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Il Fatto Quotidiano
18 10 2013

Due grandi cortei in due giorni per Roma. Oggi la Capitale affronterà lo sciopero di 24 ore del trasporto pubblico e la manifestazione dei sindacati di base, che è partita da Piazza della Repubblica e raggiungerà piazza San Giovanni.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, parla di oltre 50mila dimostranti. La giornata sarà conclusa dalla partita Roma-Napoli, da sempre ad alto rischio scontri. Domani, il corteo organizzato dal movimento No Tav, che da piazza San Giovanni punterà verso Porta Pia, passando davanti ai ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture.

Lo sciopero ha causato diversi disagi per i mezzi in superficie: per gli autobus, secondo i dati Usb, le adesioni hanno raggiunto l’80%, provocando lunghe attese alle fermate. L’agitazione non ha però riguardato le metropolitane, rimaste aperte per permettere ai manifestanti di partecipare al corteo. Intanto, cinque cittadini francesi, tra i 20 ei 40 anni, tutti con precedenti per turbativa dell’ordine pubblico, sia in Italia sia all’estero, sono stati fermati ed identificati durante alcuni controlli nel centro storico di Roma: saranno accompagnati alla frontiera e allontanati dall’Italia. Le forze dell’ordine hanno poi fermato un furgone sospetto in viale Regina Elena. A bordo manganelli, biglie, un martello frangivetro e altro materiale, tutto sequestrato.

Dalle sedi regionali dell’Usb sono arrivati a Roma oltre cento pullman per la manifestazione. Ad aprire il corteo, uno striscione recita: “Via i governi dell’austerità dall’Italia e dall’Europa”. Diverse le anime che partecipano alla marcia partita da Piazza della Repubblica: in testa, il coordinamento dei migranti e rifugiati, seguiti dai lavoratori dell’Ilva di Taranto e dai Vigili del Fuoco in divisa.

Hanno dato la propria adesione anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, i comitati per la casa e le associazioni degli studenti e dei lavoratori del pubblico impiego. E ancora, docenti, professori, maestre e avvocati, tutti precari.

I migranti chiedono la cancellazione della legge Bossi-Fini: tra gli striscioni esposti, si legge “Scusate se non siamo affogati”, “Invece di dare la cittadinanza ai morti, date la residenza ai vivi” e “Legge Bossi-Fini, decreto Maroni e Grillo”. A fine corteo, i dimostranti prevedono di allestire una tendopoli in piazza San Giovanni, in modo da permettere a chi vuole di partecipare alla manifestazione No Tav di domani.

La due giorni di manifestazioni ha fatto scattare le contromisure delle forze dell’ordine. Camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza presidiano gli snodi importanti della città e i palazzi istituzionali, ministeri compresi. Particolarmente rafforzata la vigilanza alle vie d’acceso al Viminale, Palazzo Chigi, Senato e Quirinale. Pannelli di protezione sono state installate davanti ai dicasteri dell’Economia e delle Infrastrutture.

In corso controlli e perquisizioni in varie zone della città nei confronti dei pullman che trasportano i manifestanti. Un gruppo di decine di anarchici, alcuni a volto coperto, è stato intercettato dalla Digos nella zona di Porta Maggiore, a circa un chilometro dal corteo dei sindacati di base. All’arrivo degli agenti il gruppo di anarchici si è dileguato.

Piccole storie di esclusione sociale nelle scuole romane

Huffington Post
10 10 2013

Una piccola storia "scolastica" ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, e in particolare delle famiglie con figli piccoli in età scolare. Una storia che fa riflettere sulla necessità di un'etica pubblica nelle nostre istituzioni, a partire da una struttura di base come la scuola elementare pubblica.

L'istituto Francesco Guicciardini di Roma, al momento di realizzare la composizione delle classi di prima (i cui principi sono stabiliti da norme ben precise) riesce, in spregio a questi regolamenti, a dare vita a una classe formata da 13 bambini e una bambina, figlia di genitori stranieri.

Inutile raccontare lo scompiglio e l'indignazione dei genitori dei bambini, sia di quelli italiani sia stranieri. Sono apparsi servizi in prima serata al Tg1, articoli su importanti quotidiani nazionali, dichiarazioni degli amministratori locali di regione e comune.

La ragione è evidente. Se i regolamenti prescrivono che ci siano classi "armoniose", nella composizione di genere non è per creare problemi alla dirigenza della scuola Guicciardini. È per non costruire ghetti, dando vita a situazioni di esclusione e disagio per i bambini.

