×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 404

Frontiere news
05 12 2012

Il sindaco di Parabiago (Milano) inaugura, dalle pagine del mensile “Il foglio di Parabiago”, una campagna contro i rom residenti nel territorio del comune del quale è appunto il primo cittadino. Il tutto è stato spiegato in un suo editoriale dove svela quali saranno le prossime mosse contro, testuali parole, “il problema rom”.
La comunità rom, nella provincia di Milano, è stata sempre una presenza costante ed alcuni comuni, come ad esempio Legnano, hanno deciso di intraprendere percorsi di integrazione e di conoscenza reciproca. Al contrario il primo cittadino di Parabiago, come denuncia l’associazione 21 luglio, ha deciso che nel suo comune i metodi soft non possono essere applicati, in quanto i rom avrebbero “apertamente deciso di non integrarsi con la comunità locale: nonostante i nostri sforzi e i ripetuti inviti a trasferirsi in apposite strutture più degne a loro dedicate”; inoltre il sindaco ha dichiarato che essendo il primo cittadino, non può permettere che una parte del territorio cittadino si trasformi in una latrina a cielo aperto ( riferendosi al campo rom), e di sentire il dovere morale d’impedire che per le strade girino minori e donne incinta, vivendo di accattonaggio con conseguente danno e fastidio per i cittadini; seguono poi descrizioni sulle condizione igieniche del campo ( definite “indecenti”) ed inviti a non donare l’elemosina a persone che “ insistono a non voler vivere senza un minimo di decoro da essere umano”. Insomma una vera a propria tolleranza zero verso la comunità rom cittadina.
Secondo i giudici, la sua 'cacciata' ha violato il diritto al rispetto della vita familiare e privata della ricorrente, che viveva in Italia assieme al marito e cinque figli. Ora sarà risarcita con 15 mila euro per danni morali e altri 2mila per le spese legali
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per l’espulsione di una donna di origini rom proveniente dalla Bosnia a cui lo Stato dovrà ora versare 15mila euro per danni morali e altri 2mila per le spese legali. L’espulsione, avvenuta nonostante la Corte di Strasburgo avesse ordinato alle autorità italiane di non procedere, risale al 2005 ed ha obbligato la donna a restare fuori dal Paese per un anno e due mesi. Attualmente la donna si trova di nuovo in Italia dove ha ottenuto un permesso di soggiorno che scade nel dicembre 2013. La Corte ha condannato l’Italia perché secondo i giudici la sua espulsione ha violato il diritto al rispetto della vita familiare e privata della ricorrente, che viveva in Italia assieme al marito e cinque figli. La sua espulsione era stata decisa dal tribunale di Teramo in quanto in possesso di un permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato poiché ritenuta colpevole di aver commesso diversi reati.

Zingari? Nomadi? No, rom

  • Sabato, 01 Dicembre 2012 07:17 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Natascia Cirimele, Il Megafono Quotidiano
30 novembre 2012

Zingari, nomadi, senza fissa dimora: anche la voce più politicamente corretta annovera sempre la mancanza di un territorio di residenza quale caratteristica più attinente alle popolazioni rom. Ma anche questo è un pregiudizio, spiega Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì.
Corriere della Sera
29 11 2012

Carmen ha 24 anni, un figlio di otto e una figlia di quattro. L’11 settembre è stata sgomberata dalla sua roulotte, a Villeneuve-le-Roi. Le hanno offerto due notti in un albergo. Ha dovuto raggiungerlo a piedi, camminando per ore, coi due figli e i pochi bagagli sopravvissuti allo sgombero. Dieci giorni dopo, era a Champs-sur-Marne, in una tenda a due posti che divideva coi figli e col marito. Niente acqua potabile, niente gabinetti. Il 16 ottobre, è arrivato un ufficiale giudiziario con un’ordinanza di sgombero in mano, perché il terreno era proprietà privata. Il resto della sua storia è qui.

Di sgombero in sgombero, la vita di molti dei 15.000 rom immigrati in Francia, per lo più romeni e bulgari fuggiti da una povertà cronica e dalla discriminazione in patria, trascorre così.

Rispetto ai tempi dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, ora il linguaggio politico non è più infarcito di stigma e di espressioni oltraggiose nei confronti dei rom. Il governo di François Hollande sta attualmente consultando le organizzazioni non governative, compresa Amnesty International, in vista della stesura di un piano nazionale per l’accesso agli alloggi e ai servizi di emergenza per tutti coloro che ne hanno bisogno, rom inclusi.

