Da una parte la strategia giudiziaria, dal'altra la mobilitazione popolare. Si intensifica la lotta dei pugliesi contro le ricerche e le trivelle in mare alla ricerca di petrolio. [...] Il neo governatore Michele Emiliano annuncia che la giunta - quella in carica guidata da Vendola o la prossima - è pronta ad impugnare al Tar i decreti
Francesco Strippoli, Corriere del Mezzogiorno ...

Xylella, sostenere la ricerca

  • Mercoledì, 03 Giugno 2015 12:59 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
03 06 2015

di Antonia Battaglia

Un gruppo di professori dell’Università della Basilicata, tra i quali il Cristos Xyloyannis, ha pubblicato di recente un articolo al fine di fare chiarezza, in termini scientifici, sulla questione Xylella fastidiosa e sul come combattere il batterio in maniera efficace utilizzando pratiche di coltivazione sostenibile, già sperimentate con successo da oltre quindici anni.

Secondo quanto riportato dagli studiosi, per combattere il batterio della Xylella sono infatti necessarie una serie di misure da utilizzare nella coltivazione dell’ulivo, in modo da migliorarne il sistema immunitario e di aumentarne le capacità di resistenza agli stress biotici e abiotici che lo indeboliscono. L’articolo, pubblicato su l’Informatore Agrario, dà grande importanza alla gestione del suolo, che ha un impatto fondamentale sulla proliferazione dei batteri e sulla produzione di enzimi per la resistenza delle piante ai diversi agenti patogeni.

Nell’articolo viene esaminata la realtà contraddittoria presente nel Salento: oliveti gestiti con cura e con la consapevolezza dell’importanza rivestita dalla gestione del terreno, e oliveti abbandonati, in attesa degli indennizzi europei e della prospettiva di avviare su quelle terre nuove e più redditizie attività.

Le raccomandazioni scientifiche sono ben precise e specifiche e possono costituire un punto di riferimento cruciale per l’elaborazione delle strategie più efficaci per la cura del disseccamento. I ricercatori puntualizzano in maniera precisa che per combattere la Xylella non è necessario eradicare gli alberi, ma procedere con le pratiche già sperimentate e ben descritte.

Da queste raccomandazioni scientifiche, tuttavia, le Istituzioni sembrano distanti anni luce.

La Regione Puglia, in particolare, non ha trovato di meglio che mettere in campo un “fantasmagorico” progetto dotato di un budget di due milioni di euro, per la realizzazione di una “mega-sperimentazione” con tanto di “linee guida” finalizzate alla “ricerca di soluzioni integrate e diversificate, l’acquisizione e applicazione di nuove e più ampie conoscenze scientifiche”.

Siamo a giugno 2015. Sono passati ben otto anni dalle prime avvisaglie del disseccamento degli ulivi. Una velocità e un tempismo incredibili, da parte della Regione, in coincidenza con le elezioni regionali e soprattutto a poche settimane dalla seconda decisione della Commissione Europea, che dovrà essere messa in opera con un nuovo piano o con lo stesso “Piano Silletti” modificato.

Ma qual è la risposta dell’Italia alle sollecitazioni del Parlamento Europeo e alle deliberazioni della Commissione Europea in materia di ricerca scientifica e di urgente sperimentazione sul campo?

Ci si augurerebbe che la risposta non sia questo altisonante “Parco della Ricerca e della Sperimentazione”, il cui fine niente meno che promuovere “forme di aggregazione e di sinergia che consentano di accumulare ‘massa critica’ per una risoluzione strutturale della specifica problematica fitosanitaria e che siano basate su uno stretto legame con il territorio”.

Ma in cosa consiste in realtà questo Parco?

La Regione Puglia risponde a un problema d’importanza capitale per l’economia e l’ecosistema della Regione con un piano fumoso, che sembra già canalizzato verso precisi beneficiari e che esclude gli agricoltori salentini che hanno già sperimentato con successo le indicazioni consolidate dall’attività scientifica del professor Xyloyannis e degli altri studiosi.

