"Perdono per il colonialismo"

Il viaggio del papa in America Latina. Bergoglio chiede perdono "per i crimini" commessi dalla chiesa nei confronti dei popoli indigeni e auspica "un cambiamento strutturale" per realizzare quella "riforma dell'amore" che sintetizza il messaggio evangelico.
Geraldina Colotti, Il Manifesto ...

Le donne al centro della resistenza

  • Martedì, 17 Dicembre 2013 10:09 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune-info.net
17 12 2013

Cinquant’anni fa, Los Bañados di Asunción era una zona adibita a discarica che, con l’arrivo delle grandi piogge, il fiume Paraguay inondava fino a ridurla un pantano. Oggi ci sono strade, chiese, illuminazione pubblica, fontane, ambulatori, centri sociali e scuole. Tutto è stato costruito con il mutuo aiuto ma adesso fa gola alla speculazione immobiliare del progetto Franja Costera. A guidare la coraggiosa resistenza che mette in relazione il mondo rurale e quello urbano, non ci sono i dirigenti sindacali e le grandi organizzazioni contadine, troppo impegnati a sostenere il governo amico del vescovo Fernando Lugo fino al suo rovesciamento istituzionale. Ci sono invece due organizzazioni comunitarie composte prevalentemente da donne


di Raúl Zibechi

Silenzio e candele. Intorno a un tavolo, in una cucina aperta su un ampio cortile ornato con piante e alberi, donne di ogni età e uomini molto giovani mettono erbe in piccoli sacchetti che sigillano con il calore della fiamma. Bisbigli, risate e candele, un ambiente mistico, spirituale, per un lavoro collettivo che celebra la vita.

La sede del Coordinamento nazionale delle lavoratrici rurali e indigene (Conamuri) è un luogo tranquillo che tiene insieme il lavoro con l’intimità, come la vita contadina che in qualche modo riproduce. Le militanti stanno preparando il cibo per la fiera e le produzioni agricole ecologiche, Jakaru Porã Haguã ( “Perchè si possa mangiare bene” in lingua guaraní ), che piccoli produttori e produttrici di varie zone organizzano al centro di Asunción. Il tempo di lavoro è segnato da pause e interruzioni, con racconti, opinioni, sguardi e silenzi. Dal cerchio emana un’energia che induce ad inserirsi. “Le donne possiedono l’8 per cento della terra ma producono l’80 per cento degli alimenti e sono quelle che soffrono maggiormente la fame” si legge su un cartello.

La casa di Maria ha un ampio spazio dove prima allevava maiali, una delle principali attività a “Los Bañados”, la zona della capitale soggetta a inondazioni nella quale tre generazioni hanno strappato progressivamente spazio al fiume, sfidando i frequenti straripamenti. Ci offrono acqua fresca e vengono sistemate le sedie su cui prendono posto comodamente le donne del quartiere. Tra loro Carmen, fondatrice del Coordinamento difesa comunitaria (Codeco) e Patricio l’unico uomo del gruppo. Dopo un po’ cominciano a discutere sulle novità de “Los Bañados”, in particolare delle temute opere del progetto Franja Costera, che minaccia di “urbanizzare” un quartiere di 150 mila abitanti che, grazie al lavoro dei residenti, oggi è diventato appetibile per la speculazione immobiliare. L’ultima inondazione, due mesi fa, ha offerto il pretesto alle autorità per replicare la minaccia di sgomberare migliaia di abitazioni. Maria segnala che la strada in cui abita, sarebbe il limite tracciato dal municipio per espellere e demolire. Le due organizzazioni, quella rurale composta da campesinas e indigene e quella urbana, formata dai settori popolari di Asunción, sono molto diverse, ma hanno vari aspetti in comune: la vocazione alla resistenza comunitaria nei confronti dell’attacco del capitale sulle loro vite (si legga: soia e prodotti chimici tossici in agricoltura o speculazione immobiliare), l’essere composte prevalentemente da donne e disposte alla collaborazione con giovani uomini.

