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La ribellione di Rom e Sinti

  • Lunedì, 18 Maggio 2015 09:51 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
18 05 2015

La prima volta che Maria ha vis­suto un epi­so­dio di discri­mi­na­zione sulla sua pelle era ancora una bam­bina. «Con i miei geni­tori gira­vamo con le caro­vane, ma dovun­que ci fer­ma­vamo ci man­da­vano via. Nean­che ai bam­bini per­met­te­vano di man­giare», rac­conta. Oggi che ha 76 anni e qual­che ruga sul viso frutto forse anche dei tanti rospi che è stata costretta a man­dare giù, Maria Ber­tani, sinti da Miran­dola, in pro­vin­cia di Modena, all’idea di non essere con­si­de­rata una cit­ta­dina come tutti gli altri non si è ancora abi­tuata. «Se ho subito discri­mi­na­zioni?», chiede sor­ri­dendo di fronte a una domanda che evi­den­te­mente con­si­dera inge­nua. «Mio marito ha sem­pre lavo­rato, ma sem­pre in nero, a noi con­tratti non ne fanno. Oggi forse le cose sono cam­biate, ma non credo».

Di sto­rie così al cor­teo che ieri ha attra­ver­sato le strade di Bolo­gna se ne pote­vano sen­tire a decine. E per quanto assurdo ti viene da pen­sare che, per quanto odiose, le discri­mi­na­zioni subite da Maria sem­brano poca cosa di fronte agli insulti, le minacce, le inti­mi­da­zioni dive­nute ormai il pane quo­ti­diano di rom e sinti. Vio­lenze che le due comu­nità subi­scono in un Paese che — ci ten­gono a sot­to­li­nearlo — è il loro Paese. E pro­prio per que­sto forse fanno ancora più male. «C’è il rischio che con­tro di noi si veri­fi­chi un nuovo Olo­cau­sto», ripete da giorni Davide Casa­dio, pre­si­dente dell’associazione sinti ita­liani che ha pro­mosso la mani­fe­sta­zione. Il giorno scelto non è casuale: il 16 mag­gio del 1944 rom e sinti si ribel­la­rono nel capo di Ausch­witz ai nazi­sti che vole­vano sterminarli.

Oggi, dicono, si sen­tono le stesse parole e si vedono gli stessi com­por­ta­menti che pre­ce­det­tero in Ita­lia il varo delle leggi raz­ziali. L’elenco è lungo. Si va dal leghi­sta Gian­luca Buo­nanno che insulta in tv l’attrice e atti­vi­sta rom Dijana Pavlo­vic — anche lei al cor­teo — defi­nen­dola «fec­cia dell’umanità» alla tra­smis­sione che paga un attore per­ché si finga un rom e dica che va a rubare al ten­ta­tivo di impe­dire ai bam­bini di un campo alla peri­fe­ria di Roma di andare a scuola. E Mat­teo Sal­vini pro­pone di spia­nare i campi rom con le ruspe. «C’è dell’odio che gira» sin­te­tizza bene Ales­san­dro Ber­gon­zoni. «Rom e sinti hanno paura per­ché c’è una situa­zione di grande degrado inte­riore della poli­tica. Ricor­dare l’Olocausto per un giorno non signi­fica niente, dovrebbe essere sem­pre con noi. Si può isti­tuire un giorno per ricor­darsi di respi­rare? No. Si stima che siano 500 mila i rom e i sinti ster­mi­nati nei campi di con­cen­tra­mento, dovrebbe essere nor­male avere paura che il nazi­smo prenda piede. Allora noi siamo qui per­ché il cit­ta­dino deve essere allertato».

Prima della mani­fe­sta­zione in via Gobetti viene depo­sto un mazzo di fiori davanti al ceppo che ricorda due sinti uccisi dalla banda della Uno bianca. In testa al cor­teo i musi­ci­sti suo­nano l’inno d’Italia, Bella ciao e musi­che da chiesa. Ci saranno un migliaia di per­sone, ma il numero non conta. «Ci sono rap­pre­sen­tanti delle comu­nità di tutta Ita­lia», spiega Casa­dio. C’è da cre­derci, a sen­tire i vari accenti che dia­lo­gano lungo il cor­teo al quale par­te­ci­pano anche diversi gagé. Oltre a Ber­gon­zoni c’è Ivano Mare­scotti. La poli­tica è rap­pre­sen­tata solo da Pd (la depu­tata San­dra Zampa, i sena­tori Luigi Man­coni e Ser­gio Lo Giu­dice). Non c’è Sel. Alcune per­sone por­tano car­telli con scritti arti­coli della Costi­tu­zione: diritto allo stu­dio e al lavoro, libertà di cir­co­la­zione, tutela della salute. Diritti che — spie­gano — non sono rico­no­sciuti a rom e sinti. Ci sono poche donne, per paura di con­te­sta­zioni da parte di Forza Ita­lia e Forza Nuova che hanno orga­niz­zato pre­sidi di pro­te­sta. Ma si avverte anche una certa sot­to­li­nea­tura di troppo dell’identità sinti rispetto a quella rom: «Siamo due popoli dif­fe­renti, ma oggi vogliamo dire a tutti che non siamo ladri come veniamo descritti».