Nei confronti di un’economia che ha qualche miliardo di euro di valore di produzione annua, il Parco della Sperimentazione, chiuso agli agricoltori, e dotato di soli due milioni di euro, appare un misero tentativo propagandistico.

La ricerca dovrebbe essere allargata, con urgenza, ad altre università, centri, istituti, in Italia e all’estero, destinando ben altre risorse per sostenere i risultati dello studio realizzato dall’Università della Basilicata e finanziare altri centri già operativi sulla materia!

Il prossimo governo Regionale proseguirà su questa linea di chiusura e di provincialismo o si aprirà, con l’urgenza necessaria, alla scienza nonché all’evidenza della realtà degli uliveti salentini curati e guariti?

Xylella, perché è urgente cambiare strategia

  • Martedì, 28 Aprile 2015 08:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micromega
28 04 2015

di Antonia Battaglia

Nel Salento si voleva tagliare, un mese fa, un milione di ulivi, malati, secondo la Regione Puglia e il CNR di Bari, di Xylella fastidiosa. Nel frattempo Peacelink, con Spazi Popolari e le altre associazioni salentine, ha fatto pervenire alla Commissione Europea gli studi sul ruolo svolto dalle concause della malattia da disseccamento (Funghi e Zeuzera Pyrina). Un parere diverso rispetto alla tesi sostenuta dalla Regione, convinta sempre di più che in Puglia si tratti solo ed esclusivamente di Xylella, quale agente unico della malattia.

Il Presidente Vendola, che non ha mai visitato gli uliveti curati e guariti dagli agricoltori salentini, sentenzia che i cosiddetti “santoni” farebbero meglio a non contrastare la scienza ufficiale, ovvero solo e soltanto quella del CNR di Bari. La gestione della ricerca sulla malattia, infatti, sembra essere appannaggio esclusivo dell’establishment barese quando altri centri, come l’Università di Foggia, sembrano dare indicazioni scientifiche differenti.

Eppure la Xylella fastidiosa salentina che ha fatto scattare l’allarme europeo di quarantena, lanciato dall’Italia, non è dello stesso ceppo della Xylella fastidiosa (Well e Raju) già conosciuta in California, di cui si parla nella direttiva europea 2000/29/CE, concernente le misure di protezione contro l'introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali.

Il protocollo con l’obbligo di quarantena della Xylella è stato scritto sulla base dell’osservazione solo della sua patogenicità su vite e agrumi (Protocollo EPPO, Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante, “Norme EPPO PM7/24”, pag.188 e seguenti) e secondo logica andrebbe immediatamente rivisto in base alla malattia degli ulivi, alla luce del ruolo dei funghi e della cura degli alberi che avviene con successo!

Il ceppo della Xylella pugliese (subspecie pauca, ceppo CoDiRo) è pertanto diverso da quello regolamentato dall’UE, che invece è stato studiato su vite e agrumi. La Xylella salentina attacca solo l’ulivo e non è stata mai riscontrata su agrumi e vite, come scritto nelle stesse “Linee Guida Xylella CoDiRo, Regione Puglia”. EFSA conferma nel suo nuovo rapporto che “il genotipo della Xylella presente in Puglia è una nuova variante genetica della sottospecie pauca”, trovato su una serie di piante ma non su vite e agrumi. Di conseguenza, il regolamento europeo andrebbe adattato con flessibilità in considerazione del fatto che è un ceppo di Xylella diverso.

Oltre agli studi su funghi e altre con-cause, sono necessari studi mirati e approfonditi su questo specifico ceppo della Xylella salentina! Ci vuole un cambio di paradigma immediato nella strategia messa in atto in seno all’UE.

A conferma di tutto ciò, e cioè dell’insensatezza di un piano di taglio indiscriminato, c’è l’accorato e coraggioso appello lanciato con una lettera dal Professor Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del CNR di Bari, al Presidente Vendola, in cui si dice che “è difficile pensare che (il disseccamento, ndr) possa essere risolto con l’abbattimento degli alberi affetti e ancora peggio che possa essere utile lo sradicamento di piante sane per creare un cordone intorno alle aree focolaio. Entrambi i provvedimenti sono sbagliati. Nel primo caso perché le piante malate possono essere risanate e nel secondo perché si distruggerebbero piante sane”.

