Giulia Daniele, Ingenere.it
24 gennaio 2014

Sono le donne a mettere in campo pratiche politiche creative e non violente che aprono lo sguardo a scenari di pace ancora da inventare, mettendo in discussione i confini e le narrazioni dell'occupazione.


La data c'è. Per il resto, è tutto da vedere. La conferenza "Ginevra 2" sulla Siria si terrà il 23 novembre. Lo ha confermato il segretario generale della Lega Araba, Nabil Elaraby, in una conferenza stampa al termine del suo incontro con l'inviato per la Siria Lakhdar Brahimi, che ha cominciato dal Cairo un suo tour della regione. Nei giorni scorsi il vicepremier siriano Qadri Jamil aveva annunciato le date del 23 e 24 novembre per la conferenza di pace. ...
La cornice è quella di una veglia di preghiera all'interno di una giornata di digiuno per la pace. Ma quello di questa sera a piazza San Pietro è anche il primo importante atto politico di papa Bergoglio: un no deciso all`intervento militare in Siria. ...

Siria, fermiamo l'incendio

31 agosto 2013

Lo scenario sembra quello già visto nel 2003 ma in piazza contro i pericoli di guerra non c'è la "seconda potenza mondiale" (come furono definiti i pacifisti dal New York times). A spegnere l'ardore dei "volonterosi" sono invece i parlamenti. O almeno lo è stato quello britannico che ha bocciato la proposta di Cameron.

Altro che pacificazione, liberi dalle servitù militari!

  • Venerdì, 28 Giugno 2013 15:19 ,
  • Pubblicato in Flash news
No Dal Molin
28 06 2013
 
Con l’inaugurazione della nuova struttura militare anche noi vogliamo fissare alcuni punti del nostro ragionamento.

Dopo 4 anni di lavori, l’inaugurazione della nuova base Usa al Dal Molin è arrivata. Un cantiere imposto con l’ingiustizia, la violenza, l’illegalità, la falsità, ha prodotto un mostro ecologico che non ha mancato di far vedere, prima ancora di diventare struttura militare, le sue conseguenze devastanti sul territorio, con l’alluvione che, dal 2010, è diventata compagna permanente della quotidianità di decine di migliaia di vicentini.

Con l’inaugurazione della nuova struttura militare – già operativa dallo scorso marzo – anche noi vogliamo fissare alcuni punti.

1. Dal Parco della Pace a Vicenza libera dalle servitù militari.

La mobilitazione di questi anni ha portato a un risultato inconfutabile: la liberazione di quell’area verde oggi chiamata da tutti Parco della Pace. Chi la considera una compensazione lo fa per puro vezzo ideologico, fatto di ben poche iniziative e troppi comunicati stampa, dimenticando che il Parco della Pace è stato, in questi anni, uno dei nodi simbolici centrali della mobilitazione vicentina. Dalla piantumazione dei 150 alberelli (settembre 2007 quando, appunto, chiamammo per la prima volta quel territorio “Parco della Pace”) alle occupazioni dell’area nate dal taglio delle recinzioni, fino alla mobilitazione per impedire alla società romana Esperia di realizzare lì un eliporto a servizio dei militari Usa. Chi non lo valorizza lo fa dimenticando quei 44 vicentini che, a settembre, andranno a processo per aver occupato – quando ancora era un territorio militare – uno spazio che ora tutti possono attraversare e che in molti – dopo essere stati a guardare – vorrebbero sfruttare.

Il Parco della Pace, invece, è un nodo fondamentale perché rappresenta un’inversione di tendenza storica nella militarizzazione del territorio vicentino: se dalla fine del secondo conflitto mondiale in poi le aree recitate dal filo spinato non avevano fatto che aumentare, la liberazione di quel fazzoletto verde rappresenta la prima – storica – riduzione delle servitù militari di questa città. Da questo dato di fatto noi vogliamo costruire il proseguo del nostro percorso: quello di liberare progressivamente tutto il territorio vicentino dalle servitù militari, a partire dalle strutture poste sui colli berici (Site Pluto, Fontega e Santa Tecla) che devono essere restituite a chi queste terre le abita.

2. Non siamo in lutto, siamo sognatori indignati
E’ per queste ragioni che, nei tendoni del Presidio Permanente NoDalMolin, non ci sentiamo in lutto. Perché il lutto rappresenta la fine di qualcosa, il chiudersi di un ciclo di vita, la rassegnazione all’inevitabile. Sono significati, questi, che noi non vogliamo in alcun modo associare al nostro percorso che, invece, è fatto di indignazione e sogni, rabbia e determinazione.

Gli statunitensi, con la nuova base al Dal Molin, non hanno ucciso la città, l’hanno fatta rinascere. Paradossalmente, nel costruire con l’imposizione la nuova struttura militare, hanno acceso un fuoco che sembrava spento, facendo della dignità il sentimento che ha accompagnato lo scendere in piazza di decine di migliaia di vicentini.

Mettersi a lutto vorrebbe dire abbandonarsi alla testimonianza del proprio sconforto: noi vogliamo continuare a coltivare i nostri sogni con la grande cassetta degli attrezzi che, collettivamente, abbiamo messo insieme in questi anni. Partendo da quel che di buono ha prodotto questo percorso per costruire opportunità nuove, per liberare la nostra città dalle servitù militari e non per essere i testimoni vestiti a nero di un funerale all’ombra dei berici.

3. Vicenza è cambiata e non sarà pacificata
In questi anni Vicenza è cambiata. Ce ne siamo accorti attraversando le strade e le piazze, i suoi mercati. Con la destra – da sempre zerbino dell’armata statunitense – che governava perpetuamente (quasi fosse destino della città berica essere cassaforte di voti per la compagine berlusconiana) e che ora si ritrova nel ruolo di minoranza permanente; col fiorire di comitati e iniziative pubbliche, che hanno portato in piazza migliaia di persone nelle mobilitazioni delle donne, al fianco delle cooperative sociali, con i cortei studenteschi, e infine durante il Gay Pride.

Vicenza è una città che, nel far vivere le mobilitazioni contro la militarizzazione del territorio, si è costruita da sé una nuova cultura civica, fatta di relazioni, impegno, entusiasmo. E conflittualità. Ed è quest’ultima che noi vogliamo coltivare, perché non è nella pacificazione della città – intesa, come fanno gli attori istituzionali, nella ricerca di un punto d’incontro tra comunità italiana e statunitense – che si costruisce il domani di questa terra; perché, semplicemente, non può esservi pacificazione tra chi ha imposto e chi si è opposto, tra chi occupa e quanti vogliono liberare. Non è mettendosi al servizio dei bisogni dell’apparato a stelle e strisce che si coltiva la dignità di una città che deve liberarsi di un fardello pesante quanto devastante: quello delle servitù militari.

E’ con queste motivazioni che, martedì 2 luglio, torniamo in piazza, per aprire la nostra campagna d’estate. Guardando alle nostre spalle con l’orgoglio di chi si è messo in mezzo con determinazione e al nostro domani con la forza di chi, i sogni, non vuole solo farli, ma realizzarli.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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