Non capita tutti i giorni che rom e sinti deci­dano di indire una mani­fe­sta­zione nazio­nale per difen­dere i pro­pri diritti. L’ultima volta fu nel 2008, quando l’allora mini­stro degli Interni Maroni pro­pose di pren­dere le impronte digi­tali a tutti i «nomadi». Rispetto ad allora, però, le cose oggi sem­brano molto peg­giori. In Ita­lia, certo, ma anche in Europa i segnali di allarme per una cre­scente intol­le­ranza verso le mino­ranze, rom e sinti in testa, non man­cano. Solo pochi giorni fa l’ong Euro­pean net­work against racism ha denun­ciato l’aumento dei cri­mini a sfondo raz­ziale: più di 47 mila nel solo 2013, la mag­gior parte con­tro ebrei, neri, musul­mani, rom e asia­tici. Ma que­sta sarebbe solo la punta dell’iceberg: molte volte le aggres­sioni non ven­gono denun­ciate. Casi di vio­lenza e abusi con­tro i rom cre­scono in quasi tutta l’Ue.

«Attac­care rom e sinti e la cosa più facile, per­ché non sono orga­niz­zati, non hanno uno Stato che li difenda», spiega Dijana Pavlo­vic, che ha pro­mosso un dise­gno di legge di ini­zia­tiva popo­lare per il rico­no­sci­mento dello stato di mino­ranza storico-linguistica di rom e sinti. «Certo, ora siamo in cam­pa­gna elet­to­rale e i raz­zi­sti pen­sano che tutti que­sti attac­chi ser­vano a rac­co­gliere voti. Ma poi le ele­zioni pas­sano, invece l’odio rimane» dice. Le fa eco Casa­dio: «Sal­vini è un raz­zi­sta, per­ché il raz­zi­smo è sen­tire gli altri meno impor­tanti. Ma noi abbiamo com­bat­tuto per la Resi­stenza e il Paese. Siamo d’accordo per la chiu­sura dei campi, ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti a viverci dalle varie politiche».

Il cor­teo si chiude a piazza XX Set­tem­bre. «Credo di sapere da dove nasce l’odio che si avverte in giro — dice Man­coni in rap­pre­sen­tanza del pre­si­dente del Senato Pie­tro Grasso -: dall’oblio, dalla sme­mo­ra­tezza, dalla cat­tiva memo­ria di tanti su ciò che siamo stati. Solo chi dimen­tica ciò che siamo stati può odiare i sinti e i rom. La vio­la­zione dei diritti di uno di voi è una vio­la­zione del popolo italiano».

Cronache ri ordinario razzismo
18 05 2015

Due vicende molto simili, a poco tempo di distanza l’una dall’altra. Due episodi che coinvolgono il mondo dell’informazione e i cittadini rom.

Lo scorso 8 aprile una giornalista di Mattino 5, trasmissione in onda su Canale 5, intervista una ragazza rom, che racconta la propria quotidianità: furti e rapine. Il 22 aprile, la trasmissione Servizio Pubblico, in onda su La7, intervista la stessa ragazza, che afferma di essere stata pagata 20 euro dalla giornalista di Mattino 5 per effettuare tali dichiarazioni. L’associazione Carta di Roma chiede un intervento urgente all’Ordine dei Giornalisti per fare al più presto chiarezza sulla vicenda.

Ieri, Mediaset ha allontanato un giornalista autore di due servizi andati in onda rispettivamente nella trasmissione ‘Quinta colonna‘ il 27 aprile 2015, e in ‘Dalla vostra parte‘ il 3 aprile. Il motivo? I servizi sarebbero falsi: i ruoli di “un rom truffatore e orgogliosamente impunito e un musulmano estremista che invocava lo sterminio dei cristiani”, denuncia Carta di Roma, sarebbero stati in realtà “recitati” dalla stessa persona, un cittadino rom estraneo alle due storie raccontate. Lo ha rivelato il programma Striscia la notizia, specificando che anche in questo caso al giovane intervistato sarebbe stato offerto del denaro.

