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Il Fatto Quotidiano
19 06 2015

Il Family Day, previsto domani a Roma, è stato accompagnato da un vero e proprio tam tam sui social network in cui si denuncia l’imposizione del cosiddetto gender nelle scuole, con corsi di educazione sessuale da imporre sin dalla più tenera età, in cui verrebbero per altro attuati “corsi di masturbazione collettiva”, secondo quanto previsto da un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Attraverso una semplice ricerca online – ad alcuni stupirà saperlo, ma basta saper usare Google – ho reperito il documento in questione intitolato Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, il cui sottotitolo è Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti. Già queste prime informazioni ci suggeriscono che l’allarme è ingiustificato, ma entriamo più nel dettaglio.

Le linee guida sono destinate non alle scuole, ma ai governi. Sono cioè “istruzioni per l’uso” qualora i ministeri preposti decidessero di avviare delle politiche di educazione sessuale da affidare a specialisti. Questi dovrebbero intervenire, in un secondo momento, insieme a famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici. Si parte quindi da quel documento, si attua un programma d’intervento per classi d’età e lo si propone alle scuole. Nessuna imposizione, ma una procedura che si serve di una metodologia scientifica, con tanto di bibliografia di riferimento.

Il documento consta di sessantotto pagine, è diviso in due parti – una introduzione ragionata e una parte operativa – è organizzato in capitoli, fornisce le informazioni su cos’è l’educazione sessuale, individua gli obiettivi specifici e i gruppi a cui sottoporre il piano di intervento. Fornisce, inoltre, le matrici sulle informazioni da veicolare e sulle competenze da raggiungere. Si aiuterà il bambino o l’adolescente a capire come funziona il corpo umano, sotto il profilo medico, igienico e sessuale. Ciò non significa avviare corsi di masturbazione in classe: più semplicemente, ad esempio, se ci si dovesse trovare di fronte a casi di precocità sessuale l’operatore dovrà essere in grado di fornire le informazioni più adeguate. Una bella differenza rispetto a quanto prospettato nel volantino diffuso.

Al di là di questi aspetti, c’è da chiedersi come sia possibile che un documento così complesso sia stato ridotto a una sintesi grossolana – forse dovuta a una cattiva lettura del testo o a chissà quali pruriti sessuali da parte di chi lo ha letto – che non solo veicola informazioni false, ma ha creato un clima di terrorismo psicologico. Nessun organismo ha vigilato su quello che potrebbe prefigurarsi come procurato allarme? La scuola, per altro, è un settore delicatissimo: certa gente si è permessa di diffondere notizie fuorvianti e ha generato un clima di sfiducia nei confronti di un’istituzione dello Stato e di un’intera categoria di professionisti/e (insegnanti, dirigenti, figure professionali di sostegno, ecc). Non dovrebbe essere cura del Ministero della Pubblica Istruzione vigilare per evitare questo tipo di situazioni? Spiace dirlo, ma se avessimo un ministro dell’istruzione serio, avrebbe già preso posizione da tempo contro tutto questo. E invece…Preoccupa, inoltre, non solo il silenzio delle istituzioni – insieme alla complicità di una Chiesa che utilizza le sue parrocchie per far cassa da risonanza a teorie ascientifiche e a proclami allarmistici – ma anche quello degli attori politici, che mostrano tutta la loro ignavia di fronte a questo scempio.

Ci troviamo di fronte un gruppo che strumentalizza il tema dell’istruzione per veicolare sentimenti di omofobia contro le persone Lgbt. Lo scopo del Family Day, infatti, è quello di dire no alle unioni civili. Per fare ciò si è creato allarme sociale dipingendo gay e lesbiche come persone pericolose per l’infanzia (e c’è da chiedersi se questa non sia diffamazione). Stupirà allora scoprirlo, ma in quelle linee guida tanto invise al fan club della “famiglia tradizionale” si tratta anche il tema della lotta agli abusi sessuali sui/lle minori, aspetto sul quale la piazza di sabato 20 non ha i titoli per dare lezioni a nessuno, almeno finché non si intesterà una battaglia altrettanto fervente contro la pedofilia nella chiesa o nella famiglia tradizionale, dove si consuma la stragrande maggioranza delle violenze.