Ancora una volta, quindi, l’approccio migliore sembrerebbe quello che gli agricoltori e le associazioni salentine suggeriscono, ovvero quello agro-ecologico. “Gli studi osservazionali” – continua Perrino – “suggeriscono che le cause risiedono in un tipo di agricoltura che per decenni è stata caratterizzata da un uso eccessivo di concimi chimici, pesticidi, antiparassitari e di erbicidi, aventi come obiettivo quello di aumentare le produzioni”.

E’ urgente che la Regione, il Governo Italiano e di conseguenza la Commissione Europea cambino posizione, adesso, subito, concentrando tutti i loro sforzi su nuovi studi e analisi, e sulla sperimentazione in campo.

Se si tratta di un ceppo diverso di Xylella, e, se come dicono l’Università di Foggia e l’EFSA, è fondamentale capire il ruolo svolto dalle concause, perché la Regione continua a ignorare gli agricoltori che hanno curato e continuano a curare le piante con successo e quelle voci della scienza che credono sia urgente studiare le concause per definire una terapia adatta alla complessità del fenomeno?

Regione e Ministero sono responsabili della posizione di grandissimo caos creato a Bruxelles, avendo parlato prima della necessità di un taglio di un milione di ulivi, poi di “soltanto” 35.000 e infine di 10.000, senza aver ancora in mano nessun test di patogenicità né risposte sulle con-cause dell’infezione.

Ci sono altri 27 paesi in attesa di capire cosa accade in Puglia, ma, nonostante l’apertura creata presso la Commissione Europea da Peacelink con gli studi dell’Università di Foggia e con l’azione delle associazioni del Salento, le Istituzioni Italiane hanno continuato ad affermare la necessità dei tagli, l’urgenza del contenimento della malattia, la richiesta di indennizzi sulla base di nessuna certezza scientifica. Infatti, anche laddove fosse dimostrata la presenza della Xylella in alcuni ulivi, non ci sono certezze in merito al ruolo primario o meno svolto dalle concause, né sull’efficacia dei tagli per contenere un’eventuale epidemia.

Il ruolo che hanno svolto e che saranno chiamati a svolgere i rappresentanti istituzionali italiani influenzerà enormemente le prossime decisioni della Commissione Europea. Mentre il Ministro Martina festeggia il cibo italiano alla kermesse dell’EXPO di Milano, egli stesso sostiene posizioni in Puglia che poco hanno a che fare con la protezione dell’agricoltura e dell’olio d’oliva pugliese.

Il Presidente Vendola sembra invece stizzito, impaurito, parla di “diffamazione a danno del governo regionale”, un film già visto a Taranto. Ci deve essere una ragione se un’intera popolazione si muove contro le sue Istituzioni.

“I Partigiani dell’Ulivo” con le loro ronde sul campo, di giorno e di notte, rimandano indietro motoseghe, camion e rappresentano la vera grande novità di questa primavera pugliese. Chiusi nelle loro stanze i politici, impermeabili alle migliaia di voci che si levano da tutta la Regione, stizziti dall’azione degli agricoltori e di Peacelink a Bruxelles, pronti a banalizzare piuttosto che ad aprire al contatto sul campo con gli agricoltori e alla ricerca più ampia d’istituti italiani e internazionali.

Sembrerebbe che la Regione e il Governo si siano messi dalla parte della Francia, dalla parte dei concorrenti, dalla parte di chi la Puglia la vuole vedere in ginocchio. Sostengono posizioni che porteranno alla fine la Commissione e gli altri 27 Paesi a credere che non ci sono vie alternative al taglio degli alberi e all’utilizzo massiccio di pesticidi, che vengono chiamati “fitofarmaci” per fare meno grave.

È urgente, alla luce di questa incertezza messa in campo nuovamente dall’EFSA, che la comunità scientifica internazionale si adoperi con urgenza per accelerare e moltiplicare gli studi sia in laboratorio che in campo, secondo un approccio pluralistico che incoraggi e finanzi istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche, sottopondendole al più presto alla “peer review” internazionale.