Sono vicende irrispettose, tristi, pericolose e irresponsabili.

Sono irrispettose nei confronti dei cittadini rom, ancora una volta stigmatizzati, e nei confronti degli spettatori dei programmi, a cui non viene corrisposto un servizio di informazione reale.
E’ triste che alcuni giornalisti si avvalgano del potere economico per deviare l’informazione.
E’ pericoloso che si scelga un’informazione sensazionalista e deviante rispetto alla realtà.
E’ irresponsabile: altre volte abbiamo visto come una cattiva informazione possa generare atti di violenza.

“Negli ultimi mesi – scrive l’associazione Carta di Roma, nata, lo ricordiamo, per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione – abbiamo assistito al lancio a livello nazionale, e il clima elettorale in vista delle regionali di maggio certamente ha contribuito, di una nuova campagna di odio verso il diverso, immigrato, rom o sinto che sia. Il tutto grazie ad un profluvio di talk e trasmissioni televisive che rilanciano messaggi espliciti: «Questi qua vivono sulle nostre spalle, sono violenti, portano disordine e malattie e rubano il lavoro agli italiani!» […]”. Proprio per questo Carta di Roma ha lanciato un “appello contro la disinformazione che genera xenofobia”, che si può leggere qui.

Qui, invece, l’articolo di Carta di Roma, in cui vengono approfondite le due vicende.

Il Fatto Quotidiano
14 05 2015

In studio c’era Matteo Salvini, il leader della Lega Nord. Il programma: Quinta colonna. Il giornalista intervista un Rom che dice “da cento anni facciamo truffe per vivere”. Ovviamente di spalle, ovviamente senza nome, ovviamente provvisto di documenti “ufficiali” sulla sua attività di truffatore che esibisce a beneficio di telecamera. Tutto finto: la jeep al centro della presunta truffa era dell’operatore al seguito del giornalista di Quinta colonna. In studio Salvini si indigna. Lo denuncia Striscia la Notizia, trasmissione di Canale 5 che demolisce la credibilità di un altro programma Mediaset, visto che Quinta colonna va in onda con buoni ascolti su Rete 4.

Mediaset ha scaricato subito il giornalista. Pochi giorni fa anche Striscia la Notizia ha licenziato due dei suoi inviati più famosi, Fabio e Mingo, per un servizio in cui un falso avvocato era impersonato da un attore. I due si difendono, la vicenda avrà strascichi legali. Nei mesi scorsi Servizio Pubblico su La7 ha attaccato un’altra trasmissione Mediaset, Mattino 5: ai giornalisti di Michele Santoro la giovane Rom che si era vantata su Canale 5 di rubare 1000 euro al giorno racconta che ha preso 20 euro per dire quelle cose. Anche qui sembra tutto finto. Anche qui c’è Salvini in studio che nel servizio trova argomenti per dire che bisogna “radere al suolo” i campi Rom.

Le battaglie legali faranno il loro corso, ma due cose sembrano ovvie. Primo: la credibilità dell’informazione Mediaset è seriamente messa in discussione (anche se la denuncia di Striscia è un modo per evitare che qualche errore sporchi l’immagine della trasmissione che vuole dimostrarsi così agguerrita da denunciare i colleghi della stessa azienda). Per una volta il problema non è la proprietà di Silvio Berlusconi. La questione sembra diversa. Se la realtà non è quella che si vorrebbe raccontare, invece che adeguare il racconto si cambia la realtà. Secondo punto, più serio: l’emergenza Rom, così come la rabbia degli italiani verso gli immigrati e dunque l’avanzata della Lega Nord nei sondaggi sono costruiti negli studi televisivi. Non è il Paese che va verso destra, ma le tv che spingono i loro telespettatori verso i leader più populisti e xenofobi.

Mediaset e, chissà, l’ordine dei giornalisti prenderanno provvedimenti. Ma il tema resta. Quanti di voi lettori hanno avuto problemi con i Rom? Una percentuale da zero virgola. E quanti sono terrorizzati dall’arrivo dei migranti che invadono le nostre quiete città? Credo pochi. Eppure a guardare i talk show sembra che tutta l’Italia sia assediata da feroci immigrati e violentissimi Rom. I programmi televisivi hanno potere di “agenda setting”, cioè di imporre le priorità. Molti talk hanno abusato di questo potere e, invece che raccontare la realtà, hanno cercato di costruirla attorno alle loro esigenze.

