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Morti bianche, 129 vittime dall'inizio dell'anno

  • Venerdì, 03 Aprile 2015 08:28 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

la Repubblica
03 04 2015

C'è una strage silenziosa, inarrestabile e in atto. Un'ombra perennemente in agguato. Nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi. Un'ombra che il discorso pubblico cerca di definire con una formula neutra: "Morti bianche". Nome che chiama in causa qualcosa che di neutro non ha nulla. Perché i 117 morti sui luoghi di lavoro nei primi tre mesi del 2015 sono l'ennesimo richiamo a una presa di responsabilità comune. Numeri che aumentano ora dopo ora: sette persone sono decedute solo nella giornata del primo aprile. E a oggi, 2 aprile, i caduti di questa guerra silenziosa sono già saliti a 129. Morti lavorando: otto in Piemonte, quindici in Lombardia, dieci in Emilia Romagna. Dieci anche in Campania, tredici in Toscana. E così via, a comporre una disarmante mappa del dolore.

Nei primi tre mesi dello scorso anno erano 116. I dati provengono dall'Osservatorio indipendente di Bologna. E basta aprire il sito dell'Osservatorio per restare senza fiato. "Si continua a non far nulla", è la denuncia di Claudio Soricelli, che ha fondato l'Osservatorio e che ogni giorno posta sul suo blog notizie, commenti, analisi e lettere aperte. Quasi un inviato di guerra. "Il 20% delle vittime attiene al settore dell'edilizia". La causa: quelle maledette cadute dall'alto. Nell'industria i morti sono il 7,6% sul totale. Nell'autotrasporto il 5,9%. Ma nell'anno dell'Expo ad attirare l'attenzione è anche il dato che riguarda le vittime tra gli agricoltori.

Sono diciannove. Quindici dei quali sono stati schiacciati da un trattore. E la questione che si apre in termini si sicurezza su questi luoghi di lavoro è una voragine che riguarda anche le istituzioni. Soricelli, infatti, già negli scorsi mesi - ripetendo un triste rito che compie ogni anno - aveva scritto una lettera aperta agli esponenti del governo per segnalare, con l'avvio della stagione del raccolto, la parallela avanzata della strage nei campi italiani. "Chiedevamo a Renzi, Poletti e soprattutto Martina di fare una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo". Soricelli non nasconde l'astio: "Decine di apparizione televisive sull'Expo ma mai un attimo di solidarietà e un intervento a favore di questa categoria di lavoratori".

Una campagna informativa che dovrebbe partire ricordando che dal 28 febbraio al 31 dicembre 2014 sono morte schiacciate dalle ruote di un trattore 142 persone. Ancora Soricelli: "Chi ha sensibilità e cuore faccia qualcosa, avverta almeno l'amico, il parente, il conoscente che guida il trattore, che questo mostro uccide per tantissime cause. Di non far salire sul mezzo persone anziane o non in perfetto stato di salute, oltre che ragazzi e bambini". E proprio in vista dell'Esposizione Universale di Milano, Soricelli propone che all'inaugurazione - proprio il primo maggio, giornata internazionale del Lavoro - i presenti portino il lutto al braccio per testimoniare, davanti agli occhi del mondo, l'assenza di attenzione delle istituzioni italiane sul tema.

Attenzione che non può essere alta soltanto nell'occasione della Giornata nazionale delle vittime sui luoghi di Lavoro. Per questo, Soricelli si appresta a inviare al premier e ai ministri "una bottiglia di vino rosso in 152 esemplari - come le vittime del 2014 - che ho chiamato 'Sangue d'agricoltore schiacciato dal trattore'. Sperando che quest'anno non ne meritino un'altra". Un modo per far sì che il fatalismo non sia una condizione perenne per interpretare questa nuova e dolorosa "questione nazionale".

Carmine Saviano

"Occupare per vivere, ma anche per cambiare"

"Abbiamo subito una forte repressione, ma continuiamo a resistere e siamo qui per condividere la nostra esperienza". Così dice al manifesto Nihat Ozbey, operaio turco della fabbrica occupata Kazova Tekstil. Ozbey è venuto in Italia per partecipare all'incontro internazionale sulle imprese recuperate che si è tenuto a Roma, al centro sociale occupato Communia. L'iniziativa ha messo a confronto esperienze europee e argentine, anche a partire dal libro di Andres Ruggeri, Le fabbriche recuperate, edito da Alegre. 
Il Manifesto ...

Il dormitorio lager per emigrati italiani

Varese, scoperto dalla polizia dopo l'allagamento del capannone: ci dormivano in diciassette, in maggioranza arrivati dal Sud. Di giorno in Svizzera a lavorare come operai edili, di notte su una branda. "Ma non chiamateci schiavi, siamo qui perché c'è crisi".
Massimo Pisa, La Repubblica ...