Una sola bambina in mezzo a tanti bambini può andare incontro a una situazione di solitudine, con serie e gravi conseguenze in un'età molto delicata. Tutte argomentazioni che la preside Rosetta Accetto sembra, secondo quanto raccontano i genitori, non condividere.

Nonostante le tante sollecitazioni, pare che la dirigente scolastica abbia sempre rifiutato di ricevere le famiglie coinvolte, almeno sino a quando il caso non è stato sollevato dai media. Altrettanto indifferente sembra essere stato l'ufficio provinciale scolastico, dove il dirigente avrebbe ricevuto i genitori per ben due minuti (120 secondi), prima di congedarli.

I rumors all'interno della scuola raccontano che la Ia A sia in realtà una classe residuale, di risulta, dove sono andati coloro che non avevano "santi in paradiso", insomma i non raccomandati. Sarebbe una grave violazione di quell'etica pubblica indispensabile per l'azione di ogni funzionario pagato dalla collettività, nelle grandi come nelle piccole cose.

Siamo certi, e ci auguriamo, che la preside Accetto possieda quell'etica e ripari al suo errore, certamente non volontario, riportando l'equilibrio in una comunità scolastica sconvolta da questo episodio.

Nel frattempo, per chiarire la vicenda, abbiamo presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Carrozza. È una storia piccola, ma non da poco. Nell'Italia di oggi anche il benessere di una singola bambina diventa importante per la nostra vita collettiva.

Marianna Madia

26 settembre - Giornata Mondiale per la Contraccezione

  • Giovedì, 26 Settembre 2013 09:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

Consulta Consultori Roma
26 09 2013

Conferenza stampa
Giovedì 26 Settembre alle ore 11,00
presso la sede comunale di via delle Vergini 18 III piano

In occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale della Contraccezione, la Consulta dei Consultori Familiari del Comune di Roma intende riportare all’attenzione della Stampa e delle Istituzioni la necessità e l’importanza di garantire alle donne e alle coppie il diritto di accesso alla procreazione cosciente e responsabile.

La diffusione e l’uso dei contraccettivi nel nostro paese sono strettamente legati alla nascita e all’opera dei consultori familiari; nei consultori non viene solo prescritta la contraccezione, ma le donne possono trovare aiuto nella scelta del contraccettivo che più risponda ai propri bisogni, che rispetti la propria salute e i propri orientamenti etici e culturali, perché ogni donna possa decidere quando e quanti figli avere.

Per rilanciare le attività dei consultori di Roma relative alla promozione della salute sessuale e riproduttiva e alla prevenzione dell’aborto e delle MST, e per segnalare le criticità che rendono meno incisive tali attività la Consulta sta organizzando un convegno che si svolgerà in primavera con l’obiettivo di favorire l’applicazione della normativa e garantire alle donne e alle coppie il diritto ad una sessualità piena e soddisfacente, che passa necessariamente attraverso la presenza di servizi dedicati ad azioni di educazione, informazione, erogazione in ambito contraccettivo.

Saranno presenti Maria Gemma Azuni Consigliera di Roma Capitale e Giuseppina Adorno Presidente della Consulta dei Consultori di Roma.

E’ di questi giorni l’uscita dell’ultimo rapporto del ministro della sanità sull’applicazione della L.194/78 che, come per gli anni precedenti, sottolinea la relazione diretta tra la presenza di CCFF e il minor ricorso all’IVG e la funzione centrale che tali servizi svolgono per la promozione della salute e l’empowerment delle donne su tutto il territorio nazionale.

Il numero degli aborti è in costante decrescita dal 1982, rallentata per alcuni anni a causa dell’aumentata richiesta da parte di donne straniere, ma adesso in leggero calo anche per questa fascia di utenza, che frequenta i CCFF come servizio di riferimento e, secondo i dati indicati nella relazione del ministro, questa diminuzione “…può essere in parte imputabile al lavoro svolto da questi servizi”.

Questo dato, se da una parte ci conforta per il riconoscimento della competenza e dell’appropriatezza della metodologia adottata, dall’altra non ci impedisce di vedere le criticità che incidono sui risultati e sulla divulgazione dell’approccio alla contraccezione che viene effettuata nei CCFF.

Ragionando e confrontandoci su questi temi all’interno della Consulta, abbiamo sentito la necessità di raccogliere i dati e le esperienze che gli operatori hanno effettuato e di dare visibilità a tutto il materiale accumulato, anche per trarne una nuova spinta rispetto alle attività connesse con la contraccezione.

