiega in che cosa consiste la colletta alimentare e dove si svolge?
La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare è un'iniziativa che il Banco Alimentare realizza ogni ultimo sabato di novembre in Italia per raccogliere alimenti che poi saranno ridistribuiti alle persone bisognose che le Associazioni aderenti al Banco assistono. La raccolta avviene nei market che hanno aderito all'iniziativa e che consentono ai volontari del Banco di presenziare all'interno del supermercato. I volontari sensibilizzano le persone che vanno a fare la spesa a comprare alimenti da donare al Banco.

Quali sono i prodotti più gettonati?
Le persone hanno donato in maggioranza pasta riso olio e pelati.

Secondo le vostre stime le famiglie bisognose sono un trend in aumento?
Sicuramente il dato delle famiglie in stato di bisogno cresce di anno in anno. Questa crescita è certamente dovuta alla profonda crisi economica che stiamo attraversando in particolare in Sardegna. La chiusura di molte attività produttive, la riduzione degli ammortizzatori sociali la crisi della famiglia sono i fattori determinanti dell'aumento delle persone che ogni giorno si rivolgono alle associazioni di solidarietà per essere sostenuti nel loro bisogno primario del cibo.

Quali sono i prodotti che voi chiedete il giorno della raccolta?
Si richiedono prodotti non deperibili e di prima necessità quali legumi pelati olio pasta riso carne in scatola tonno in scatola alimenti per l'infanzia, etc. Il fatto che siano prodotti non deperibili e a lunga scadenza, è legato al fatto che essi possono essere stoccati nei magazzini del Banco per un periodo ampio e ridistribuiti nei mesi successivi.

I sardi hanno dimostrato generosità?
E' commovente rilevare come maggiore sia il bisogno, maggiore sia stata la solidarietà che i sardi hanno manifestato. Nonostante le difficoltà economiche stiano indubbiamente toccando moltissime famiglie sarde, poche persone, incontrate durante la Colletta, si sono tirate indietro davanti alla possibilità di donare anche un solo pacco di pasta, coscienti che anche quel piccolo dono serviva a rendere la giornata di un sardo migliore.

Quanti volontari si mettono all'opera durante la Colletta?
Un dato particolarmente significativo, in rapporto alla volontà di essere utili agli altri più sfortunati, è quello legato al numero di volontari che si sono resi disponibili a presenziare davanti ai market per favorire la miglior riuscita della giornata. In Sardegna in quasi 250 market distribuiti in moltissime città e paesi dell'isola, circa 2500 persone hanno messo a disposizione alcune ore e molti tutta la giornata per favorire la raccolta. Era una giornata non lavorativa e dopo una settimana di lavoro queste persone potevano utilizzare quelle ore in maniera diversa, invece hanno voluto donare il loro impegno per essere utili ai più bisognosi.

Come è stata la raccolta, rispetto agli anni precedenti?
Il pensiero iniziale nei mesi precedenti durante l'organizzazione della giornata, era che la crisi avrebbe potuto incidere nelle donazioni. Il risultato invece è stato stupefacente perché ci ha fatto registrare un più 4% a livello regionale rispetto all'anno scorso. In particolare in provincia di Cagliari abbiamo registrato il dato più significativo di un più 23% rispetto alla raccolta precedente.

I prodotti raccolti a chi vengono distribuiti?
Vengono distribuiti a famiglie e singole persone che hanno un supporto continuo con le Associazioni aderenti al Banco. Le Associazioni sono circa 300 in tutta la Sardegna e seguono con continuazione, tutto l'anno circa 40000 persone. Questo numero cresce di anno in anno.

Tirando le somme siete soddisfatti di questa raccolta?
Siamo pienamente soddisfatti della raccolta di quest'anno e non solo per il risultato delle tonnellate di cibo raccolte. La più grande soddisfazione è stata nel constatare il grande valore della solidarietà che i sardi sanno sempre mettere in campo quando il bisogno è più alto. Questo non può essere un alibi per le persone che hanno responsabilità istituzionali. Essi sono chiamati a guardare a questo forte movimento di popolo come a un segnale forte del bisogno di azioni politiche e amministrative che sappiano affrontare la grave crisi che sappiano soccorrere meglio i bisognosi che sappiano dare una concreta speranza alle famiglie. I sardi che si sono mobilitati durante la giornata della Colletta Alimentare l'hanno fatto perché hanno ancora una speranza per un domani migliore. Ora tocca ai nostri amministratori pubblici non deludere queste aspettative.

Ci si auspica che il messaggio arrivi a chi di dovere e si rendano conto della situazione di miseria che il paese sta attraversando e sarebbe utile che alle parole lo Stato aggiungesse i fatti.

 

 

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