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la Repubblica
04 09 2015

Due vetrine su corso Matteotti, una delle strade più importanti e frequentate del centro cittadino, per dire no alla censura dei libri "colpevoli di voler spiegare ai bambini le diversità di genere": così la Libreria del Corso di Varese ha deciso di esprimere la propria netta contrarietà alla discussa decisione del neo sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, eletto con il sostegno di una lista civica appoggiata da tutto il centrodestra, che qualche mese fa ha bandito da nidi e scuole materne 49 libri in cui viene affrontato il tema della famiglia gender e in generale dell'identità di genere.

"È il nostro modo di dissociarci da questa decisione antidemocratica" spiegano i librai, che hanno postato le foto delle vetrine su Facebook, ottenendo moltissimi apprezzamenti.

L'iniziativa, paradossalmente, arriva con la mozione della Lega in consiglio regionale che ricalca quella del Veneto: un testo sull'educazione all'affettività che si scaglia contro "i sedicenti educatori che vorrebbero inculcare a forza nella testa dei ragazzi idee strane e pericolose". Le parole sono del primo firmatario e capogruppo del Carroccio, Massimiliano Romeo.

Lucia Landoni

I tifosi inglesi contro l’omofobia

  • Domenica, 30 Agosto 2015 09:00 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Calcio contro l'omofobiaLuca Manes, Il Manifesto
8 agosto 2015

Omo­fo­bia e raz­zi­smo, due sin­tomi spia­ce­vo­lis­simi della English Disease, la malat­tia che ha fiac­cato il cal­cio inglese negli ultimi decenni del secolo scorso. Quando andare allo sta­dio a Lon­dra, a Man­che­ster o a Leeds era un’esperienza tutt’altro che rilas­sante.

Latella sceglie la commedia: Oscar Wilde contro l'omofobia

  • Giovedì, 27 Agosto 2015 14:17 ,
  • Pubblicato in Flash news
Corriere della Sera
27 08 2015

"Nello slang inglese dell'Ottocento, la parola earnest significava anche omosessuale. Oscar Wilde, con i toni della commedia, traccia una sorta di denuncia contro l'omofobia di cui fu vittima". ...

Huffington Post
27 08 2015

"Sono musulmano e sono una drag queen, dovete accettarlo". La splendida risposta di Asifa Lahore alle minacce di morte ricevute dall'Islam

Il suo nome è Asif Quaraishi, in arte Asifa Lahore, ed è la prima drag queen musulmana del Regno Unito. Di origine pakistana, Asifa vive a Southall, nella provincia di Londra e si è affermata come personaggio cardine nella lotta per i diritti della comunità “Gaysian”, gli omosessuali asiatici.

A questo scopo si è raccontata nel documentario "Muslim Drag Queens" assieme a due dei suoi amici più cari. In onda su Channel 4, il film toccava temi quali l'integrazione degli omosessuali nei paesi di religione islamica, le scelte difficili che Asif ha dovuto compiere prima di decidere di trasformarsi in Asifa.

Dopo la messa in onda è scoppiata la polemica da parte del mondo musulmano che si è rivoltato contro la drag, con messaggi d'odio e minacce di violenze e di morte.

"Pensi che non so dove vivi? Pensi che non so dove siano tua mamma e tuo papà? Vai avanti e sarai ucciso". "Ti chiami musulmano? Dovresti vergognarti ed essere ammazzato". Questa la gravità degli attacchi rivolti ad Asif che ha manifestato il suo stato di disagio e di ansia, soprattutto per le implicazioni che potrebbero riguardare i membri della sua famiglia.

"Ho paura. Ho paura e sono costantemente preoccupato, ma noi gay musulmani abbiamo il diritto di essere ascoltati, condividere le nostre storie e non vergognarci di chi siamo" ha dichiarato la drag queen alla Thomson Reuters Foundation.

Una voce di sostegno arriva dal premio che Quaraishi ha ricevuto dal magazine britannico Attitude, che durante la cerimonia ha espresso tutta la sua ammirazione per il coraggio della drag, sottolineando l'importanza del lavoro di Asifa nel combattere per far sì che le 150 drag queen attive nel Regno Unito riconcilino la sessualità con la loro fede, qualsiasi essa sia. Ma soprattutto perché si liberino dalla minaccia dell'omofobia e dell'odio di genere.