Il ragionamento seguito di solito nel preparare le puntate pare questo: Matteo Renzi è l’unico politico che conta, ma è il premier e non si concede sempre. Ci sarebbe Beppe Grillo ma non viene in studio. Non resta che Salvini, l’unico che può vivacizzare il dibattito. Ma Salvini ha un unico argomento di conversazione, dopo il fallimento del federalismo, l’abbandono della secessione e gli scandali interni alla Lega che le impediscono di denunciare la corruzione. Salvini parla solo di Rom e immigrati. Quindi bisogna costruirgli la puntata su misura, con un bel servizio su qualche Rom cattivo e possibilmente un po’ di onesti cittadini incazzati che nascondono il loro becero razzismo dietro un perverso senso civico (come ha ben raccontato Zerocalcare nel suo fumetto su Repubblica di domenica). A quel punto mezza trasmissione sarà su un’emergenza inesistente e sulle paranoie di alcuni squilibrati schiumanti rabbia. Unica variante consentita: invitare Giorgia Meloni, che guida un partito composto praticamente da lei stessa e votato da pochi suoi parenti ma che ha più spazio in tv di Alfano, Grillo, Passera e Mattarella messi insieme.

Quando la realtà osa complicare il racconto semplificato “immigrati cattivi-italiani preoccupati-diamo-voce-alla-pancia-del-paese”, c’è qualche turbamento che viene presto riassorbito. Ricordate i servizi su Tor Sapienza e le presunte rivolte popolari contro i terribili rifugiati che molestavano e forse stupravano gli onesti romani? Con le inchieste su Mafia Capitale si è scoperto che il vero scandalo dell’immigrazione sono gli italiani che rubano i soldi allo Stato e agli stessi immigrati, con la gestione di un servizio di assistenza che rasenta la tortura.

Gli italiani, e i loro talk, dovrebbero indignarsi contro altri italiani, contro le cooperative che gestiscono i centri di accoglienza, contro i politici corrotti che cercano di avere quanti più immigrati possibili per far fare soldi agli amici degli amici e poi fare campagna elettorale contro l’invasione. E invece no. Si preferisce costruire e deformare la realtà invece di raccontarla, forse nella convinzione che lo spettatore televisivo sia interessato soltanto alla ripetizione eterna dello stesso discorso della paura fatto dagli stessi (due) politici.

Si potrebbero anche ipotizzare teorie più complottistiche: un Paese più spaventato è più facile da governare e da dirigere, magari qualcuno a Mediaeset ha pensato che la destra di Berlusconi ci guadagnasse qualcosa, chissà. Ma dubito.

Tendo più a pensare che ci sia una specie di catena emulativa infinita: un talk ha il Rom che ruba l’auto, un altro vorrà il Rom che rapisce i bambini, quello successivo la ronda di Casapound o in alternativa un terrorista che vuole sgozzare donne occidentali, meglio ancora l’Imam che progetta di far esplodere il Vaticano.

L’informazione televisiva di questa stagione che si sta chiudendo non lascia rimpianti.

Le eccezioni ovviamente ci sono e sono anche tante (memorabile un servizio delle Iene, per stare sempre a Mediaset, che raccontava le rivolte di Tor Sapienza dal punto di vista degli immigrati terrorizzati e sotto assedio). Ma il rumore di fondo creato nei talk con questi ossessivi servizi sui Rom pericolosi, gli immigrati minacciosi e gli italiani razzisti e terrorizzati, ha resto questo Paese indubbiamente peggiore.

L’unico che ne ha tratto beneficio è Matteo Salvini. Di Giorgia Meloni, stando ai sondaggi, gli italiani sembrano curarsi molto meno che gli autori televisivi.

Magari, nella prossima stagione di talk, vedremo meno finti Rom e più realtà.

Stefano Feltri

Il Fatto Quotidiano
14 05 2015

C’è chi parla di “cappello politico”, chi di “strumentalizzazioni”, e chi sottolinea che “tutti debbono poter protestare per i propri diritti, ma poi ci sono anche i doveri”. Ha sollevato un polverone a Bologna tra le fila del centrosinistra la manifestazione nazionale dei Rom e dei Sinti, che sabato 16 maggio, a 70 anni dalla ribellione nel lager di Birkenau, sfilerà per le strade della città capoluogo dell’Emilia Romagna. Se, infatti, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Forza Nuova sono pronti a contestare il corteo, anche all’interno della coalizione democratica c’è chi critica l’operato del Comune capitanato dal sindaco Pd Virginio Merola. Soprattutto a causa della posizione assunta dall’assessore al Welfare, la vendoliana Amelia Frascaroli, secondo qualcuno “troppo impegnata in prima persona” affinché l’appuntamento di sabato si svolga nella maniera migliore possibile. Causa della lite in casa Pd, infatti, è una riunione convocata nei giorni scorsi dall’assessore con i presidenti dei quartieri bolognesi che ospitano campi Rom e Sinti, secondo Frascaroli già in programma da tempo, ma per qualcuno “un invito rivolto alle altre istituzioni a prendere parte all’evento che denota troppo protagonismo”.

