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L'obesità e l'educazione sentimentale

  • Sabato, 24 Ottobre 2015 13:36 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
Picasso, Madre e figliaSarantis Thanopulos, Il Manifesto
24 ottobre 2015

La cattiva alimentazione accorcia di molto la vita. L'obesità è sotto accusa e il mercato delle diete è più florido che mai, in sinergia fruttuosa con l'industria alimentare che lo nutre. Il rapporto con il cibo ha le sue radici nell'esperienza dell'allattamento. ...
Quattro chili. Bisogna tenere d'occhio questa soglia: quando il peso forma mantenuto a lungo aumenta di almeno quattro chili deve scattare un campanello d'allarme. Non va bene, cambia la taglia, ma il problema non è nel guardaroba da adeguare o nella linea perduta. Forse sta succedendo qualcosa di più grave e difficilmente recuperabile.
Giampiero Rossi, Corriere della Sera ...

Abbatto i muri
24 04 2015

Quando mi dicono “stai bene così” io glielo leggo negli occhi: mentono. Ho 39 anni, ho trascorso anni in cui dimagrivo e altri in cui ingrassavo. Riuscivo a mantenere un peso decente fino a qualche anno fa e poi non sono più riuscita a perdere un etto. Si si, certo, potevo perdere qualche chilo, andando in palestra, con una dieta ferrea, ma appena sentivo anche solo l’odore di un pezzo di pane ingrassavo di un chilo ogni due secondi.

Mi sono presa in giro per tanti anni. Mi sono detta che mi piacevo così, che volevo essere un po’ più magra per piacere a me stessa, che il mio corpo non c’entrava nulla con la sicurezza che riuscivo a esprimere nelle relazioni, nel lavoro, nella mia vita di ogni giorno. Ho usato l’alibi del sessismo per dire a me stessa che erano gli altri a farmi stare male, perché altrimenti il mio peso sarebbe stato ottimo per me. Il giro dei “se” è diventato sempre più gravoso: se le riviste non pubblicassero certe foto, se le show girl non fossero così magre, se non ci fosse tanta cattiveria negli sguardi di chi ti disprezza perché sei grassa, se mia madre non riempisse il frigo di cose buone, se non esistessero gli specchi.

Tutto inutile, per rinviare l’inevitabile visione negativa che avevo di me. Perché mi sentivo incapace di determinare i cambiamenti di peso, perché non avevo sufficiente volontà per correre, fare ginnastica, seguire una dieta. Perché ero incostante e anche un po’ depressa e infine perché l’ultima volta che ho tentato di dimagrire, dopo aver perso 25 chili c’era troppa pelle che penzolava qui e là. E questa è una cosa che chi vi vende ricette magiche per farvi dimagrire non vi dice. La vostra pelle non è elastica, non così tanto. Potete ritornare come eravate quando a vent’anni fate un figlio ma se a trenta o a trentacinque, perdete tutti quei chilli succede che vi ritrovate con tanta pelle penzolante, sulle braccia, sulle gambe, sulla schiena e sull’addome. Perfino le tette assumono la forma di una striscia allungata, perché dovreste nel frattempo fare molto esercizio, allenare i muscoli, e anche in quel caso il muscolo prende lo spazio che gli serve e la pelle non torna comunque tonica.

Perciò a me è successo di riporre speranze in una fase di sforzi notevoli per perdere peso e quando mi sono rivista allo specchio comunque non mi piacevo, non mi riconoscevo, non ero io. Cioè: ero io ma dentro un corpo sbagliato. E non c’entra nulla con il fatto di voler somigliare a questa o a quella attrice. Io volevo e vorrei solo essere un po’ più somigliante all’immagine che ho di me stessa. Ne ho parlato anche con alcune compagne e mi hanno guardata, loro, dall’alto dei loro corpi tonici e proporzionati, come se io fossi tanto superficiale. Devi accettarti così come sei. Devi volerti un po’ più di bene. Chi ti ama ti accetta così. E tutta una serie di altre stronzate che continuano a sembrarmi un insulto alla mia intelligenza. Ma a qualcuna interessa sapere come mi sento veramente io?

Sto male, perché mi sento goffa, non mi vedo bene e non mi piaccio. Così mi chiudo in casa, esco solo quando serve, al lavoro resto seduta per lo più perché nessuno veda il mio culo grosso, e poi mi deprimo, resto davanti la televisione a mangiare e rifiuto inviti di persone che vorrebbero andare qui e là.

Mi piace il cinema, quello si, perché c’è buio. Non devo affrontare gli sguardi della gente per troppo tempo. E il fatto non è che io addebiti alle persone il giudizio negativo che ho di me. Sono io che mi vedo così. Mi hanno detto di tutto. Qualunque persona alla quale mi sono rivolta non mi ha aiutato in quello che io avrei voluto. Ci fosse un punto di riferimento per chi vuole dimagrire senza pagare tanti soldi per palestre, visite mediche, specialisti, operazioni di chirurgia plastica per tagliarti la pelle in eccesso quando dimagrisci, perché vederti male è un incentivo a ingrassare.

Invece certi privilegi sono destinati solo ai ricchi e noi povere precarie possiamo solo procedere verso l’obesità. Ho qualche problema fisico che non mi aiuta a dimagrire e oramai sono così stanca che vorrei solo smettere di pensare. Vorrei svegliarmi, come un automa, salire in macchina, andare a lavorare e poi tornare, dormire e fare la stessa cosa sempre e sempre, per non dover rendermi conto di tutto quello che mi sto perdendo, del fatto che ho rinunciato a vivere sul serio, perché il peso, a volte, non è una conseguenza di un problema psicologico. E’ il problema psicologico, forse, ad essere la conseguenza del peso.