Dopo aver ringraziato i suoi sostenitori e aver rassicurato il pubblico sull'incolumità sua e della sua famiglia, Asif ha commentato le minacce ricevute. Il messaggio d'integrazione e di uguaglianza dei diritti si rintraccia nitidamente nelle sue parole: "Sono pakistano, sono britannico, sono musulmano, sono gay, e sono una drag queen. Le persone pensano che queste cose non possano andare bene insieme, ma eccomi qui, questo sono io".

Alessandra Corsini

Corriere della Sera
06 08 2015

Dopo il successo dell’esperimento di Staggia Senese e i progetti in dirittura d’arrivo di Schio e Padova non nascerà alla parrocchia di San Zeno Naviglio la prima scuola anti-gender di Brescia. Maestra unica, massimo dieci alunni per classe e preghiere obbligatorie prima di ogni lezione. L’educazione parentale impartita per almeno otto anni, permessa dagli articoli 33 e 34 della Costituzione sul modello americano, di fatto sostituisce e sfida le scuole elementari pubbliche e paritarie. È il sogno di un manipolo di genitori ultra-cattolici che si oppongono a un sistema educativo secondo loro «spinto dalle lobby gay alla parificazione biologica tra uomo e donna». Il progetto pilota è partito lo scorso anno a Staggia Senese, frazione di Poggibonsi nota ai più per una rocca deliziosamente conservata: i genitori si sono riuniti sotto la sigla di «Alleanza Parentale» definendosi l’ultimo baluardo di un’educazione improntata sui sani valori della tradizione. Poi, i genitori ultra cattolici hanno avviato il progetto a Schio, Vicenza, e Padova.

Più cattolici delle scuole cattoliche: la sfida è lanciata
Le scuole anti-gender spuntano come funghi: a Monza e Bari si cercano parrocchie, a Bergamo il progetto ha fatto flop e pure a Brescia, terra di numerosi convegni sul tema nonchè di veglie delle Sentinelle in Piedi, Alleanza Parentale vuole fare sul serio. Alcuni genitori bresciani spaventati dalla «deriva gender dell’educazione» avevano trovato casa negli spazi della parrocchia di don Guido Zuppelli e del curato don Andrea Geovita: annunci a chiare lettere e via alle iscrizioni. Retta consigliata di 150 euro mensili a bambino, il secondo paga la metà, il terzo va a scuola gratis. Mancava solo l’autorizzazione della curia, poi, nei giorni scorsi è saltato tutto e gli ultra-cattolici sono di nuovo in cerca di uno spazio per educare secondo i «sani principi» i propri figli.

Ufficialmente don Andrea e don Guido avevano dato il loro assenso pur non sposando né attaccando la scelta, ma la mancanza di iscritti entro una data stabilita ha spinto la parrocchia a bloccare la scuola elementare che sarebbe dovuta sorgere a San Zeno. In realtà il tema è delicatissimo: sotto la mannaia dei laici ultra-conservatori finiscono infatti sia la scuole pubbliche, «alla deriva», che quelle paritarie anche se cattoliche. «Prendono finanziamenti pubblici e sono vincolate, il gender sta passando a livello sociale ed entrerà presto nelle loro aule», ha spiegato Alexander Romelli, responsabile della sezione bergamasca che ha provato, invano per mancanza di iscritti, a creare cinque classi elementari sulle colline di Adrara san Martino. È l’unico a parlare con i giornalisti.

Il decalogo anti-gender: «Attenzione alle attività extra-curricolari»
Secondo Alleanza Parentale, che nelle proprie file vede gli stessi partecipanti delle veglie delle Sentinelle in Piedi e dei manifestanti del comitato Difendiamo i Nostri Figli, l’attuale sistema scolastico è un pericolo per i propri bimbi e il nuovo ddl Buona Scuola non farà che peggiorare le cose. Massimo Gandolfini, presidente del comitato e neurochirurgo della Poliambulanza di Brescia, inviso al mondo Lgbt per aver definito l’omosessualità una malattia, ha steso a tal proposito un vademecum che invita i genitori a prestare grande attenzione alle attività extra-curricolari come l’educazione affettiva e il contrasto al bullismo dove si possono insinuare le teorie gender. Nelle scuole di Alleanza Parentale il programma è ministeriale ma le attività a rischio vengono ripensate in chiave light «per garantire la massima dignità a ogni alunno», continua Romelli prima di attaccare il ddl Cirinnà sulle unioni civili, slittato a settembre: «mina il futuro dei nostri figli, ci sentiamo l’ultimo baluardo dei valori», confida. A San Zeno, Alleanza Parentale si chiude nel silenzio.

Vittorio Cerdelli
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