La relazione tra città e campagne

“Con la fiera cerchiamo di stabilire un rapporto tra la città e la campagna”, risuona una voce dal circolo. “Attraverso il nostro cibo e gli alimenti organici torniamo a mettere in relazione il mondo rurale e quello urbano, un vincolo che l’avanzata della speculazione economica in agricoltura sta distruggendo”. La popolazione rurale supera il 40 per cento malgrado l’incontenibile espansione delle coltivazioni di soia che hanno espulso, dal 1989, quando cadde la dittatura di Alfredo Stroessner, una parte considerevole dei contadini dalle loro terre: nel decennio degli anni Ottanta, il 60 per cento della popolazione paraguaiana viveva in campagna. I governi successivi, compreso quello del progressista Fernando Lugo (2008-2012) hanno destinato il 70 per cento del bilancio riservato all’agricoltura al sostegno dei grandi esportatori agricoli.

I nuclei familiari agricoli ricevono solo il 5 per cento della spesa pubblica e solo il 15 per cento delle famiglie ha accesso al credito. Quindici organizzazioni contadine e sociali hanno lanciato una campagna contro la Monsanto, nella giornata mondiale dell’alimentazione, durante l’incontro “Heñoi Jey Paraguay” (Crescita del nuovo Paraguay). Dalla caduta di Lugo, nel giugno del 2012, sono stati autorizzate sette nuove colture geneticamente modificate. Le grandi organizzazioni contadine sono molto indebolite e la loro capacità di coinvolgimento è minima. “L’egemonia dei vecchi movimenti contadini è finita”, dice Perla, da un angolo dando l’avvio agli interventi. “Noi invece non ci indeboliamo perchè ci leghiamo al nuovo che nasce nelle città, come le fiere, e perchè abbiamo tra di noi i giovani”, aggiunge Maria. Interviene Carina: “ Le nostre dirigenti non litigano per le cariche o per danaro, sono sincere”. Ancora Maria: “Non vendiamo le donne, non facciamo patti, non andiamo a negoziare, non ci vendiamo”. E perchè non rimangano dubbi conclude “Siamo l’organizzazione che ha meno progetti con lo Stato” Di nuovo Carina: “L’avere realmente conoscenze e chiarezza dà il potere di fare”. Nell’aria fluttua la critica a dirigenze che nessuno nomina, forse per il dispiacere subito o perchè comunque continuano a essere compagni. Ña Cefe (Donna Ceferina), fondatrice del Conamuri, riflette con grande serenità “Ci vuole un vizio per saper negoziare, quelli che lo fanno, poi escono con la valigetta piena”.

z2Pian piano il panorama si chiarisce: molti dirigenti contadini e sindacali hanno rivestito incarichi di fiducia nel governo Lugo e hanno abbandonato la base. Loro non lo hanno fatto. E il non essersi “vendute” le ha legittimate e le ha poste al centro della resistenza al modello incarnato dal presidente del Partito Colorado Horacio Cartese. “ La sinistra in Paraguay ha il fiato molto corto” riflette Alicia. “È segnata da molti intrighi, c’è molto autoritarismo e ci sono molti vizi del capitale. Vizi della destra all’interno della sinistra”. La giovane dirigente del Conamuri fa un esempio: i partiti, come il Frente Guasù, che raggruppa la maggior parte della sinistra, hanno smesso di essere spazi di rappresentanza dei movimenti. “L’unica cosa a cui si pensava lì era il potere e a chi sarebbe stato candidato o candidata”.

Nell’analisi di Alicia, la siccità ha colpito migliaia di contadini, che sono stati costretti a emigrare, sono sparite intere comunità, dice, al punto che “non c’era nulla da mangiare nelle campagne”. Lugo non ha mai concesso loro udienza, ma lo stesso ha fatto il Frente Guasù. Il 6 maggio, un mese prima del golpe parlamentare, i movimenti hanno attaccato il Frente in un comunicato, affermando che si comportava peggio della destra. Lugo e la sinistra erano isolati dai movimenti. “e in questa situazione è arrivato il golpe”.

Le donne del Conamuri hanno definito un’analisi della realtà sociale e politica, che comprende una precisa autocritica delle organizzazioni contadine. Tra le 23 organizzazioni e movimenti sociali i cui rappresentanti sono stati intervistati, nel libro “Golpe a la democracia”, risalta l’analisi delle donne perchè non si limita a bollare la destra golpista e i grandi proprietari terrieri, ma affronta i problemi e le deformazioni nel campo popolare.