Mi chiedo sempre come cazzo facciano quelle altre a mangiare di tutto e restare magre com’erano dieci anni fa. Perché per me deve essere così difficile? E il punto allora è che io, semplicemente, vorrei poter dire che ci sto male senza dovermi giustificare con nessuno e senza che nessuno mi dica come dovrei essere per restare dalla parte giusta. Perché ne ho sentite di cose oscene, come di chi quasi addebita il malessere delle grasse a quelle che pesano di meno, come se fossero addirittura complici di sessisti che impongono modelli estetici triti e ritriti. Un po’ come quando ti dicono che se esponi il corpo in realtà colludi con il maschilismo. Così se sei magra e sei contenta di esserlo fanno di tutto per farti sentire, ipocritamente, fuori posto.

Altre volte, invece, avviene decisamente l’opposto, perché non c’è mai una via di mezzo. Ti trovi con amiche o compagne o conoscenti che ipocritamente ti dicono di non dare importanza al peso e poi ti guardano come se fossi un’aliena e si sentono bene per il fatto di essere belle e magre. Contraddizioni che sarebbe bene sciogliere e affrontare. Sarebbe una cosa grandiosa se chiunque, tra noi, potesse solo essere così come si immagina, per stare bene, per guarire, per un po’ di sicurezza e autostima in più. E se una vostra amica vi dice che soffre del suo peso, vi prego, non censuratela. Non ditele “stai bene così”, perché quello che pensate voi a lei non importa e se le siete amica dovreste ascoltare quel che ha da dire su come si sente lei. Si può ricominciare da qui, se vi piace.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

laglasnost

Francesco Semprini, La Stampa
26 marzo 2015

La crociata per la salute pubblica parte dalla prima infanzia. E' questa la filosofia alla quale si sono ispirate le autorità di New York nell'applicare una serie di misure restrittive a "salvaguardia" dei piccolissimi che ogni giorno trascorrono parte della loro giornata in asili e nidi.

La Stampa
26 03 2015

La crociata per la salute pubblica parte dalla prima infanzia. E’ questa la filosofia alla quale si sono ispirate le autorità di New York nell’applicare una serie di misure restrittive a «salvaguardia» dei piccolissimi che ogni giorno trascorrono parte della loro giornata in asili e nidi. A partire dall’imposizione di un limite massimo di trenta minuti per tutte le «attività sedentarie», compreso lo stare seduti ai banchi o ai tavolini di scuola. Attualmente il limite era di 60 minuti, considerato dalle autorità un tempo troppo lungo, e quindi incline a favorire ozio e aumento di peso.

LE LINEE GUIDA DI MICHELLE OBAMA
Il giro di vite imposto ai «day care» certificati della City prevede inoltre limiti alla somministrazione di succhi di frutta e restrizioni severe ai tempi concessi davanti alla televisione. La «ricetta perfetta» per un’infanzia salutare - così è stata definita dagli esperti - è divenuta operativa a partire da questa settimana per disposizione del Board of Helath della Grande Mela. Le autorità cittadine tengono a precisare di aver seguito le linee guida tracciate dalle strutture federali per contrastare il fenomeno dell’obesità giovanile, nell’ambito di quella crociata per la salute pubblica di cui è divenuta alfiere indiscusso Michelle Obama.

SUCCHI DI FRUTTA SOLTANTO DALL’ETA’ DI 2 ANNI IN SU
E allora ecco fissata la nuova maggiore età per bere un succo di frutta presso la mensa di un asilo o un asilo nido, ovvero due anni, anziché gli otto mesi precedentemente fissati. Età superata la quale è possibile consumare comunque non più di quattro once (circa 110 grammi) di succhi, rispetto alle sei once previste prima. Si deve inoltre trattare di succhi al 100%, e quindi sono banditi tutti quei surrogati diluiti. Davanti alla tv si può trascorrere solo mezz’ora e non più un’ora, ben inteso che il limite è comprensivo anche del tempo che si passa davanti a un tablet, un pc o qualunque tipo di schermo.

IL TEMPO CONCESSO ALLA SEDENTARIETA’? AL MASSIMO 30 MINUTI
«La ricetta perfetta» passa inoltre per la lotta dura alla sedentarietà, ovvero non più di trenta minuti sono concessi per qualsivoglia abitudine che rientri in questa categoria, come lo stare seduti ad esempio. Non è compreso in questo caso invece il tempo che si dedica al riposo, inteso come sonno o pisolino pomeridiano, così come il tempo dedicato alla lettura, al disegno in tutte le sue espressioni, e quello concesso ai puzzle. Non è chiaro se i «Lego» rientrino nella categoria o siano un’attività «border line».

NON TUTTI I GENITORI SONO D’ACCORDO
Il giro di vite ha raccolto il plauso dei salutisti che lo hanno paragonato ai divieti imposti da Michael Bloomberg per le bibite gassate. Ma non tutti i genitori sono d’accordo, c’è chi sostiene che si tratta pur sempre di bambini tra 0 e 5 anni, per i quali tali regole sono veramente troppo severe. Tanto da essere considerate una forma di «pubblicità occulta» da parte del sindaco Bill De Blasio che vuole solo dimostrare di non essere da meno rispetto al suo predecessore in fatto di salute pubblica.

Francesco Semprini

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