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Appello, Basta campagna d’odio contro i rom

  • Giovedì, 16 Aprile 2015 09:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

l'Espresso
16 04 2015

Un appello contro la campagna d’odio anti-rom promosso da Luigi Manconi, Alessandro Bergonzoni, Anna Foa, Gad Lerner, Ermanno Olmi, Moni Ovadia e Santino Spinelli al quale aderisco, rilanciandolo. Perché non esiste e non può esistere un “problema rom” – esistono, semmai, i problemi dei rom. Da qui passa la differenza tra barbarie e civiltà.

I rom sono antipatici a (quasi) tutti: ed è indubbio che una parte di essi vive nella illegalità, commette reati e induce i propri figli all’accattonaggio. Per molti italiani i rom costituiscono il primo motivo di allarme sociale. Tutto ciò può giustificare l’aggressiva mobilitazione anti-zingari oggi in corso nel nostro paese? Una sorta di pogrom culturale ai loro danni? Una minoranza di circa 180mila persone per metà cittadini italiani e per il 60% residenti in abitazioni rischia di rappresentare il capro espiatorio delle ansie collettive, delle frustrazioni sociali e dell’inquietudine per la propria sicurezza. Oggi i rom, quelli buoni e quelli cattivi, sono tragicamente soli: nessuno sta dalla loro parte e nessuno sembra ricordare che i diritti sono indivisibili. E che negare ai rom le garanzie e le risorse della cittadinanza vuol dire accettare che quelle stesse garanzie e quelle stesse risorse possano venire limitate e compresse nei confronti di noi tutti. Consentire che i rom diventino l’oggetto dell’ostilità sociale e il bersaglio di un vero e proprio meccanismo di degradazione morale significa contribuire a far sì che la nostra società sia sempre più cattiva e ingiusta. Assistere in silenzio a questa mobilitazione dell’odio equivale alla resa verso chi vuole criminalizzare tutta una minoranza per poterla mettere al bando.

Per aderire abuondiritto at abuondiritto.it

Daniele Sensi

21Luglio
14 04 2015

Si è celebrata l'8 aprile la Giornata Internazionale dei rom e dei sinti. In questa occasione, l’Associazione 21 luglio ha presentato il “Rapporto Annuale 2014”. Un dossier importante: nei dibattiti politici e sui mass media si parla spesso della ‘questione rom’, portando alla luce problemi e nodi irrisolti. I toni usati sono, spesso, urlati, e le discussioni intrise di stereotipi. Il dossier fornisce invece dei dati, rimandando dunque al lettore non i pregiudizi di cui la società è già intrisa, ma una fotografia della realtà. Da cui partire per capire.
E, a proposito di dati, l’associazione informa innanzitutto sulla presenza di rom e sinti in Italia: sono 180mila, ossia lo 0,25% di tutta la popolazione presente sul territorio nazionale. Il 50% è cittadino italiano. Quattro rom su cinque vivono in abitazioni, studiano, lavorano e conducono una esistenza come quella di ogni altro cittadino residente nel nostro paese. La situazione fotografata dall’associazione appare decisamente diversa da quella che viene solitamente proposta all’opinione pubblica dal dibattito politico e mediatico, perché “più visibili, nelle cronache dei giornali e dei commenti degli esponenti politici, sono le circa 40.000 persone che vivono nei cosiddetti ‘campi’ – 1 rom su 5 sul totale dei presenti in Italia”. Sono persone che vivono in “emergenza abitativa”: un’emergenza che “il varo della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti e il cambio di direzione da essa paventato” non ha risolto in alcun modo. La Strategia è rimasta infatti ferma su carta – come denunciato da anni da molte associazioni, e recentemente dalla Commissione diritti umani del Senato – mentre nella pratica “l’approccio emergenziale – che nei propositi doveva essere definitivamente abbandonato – ha rappresentato il leitmotiv di ogni azione pubblica e si è andato declinando nei dodici mesi considerati in numerose azioni di sgombero forzato e nella ideazione e progettazione di nuovi ‘campi nomadi’. Malgrado i proclami e le buone intenzioni – prosegue l’associazione – negli ultimi tre anni sono stati costruiti nuovi insediamenti a Roma, Milano, Giugliano, Carpi e in diverse città italiane del centro-sud, da Latina a Lecce, sino a Cosenza, sono in discussione avanzata progetti relativi alla costruzione di nuovi insediamenti”. La costruzione di nuovi “campi” fa parte di scelte politiche ben precise: a strategie inclusive vengono preferite misure segregazioniste, che violano i diritti umani e hanno pesanti ricadute sulla vita delle persone. Un bambino che vive in un “campo” “avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario, mentre le possibilità di frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. In 1 caso su 5 non inizierà mai il percorso scolastico. La sua aspettativa di vita risulterà mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione mentre da maggiorenne avrà 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminato a causa della propria etnia”. Del resto, è forte il “nesso tra le politiche discriminatorie e segregative e un radicatoantiziganismo. Dei 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom registrati dall’Osservatorio dell’Associazione 21 luglio, l’87% risulta riconducibile a esponenti politici”.

