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Articolo21
13 01 2013

di Roberto Malini

Il Gruppo EveryOne lancia un drammatico appello affinché abbia fine la persecuzione del popolo Rom in Italia. Dal 2007 a oggi l’Italia è stata colpita da migliaia di sgomberi, nei quali si sono verificati innumerevoli abusi. Maltrattamento di uomini, donne e bambini. Allontanamento forzato senza alternativa sociale.

Espulsioni per “pericolosità sociale”. Denunce e condanne per sfruttamento di minori, accattonaggio, occupazione di suolo pubblico e altri reati creati ad arte per colpire i Rom. Centinaia di bambini sono stati levati alle famiglie per povertà e dati in adozione a famiglie italiane (spesso i genitori li hanno persi perché non avevano il denaro né un domicilio per seguire i procedimenti giudiziari). Molti Rom sono morti a causa di malattie, freddo, incidenti, roghi, violenza. Molti bambini sono morti nel grembo delle madri dopo le espulsioni: la mortalità dei bambini Rom è 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Nel 2007 circa 70 mila Rom romeni vivevano in Italia. Più di 20 mila sono stati condannati al carcere. Le famiglie perseguitate sono fuggite in Spagna, Francia, Grecia e altre nazioni dell’Unione europea. Molte sono tornate in Romania.

Il Gruppo EveryOne ne ha assistite tante, con le proprie forze, sia in Italia, sia aiutandole a rifugiarsi all’estero o a tornare in patria. La Convenzione di Ginevra non protegge le famiglie Rom perseguitate in uno stato dell’Unione europea quando si trasferisce in un altro (una delle tante gravi violazioni del diritto di asilo, ormai istituzionalizzate). Da parte nostra, abbiamo collaborato con il Parlamento e il Consiglio d’Europa nella realizzazione di Direttive e Risoluzioni, soprattuto quando Viktoria Mohacsi ed Els De Groen erano europarlamentari e difendevano il popolo Rom. Quando le due europarlamentari e attiviste umanitarie e quando i Radicali italiani non hanno potuto tornare nel Parlamento europeo, le politiche europee sui Rom sono diventate avulse dalla realtà, inefficaci, lontane dal mondo dei difensori dei diritti umani e dei Rom.

I nostri appelli, da allora, cadono nel vuoto e le informazioni che trasmettiamo sono semplicemente inserite in Rapporti cui non seguono azioni europee a sostegno dei Rom. I co-presidenti del Gruppo EveryOne hanno subito una terribile persecuzione politica, poliziesca, giudiziaria, caratterizzata da otto cause penali intentate dalle autorità italiane, con il rischio di lunghe condanne al carcere (per reati di calunnia, diffamazione, interruzione di pubblico servizio ecc.). Solo grazie all’intervento dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, della Commisssione europea, di FrontLine Defenders, degli Avocats sans frontières e di decine di organizzazioni per i diritti dei Rom da tutto il mondo gli attivisti di EveryOne sono (finora) stati assolti. Tuttavia, i procedimenti penali sono costati loro tanto denaro e li hanno obbligati a trasferirsi da una città a un’altra, per evitare nuovi attacchi istituzionali. Gli attivisti di EveryOne hanno ricevuto inoltre misure poliziesche da parte delle questure, pedinamenti, continue convocazioni presso le autorità con i pretesti più disparati. In aggiunta, da parte di “anonimi”, minacce, intimidazioni, agguati, aggressioni fisiche, inclusione in liste di proscrizione neonaziste e razziste, censura mediatica e culturale (per quanto riguarda gli attivisti del Gruppo EveryOne che sono anche scrittori e artisti). Tuttavia, il Gruppo EveryOne è ancora accanto ai Rom, li difende con le proprie forze (perché l’organizzazione si autofinanzia) e si impegna quotidianamente contro una persecuzione che si fa sempre più grave e trova sempre meno tutela nel mondo.