Nell’agosto 2012, il governo in carica ha emesso una circolare contenente linee guida sulle migliori pratiche da seguire prima e durante gli sgomberi. Queste linee guida, tuttavia, sono discrezionali, vengono applicate in modo incoerente e, in ogni caso, non sono destinate a interrompere uno sgombero forzato.
Del resto, come ha detto il ministro dell’Interno Manuel Valls nel corso di un incontro con Amnesty International, “le decisioni le prendono i tribunali, noi dobbiamo dargli seguito anche in assenza di una soluzione immediata. Se c’è un rischio per la sicurezza o per la salute gli sgomberi andranno avanti e non saranno condizionati dall’esistenza di una soluzione”.

Queste parole sono state ribadite il 31 agosto. Erano già state scritte, dal ministro, in un intervento sul quotidiano Libération, cui aveva replicato la ministra per le Politiche abitative, Cécile Duflot.

Leggete ora cos’aveva dichiarato il candidato alla presidenza Hollande il 27 marzo:
“La mia intenzione è che, quando viene smantellato un campo insalubre, siano proposte soluzioni alternative. Non possiamo continuare ad accettare che le famiglie siano cacciate da un posto senza una soluzione. Questo le spinge a cercare un altro posto, in condizioni che non sono affatto migliori”.
La realtà di fondo, in sintesi, non è cambiata: da Sarkozy a Hollande, gli sgomberi forzati, eseguiti in violazione degli obblighi di diritto internazionale della Francia, proseguono allo stesso allarmante ritmo di prima: 85 campi per un totale di 8610 persone nel 2011, 73 campi per un totale di 8198 persone nei primi nove mesi del 2012.

“La Francia non ha introdotto nella legislazione nazionale gli standard internazionali sui diritti umani che forniscono tutela nei confronti degli sgomberi forzati. Il risultato è che gli sgomberi degli insediamenti informali dove i rom generalmente vivono si svolgono senza informazione, consultazione o avviso preventivo” – si legge in un rapporto pubblicato oggi da Amnesty International. “In molti casi, non viene fornito un alloggio alternativo e intere famiglie sono lasciate senza tetto e senz’altra scelta se non spostarsi in qualche altro insediamento informale, con la conseguente interruzione della frequenza scolastica e delle cure mediche”.

I migranti rom romeni e bulgari, non avendo la nazionalità francese, non possono risiedere in Francia per più di tre mesi senza avere un impiego o senza aver dimostrato di avere risorse autosufficienti.
In quanto cittadini dell’Unione europea, però, quando vengono espulsi sono liberi di rientrare in Francia. Molti lo hanno fatto diverse volte.
Sgombero – espulsione – reingresso – sgombero – espulsione… Un circolo vizioso finito già negli anni scorsi sotto l’osservazione delle istituzioni europee.
Tra il reingresso e lo sgombero, molti migranti rom vivono in insediamenti informali per mesi o anche anni, in condizioni indicibili. Gli insediamenti visitati da Amnesty International negli ultimi mesi variano dal punto di vista della grandezza e dei servizi forniti, ma hanno in comune i rischi estremi per la salute, a causa dell’assenza o dell’insufficiente accesso ad acqua potabile, ai gabinetti, ai sistemi di raccolta dei rifiuti e, spesso, per via dell’infestazione dai topi. I ripetuti sgomberi forzati non risolvono questi problemi, li amplificano producendo disastrose conseguenze per i rom, sulla salute, sull’istruzione e sulle opportunità di raggiungere un adeguato standard di vita. Allontanati da un insediamento informale dopo l’altro, finiscono in contesti abitativi ancora più miseri e si ritrovano a dormire in strada o nelle tende fino a quando non costruiscono un altro insediamento.

Durante gli sgomberi forzati, i rom spesso perdono tutti i loro beni, i documenti d’identità e le cartelle mediche. In molti casi la frequenza scolastica e le cure mediche sono interrotte, i rapporti con le reti di sostegno locali sono spezzati e le opportunità di lavoro vengono meno. Ciò nonostante, sulla base della legge francese, non ricevono adeguata riparazione.

In un paese nel quale le soluzioni abitative d’emergenza o i rifugi provvisori scarseggiano, i rom se la passano peggio degli altri: vittime di pregiudizio e discriminazione in Francia tanto quanto in altri paesi europei, sono particolarmente soggetti a violazioni del loro diritto a un alloggio adeguato, garantito a livello internazionale.
Il punto è sempre lo stesso: esistono delle norme internazionali che valgono per tutti; esistono degli obblighi che i governi assumono nella piena libertà e che da quel momento in avanti sono tenuti a rispettare; esistono degli standard internazionali sugli sgomberi, che precisano che non tutti gli sgomberi sono forzati ma che sono forzati, e dunque illegali, gli sgomberi che avvengono senza preavviso, informazione e consultazione delle persone interessate e senza che sia fornito un alloggio alternativo adeguato alle persone sgomberate.