Tali ricerche devono anche verificare i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all'estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio.

Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia e sul suo futuro è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta ed approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti.

Occorrerebbe moltiplicare le iniziative come quella di COPAGRI, che coordina e finanzia la ricerca e la sperimentazione sul campo svolte dall’Università di Foggia insieme all’Università del Salento.

La Resistenza degli Ulivi è una pagina importante della storia della nostra Regione e del nostro Paese. Essa non riguarda solo il Salento ma è simbolo di resistenza di un popolo intero, che parte da Lecce e tocca Taranto, Brindisi, il Gargano, la Puglia tutta, contro l’approccio autoritario che esclude i cittadini dal poter intervenire direttamente in questioni fondamentali della loro vita e del loro futuro.

Che Resistenza sia!

Le molte ragioni dei Partigiani degli ulivi

  • Mercoledì, 22 Aprile 2015 11:34 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
22 04 2015

di Antonia Battaglia*

Nel Salento si voleva tagliare, un mese fa, un milione di ulivi, malati, secondo la Regione Puglia e il Cnr di Bari, di Xylella fastidiosa. Nel frattempo Peacelink, con Spazi Popolari e le altre associazioni salentine, ha fatto pervenire alla Commissione europea gli studi sul ruolo svolto dalle concause della malattia da disseccamento (Funghi e Zeuzera Pyrina). Un parere diverso rispetto alla tesi sostenuta dalla Regione, convinta sempre di più che in Puglia si tratti solo ed esclusivamente di Xylella, quale agente unico della malattia.

Il presidente Niki Vendola, che non ha mai visitato gli uliveti curati e guariti dagli agricoltori salentini, sentenzia che i cosiddetti “santoni” farebbero meglio a non contrastare la scienza ufficiale, ovvero solo e soltanto quella del Cnr di Bari. La gestione della ricerca sulla malattia, infatti, sembra essere appannaggio esclusivo dell’establishment barese quando altri centri, come l’Università di Foggia, sembrano dare indicazioni scientifiche differenti.

Eppure la Xylella fastidiosa salentina che ha fatto scattare l’allarme europeo di quarantena, lanciato dall’Italia, non è dello stesso ceppo della Xylella fastidiosa (Well e Raju) già conosciuta in California, di cui si parla nella direttiva europea 2000/29/CE, concernente le misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. Il protocollo con l’obbligo di quarantena della Xylella è stato scritto sulla base dell’osservazione solo della sua patogenicità su vite e agrumi (Protocollo EPPO, Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante, “Norme EPPO PM7/24”, pag.188 e seguenti) e secondo logica andrebbe immediatamente rivisto in base alla malattia degli ulivi, alla luce del ruolo dei funghi e della cura degli alberi che avviene con successo!

Il ceppo della Xylella pugliese (subspecie pauca, ceppo CoDiRo) è pertanto diverso da quello regolamentato dall’Unione europea, che invece è stato studiato su vite e agrumi. La Xylella salentina attacca solo l’ulivo e non è stata mai riscontrata su agrumi e vite, come scritto nelle stesse “Linee Guida Xylella CoDiRo, Regione Puglia”. EFSA conferma nel suo nuovo rapporto che “il genotipo della Xylella presente in Puglia è una nuova variante genetica della sottospecie pauca”, trovato su una serie di piante ma non su vite e agrumi. Di conseguenza, il regolamento europeo andrebbe adattato con flessibilità in considerazione del fatto che è un ceppo di Xylella diverso.

Oltre agli studi su funghi e altre con-cause, sono necessari studi mirati e approfonditi su questo specifico ceppo della Xylella salentina! Ci vuole un cambio di paradigma immediato nella strategia messa in atto in seno all’Ue.

A conferma di tutto ciò, e cioè dell’insensatezza di un piano di taglio indiscriminato, c’è l’accorato e coraggioso appello lanciato con una lettera dal professor Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del Cnr di Bari, al Presidente Vendola, in cui si dice che “è difficile pensare che (il disseccamento, ndr) possa essere risolto con l’abbattimento degli alberi affetti e ancora peggio che possa essere utile lo sradicamento di piante sane per creare un cordone intorno alle aree focolaio. Entrambi i provvedimenti sono sbagliati. Nel primo caso perché le piante malate possono essere risanate e nel secondo perché si distruggerebbero piante sane”.