Attualmente solo 6/7 mila Rom romeni sono rimasti in Italia. Sono frazionati in piccole comunità che la polizia sgombera a un ritmo frenetico, arrivando all’alba per evitare che i cittadini siano testimoni di azioni tanto ingiuste e crudeli. Le famiglie sono trattate come “asociali”: un problema di sicurezza, come avveniva poco prima e durante l’Olocausto. Ricevono pesanti multe, denunce, fogli di via. I bambini vengono ancora sottratti ai genitori perché poveri. Tuttavia, la maggior parte delle famiglie tengono i figli minori in Romania, proprio per evitare di perderli per intervento della polizia, dei servizi sociali e del giudice minorile. Tanti genitori hanno subito condanne a molti anni di carcere per “riduzione in schiavitù”: un’accusa costruita in base a pregiudizi, per punire chi è indigente, per colpire le famiglie che restano unite anche durante l’attività estrema ed umiliante della questua. Un’attività cui sono costrette, per sopravvivere, dalla miseria e dall’emarginazione. Il Gruppo EveryOne chiede alle Nazioni Unite e alle Istituzioni europee di non chiudere gli occhi, di riconoscere la gravità della persecuzione che in Italia colpisce i Rom e i difensori dei diritti umani.

Si tratta di un fenomeno grave, che riguarda anche i media (in Italia essi ricevono importanti finanziamenti statali e dunque non sono liberi, ma al servizio dei diversi poteri), la politica (che attacca il popolo Rom, criminalizzandolo, per ottenere consensi elettorali), la mafia (che distoglie l’attenzione del pubblico dai suoi crimini e dal suo giro di denaro sporco, che nel 2012 ammontava a 200 miliardi di euro, aizzando il nostro paese contro i Rom) e i movimenti razzisti, che in Italia sono sempre più forti e che gli organismi istituzionali non combattono efficacemente. Oggi la “macchina anti-Rom” è molto forte e solo pochi difensori dei diritti umani resistono alla persecuzione contro gli attivisti umanitari. Ci accorgiamo, dialogando con le organizzazioni umanitarie francesi, che l’Italia – con le sue politiche di odio etnico tollerate dall’ONU e dall’Ue – è diventata un pessimo esempio anche per le istituzioni di Francia, che ne seguono il tragico esempio.

Mentre scriviamo, sono appena avvenuti nuovi sgomberi e nuove azioni ostili ai Rom, che provocano morte, dolore ed emarginazione. A Roma, presso gli edifici dismessi di Colle degli Abeti, di via Sfondrati, di via Piolti de’ Bianchi; a Torino, presso il Lungo Stura Lazio; a Civitanova Marche, nei confronti di una famiglia in gravi condizioni umanitarie; a Milano, lungo le ferrovie (mentre è stato preannunciato lo sgombero del campo Rom in via Malaga); a Forlì, presso l’edificio di via Maceri; a Torre Annunziata (Napoli), presso il Palazzo di via Fucile; a Genova Cornigliano e in tante altre località. Il Gruppo EveryOne chiede alle Autorità intestatarie di non ignorare il nostro appello e di emanare, secondo le proprie funzioni, atti vincolanti e azioni di civiltà che possano arginare l’odio istituzionale che colpisce i Rom in Italia, li costringe a un calvario insostenibile, abbassa la speranza di vita dei bambini Rom e la soglia di longevità delle persone che appartengono a questa etnia (attualmente a soli 40/45 anni,in Italia), nega il diritto alla salute, al lavoro, alla casa e alla stessa dignità di esseri umani già provati da indigenza, abbandono e odio etnico. Il Gruppo EveryOne chiede inoltre di operare affinché si interrompa la repressione istituzionale degli attivisti e degli operatori culturali che lavorano affinché il razzismo possa avere fine e d essere sostituito da una cultura e da politiche tolleranti.

Per il Gruppo EveryOne, i difensori dei diritti umani Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson, Morena La Rosa, Steed Gamero, Ipat Ciuraru, Daniela Malini, Laura Louise Stirner


Hanno chiamato disperate dopo aver trovato il piccolo cianotico nella culla. Le donne del campo nomadi in via Luigi Candoni, alla Magliana, si sono rivolte prima alla polizia. Ed è stata una volante, ieri mattina alle 7.40, a trasportare il piccolo Angelo, appena cinque mesi e mezzo, e la madre Tina al Pronto soccorso dell'ospedale San Camillo.
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Bimbo rom muore a cinque mesi

Il Corriere della Sera
09 01 2013

È accaduto nel campo di via Candoni. Trasportato al Bambin Gesù, il piccolo è deceduto poco dopo forse per problemi cardiaci

ROMA - Un bambino di cinque mesi, che viveva nel campo nomadi di via Candoni, alla Magliana, è morto dopo il ricovero in ospedale. Il piccolo, trasportato d'urgenza, dopo l'intervento della polizia, è deceduto al Bambin Gesù. La tragedia dovuta, forse a problemi cardiaci.

