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Corriere della Sera
30 03 2014

Era stata operata per un timpano perforato. Tra gli indagati due anestesisti. Il padre: «Operazione di routine, come è stato possibile?». La clinica privata romana è la stessa finita nelle polemiche per la morte di Bevilacqua

ROMA - Dramma a Villa Mafalda. Una bambina di 10 anni, G.F., è morta sabato durante una banale operazione chirurgica a un orecchio per un timpano perforato: ha avuto un arresto cardiaco, i medici hanno provato di tutto per tenerla in vita, ma purtroppo non c’è stato nulla fare. La Procura ha aperto un’inchiesta: l’autopsia è prevista per martedì, i carabinieri hanno sequestrato la cartella clinica nella casa di cura dove mesi fa si era spento - tra le polemiche e un’altra inchiesta dei magistrati - lo scrittore e regista Alberto Bevilacqua.
«Fiducia nell’operato dei medici»

I nomi dei quattro medici (compresi due anestesisti) dell’equipe guidata dal professor Giuseppe Magliulo finiranno nelle prossime ore sul registro degli indagati per omicidio colposo. Villa Mafalda ha espresso «indiscutibile fiducia nell’operato dei propri medici, professionisti riconosciuti come eccellenze a livello nazionale, che sono intervenuti prontamente, lottando a lungo e senza lasciare nulla di intentato per salvare la vita della bambina».
L’ansia fuori dalla sala operatoria
I genitori della piccola non si danno pace. «Era un intervento di routine. Com’è possibile che per una banale operazione chirurgica all’orecchio mia figlia possa essere morta?». Quando la figlia era entrata in sala operatoria per la ricostruzione della membrana timpanica lesionata, probabilmente per una serie di infiammazioni, non avevano motivo di preoccuparsi. Mamma e papà l’avevano salutata sorridendo e avevano aspettato la conclusione dell’intervento, cominciando a preoccuparsi dopo la prima ora di attesa. Poi il drammatico annuncio della morte. La bambina, secondo quanto riferito dai genitori, non avrebbe sofferto in passato di patologie particolari, né sarebbe mai stata sottoposta ad altri interventi.
Il precedente dello scrittore
«Né le indagini né la denuncia riguardano in alcun modo l’adeguatezza della struttura», hanno ribadito dalla casa di cura, che nel settembre 2013 era finita nella bufera in seguito alla morte di Alberto Bevilacqua. In quell’occasione la Procura di Roma iscrisse nel registro degli indagati, anche in quel caso per omicidio colposo, i quattro medici dell’equipe che per undici mesi si prese cura dello scrittore. Una decisione che fu definita «ridicola» dai dirigenti di Villa Mafalda.

Ricatto in hotel: sesso o ti licenzio

  • Giovedì, 27 Marzo 2014 10:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Messaggero
27 03 2014

Violentava la cameriera arrestato albergatore

"Se non stai con me ti licenzio", era la minaccia che il titolare dell'Hotel "Aquarium" faceva ad una cameriera polacca.

La ragazza ha subito per 5 anni le violenze sessuali dell'uomo, poi ha preferito il licenziamento e lo ha denunciato ai carabinieri: Maurizio Di Cicco, 52 anni, è ora agli arresti domiciliari accusato di violenza aggravata e continuata.

Ma l'indagine non è conclusa, il sospetto degli investigatori è che l'uomo abbia abusato anche di altre dipendenti.

E sono scattate pure le verifiche sui contratti di assunzioni di tutto il personale. ...

A fronte del modesto incremento degli italiani, pari al +2,8%, tra il 2001 e il 2011 gli stranieri presenti nella capitale sono più che raddoppiati, con una crescita del 128,1%. ...

Repubblica.it
19 03 2014

"Perquisizioni e sigilli all'Angelo Mai e due occupazioni abitative sotto sgombero a Roma". Rimbalza tra social network, messaggi via cellulare e radio di area l'allarme per alcuni spazi occupati della capitale.

Questa mattina diverse camionette di polizia si sono presentate in via delle Acacie 56 a Centocelle davanti a uno stabile occupato da alcune famiglie, ad Anagnina davanti alla ex scuola Hertz e al centro sociale Angelo Mai in via delle Terme di Caracalla, già sequestrato nell'autunno del 2012 e rioccupato pochi mesi dopo.