Resistere alla speculazione immobiliare

Dalla sua sedia, Maria non nasconde l’indignazione. Le opere del megaprogetto Franja Costera avanzano inarrestabili. Sono già stati costruiti il Parque del Bicentenario e la Avenida Costanera, anche se pochi sembrano capire il rapporto tra le opere di urbanizzazione e la maggiore inondazione degli ultimi decenni. La sua casa è al limite delle aree che saranno sgomberate per “urbanizzare” Los Bañados. Le aree umide tra la città ufficiale e il fiume Paraguay furono popolate a partire dagli anni Cinquanta da contadini espulsi dall’espansione dell’allevamento. Sono le zone di Asunciòn, soggette alle inondazioni, quelle in cui vivono 150 mila persone, tra il 15 e il 20 per cento degli abitanti della capitale. Il 60 per cento ha meno di 20 anni, l’85 è insediato in terreni di proprietà pubblica e solo il 15 ha un titolo di proprietà. Tutto quello che esiste nei quartieri di Los Bañados, strade, chiese, illuminazione pubblica, fontane, ambulatori, centri sociali e scuole è stato costruito sulla base del mutuo aiuto. Per sistemare i quartieri “è stato necessario organizzare molte fiere alimentari, molte lotterie, feste del pollo o degli spaghetti, sono stati messi in piedi numerosi tornei e collette”.

Nelle mappe ufficiali non compaiono queste 17 mila famiglie, ma spiccano le opere in fase di realizzazione. Dal 2007, nel fuoco dell’espansione del modello finanziario che nelle campagne si traduce in monocolture e nelle città in speculazione immobiliaria, è riemerso un vecchio progetto che gli abitanti ancora non conoscono nella sua interezza, e di cui si stanno rendendo conto mano a mano che i lavori avanzano. Franja Costera propone di “recuperare” 1000 ettari della zona del Bañado Nord e altrettanti in quella del Sud. In quest’ultima si propone la creazione di un parco industriale e la costruzione di un nuovo porto. Nella area Nord intendono riempire una metà con “investimenti privati” che comprendono 82 ettari per un campo di golf con relativo resort, 20 ettari per un parco telematico, 22 per un centro congressi e 113 ettari destinati ad aree residenziali. Ci sono poi i 500 ettari della riserva ecologica, decisa alle spalle della popolazione, perchè lì sostano gli uccelli migratori provenienti dal Canada. La riserva circonda l’esclusivo Club Mbiguà. Il Parco del Bicentenario era stato inaugurato durante il governo di Lugo e, nel 2012, era stata la volta della Avenida Costanera, quattro carreggiate su un gigantesco terrapieno sulla riva del fiume, diversi metri sopra le case più povere della città. Gli abitanti danno fastidio. Quando la municipalità consegnò 22 ettari all’impresa che doveva realizzare i servizi sanitari, considerò che in quell’area vi erano solo sette famiglie, ignorando che in realtà si trattava di 420 famiglie residenti lì da più di venti anni.

Si tratta di investimenti immobiliari di lusso come il Centro di eventi Talleyrand Costanera o il Complesso Barrail, torri per uffici e residenze, banche, supermercati e ogni genere di negozi con l’ulteriore attrattiva della vista della baia. Insomma, la speculazione urbanistica dà l’assalto a Los Bañados, mettendo a serio rischio il futuro dei suoi abitanti. “Dove andremo? Abbiamo trascorso qui tutta la vita” sbotta Maria. Carmen, Ada e Patricio manifestano la stessa convinzione. Il Codeco è nato 12 anni fa, legato al lavoro locale della chiesa di base diretta dai gesuiti di Fey y Alegria. È lì che si sono formati Carmen e una parte dei residenti che hanno lavorato per migliorare il quartiere e che ora lottano per non essere trasferiti. “ La grande avanzata delle opere della Franja è avvenuta durante il governo Lugo; poichè era un ‘governo amico’ la gente aveva abbassato la guardia”, dice una delle abitanti. Il Codeco organizza undici quartieri, ognuno con la sua commissione di cittadini residenti che si considerano comunità, e l’associazione dei riciclatori che conta 50 soci e socie che oggi lavorano con motofurgoni. Il coordinamento abbraccia tra le sei e le sette mila famiglie e, come sostiene Ada, le donne sono quelle che sostengono tanto l’organizzazione come le loro famiglie”.

