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Associazione 21 luglio
7 gennaio 2013

A 19 persone ospitate nell’ex cartiera di via Salaria 971 a Roma è stata notificata il 31 dicembre 2012 una lettera del Comune di Roma che li invita a lasciare la struttura entro venerdì 4 gennaio 2013.

Il sindaco che presta la sua casa ai Rom

  • Lunedì, 07 Gennaio 2013 09:21 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
07 01 2013

Lui si chiama Claudio Corvatta e prima di Natale ha deciso di ospitare in una sua casa una famiglia di Rom scappati dalla Romania. Lo ha fatto da sindaco di Civitanova Marche e, a quanto pare, la cosa gli sta portando qualche problema:

    Il signor Mita Ciuraru, 55 anni, sua moglie Mia di 54 che ha bisogno di cure per una neoplasia, i loro figli Narcisa e Ipat di 20 e 22 anni e la moglie di quest’ultimo, Stefania, che di anni ne ha 20 ed è incinta al terzo mese. Prima d’ora, questa famiglia come un’altra ventina di nomadi in giro per Civitanova, viveva randagia nella zona della stazione e sbarcava il lunario chiedendo la carità ai semafori. «È stato un gesto di umanità— così ha detto il sindaco Corvatta —. Da privato debbo rispondere alla mia coscienza che mi impedisce di lasciare per strada al freddo un gruppo che ha grossi problemi di salute».

Venerdì scorso la notizia è trapelata e inmolti hanno reagito inviperiti su Facebook:

    «Le fabbriche chiudono, il commercio sta morendo, la pesca è in difficoltà e Corvatta da 6 mesi pensa solo ai Rom», è uno dei commenti più gentili. Il consigliere d’opposizione Fabrizio Ciarapica, ex Pdl ora passato con la Destra di Storace, rigetta la patente di «razzista» però anche lui la mette giù dura: «Tra novembre e dicembre il Comune ha staccato per morosità 200 contatori. Altre 300 famiglie, piegate dalla crisi e dall’Imu, rischiano a breve la stessa sorte. Anche loro stanno patendo il freddo, ma il sindaco per loro non fa niente».

Romania, il ghetto dei rom nella discarica di New Rata Pata

  • Mercoledì, 19 Dicembre 2012 09:42 ,
  • Pubblicato in Flash news
Frontiere news
19 12 2012

Secondo Amnesty International sarebbero circa 76 le famiglie rom (in tutto circa 350 persone) costrette a vivere da almeno due anni nei pressi di New Rat Pata, una zona periferica della città di Cluj-Napoca (nel nord-ovest della Romania) zona dove sorge la discarica del centro urbano e un ex-discarica di rifiuti chimici.

Questa triste storia comincia il 17 dicembre 2010, nel pieno del freddo inverno rumeno, quando un ingente numero di forze dell’ordine locali hanno sgomberato queste 76 famiglie dal centro di Cluj-Napoca, precisamente da Coastei Street, e hanno dislocato con la forza queste famiglie nella zona alla periferia della città dove già risiedono circa altre 1500 persone.

Ernest Creta, uno dei testimoni di quest’operazione che a tutt’oggi dopo due anni vive in una abitazione improvvisata a New Pata Rat, sostiene (come riportato da Amnesty): “Il 17 dicembre 2010, nelle prime ore del mattino, un numero impressionante di forze di polizia è arrivato a Coastei Street, inviati dalle autorità locali. Siamo rimasti sopraffatti e terrorizzati per il numero di agenti di polizia. A seguito di pressioni e minacce verbali da parte delle autorità locali, abbiamo accettato i nuovi alloggiamenti che ci hanno proposto senza conoscerne l’esatta posizione e le condizioni in cui destavano“.

Le famiglia più fortunate, 36 in tutto, sono state trasferite in nuove unità abitative che però, oltre che ad essere pericolosamente vicine alla discarica della città e ad un ex discarica di rifiuti chimici, sono del tutto inadeguate ad accogliere questo numero di persone: le condizioni degli immobili sono scadenti, ad ogni famiglia spetta una singola stanza e i servizi igenici ognuno sono condivisi da 3 famiglie. La zona periferica in cui si trovano queste abitazioni rende inoltre difficile il raggiungimento del centro della città: la fermata dell’autobus più vicina è a circa 2,5 km, fattore che porta ad un difficile accesso a queste famiglie al lavoro e all’istruzione.