GENITORI IN LACRIME - Gli agenti al loro arrivo hanno subito notato un bimbo in gravi condizioni tenuto in braccio e intorno persone che piangevano. Poi l'intervento del 118 e l'inutile corsa in ospedale. Il piccolo avrebbe compiuto sei mesi fra pochi giorni.

«CONDIZIONI DA TERZO MONDO» - Il campo dove il bimbo ha vissuto la sua brevissima vita è al centro di polemiche da mesi. «La situazione è catastrofica - ha sottolineato all'epoca il presidente del XV municipio, Gianni Paris - Attualmente i nomadi residenti nel campo sono 1200 (contro i previsti 500, ndr) e la situazione igienico-sanitaria è ai limiti del terzo mondo. Non esistono canali di smaltimento delle acque reflue, non ci sono container sufficienti, non c'è sorveglianza, i bambini non vanno a scuola e le persone si ammalano».

 

Chiuso il 2012 con il nauseabondo invito di un membro del Parlamento magiaro a schedare tutti gli ebrei in una lista speciale, l'anno nuovo si apre con un ennesimo e sinistro latrato xenofobo e razzista di un autorevole esponente della classe politica al potere a Budapest.
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Associazione 21 luglio
07 01 2013

A 19 persone ospitate nell’ex cartiera di via Salaria 971 a Roma è stata notificata il 31 dicembre 2012 una lettera del Comune di Roma che li invita a lasciare la struttura entro venerdì 4 gennaio 2013.

In piena campagna elettorale, mentre continuano gli sgomberi nella Capitale, nella lettera si invitano i destinatari a liberare «da persone e cose gli spazi precedentemente assegnati. Nel caso in cui non si ottemperi spontaneamente a quanto prescritto, è affidato al competente UOSPE (...) il compito di procedere al suo allontanamento e allo sgombero nella data indicata».

L’Associazione 21 luglio ha verificato nei giorni scorsi come tra i 19 ospiti ci siano soggetti in particolare condizione di fragilità: un uomo ricoverato nei giorni scorsi nel reparto di Neurochirurgia del Policlinico Umberto I, una persona iscritta nella categoria degli invalidi civili con un riconosciuto 50% di invalidità, una donna in stato di gravidanza, una giovanissima coppia di diciottenni. Per tale ragione, l’Associazione, con una lettera inviata al direttore del Dipartimento XIV di Roma Capitale, ha chiesto almeno di voler accogliere la richiesta avanzata dagli ospiti di concedere ai nuclei familiari un tempo congruo per poter lasciare spontaneamente la struttura di via Salaria.

Sono centinaia i rom provenienti dall’insediamento informale di Casilino 900 e da altri insediamenti sgomberati (Centocelle, Labaro, via Papiria, via Naide e via Da Meta) ospitati dal mese di novembre 2009 dal Comune di Roma nell’ex cartiera di via Salaria, 971. Da più di tre anni vi vivono stabilmente più di 100 nuclei familiari, poco meno di 400 persone.

Fra il dicembre 2011 e il gennaio 2012, personale incaricato dal Comune di Roma aveva effettuato interviste agli ospiti rom presenti all’interno del centro di accoglienza. Nei giorni successivi la vice sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, aveva dichiarato: «Chiederò al Prefetto il decreto di espulsione per 319 di loro con l'allontanamento coatto. Non è una forma di cattiveria. Ma bisogna capire che così non si può andare avanti, non possiamo permettercelo».

Secondo l'Associazione 21 luglio, dall’inizio del Piano Nomadi si assiste ad un cinico “gioco dell’oca”. Vengono utilizzati soldi pubblici, prima per sgomberare i cittadini rom da un punto all’altro della città, poi ad alcuni di loro si offre assistenza in strutture inadeguate ed infine agli stessi si intima di tornare sulla strada. Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città.

L’Associazione 21 luglio metterà in atto tutte le azioni più appropriate per evitare che a Roma, da qui ai prossimi mesi, il consenso elettorale venga investito su azioni che, in nome della sicurezza, scarichino il malessere sociale sull’esistenza delle categorie più deboli e meno tutelate.

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