Il Rapporto si focalizza infine sulla situazione presente a Roma, “cartina di tornasole di ciò che accade nel Paese”. Qui, l’associazione identifica un meccanismo che definisce “il gioco dell’oca degli sgomberi”: sono stati infatti 34 gli sgomberi avvenuti nel solo 2014, che hanno spinto le comunità rom da un punto all’altro della città senza ottenere alcun risultato né cambiamento. Gli unici effetti di questo tipo di politica sono stati la persistente violazione dei diritti umani e lo sperpero del denaro pubblico.

E’, dunque, un contesto caratterizzato da forti contraddizioni quello descritto dall’associazione 21 Luglio. Una situazione che può cambiare solo con “una più diffusa e maturata consapevolezza tra gli amministratori sulla necessità di superare definitivamente i ‘campi nomadi’, e con una nuova sensibilità dell’opinione pubblica: è urgente sradicare stereotipi e pregiudizi. Perché solo da un’analisi chiara della situazione reale “potrà prendere finalmente avvio una nuova politica”.

Clicca qui per scaricare il dossier

Rete Territoriale Roma Est
10 aprile 2015

È la storia di una tragedia annunciata, verrebbe da scrivere. Annunciata da quando sono stati posizionati all'ingresso del campo rom di Salviati 2, quei maledetti blocchi di cemento (new jersey). Gli abitanti del campo hanno detto in ogni occasione che era una pazzia rinchuderli dentro così. Lo hanno detto al comandante Di Maggio che ha risposto alle famiglie con lo spray al peperoncino.

"Il mio Comune è de-nomadizzato"

  • Venerdì, 10 Aprile 2015 08:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
10 05 2015

Per il nome e la fisicità sembra uscito da Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese.

Però non siamo a Brooklyn, ma ad Albettone, 2.500 anime in provincia di Vicenza, dove il sindaco Joe Formaggio è diventato famoso per aver messo i cartelli con divieto di passaggio per i rom e dorme con il fucile a pompa sotto il letto, manco fossimo in Texas. ...

Ottantasette per cento

  • Giovedì, 09 Aprile 2015 14:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
09 04 2015

C’è quel numero, 87%, che non se ne va dalla mia testa. Dice l’Associazione 21 luglio, che ieri ha presentato il rapporto sulla situazione di rom e sinti in Italia, che nel 2014, su 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom , l’87% risulta riconducibile a esponenti politici.

La stragrandissima maggioranza, dunque. E il “discorso d’odio” non riguarda solo rom e sinti: se ci si prende la briga di monitorare con regolarità un sito benemerito come Cronache di ordinario razzismo, si scoprono piccoli e quotidiani e immondi episodi come quelli della studentessa del Ghana accerchiata e insultata da un gruppo di bambini a Napoli, o delle due aggressioni sugli autobus di Reggio Emilia e Trieste. Questioni ordinarie, appunto, e tutte nostre.

Se utilizzate un po’ del vostro tempo per leggere cosa si diceva sotto il regime fascista sugli omosessuali, o se rinfrescate la vostra memoria con le parole apparse nel 1938 su La difesa della razza di Telesio Interlandi (”È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”), forse capirete il perché di quel numero (ottantasette per cento, riscriviamolo in lettere: ottantasette). Come scrive Valentina Pisanty in questo (ottimo) articolo):

“gli italiani non hanno ancora fatto veramente i conti con l’aspetto più scomodo del proprio passato fascista, e cioè con il razzismo e l’antisemitismo. Sia che il razzismo fascista venga condannato con formule esorcistiche (”esecrabile”, “infame” ecc.), sia che venga neutralizzato con interpretazioni consolatorie (il razzismo “all’italiana”, “blando” ecc.), finora la tendenza è stata di sorvolare piuttosto sbrigativamente su questo capitolo ingombrante della storia italiana”

Il problema è che la storia è ancora qui. E che un cortocircuito tossico spinge i politici a utilizzare quello che presumono essere il linguaggio della “gente”, in una corsa al ribasso che diventa una galleria di specchi: facciamo a chi twitta la frase peggiore, tu elettore o io leader, ammesso che ci siano leader (ed elettori) e fermiamoci qui, in questo gioco avvelenato, mentre fuori il tempo scorre.

Che si fa? Ieri, a Fahrenheit, Roberto Escobar ripeteva quel che dice ogni giorno ai suoi studenti: arrabbiatevi. Ma poi, per favore, agite. E pensate, aggiungo io. Anche alla singola parola che scrivete in un social.

Loredana Lipperini

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