In un altro appello di Amnesty International, vengono riportate le parole di una delle persone che attualmente vivono in queste unità abitative, Marius, che dichiara che “la stanza è molta piccola; l’acqua entra dalle pareti. È davvero terribile, un incubo, questo non è un posto dove stare con una famiglia, accanto a me c’è una famiglia di 13 persone, tra cui 11 bambini, che vivono in una stanza“ aggiungendo inoltre che nonostante siano stati forniti elettricità e servizi fognari, non è stato garantito l’allaccio all’acqua o al gas.
Sette famiglie hanno trovato ospitalità presso i rispettivi parenti mentre ad altre 36 famiglie è andata peggio: a loro non è stato destinato nessuna soluzione di alloggio ma bensì un terreno nel quale le autorità locali hanno permesso loro di costruire case improvvisate. A queste famiglie è quindi negato l’accesso all’acqua, all’elettricità e ai servizi igienici. Le famiglie non hanno inoltre nessun titolo che attesti la proprietà di questi terreni poiché il possesso di queste terre nasce da un solo accordo verbale tra autorità locali e famiglie.

Dopo le continue richieste di un incontro tra famiglie e autorità locali per risolvere questa problematica, che hanno avuto risposta solamente all’inizio di quest’anno, diverse associazioni, dal Gloc (Gruppo civile delle Organizzazioni della Società Civile) al Centro europeo per i diritti delle popolazioni rom passando per Amnesty International hanno rilasciato un appello congiunto ribadendo che: “Il comune ha effettuato una sgombero forzato che ha violato le norme sui diritti umani in Romania. Il governo centrale non è riuscito a garantire che le azioni del comune non abbiano portato a delle violazioni dei diritti umani. Le autorità locali e centrali hanno l’urgente responsabilità di porre fine a queste violazione e di garantire che le persone che sono state sgomberate con la forza vengano trasferite in alloggi adeguati e riportati in città.”

I risultati di queste azioni di protesta hanno portato le autorità comunali a prendere una decisione: le famiglie rom saranno spostate da New Pata Rat nei primi mesi del 2014 nell’ambito di un progetto congiunto con il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Nonostante questi annunci ottimistici però i dettagli e le modalità del trasferimento sono ancora sconosciute.
Concludiamo con le parole di Ernest Creta che ha infine precisato: “Eravamo integrati nella vita della città, quando vivevamo in Coastei Street. Avevamo un lavoro, i bambini andavano a scuola, abbiamo avuto decenti standard di vita [...] Qui, nella discarica, ci sentiamo come in un ghetto, ci sentiamo discriminati da tutti i punti di vista “.

 

Rom, cittadini dell'Italia che verrà

  • Mercoledì, 12 Dicembre 2012 07:49 ,
  • Pubblicato in Video

I Rom e le origini, storia genetica di un popolo antichissimo

  • Martedì, 11 Dicembre 2012 13:59 ,
  • Pubblicato in Flash news
Scienze Fanpage
11 12 2012

di Nadia Vitali

Lasciarono l'India 1500 anni fa e giunsero nei Balcani sei secoli dopo: ma nel corso della loro storia hanno interagito pochissimo con le altre popolazioni europee. Un nuovo studio sul patrimonio genetico della più grande minoranza del Vecchio Continente.

In alcuni luoghi d’Europa sono viste come elementi di estraneità potenzialmente pericolose per le società con le quali condividono i territori, in altri vengono reputate da tutelare perché indicate come depositarie di una cultura antichissima che ha raggiunto la sua massima manifestazione nella musica: le popolazioni di lingua romaní (i cui più grandi gruppi sono quelli dei Rom e dei Sinti) costituiscono, ad ogni modo, la più consistente minoranza etnica del Vecchio Continente. Circa undici milioni di individui distribuiti in diverse nazioni a formare un mosaico di linguaggi, tradizioni e strutture sociali riconducibili, tuttavia, ad una evidente matrice comune.