Concludo con un’evidenza: è preoccupante che una cattiva lettura di un testo scientifico porti la gente a manifestare a Roma contro qualcosa che in buona sostanza non ha capito. Va bene che in certi settori sociali quel tipo di pubblico viene chiamato “gregge”, ma si dovrebbe interpretare il termine in chiave metaforica e non nella sua dimensione più letterale. Converrete.

Dario Accolla

LezPop
19 06 2015

Per sabato 20 giugno, il comitato “Difendiamo i nostri figli” ha organizzato una manifestazione a Roma contro la famigerata ideologia di gender. Siamo a giugno, il mese dell’orgoglio LGBT, e queste persone sperano di replicare il “successo” del Family Day che nel 2007 bloccò i Di.Co., l’allora proposta di legge sulle unioni omosessuali. Siccome sono per la per la democrazia e per la libertà di espressione, gli auguro ogni bene. Peccato che per portare gente in piazza il comitato di Adinolfi & Co. utilizzi tutti i mezzi possibili, leciti e meno leciti.

Qualche giorno fa, sui social girava questa lettera, spedita dalla preside un istituto scolastico romano ai genitori, in cui li si invitava ad andare alla manifestazione per difendere i loro figli dall’indottrinamento gender. Non è chiaro se si tratti di un falso o di un abuso d’ufficio - la circolare è la numero 289 e sul sito dell’istituto le circolari si fermano alla 288 – in più il nome della preside Anna Maria Altieri nelle ultime circolari è sempre barrato e sostituito con quello di Maria Lombardo, tranne in questa.

Grazie alla segnalazione di un nostro lettore, abbiamo anche scoperto che i gruppi neocatecuminali (quelli di Gandolfini, per intenderci) inviano messaggi su Whatsapp di questo tipo.

Insomma, un vero e proprio ricatto morale. Qualcosa che, sinceramente, mi lascia senza parole. È come se un’associazione LGBT per portare persone al Pride dicesse: «Se non vieni non farai mai più sesso in vita tua», oppure «Se non vieni non sei più gay».

Capisco che quando ti sta a cuore una battaglia, il tuo scopo è coinvolgere quante più persone possibili. Capisco che quest’anno, a differenza del 2007, alle associazioni ultra cattoliche manchi l’appoggio diretto della Chiesa, e capisco anche che, a differenza del 2007, questi signori si sentano “accerchiati”, se persino la “cattolicissima” Irlanda ha introdotto i matrimoni egualitari.

Quello che non capisco, e sinceramente vorrei non capirlo mai, è come si possa essere così meschini nell’usare dei mezzi di persuasione tanto infimi. E poi perché? Per costruire una montagna di menzogne con l’unico scopo di impedire a delle persone di ottenere dei diritti? Allora, cari Adinolfi & Co., mi auguro che la vostra manifestazione sia un successo. Ma ricordate che la vostra coscienza viene prima dei numeri. A maggior ragione se vi definite bravi cattolici.

Il Fatto Quotidiano
18 06 2015

Le foto ritraggono un bel ragazzo nero che sorride, in piedi mentre tiene una formazione alla lavagna e poi seduto, in atteggiamento rilassato, mentre lei, bianca e più attempata, è ritratta insieme ai suoi cani nella prima immagine e nella seconda ride di gusto vicino ad persona mascherata.

I nomi non dicono nulla in Italia, ma stanno rimbalzando, con la loro storia, nei media internazionali: Omar Currie e Meg Goodhand sono, rispettivamente, maestro elementare e vicepreside, ora disoccupati, della scuola Efland-Cheeks nella Carolina del Nord, Stati Uniti.

Il motivo per il quale hanno rassegnato le dimissioni è questo: in seguito ad un episodio di bullismo in una classe, dove alcuni bambini (siamo alle elementari) avevano chiamato ‘gay’ (e non si trattava di un complimento) un loro compagno, ritenuto dai poco più che lattanti poco virile, il maestro Omar, dopo aver chiesto consiglio alla collega vicepreside, decideva di leggere in classe una fiaba illustrata dal titolo King e King, disegnata e scritta da Linda De Haan e Stern Nijhand, olandesi.

Nella fiaba si racconta di un principe che cerca moglie e che invece, folgorato da Cupido mentre gli presentano varie aspiranti principesse, sposerà il fratello di una di queste.