Sono scattate 21 perquisizioni e gli sgomberi in tre occupazioni vicine tra loro e legate al "Comitato popolare di lotta per la casa". L'inchiesta, informa la questura che ha agito su disposizione del Tribunale di Roma, condotta dalla Digos e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, mirava a "delineare i contorni di un sodalizio criminale" responsabile di "invasione di edifici ed estorsioni, queste ultime in danno degli occupanti con riferimento al pagamento di somme di danaro".

E se i destinatari del provvedimento rischiano accuse che vanno fino all'associazione a delinquere, i movimenti si sono organizzati per portare solidarietà ai presidi. Il primo è stato organizzato da alcuni genitori dei bambini della scuola elementare e materna del parco San Sebastiano che collaborano a progetti educativi con gli artisti dell'Angelo Mai. "Stanno risequestrando tutto - spiegano i primi occupanti accorsi al telefono che stanno lanciando appelli per una mobilitazione a Caracalla - Lo sgombero è iniziato alle 6.30 del mattino con un dispiegamento spropositato di forze". In corso anche controlli da parte delle ditte che erogano gas, acqua e luce.

E oltre agli accorati appelli, sono molte le critiche in rete rivolte all'amministrazione comunale di centrosinistra e al sindaco Marino. Per questo i manifestanti hanno deciso che dopo il presidio e l'assemblea pubblica convocata per le 12, mentre in molti sono già accorsi davanti al capannone, marceranno verso il Campidoglio. "Questo è un attacco politico molto forte alle realtà culturali che lavorano nella città - dicono dall'Angelo Mai - E' uno sgarbo a tutta la città".

Decine le famiglie in strada dopo che i palazzi a Centocelle e ad Anagnina sono stati perquisiti in parte e liberati. Alcuni momenti di tensione in via delle Acacie durante lo sgombero "per la disperazione delle famiglie di abbandonare le proprie cose" raccontano i testimoni.

#Aportodas, da Madrid a Roma per dire "Io decido!"

  • Venerdì, 07 Marzo 2014 11:48 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
07 02 2014

Mobilitazioni di donne, lesbiche e transgender, migranti e precarie primo e dopo l'#8M.

Il primo marzo una nuova occupazione a Madrid inaugura la campagna "Primera Quincena deLucha Feminista": collettivi, reti e movimenti femministi e transfemministi spagnoli si sono uniti in unica assemblea generale che da dicembre ha programmato, proprio per questi giorni, workshops, conferenze, proiezioni e dibattiti, ma soprattuto azioni, in vista delle manifestazioni che si daranno in tutte le città della Spagna il prossimo 8 marzo.

Si parte dal giorno della donna come appuntamento centrale ma con un'ottica non di mera celebrazione bensì di ripensamento e di ricostruzione dell'8 marzo, soprattutto alla luce degli attacchi pesantissimi che proprio in Spagna hanno visto il diritto della donne ad abortire fortemente minato.

L'urgenza di questa ricomposizione nasce, infatti, dal progetto di legge, proposto dal ministro della giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardón e discusso nel Parlamento spagnolo, che rende l'aborto un reato penale e non più un diritto. Secondo questa proposta gli unici casi che escluderebbero il reato sono quello di violenza sessuale ovvero nei casi di grave malattia della madre.

Una legge questa che stravolgerebbe non solo anni di lotte e di conquiste dei diritti delle donne a decidere del proprio corpo, ma che avrebbe preoccupanti ricadute in tutto il panorama europeo. Basti pensare alle misere manifestazioni organizzate dalle associazioni cattoliche e conservatrici "per la vita" che in Italia, Francia, Spagna etc.. negli ultimi anni hanno cercato un consenso mai legittimato nelle insignificanti (in termini numerici) partecipazioni alle piazze da loro indette e che si autocelebravano come portatori morali del senso della vita.

Le femministe spagnole proprio sulla centralità della vita e hanno basato le proprie rivendicazioni e mobilitazioni, come si evince dall'appello dal comunicato pubblicato in seguito all'occupazione (qui di seguito all'articolo tradotto in lingua italiana).
Proponiamo due interviste A Juli e Marta sull'occupazione e sulla campagna in generale.

L'ultima intervista è rivolta ad Adriana del collettivo di Malaga AberturaVaginal e di cui consigliamo oltre all'intervista, anche la visione di un video-clip, performance realizzata a Malaga dal titolo MI CUERPO, MI SANGRE; MI TEMPLO.