Isolamento sociale, isolamento genetico
Benché precedenti studi linguistici ed indagini genetiche avessero già individuato le origini delle popolazioni di lingua romaní nel subcontinente indiano, mancava una prospettiva scientifica delle modalità in cui si articolarono queste ondate migratorie, oltre ad una cronologia dettagliata degli eventi: quasi come se l’emarginazione sociale dei Rom si sia riflessa, negli anni, anche sugli stessi studi relativi a questo popolo, lacunosi ed imprecisi, oltretutto fortemente limitati dalla diaspora che ha portato queste genti ormai anche oltreoceano. Del resto, gli stessi Rom non posseggono fonti e documenti scritti che attestino la loro storia più antica, contribuendo così essi stessi ad alimentare un mistero che avvolge la nascita di questo straordinaria etnia le cui vicissitudini sono state spessissimo indissociabili da persecuzioni, stermini, deportazioni e riduzione in schiavitù.
Un gruppo internazionale di ricercatori ha deciso però di riprendere in mano il filo annodato della storia di questo popolo “muto” e di seguirlo fino alla sua genesi, attraverso l’analisi del patrimonio genetico di 152 persone appartenenti a 13 distinti gruppi Rom di diverse nazionalità, esaminando i polimorfismi a singolo nucleotide, ovvero quelle variazioni nel materiale genico che, trasmettendosi di generazione in generazione, vengono utilizzate nell’ambito di indagini di questo tipo. Guidati da David Comas, dell’Istituto di Biologia Evolutiva dell’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, e da Manfred Kayser dell’Erasmus MC University Medical Center Rotterdam, gli studiosi hanno poi confrontato i risultati ottenuti con i dati relativi ad altre etnie europee e non europee verificando, innanzitutto, come le popolazioni di lingua romaní siano molto omogenee a livello genetico: gruppi di Rom molto distanti geograficamente gli uni dagli altri dimostrano di avere una parentela assai più stretta che con gli altri europei dei Paesi in cui vivono. La pronunciata endogamia all’interno della loro cultura ha evitato la dispersione del patrimonio che sarebbe stata conseguenza naturale della diaspora dei Rom: unica parziale eccezione a questo evidente isolamento rispetto al contesto di appartenenza, sembra essere costituita dai Rom del Galles.

Il lungo viaggio dall’India
Comprensibilmente, tali circostanze hanno ulteriormente favorito i ricercatori nel tracciare le tappe ed individuare i momenti cruciali di quella migrazione che portò le popolazioni di lingua romaní fino in Europa: ne è così emerso che, in un’unica massiccia ondata, esse mossero dalle regioni dell’India nord-occidentale circa 1500 anni fa. Giunti prima in Medio Oriente e successivamente nel vicino Oriente, ebbero scambi genetici limitatissimi con gli autoctoni. Questa prima fase non fu priva di elementi drammatici, con una involuzione demografica che dimezzò quasi la popolazione, portandola a diminuire del 47%, come rivelerebbero i dati genetici.
Sei secoli dopo, le medesime popolazioni si spostavano compattamente verso i Balcani, laddove avrebbe avuto origine la loro diaspora. Anche in questa seconda tappa, collocabile all’incirca nove secoli fa, un impressionante crollo demografico travolse i Rom che assistettero ad una contrazione del 70% della propria popolazione nella fase successiva alla loro stabilizzazione in Europa: questo avvenimento è certamente all’origine di quei limitati apporti genetici provenienti dalle altre popolazioni europee e riscontrati nel patrimonio degli individui presi in esame. Tale mescolanza fu alla base della differenza, ancora riscontrabile, tra i Rom europei e quelli che vivono nelle regioni dell’Asia.
Le vie "percorse" dall'aplogruppo del cromosoma Y preso in esame nel corso di un'indagine sulle origine dei Rom: nell'India nord occidentale la traccia dell'ondata migratoria avvenuta tra 1600 e 1400 anni fa che portò le popolazioni di lingua Romanì gradualmente verso l'Europa. (foto PLOS ONE)
I risultati di questa interessante indagine nel passato sono stati pubblicati dalla rivista Current Biology a pochi giorni da un altro studio curato dai ricercatori del Centre for Cellular and Molecular Biology di Hyderabad, in India, presentato da PLOS ONE. Seguendo le vie tracciate da uno specifico aplogruppo del cromosoma Y (marcatori utilizzati per esplorare l’ascendenza ancestrale paterna) in un campione di oltre 10 000 individui, gli autori del lavoro sono arrivati alle medesime conclusioni, identificando l’origine di queste “genti misteriose” proprio nell’India occidentale dalla quale andarono via oltre 1500 anni fa: forse per contingenze politiche o sociali o, magari, assecondando un “istinto nomade” che albergava nella loro anima e nel loro patrimonio genetico.

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