L’iniziativa ha riscosso l’approvazione di una parte dei genitori, ma un’altra parte si è risentita, motivando il disappunto con il fatto che i bambini non sarebbero stati pronti ad una svolta così ‘brutale’ nella visione della vita e delle relazioni che evidentemente stavano tranquillamente assumendo in famiglia.

Bene dare del gay con disprezzo ad un compagno, male scoprire che l’amore può prendere altre strade e fregarsene del (presunto) destino dettato tra tradizioni, religioni, abitudini e stereotipi sessisti e omofobi.

Così quella scuola ha perso due persone intelligenti, coraggiose e preziose, quei bambini e bambine la possibilità di crescere apprezzando le differenze, e quegli adulti, mamme e papà rispettabili convinti che l’unica normalità sia la loro, dormiranno il sonno dei giusti. Tutto al suo posto.

In previsione dei Pride italiani a luglio in Italia questa storia, certamente non unica, aiuta a capire che, se non si opera in modo capillare e urgente con la formazione antisessista e antiomofoba a scuola e fuori dalla scuola, ma anche con leggi che sanciscano diritti di cittadinanza e uguaglianza per tutte le famiglie, il rischio di riprodurre nella società mentalità, visioni e comportamenti violenti è altissimo.

A Omar e Meg tutta la nostra comprensione e simpatia, nell’auspicio che trovino presto un’altra scuola dove portare civiltà ed empatìa.

Monica Lanfranco

Huffington Post
18 06 2015

Quanto è difficile ancora in Italia riconoscere le differenze, in troppe famiglie i genitori non sanno affrontare l'omosessualità dei propri figli, magari perché convinte, come accade nelle nostre piazze, o nel silenzio delle nostre case, che siano sbagliati, non abbiano il diritto di esprimere il proprio amore, di essere ciò che sono. Chi mi conosce sa che non amo il vittimismo, perché ritengo la conquista dei diritti un difficile, ma anche entusiasmante, percorso personale e collettivo che tante lesbiche e tanti gay sono consapevoli esser necessario.

Ho colto come un segno che la Warner Music Italia abbia "regalato" alla nostra rete per i diritti di tutti e di tutte Equality Italia, il video sottotitolato in italiano, del nuovo singolo di Greg Holden "Boys in the street" che affronta il tema dei pregiudizi legati all'educazione che si basa sulla non conoscenza. Solo quando si riesce a vedere col cuore si può comprendere l'altro, in questo caso il proprio figlio, molte volte però si rischia di arrivare tardi, di accorgersi che per i casi della vita si è persa l'occasione di condividere la serenità e il coraggio del proprio figlio.

Questo brano così delicato, che non ha la pretesa di convincere, ma è un'occasione di riflessione, è la "risposta" più profonda e delicata alle anacronistiche chiamate alle armi per crociate, che hanno anche l'effetto di colpire nell'intimo tanti ragazzi, che si sentono soli, non compresi, in balia di una dolorosa esclusione, proprio dalle loro famiglie. Spero che molti fratelli e sorelle nella fede che sabato si riuniranno a piazza San Giovanni, avvertano nel proprio cuore, dopo l'ascolto di questo brano, la necessità di non prestarsi all'odio, ma di far riemergere l'amore.

Greg Holden è nato in Scozia ad Aberdeen, cresciuto nel Lancashire e si è poi trasferito a New York City nel 2009. Negli ultimi anni si è guadagnato la fama di cantautore indipendente, pubblicando due album (2009 "A word in edgeways" - 2011 "I don't believe you"). Il brano "The lost boys" - una poetica interpretazione ispirata dal romanzo di Dave Eggers su un rifugiato sudanese (Erano solo ragazzi in cammino. Autobiografia di Valentino Achak Deng) - è arrivato al #1 in Olanda e ha raccolto 50.000 dollari per la Croce Rossa.

In Usa il brano ha venduto oltre 30.000 copie ed è entrato nella top40 di Billboard. Greg ha anche composto il brano "Home", il singolo di debutto del vincitore del talent show "American Idol" Philip Phillips, che ha venduto oltre 5 milioni di copie e che ha valso a Greg il premio ASCAP Pop Award. "Boys in the street" è racchiuso nel nuovo album "Chase the sun".