Ast: manganelli e prese per i fondelli

Huffington Post
07 11 2014

C'è qualcosa che può fare più male di una gragnuola di manganellate ed è la cinica presa in giro messa in atto l'altro giorno a Bruxelles dai 73 eurodeputati italiani, fra i quali chi scrive, ai danni dei lavoratori delle acciaierie di Terni. Dopo le cariche di Roma, era partita l'idea dalla presidenza della regione Umbria di far incontrare una delegazione di lavoratori Ast con gli europarlamentari italiani, in parte per emendare l'ignobile episodio e in parte per riportare all'attenzione del parlamento di Bruxelles le ripetute violazioni delle norme comunitarie da parte della Thyssen. Gli operai si sono sorbiti 40 ore di pullman, fra andata e ritorno, per il piacere di incontrare una foltissima rappresentanza guidata dai due vice presidenti del parlamento europeo, Antonio Tajani e David Sassoli, Forza Italia e Pd, e per sottoporre agli eurodeputati nazionali una letterina di una decina di righe, assai cauta nei toni, di sostegno alla vertenza dei lavoratori e per il mantenimento di produzione e posti di lavoro. Con la preghiera di far uscire la presa di posizione prima dell'incontro di ieri fra sindacati, esponenti della Thyssen e il ministro Guidi.

È seguita davanti alle telecamere e ai taccuini una sfilata commovente e unanime d'interventi solidali, dalla destra alla sinistra, da Forza Italia, in testa lo stesso Tajani (il quale pure da commissario dell'industria non ha mai mosso un dito per difendere l'acciaio italiano) e Sassoli, ma poi senza distinzione di parte politica: grillini e alfaniani, il leghista Mario Borghezio come il capo dei socialisti europei Pittella, fino naturalmente alla lista Tsipras. Tutti si sono detti disponibili a firmare fin da subito la lettera di solidarietà congiunta e anzi molti, soprattutto Pd e Forza Italia, si sono complimentati per l'uso di toni moderati e quasi tecnici che avrebbe favorito il massimo grado di consenso. Molti hanno poi abbrancato operai singoli o gruppi per i selfies da mettere sul sito. Nessuno ha chiesto di cambiare una virgola del testo. Chi ha provato a mettere in dubbio la sincerità del presepe ("Ma com'è che con il 100 per cento di consenso dei politici contro i licenziamenti siamo arrivati a questo punto?") è stato immediatamente zittito dalla presidenza congiunta.

Ripartiti i lavoratori alla volta di Terni, per altre venti ore di viaggio, sono successe le seguenti cose. 1) Le lettera di solidarietà ai lavoratori di Terni è sparita dai radar di Bruxelles per ventiquattr'ore, il tempo perché si svolgesse l'incontro del governo con sindacati e azienda senza disturbare i manovratori. 2) La nota ex presentatrice Elisabetta Gardini ha chiesto e ottenuto da Tajani e Sassoli di censurare il testo concordato nei passaggi in cui si nominava la Thyssen, il mancato pagamento degli stipendi di ottobre, le violazioni di norme comunitarie e l'espressione "no ai licenziamenti". La versione Gardini è stata volentieri accettata dai maggiori capigruppo, che hanno anche eliminato dal testo originale la brutta espressione "governo" e sostituito il "no ai licenziamenti" con un più carino e democristiano "auspichiamo il mancato licenziamento". La versione Gardini è stata insomma accolta in toto. Tu pensa chi ci dà la linea in Europa. 3) La nuova lettera epurata è stata firmata da tutti i parlamentari dei gruppi maggiori, con l'eccezione di Sergio Cofferati, il cui sintetico commento alla capogruppo Toja è stato: "È un'indegna presa per il culo dei lavoratori, non la firmo nemmeno morto". 4) Nessuno ha ovviamente avvisato delle modifiche al testo i sindacati e i lavoratori, i quali soltanto a destinazione hanno scoperto di essersi fatti due giorni di pullman per nulla. Poi si lamentano che la gente non ha fiducia nei politici. Davvero, le manganellate in fondo non sono più oneste?

Curzio Maltese

Chi aspira oggi a diventare operaio?

  • Martedì, 04 Novembre 2014 09:14 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
Nadia Urbinati, La Repubblica
04 novembre 2014

La battaglia sul lavoro che sta dividendo il Pd è più di una contesa sulla rappresentanza politica dei lavoratori. Il 25 ottobre scorso ha messo in scena una spaccatura che è più che politica, e che per questo peserà sui destini del Pd [...]La dimensione globale dei mercati e la decadenza del valore sociale del lavoro stanno insieme e si riflettono nella diaspora e trasformazione della sinistra. ...

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