Maxi operazione a Torino, ancora sgomberi a Roma

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 10:24 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
04 06 2014

111 indagati, perquisizioni e arresti questa mattina a Torino, mentre a Roma centinaia di agenti si impegnano per sgomberare un palazzo occupato da centinaia di famiglie a Torre Spaccata.

Torino il prossimo 11 luglio si prepara ad ospitare il vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, che i movimenti e il sindacalismo di base si preparano a contestare come deciso nell’assemblea dello scorso sabato proprio nel capoluogo piemontese.

Ma anche la procura di Torino si prepara al vertice provando a normalizzare quanto più possibile la città. Così stamattina all’alba è partita una maxi operazione che vede coinvolte 111 persone a vario titolo, che ha portato alla perquisizione di squat (l’Asilo storica occupazione torinese) e case occupate e abitazioni private, terminata con nove misure di custodia cautelare in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Coinvolto nell’indagine anche Niccolò, Claudio e Chiara già detenuti in regime carcerario durissimo perché accusati di terrorismo in relazione ad un’azione di sabotaggio contro l’alta velocità in Val Susa. L’inchiesta, preparata a lungo dai pm Padalino e Rinaudo (quest’ultimo noto ai movimenti per l’accanimento contro gli attivisti no tav), contesta agli imputati la resistenza gli sfratti, invasione di terreni ed edifici (occupazione), violenza privata e contro pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e furto. Tutto l’impianto accusatorio appare pernicioso, drammatizzando e enfatizzando gli eventi (“violenza inaudita”), volto a punire alcuni ambienti di movimento a Torino, un bel repulisti in previsione di luglio che potrebbe non finire qua e allargarsi ad altre città. Una sorta di repressione preventiva che punisce duramente e in maniera spropositata azioni legate al conflitto sociale.

Intanto a Roma in scena l’ennesimo sgombero di un palazzo occupato dai movimenti per il diritto all’abitare. A Torrespaccata un’ingente schieramento di agenti in tenuta antisommossa ha fatto irruzione in un palazzo occupato lo scorso 7 aprile. Centinaia di occupanti sono saliti sul tetto dando vita ad una strenua resistenza mentre all’esterno prendeva vita un presidio. Solo dopo ore e con l’ausilio dei vigili del fuoco (sigh!), gli agenti hanno raggiunto il tetto dell’edificio procedendo con la liberazione dell’edificio che tornerà ad essere vuoto di abitanti e al servizio della rendita immobiliare. Ancora una volta a Roma decidono Ministero degli Interni e Prefettura mentre il sindaco Marino e la sua maggioranza balbettano. Mentre in corso lo sgombero arriva la notizia che è stata rigettata l’istanza di scarcerazione per Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani detenuto agli arresti domiciliari. Dall’approvazione dell’articolo 5 e del piano casa il governo Renzi sembra coerente: lotta senza tregua a chi occupa e lotta per il diritto alla casa.

 

Il Fatto Quotidiano
03 06 2014

Scesero in strada vent’anni fa, la prima volta. Ragazzi e ragazze che manifestavano affinché essere “diversi/e” non fosse più una vergogna. Per perdere, anche qui in Italia, lo sguardo ferito. Non sapevano che quella marcia sarebbe durata vent’anni. Il pride di Roma, infatti, è nato nel 1994 e ancora oggi resta il più importante del panorama nazionale, per la sua storia – passata attraverso il World Pride del 2000 e l’EuroPride del 2011 – per la sua collocazione nella capitale e per le centinaia di migliaia di persone che si raccolgono sotto la bandiera della piena uguaglianza.

E per festeggiare, il Coordinamento Roma Pride – di cui fa parte il Circolo Mario Mieli, con molte altre realtà cittadine – ha fatto le cose davvero in grande: il ricco calendario di eventi prevede infatti mostre, dibattiti, proiezioni, concerti, momenti ricreativi, party e la possibilità di scambiare quattro chiacchiere, birra in mano, per i giardini del Circolo degli Artisti dove quest’anno verrà ospitato il Pride Park dal 3 al 6 giugno.

Ma questa manifestazione, gioiosa e dirompente, è prima di ogni altra cosa una rivoluzione personale, intima, delicata. Per questo motivo la campagna di comunicazione, curata dall’associazione Condividilove, si è concentrata proprio sulle storie delle persone che marceranno per le vie del centro per chiedere piena dignità giuridica e sociale, il diritto ad amarsi liberamente e di poter costruire una famiglia.