Aurelio Mancuso

Il Fatto Quotidiano
17 06 2015

Su WhatsApp imperversa la diffusione di un volantino che sta terrorizzando le mamme di tutta Italia. Qualcuno afferma che la fantomatica e inesistente ideologia gender sarebbe il primo passo per l’inferno, consentirebbe l’infiltrazione dell’ateismo negli animi dei bambini, e guai a pensare che dei bimbi possano comunque essere liberi di scegliere la propria religione da grandi, quando sono consapevoli. Il gender poi provocherebbe un’altra serie di cose apocalittiche, inclusi terremoti, tsunami, la pioggia acida, l’invasione delle cavallette e l’atterraggio degli alieni in navigazione per l’universo su una navicella spaziale chiamata gay.

Che altro è scritto sul volantino? Ah si, ecco, è scritto che l’Oms, che viene erroneamente definita come organizzazione mondiale della salute (è della sanità) avrebbe rilasciato, in relazione ai corsi di educazione di genere, le seguenti linee guida:

– da zero a quattro anni, masturbazione infantile precoce.
– dai 4 ai 6 anni, masturbazione, significato della sessualità, il mio corpo mi appartiene. Amore tra persone dello stesso sesso, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali.
– dai 6 ai 9 anni, masturbazione, autostimolazione, relazione sessuale, amore verso il proprio sesso, metodi contraccettivi.
– dai 9 ai 12 anni, masturbazione, eiaculazione, uso di preservativi. La prima esperienza sessuale. Come fare l’amore con il partner dello stesso sesso.
– dai 12 ai 15 anni, riconoscere i segni della gravidanza, procurarsi contraccettivi dal personale sanitario, fare coming out.
– a partire dai 15 anni, diritto all’aborto, pornografia, omosessualità, bisessualità, asessualità.

C’è dell’altro: si insiste con la balla che i bambini sarebbero obbligati a frequentare corsi di educazione al rispetto dei generi, quelli che in realtà non solo sono facoltativi, se ne esiste traccia nella programmazione scolastica, ma servono a prevenire il bullismo. Naturalmente si dice anche che i bambini sarebbero obbligati a fare le cose deliranti e assurde descritte nel volantino.

Mi chiedo quale delirante e morbosa mente abbia concepito una simile distorsione. Come fanno le mamme a credere a tante e tali idiozie? Come si fa a pensare anche solo lontanamente che a scuola si possa consentire la masturbazione, gli approcci sessuali e via dicendo?

Questa è una vera e propria caccia alle streghe ed è condita di tutti gli elementi che sono soliti in ogni zona inquisitoria che si rispetti. Presunzione di colpevolezza, fabbricazione prove false per condannare la strega e diffusione del timore attraverso il terrore psicologico per fare restare le pecorelle tutte all’interno dello stesso gregge e dunque averne ancora il pieno controllo.

Vorrei seriamente capire quale sia l’adulto che immagina che queste calunnie siano vere. È una allucinazione collettiva. Si tratta di qualcosa che non dovrebbe esistere nel 2015. Invece siamo in pieno oscurantismo e questo, a me, personalmente, fa molta paura.

Davvero si ritiene che cercare di difendere i diritti delle persone di altro genere costituisca un pericolo per le persone etero? C’è mai stata una persona etero aggredita da un gay, da una lesbica? Quante sono le persone glbt aggredite da persone etero e anche piuttosto e solitamente naziste?


Il vero pericolo sociale è la violenza che si scaglia contro persone inermi, contro chi tenta di fare evolvere la cultura in direzione di una maggiore tolleranza per la diversità. Il vero pericolo sociale siete voi che inventate queste stronzate e le diffondete a chi, per pregiudizio o ignoranza, finisce perfino per crederci.
L’associazione Scosse, a ragione, parla di una campagna diffamatoria contro la scuola pubblica. Ricorda che la scuola è fatta di inclusione e non di esclusione. È fatta di rispetto per l’altr@ e non di istigazione all’odio, e questa crociata portata avanti a suon di bufale, per generare confusione e legittimare l’omofobia quando c’è, non è che il segno tangibile di una sempre più precaria capacità di praticare coerentemente democrazia.

Ricordate cosa? Quella in cui tutti valgono uguale. Ma proprio tutti. E su questo non si discute.

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