Capofila del fronte dei ‘critici’ è il renziano consigliere regionale Giuseppe Paruolo, secondo cui il ruolo di primo piano assunto da Frascaroli nell’organizzazione della manifestazione è in realtà “un cappello politico istituzionale imposto all’appuntamento”. “Io sono assolutamente a favore di un atteggiamento di accoglienza – sottolinea Paruolo – ma non vedo la necessità di protagonismi”. Più o meno le parole usate anche dal vicepresidente della Regione Emilia Romagna Elisabetta Gualmini, a sua volta critica rispetto alla posizione dell’assessore al Welfare di Palazzo Re Enzo, “una strumentalizzazione”. “E’ giusto che Rom e Sinti manifestino e che noi ascoltiamo le loro richieste – punta il dito Paruolo – ma mettersi, come Comune, a organizzare il corteo è un passaggio ulteriore di cui non mi sembrava ci fosse la necessità, e comunque se ne poteva discutere prima. Altrimenti significa che c’è chi ci vede qualcosa di specifico nella manifestazione, e non mi è chiaro se le rivendicazioni espresse debbano essere promosse”.

Critiche a cui la stessa Frascaroli ribatte difendendo il proprio operato. “Io non sto organizzando le masse perché vadano al corteo – precisa a ilfattoquotidiano.it – da almeno un mese avevamo in programma un incontro con i presidenti dei quartieri che ospitano le aree di sosta per incontrare i residenti e discutere assieme degli episodi che si sono verificati, dall’aggressione all’auto di Matteo Salvini fino a quella del consigliere di Forza Italia. Volevamo fare il punto, e capire come aiutare Rom e Sinti, visto che il clima non è dei migliori”. L’incontro con una delegazione della comunità sinta, promotrice dell’appuntamento del 16 maggio, a cui era stata invitata anche la presidente della Camera, Laura Boldrini (ma alla fine verrà il senatore Pd Luigi Manconi), precisa quindi Frascaroli, “è stato un momento di confronto. Affinché la manifestazione parli, non di accoglienza, perché queste comunità sono italiane da generazioni, ma di convivenza, così come ci richiede la nostra Costituzione. Trasmettendo quindi alla città e al paese un messaggio sul tema della convivenza civile e pacifica”.

Ma anche i presidenti dei quartieri presenti alla riunione, tutti in quota Pd, hanno espresso qualche perplessità sulla posizione dell’assessore al Welfare. Come Nicola De Filippo, Borgo Panigale, che ospita un campo Rom da sei piazzole, per un totale di circa 70 – 80 persone. “Quando parliamo di diritti tutti devono poter manifestare, però, come per tutti italiani, anche queste comunità hanno dei doveri. Quindi bene il corteo per rivendicare i propri diritti, ma non dimentichiamoci dell’altra faccia della medaglia”. Un esempio lo fa Daniele Ara, presidente del Quartiere Navile, che attualmente ospita un campo Sinti provvisorio da 58 persone. “In questi anni non ci sono stati particolari problemi con i residenti, anche se qualcuno usa queste comunità per farsi campagna elettorale. Tuttavia è vero che sono pochissimi i Sinti del campo che pagano le utenze. Il campo del Navile non ha un contatore intestato, paga il Comune che poi va riscuotere. Solo che si fa fatica”.

Annalisa Dall'Oca

Rom e sinti in marcia contro i rischi di "un nuovo Olocausto"

  • Mercoledì, 13 Maggio 2015 16:05 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Marcia dei rom e sintiCarlo Lania, Il Manifesto
13 maggio 2015

Da troppo tempo sentono crescere intonro a loro un clima ostile, per non dire violento. Lo avvertono ogni volta che accendono la televisione nel vedersi descritti quasi sempre e solo come gente che vive in campi pieni di immondizia e con i topi che scorazzano tra le gambe dei bambini. Un'immagine che poi finisce col ripercuotersi inevitabilmente nei discorsi della gente e, cosa ben peggiore, in quelli dei politici. ...

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