Delle trenta persone che formano il nucleo del coordinamento, 26 sono donne e si riuniscono tutte le settimane oltre a tenere le loro riunioni nei quartieri e con la amministrazione. “Vi è una relazione tra il sostenere la famiglia e il sostenere la lotta e la organizzazione” riflette Ada. Loro sono impegnate nel riciclaggio dei rifiuti, lavoro cui collabora tutta la famiglia, e sono sempre loro a curare gli animali domestici, ricavano cibo per i maiali e vendono il cartone riciclato. “Gli uomini sono più distanti dalla vita comunitaria, preferiscono lavorare fuori dal quartiere come guardiamacchine o in edilizia, mentre le donne si occupano dei figli che lavorano insieme ai padri dopo la scuola”.

Scommettere su una nuova cultura politica

“Quando abbiamo cominciato a lavorare con gli uomini è stato molto complicato” dice Perla. “Per questo lavoriamo solo con uomini giovani”. La decisione risponde alla “speranza riposta nella possibilità che questi processi producano nuove relazioni di genere ed è tra la gioventù che esse vanno costruite”. Perla sostiene che “ le metodologie con la gioventù sono più empiriche, come i campeggi, gli scambi, le pratiche” ed è nella convivenza quotidiana che salta fuori quello che si è imparato. Le militanti del Conamuri sostengono un “femminismo popolare e contadino” su cui lavorano intensamente nei loro corsi interni, in particolare nei Corsi di formazione per le Pytyvõhára (facilitatrici o educatrici). Nei quaderni di formazione sostengono che il genere è una costruzione storica “che comprende donne, uomini e i diversi orientamenti sessuali, per questo parliamo di generi al plurale”.


Le donne del Conamuri non lottano contro gli uomini ma contro il patriarcato e si autodefiniscono “anticapitaliste, antipatriarcali e socialiste”. Propongono la costruzione di nuove relazioni tra donne e uomini, la democratizzazione del lavoro domestico, la partecipazione negli spazi di potere e di assunzione delle decisioni e, infine, “la crescita nella nostra autonomia individuale, economica e politica per poter assumere le nostre decisioni”. L’auto-educazione, l’auto-cura e l’auto-stima alimentano l’orgoglio per l’organizzazione delle donne che appartengono al Conamuri. Questa forza ha consentito loro di superare “le campagne di altre organizzazioni contro Conamuri”, come dice una delle donne mentre pone le foglie nei sacchetti nella cucina dell’organizzazione. Perla va più in là: “ Da quando abbiamo inserito i ragazzi, li discriminano, dicono loro che vanno al Conamuri perchè non hanno la stoffa per essere dirigenti”. Un paio di ragazzi muovono la testa assentendo. “Nelle grandi organizzazioni non consentono la partecipazione ai giovani e stiamo verificando che nel Conamuri non decidono in due o tre persone, ma tutte quante insieme”, dice uno di loro. Ña Cefe ricorda che gli stessi “vecchi maschi” che comandano nelle organizzazioni si prendevano gioco di loro, nel 1998, quando si separarono per costituire il Conamuri. “ Che cosa vanno a fare queste vecchie incazzate”, dicevano. Perla ricorda che gli attacchi violenti che subirono le costrinse ad uscire dal Movimiento Campesino Paraguayo (Mcp). “Non siamo contro gli uomini, vogliamo procedere insieme. Con Lugo tutti i dirigenti contadini si candidarono, si scontrarono tra di loro per gli incarichi di responsabilità e persero le loro basi”, insiste Ña Cefe. “ La stessa dirigenza andò in crisi per aver dato una lettura molto superficiale del governo progressista.

Oggi il movimento contadino non è più egemonico, mentre la dirigenza ha perso il controllo della base e la capacità di analisi”, riflette Perla. Tra i movimenti paraguaiani predomina un clima di confusione e disarticolazione, di crisi e incertezza, in uno scenario dominato dall’avanzata travolgente della destra, con progetti di privatizzazioni, che favorisce ancor più i grandi proprietari rurali e i grandi speculatori immobiliari. Predomina anche la sensazione che qualcosa si sia esaurito, che non si può andare avanti continuando sulla strada che ha mostrato tanti limiti. Codeco scommette sui giovani.