E così conosciamo la storia di Roberto e Alessio, che stanno insieme da quasi cinque anni e all’inizio avevano paura di dirlo a casa, perché temevano di non essere compresi e accolti. Paure superflue, per fortuna. O quella di Eva ed Alessia, che è ebrea e ha portato a casa la sua fidanzata per presentarla alla sua famiglia, in occasione dello shabbat. E la dimensione familiare emerge ancora nella vicenda di Paola e Carlo. Dodici anni fa loro figlio disse di essere gay e per Carlo all’inizio fu difficile da accettare perché lui, come dice spesso, l’omosessualità aveva imparato a conoscerla solo con le barzellette. Ma poi è scattato qualcosa, quella forza dell’amore che gli ha fatto comprendere, dopo quel coming out che “l’obiettivo era quello di volere bene a mio figlio esattamente come gliene volevo un minuto prima”.

E così, ancora, Juri – eterosessuale e felice di esserlo – porterà a manifestare, per la seconda volta, il piccolo Gabriel perché vuole che il suo bambino viva in un mondo più giusto verso tutti. E tra tanti, sposati da sei anni, Markus e Tania che rivela: “Dopo l’operazione si può fare e dopo tre anni si può anche adottare”.

Storie di una straordinaria umanità, che racchiudono la forza di chi ha lottato per conquistarsi una fetta di mondo. Per vivere alla luce del sole senza quelle paure che troppo spesso i vincoli sociali impongono a chi viene percepito, poiché diverso, anche come sbagliato. Per questa ragione il claim della campagna è “ci vediamo fuori”, come si nota dai manifesti che ricoprono le vie della città, con decine di ragazzi e ragazze che si tingono il viso con i colori del rainbow, il simbolo della comunità LGBTQI. E ti guardano negli occhi, quasi fossero minacciosi, ma in verità in quei volti, in quelle e molte altre storie, c’è solo la volontà di non voler più abbassare lo sguardo e di sfidare apertamente stereotipi e stigma sociale.

Per questa ragione, per chi volesse partecipare non solo in piazza, ma anche virtualmente alla campagna “Mettici la faccia”, è stata creata un’applicazione a cui si può accedere tramite il sito ufficiale del Roma Pride dove poter creare la propria foto con i colori dell’arcobaleno.

Infine, il 7 giugno ci sarà la parata finale, tra musiche e balli, con il raduno previsto a piazza della Repubblica alle 15:00 per poi arrivare, in serata, a largo Corrado Ricci, all’incrocio tra via dei Fori Imperiali e via Cavour, come sempre passando di fronte alla suggestiva cornice del Colosseo. Sarà importante esserci, per cambiare tutte e tutti assieme questo paese al grido di “adesso fuori i diritti”, lo slogan della manifestazione che riprende la campagna di Renzi per le primarie, per ricordare al Presidente del Consiglio di mantenere le sue promesse in materia di unioni civili, genitorialità e legge contro l’omofobia.

Nell’attesa di potersi svegliare, un domani, per festeggiare non solo vent’anni di percorsi fatti insieme nel nome della dignità, ma anche la felicità di chi quell’uguaglianza la vivrà sulla propria pelle come una conquista definitiva e irreversibile.

Roma, niente domiciliari nelle case occupate

  • Mercoledì, 28 Maggio 2014 09:58 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
28 05 2014

Dopo gli arresti di febbraio, insieme ad altri 15 compagni, dopo i mesi di obbligo quotidiano di firma, dopo il plateale arresto di Paolo durante una conferenza stampa a Montecitorio ed il ritorno di Luca e Paolo ai domiciliari, DIGOS e magistrati non ne hanno ancora abbastanza.

Quest'oggi hanno prelevato i due compagni dalle loro case per portarli a via Genova, per comunicargli che le loro case (occupate) non erano idonee alla loro permanenza agli arresti domiciliari, minacciando pertanto di trasferirli in carcere.

Le motivazioni, ovviamente, erano del tutto pretestuose. Tanto più che, nel caso di Luca, la casa era la stessa giudicata idonea solo pochi mesi fa, dagli stessi magistrati. Alla fine i due sono stati scortati presso le abitazioni di alcuni compagni che si sono resi disponibili ad ospitarli.