Ancora una volta, quindi, l’approccio migliore sembrerebbe quello che gli agricoltori e le associazioni salentine suggeriscono, ovvero quello agro-ecologico. “Gli studi osservazionali” – continua Perrino – “suggeriscono che le cause risiedono in un tipo di agricoltura che per decenni è stata caratterizzata da un uso eccessivo di concimi chimici, pesticidi, antiparassitari e di erbicidi, aventi come obiettivo quello di aumentare le produzioni”.

È urgente che la Regione, il governo italiano e di conseguenza la Commissione Europea cambino posizione, adesso, subito, concentrando tutti i loro sforzi su nuovi studi e analisi, e sulla sperimentazione in campo.

Se si tratta di un ceppo diverso di Xylella, e, se come dicono l’Università di Foggia e l’EFSA, è fondamentale capire il ruolo svolto dalle concause, perché la Regione continua a ignorare gli agricoltori che hanno curato e continuano a curare le piante con successo e quelle voci della scienza che credono sia urgente studiare le concause per definire una terapia adatta alla complessità del fenomeno?

Regione e Ministero sono responsabili della posizione di grandissimo caos creato a Bruxelles, avendo parlato prima della necessità di un taglio di un milione di ulivi, poi di “soltanto” 35.000 e infine di 10.000, senza aver ancora in mano nessun test di patogenicità né risposte sulle con-cause dell’infezione.

Ci sono altri 27 paesi in attesa di capire cosa accade in Puglia, ma, nonostante l’apertura creata presso la Commissione Europea da Peacelink con gli studi dell’Università di Foggia e con l’azione delle associazioni del Salento, le Istituzioni Italiane hanno continuato ad affermare la necessità dei tagli, l’urgenza del contenimento della malattia, la richiesta di indennizzi sulla base di nessuna certezza scientifica. Infatti, anche laddove fosse dimostrata la presenza della Xylella in alcuni ulivi, non ci sono certezze in merito al ruolo primario o meno svolto dalle concause, né sull’efficacia dei tagli per contenere un’eventuale epidemia.

Il ruolo che hanno svolto e che saranno chiamati a svolgere i rappresentanti istituzionali italiani influenzerà enormemente le prossime decisioni della Commissione Europea. Mentre il Ministro Martina festeggia il cibo italiano alla kermesse dell’Expo di Milano, egli stesso sostiene posizioni in Puglia che poco hanno a che fare con la protezione dell’agricoltura e dell’olio d’oliva pugliese.

Il Presidente Vendola sembra invece stizzito, impaurito, parla di “diffamazione a danno del governo regionale”, un film già visto a Taranto. Ci deve essere una ragione se un’intera popolazione si muove contro le sue Istituzioni.


“I Partigiani dell’Ulivo” con le loro ronde sul campo, di giorno e di notte, rimandano indietro motoseghe, camion e rappresentano la vera grande novità di questa primavera pugliese. Chiusi nelle loro stanze i politici, impermeabili alle migliaia di voci che si levano da tutta la Regione, stizziti dall’azione degli agricoltori e di Peacelink a Bruxelles, pronti a banalizzare piuttosto che ad aprire al contatto sul campo con gli agricoltori e alla ricerca più ampia d’istituti italiani e internazionali.

Sembrerebbe che la Regione e il Governo si siano messi dalla parte della Francia, dalla parte dei concorrenti, dalla parte di chi la Puglia la vuole vedere in ginocchio. Sostengono posizioni che porteranno alla fine la Commissione e gli altri 27 Paesi a credere che non ci sono vie alternative al taglio degli alberi e all’utilizzo massiccio di pesticidi, che vengono chiamati “fitofarmaci” per fare meno grave.

È urgente, alla luce di questa incertezza messa in campo nuovamente dall’EFSA, che la comunità scientifica internazionale si adoperi con urgenza per accelerare e moltiplicare gli studi sia in laboratorio che in campo, secondo un approccio pluralistico che incoraggi e finanzi istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche, sottopondendole al più presto alla “peer review” internazionale. Tali ricerche devono anche verificare i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all’estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio.

Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia e sul suo futuro è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta ed approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti. Occorrerebbe moltiplicare le iniziative come quella di COPAGRI, che coordina e finanzia la ricerca e la sperimentazione sul campo svolte dall’Università di Foggia insieme all’Università del Salento.

La Resistenza degli Ulivi è una pagina importante della storia della nostra Regione e del nostro Paese. Essa non riguarda solo il Salento ma è simbolo di resistenza di un popolo intero, che parte da Lecce e tocca Taranto, Brindisi, il Gargano, la Puglia tutta, contro l’approccio autoritario che esclude i cittadini dal poter intervenire direttamente in questioni fondamentali della loro vita e del loro futuro. Che Resistenza sia!

 

* Peacelink
Articolo pubblicato anche su Micromega

Il suono dell’ulivo

  • Lunedì, 20 Aprile 2015 10:12 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
20 04 2015

di Rosaria Gasparro

ORIA (BRINDISI), DOMENICA 19 APRILE – «Ci sono posti dove bisogna esserci, perché se non ci siamo cosa racconteremo ai nostri figli» dice Florenza Mongelli alla fine del suo “Parole e suoni dalla natura” sotto uno degli ulivi segnati di rosso. Per questo domenica siamo ad Oria, dove hanno abbattuto gli alberi. Per questo qui c’è un presidio permanente di giovani che non ci tengono che si racconti di loro. Non ci tengono a parlare. L’importante per loro è esserci. Sono quelli che sono saliti sugli alberi, sulle ruspe. Che lo rifaranno. È da qui che vogliono ripartire. È da qui che vogliono costruire consapevolezza ecologica su come abitare la terra, su come prendersi cura.

Mattia Pantaleoni mostra praticamente come autoprodurre biofertilizzanti. Una chimica amica per una terra libera dai veleni, un laboratorio di agricoltura organica e rigenerativa (leggi anche Manuale di tecniche naturali per curare un uliveto).

Con “Verde brillante”, alle radici del problema, inizia una dichiarazione d’amore per gli alberi. Un elettrodo nelle radici e uno sulle foglie e si diffonde il suono dell’ulivo, le vibrazioni della sua linfa catturate dal sintetizzatore e trasformate in musica dal pianoforte. È un suono malinconico, l’albero non sta bene, ma è vivo. Quando qualcuno lo tocca il suono si arresta, continua se a farlo è un bambino. Perché gli alberi sono sensibili, ci dicono Antonella Cavallo (autrice della “Musica delle piante”) e Fiorenza, «possiedono tutti e cinque i sensi dei quali è dotato l’uomo: vista, udito, tatto, gusto e olfatto. Ognuno sviluppato in modo «vegetale», s’intende, ma non per questo meno affidabile. È dunque lecito pensare che da questo punto di vista siano simili a noi? Tutt’altro: esse sono estremamente più sensibili e, oltre ai nostri cinque sensi, ne possiedono almeno un’altra quindicina. Per esempio, sentono e calcolano la gravità, i campi elettromagnetici, l’umidità e sono in grado di analizzare numerosi gradienti chimici».

 Luigi D’elia racconta in modo struggente “La Grande Foresta” davanti ad uno degli alberi secolari abbattuti. La foresta che una volta copriva il Salento e sentiamo il brivido pensando alla foresta di oggi. Che qui ha gli occhi che ti guardano. «Sette volte bosco, sette volte prato e tutto tornerà com’era stato» dice il bambino della storia ed è la foresta che continua a crescere.


Settecento in fondo al mare. Siamo qui per gli ulivi ma siamo anche lì. C’è un collegamento sentimentale, dice Jean Claude. Con chi soccombe per l’indifferenza, una specie tutta umana di xylella.

 

* Maestra di una scuola primaria pubblica, vive a San Michele Salentino (Brindisi). Altri suoi articoli sono qui. L’adesione di Rosaria alla campagna di Comune-info “Ribellarsi facendo”

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