L'intervista è stata realizzata a Madrid il 2 marzo, di fronte al palazzo di Giustizia durante un'azione simbolica in cui le manifestanti hanno invitato il ministro proponente la legge contro il diritto all'aborto a coltivare una pianta, che come il prezzemolo, è conosciuta dai tempi antichi per le sue proprietà curative ed abortive.

La minaccia spagnola della legge ha rinnovato nei movimenti femministi di tutta europa la necessità di far confluire nella data dell'#8M tutte le rivendicazioni di diritti minacciati e di quelli mai realmente ottenuti. Già il primo febbraio femministe e transfemministe in moltissime città europee hanno aderito alle mobilitazioni di solidarietà con la lotta spagnola, Tren de la libertad, promossa dalla campagna che ha portato alla condegna della lettera al ministro "Porque yo decido" e ha visto un grande adesione.

Domani vi aspettiamo tutte e tutti a Roma al corteo 8M #IoDecido, oppure a partecipare a tutte le manifestazioni che si daranno in tutta Italia, per riprendere parola sui nostri diritti continuamente sotto scacco e far sentire la nostra voce!

Traduzione dell'appello pubblicato all'indomani dell'occupazione di uno spazio nel quartiere di Malasagna a Madrid:

Oggi un gruppo di donne, lesbiche e transgender, stufe di essere considerate come coloro che non prendono a cuore la propria vita, hanno deciso di riprenderla in mano.

Dopo gli attacchi diretti alla nostra libertà, abbiamo deciso di darci un taglio e di dire basta!. Oggi, 1° Marzo 2014 , inizia la Primera Quincena de Lucha Feminista (prima quindicina di lotta femminista).

Vi presentiamo un nuovo spazio liberato nella città di Madrid in Calle Madera n° 9. Questo spazio, abbandonato alla speculazione e alla corruzione, chiuso per anni, viene recuperato oggi e le donne, le lesbiche ed i transgender hanno organizzato questa occupazione per riempirla di lotte, di vita e di sviluppo collettivo.

Questa azione è una risposta anti-capitalista alla speculazione e alla mercificazione, che mette le persone al di sopra del beneficio meramente economico e del profitto. Vogliamo recuperare spazi rubati agli abitanti, combattere la gentrificazione e rendere i nostri quartieri non più luoghi esclusivamente di consumo mondano.

Quindi abbiamo scelto uno spazio simbolico come questo, di proprietà della società immobiliare Geshilarion 2000, il cui direttore Jose Miralles Javier Arenas è legato alla famiglia Franco, più specificamente, di Francisco Franco Martínez Bordiu, che possiede diverse società, come anche la Proazca SA Urme.

Questa azione è anche una risposta contro il patriarcato e per soddisfare la necessità di spazi di affinità liberati. Per noi la vita non ha alcun valore, se slegata dalla libertà di decidere se e quando saremo madri, dalla libertà di fare dei nostri corpi ciò che vogliamo, dalla libertà di arrivare a fine giornata avendo deciso ciò che vogliamo essere.

Perché vogliamo crescere e combattere unit* e promuovere la crescita dal basso di autogestione femminista e transfemminista.
A quanto pare questo dà fastidio a chi tenta ogni giorno di stroncarci, di catturarci, lasciandoci con niente, dà fastidio a tutti coloro che perpetuano la logica che pone il profitto al di sopra delle persone, a coloro che preferiscono avere spazi vuoti e persone senza fissa dimora, a coloro che vogliono lasciarci senza salute, senza istruzione e senza risorse.

Ma noi, donne, migranti, precarie e transgender... facce diverse e diverse corporalità, quest'anno convergiamo unite per combattere l'etero-patriarcalismo capitalista. Abbiamo detto abbastanza, è ora di agire e lo facciamo mettendolo in pratica senza aspettare l'aiuto di nessuno.

Ci riprendiamo le strade e la città in questi giorni, per riempirle di movimento e di azioni e per riaprire uno spazio per tutti coloro che vogliono combattere con noi.

Calle Madera n°9 sarà un luogo di quindici giorni di organizzazione, di discussione, di azione. Sarà nostro e di tutti.

Perché noi non accettiamo,

Perché vogliamo tutto,

Perché siamo soggetti di pieno diritto,

Perché decidiamo noi,

Perché abbiamo messo la nostra vita al centro.

Perché siamo tante, più di quanto mai possiamo immaginare.

Maria Stella Scordo

 

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