Nel 2012 hanno organizzato un corso di comunicazione radiofonica approfittando del fatto che la parrocchia del quartiere aveva messo a loro disposizione la radio comunitaria. Al corso hanno partecipato 30 ragazzi e ragazze e alla fine del corso 10 di loro hanno iniziato un programma radiofonico con l’aiuto di una donna dell’organizzazione.“Di solito si tratta di figlie di figlie di persone del Codeco. Alcuni partecipavano insieme alle madri alle riunioni e alle attività. Sono amici tra loro e, siccome tutti lavorano, non hanno problemi ad assumere responsabilità” spiega Ada.

L’esperienza del Conamuri, anche se sono organizzazioni ben distinte, è simile. L’ingresso massiccio di donne giovani e provenienti dalla base, di ragazzi, spesso figli di militanti, sta determinando un cambiamento profondo nella cultura politica. In pochi anni si è realizzato un “esercizio di distribuzione del potere” , attraverso un percorso di discussioni e crescita delle competenze interne organizzato da loro stesse a partire dalla storia del Paraguay, delle lotte contadine, della dittatura. Inoltre le donne lavorano con grande impegno in famiglia, con figlie e figli, ma anche con i loro compagni, e a volte si determinano delle rotture. Magui Balbuena, fondatrice e referente del Conamuri mi ha spiegato anni fa che stava lasciando il ruolo centrale che aveva rivestito nell’organizzazione. Sua figlia Martha mi anticipò che stavano cominciando ad inserire dei ragazzi.

C’è qualcosa nelle organizzazioni in cui predominano donne e giovani che le rende diverse. Non a caso la metà degli zapatisti ha meno di 20 anni e moltissime sono le donne. Sono i settori meno inquinati dalla cultura politica egemonica. A Los Bañados hanno affrontato una condizione conflittuale con un ragazzo dell’organizzazione e la stanno superando sulla base di un processo di critica, autocritica e fiducia reciproca. Si governa il conflitto in maniera diversa “assumendo le differenze con l’altro”. L’esperienza del Conamuri “è grandiosa” dice una donna che lavora con un gruppo di altre donne. “Si auto-regolano, si auto-controllano, in maniera educativa, senza aggressività, ma con senso di responsabilità e impegno. Anche se fa male, noi le cose le diciamo in faccia”.

Fiducia, verità e spirito comunitario fanno sì che i conflitti non dividano. “Non si nascondono le critiche perchè se lo si fa, poi esplodono e rompono tutto”. Non c’è un tempo dettato dall’orologio, ma ci sono i tempi di ciascuna persona. Una volta o l’altra, bisognerà dare un nome a questa nuova cultura politica che comincia a farsi strada negli spazi dove l’individualismo e il machismo sono sotto controllo. Per adesso, è sufficiente riconoscere che alcuni movimenti, non istituzionalizzati, con forti legami con le basi, comunitari e con modalità di lavoro molto orizzontali, stanno rinnovando la cultura politica. Un passo indispensabile per raddoppiare le resistenze.

 

Questo reportage è uscito anche sul sito del Programa de las Américas

Traduzione per Comune-info: Massimo Angrisano

Bañados de Asunción: La potencia de la comunidad di Raul Zibechi (2008)

 

Raúl Zibechi, scrittore e giornalista uruguayano dalla parte delle società in movimento è redattore del settimanale Brecha. I suoi articoli vengono pubblicati con puntualità in molti paesi del mondo. In Italia ha collaborato per dieci anni con Carta e ha pubblicato diversi libri: Il paradosso zapatista. La guerriglia antimilitarista nel Chiapas, Eleuthera; Genealogia della rivolta. Argentina. La società in movimento, Luca Sossella Editore; Disperdere il potere. Le comunità aymara oltre lo Stato boliviano, Carta. Territori in resistenza. Periferia urbana in America latina, Nova Delphi. Il suo ultimo volume è uscito per ora in Messico, Cile e Colombia ed è intitolato Brasil potencia. 

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