Se non vuole continuare a violare gli standard internazionali, la Francia deve porre immediatamente fine agli sgomberi forzati dei rom e garantire il diritto a un alloggio adeguato senza discriminazione.
Affari Italiani
26 11 2012

Il Commissario Nils Muižnieks boccia il Piano Nomadi, continuato “nonostante l'impegno del Governo ad abbandonare la politica dell'emergenza”. L'ultimo in ordine cronologico è avvenuto il 28 settembre a Tor de' Cenci: “250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica”. 

Arriva dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa la condanna per gli sgomberi forzati delle comunità rom in Europa, ma nella nota un'attenzione particolare viene riservata a Roma. L'ultimo smantellamento risale solo al 28 settembre, quello di Tor de' Cenci, avvenuto nonostante l'invito del Governo a sospendere queste politiche. Da allora l'argomento ha perso le prime pagine dei giornali ma rimane un problema vivo del territorio, ce lo ricorda Nils Muižnieks.
“Gli sgomberi forzati sono continuati, nonostante l’impegno del Governo ad abbandonare la politica dell'emergenza nomadi”, scrive il commissario Nils Muižnieks. “Solo nel mese di settembre – continua rifacendosi al trasferimento forzato delle comunità rom dal “campo tollerato” di Tor de’ Cenci al nuovo villaggio attrezzato, La Barbuta - a Roma 250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica”.
 
Quello di Tor de' Cenci è solo l'ultimo degli episodi che vanno a comporre il vasto mosaico dell'emergenza rom, iniziata l'11 novembre 2009 con la chiusura del Casilino 700. Allora ad essere colpiti dal trasferimento forzato sono stati in 400; poi è stata la volta dei 618 residenti nell'insediamento del Casilino 900, avvenuto tra il 19 gennaio e il 15 febbraio del 2010. Il 2011 è iniziato con il 180° sgombero previsto nel Piano Nomadi. E dopo la morte di quattro fratellini per un incendio divampatosi nella baracca in cui vivevano in via Appia Nuova il 6 febbraio, lo smantellamento delle abitazioni abusive è proseguito con sempre maggiore intensità. Ad aprile si procedeva ad un ritmo serrato di 3,4 sgomberi di insediamenti informali al giorno, fanno notare dall'Associazione 21 aprile. Il 2012 è stato inaugurato dalla chiusura del campo tollerato in via del Baiardo. Ad agosto il 450° sgombero a valle Aurelia. Infine il 28 settembre lo smantellamento di Tor de' Cenci, in cui vivevano 400 persone trasferite nel campo attrezzato della Barbuta.
Ricordando come molti di questi sgomberi siano illegali secondo il diritto internazionale, il Commissario ha rimarcato l’inefficacia di queste azioni, sottolineando le conseguenze particolarmente nefaste che tali sgomberi hanno soprattutto sui bambini e sui loro percorsi scolastici. L’Associazione 21 luglio si è associata alle parole del Commissario nel rilevare l’importanza del pieno godimento del diritto ad un alloggio adeguato come precondizione per il godimento di molti altri diritti umani, stabilendo chiaramente che “programmi e pratiche abitative che risultano in segregazione forzata si pongono in violazione del principio di non-discriminazione e non possono essere visti come soluzioni percorribili”.

Le azioni di sgombero pianificate dal Comune di Roma negli ultimi tre anni, oltre a rivelarsi costose, si sono dimostrate inefficaci e spesso disumane, secondo l’Associazione 21 luglio. Perciò, anche il ricollocamento di comunità rom nel nuovo villaggio attrezzato La Barbuta si inserisce all’interno di una logica fondata su un principio discriminatorio, che allontana le famiglie rom da reali progetti di inclusione e da un rapporto adeguato con il tessuto sociale della Capitale. Per tale ragione, l’Associazione 21 luglio ha rilanciato l’appello “Stop all’apartheid dei Rom” per chiedere agli amministratori locali e nazionali la sostituzione delle politiche di sgombero con efficaci politiche di inclusione che porterebbero benefici non solo alle comunità rom ma all’intera cittadinanza.

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)