Il comportamento delle forze della repressione, completamente al di fuori di qualunque consuetudine procedurale, rende manifesto l'intento persecutorio contro i movimenti per il diritto all'abitare, che evidentemente devono aver creato più di qualche grattacapo ai piani alti del nostro paese.

Esso si affianca, in un attacco a tutto campo, agli sgomberi, alle manganellate, alle leggi "ad hoc" (articolo 5 del decreto Lupi), alle campagne diffamatorie sulla stampa, ormai unanime nel criminalizzare un movimento vivace e conflittuale così come nel cantare le lodi del trionfante Renzi.

E se, in altre epoche storiche, al bastone della repressione si accompagnava la carota di qualche misura palliativa volta a smorzare le contraddizioni sociali, oggi il governo punta a soffocare brutalmente il conflitto, mentre tira dritto sulla strada del "rubare ai poveri per dare ai ricchi".

Proprio per questo gli arresti e le persecuzioni ai danni di compagni e compagne non sortiranno gli effetti desiderati da chi li mette in atto: è impossibile reprimere con questi mezzi i movimenti sociali che, come i movimenti di lotta per la casa, rappresentano la risposta collettiva ai bisogni negati e l'unica speranza possibile per settori sociali sempre più numerosi di un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

LUCA E PAOLO LIBERI

Movimenti romani per il diritto all'abitare

Cronache di ordinario razzismo
27 05 2014

Sono già 490 le mail inviate al sindaco ‎Marino contro la costruzione del nuovo campo rom a Roma, un’iniziativa lanciata dall’associazione 21 Luglio. “L’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale intende costruire nei prossimi mesi un nuovo ‘campo rom’ in via della Cesarina”, afferma la 21 Luglio, spiegando che “il nuovo cosiddetto ‘villaggio della solidarietà’ prenderà il posto del precedente campo che sorgeva sullo stesso terreno fino a dicembre 2013”. Una decisione “economicamente insostenibile e discriminatoria”: la spesa stimata “per la realizzazione di questo progetto è di circa 2 milioni di euro, e al momento il Comune di Roma ne ha già utilizzati, per le sole spese preliminari, 500 mila”. Una spesa altissima per continuare a sostenere un sistema segregante e discriminatorio che confina le persone in campi recintati, dove i diritti, primo fra tutti quello alla propria autodeterminazione, non sono garantiti, come denunciato anche da Lunaria, Berenice e OsservAzione nel dossier Segregare costa, e come spiegato in maniera sintetica sul sito del progetto I diritti non sono un costo.

“I lavori di costruzione del nuovo insediamento devono ancora cominciare. Siamo quindi ancora in tempo per bloccare questa decisione!”, scrive la 21 Luglio, sollecitando il primo cittadino di Roma a “bloccare la progettazione del nuovo insediamento e riconvertire le ingenti risorse economiche previste in progetti di inclusione sociale che vadano a beneficio anche di cittadini non rom in disagio abitativo e sociale”. Un’ottima, questa, che rimetterebbe al centro della politica i bisogni delle persone, senza alcuna distinzione legata all’origine nazionale.

Qui è possibile leggere l’appello e inviare, fino a giovedì 29 maggio, una mail al sindaco Marino.

PD Roma
14 05 2014

"La Conferenza nazionale delle Democratiche e la Federazione di Roma hanno aderito alla campagna di mobilitazione internazionale #BringBackOurGirls.

Come Malala anche queste giovanissime ragazze nigeriane, rapite a metà aprile dai fondamentalisti islamici, vengono punite perchè hanno scelto di studiare per costruire un futuro diverso per sè e per le altre donne del loro Paese.

Per riportarle a casa occorre che la comunità internazionale si mobiliti, come dichiarato anche dal Presidente nigeriano.

Oggi mercoledì 14 maggio alle ore 18.30 le democratiche romane saranno in piazza del Campidoglio da sempre luogo simbolo della città e dell'impegno dell'amministrazione capitolina per la Pace e i Diritti Umani per chiedere per chiedere l'immediata liberazione delle studentesse nigeriane rapite in piazza del Campidoglio". Così fa sapere in una nota il Pd di Roma.

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