L’idea è di offrire ai nostri operatori, ma anche all’intera comunità cittadina, una giornata che ci consenta di mettere al centro della nostra operatività e della progettazione sociosanitaria del nostro territorio il diritto della donna e della coppia alla procreazione cosciente e responsabile. Diritto affermato da risoluzioni di organismi internazionali come l’OMS, il Parlamento Europeo, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, le numerose Conferenze sulla Salute, sulla parità fra i sessi, sullo sviluppo.

Sarà un’occasione per divulgare il modello di intervento dei CCFF e “pesare” l’incidenza sul fenomeno, ma anche per rilanciare la piena applicazione della normativa in materia di contraccezione e di diritto a una sessualità vissuta in maniera piena e consapevole. Sarà anche l’occasione per ragionare su cosa significhi la piena e completa gratuità (così come previsto dalla normativa) in ambito contraccettivo, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Infatti, in un’epoca in cui le persone non riescono ad avere garantito l’accesso ai servizi e le risorse sono sempre più scarse, anche la contraccezione potrebbe diventare un lusso che non tutti si possono permettere, con conseguenze personali e sociali facilmente immaginabili.

Per tale motivo vorremmo poter riflettere insieme sui passi, gli strumenti e le modalità necessarie per poter ridare slancio e dignità alla contraccezione che, nell’ operatività quotidiana viene spesso “compressa” tra IVG, screening e percorso nascita.

Insieme alla consigliera Azuni abbiamo scelto la Giornata Mondiale per la Contraccezione per sottolineare l’importanza del tema e darvi appuntamento per il 7 marzo 2014 nella splendida sala della Protomoteca in Campidoglio per avviare un dialogo proficuo tra operatori dei CCFF, istituzioni, associazioni, operatori dell’informazione.

'Noi intersex chiediamo rispetto'

  • Venerdì, 20 Settembre 2013 14:02 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
20 09 2013

Chi da bambino non è immediatamente riconoscibile come maschio o femmina si trova spesso 'imposto' un sesso dal medico. Decisione che ha pesanti conseguenze sul resto della vita. Ora per la prima volta in Italia gli intersex scendono in piazza, per sostenere il diritto a scegliersi da soli il proprio destino.

Bambini che nascono con organi genitali "ambigui", non immediatamente riconoscibili come maschi o femmine. O che hanno un corpo femminile, ma un corredo genetico maschile. Fino a poco tempo fa, quella dell'"intersessuale" era una condizione che le famiglie nascondevano, e che la sanità tentava di risolvere con operazioni invasive e affrettate. Oggi l'intersex comincia finalmente ad avere un riconoscimento pubblico: gli ospedali e i medici sono sempre più attrezzati a individuare quello che in passato veniva descritto come "ermafroditismo", e che ora la comunità scientifica definisce "disordini della differenziazione sessuale" (dsd); le tipologie sono innumerevoli e presentano variazioni degli organi genitali, dei cromosomi o dell'aspetto fisico.

Ma, soprattutto, cresce la consapevolezza nelle stesse persone intersex: molti di loro, diventati adulti dopo percorsi accidentati, faticosissimi e spesso pieni di sofferenza, cercano di uscire dall'isolamento e cominciano a organizzarsi in associazioni. E contestano il modo in cui sono stati trattati finora: per la prima volta nella storia del nostro Paese scenderanno in piazza, in occasione del congresso mondiale di endocrinologia pediatrica, che si terrà a Milano dal 19 al 22 settembre.

Slogan della manifestazione, indetta contro i medici riuniti a convegno, è "No alle mutilazioni genitali": i movimenti, sostenuti da autorevoli pareri internazionali e perfino da una raccomandazione dell'Onu, ritengono che sia un errore intervenire chirurgicamente sui neonati e i bambini, come oggi accade, e che per eventuali operazioni si debba aspettare l'età del consenso informato. Anche perché spesso a un intervento ne seguono vari a catena, per diversi anni, cure ormonali e pesanti conseguenze sulla psicologia della persona.

La comunità italiana dei medici è di opinione diversa, spesso opposta, anche se negli anni l'atteggiamento è cambiato, ammorbidendosi: oggi, a differenza che nei decenni passati, in svariati casi i dottori decidono di non operare e di attendere che il bambino formi da solo la sua identità.

Va detto subito che per il momento non ci sono dati uniformi sugli intersex in Italia: un registro unico delle nascite verrà creato il 28 settembre con una riunione dei massimi esperti al San Camillo di Roma, come ci spiegano il direttore generale Aldo Morrone e il chirurgo pediatrico Giacinto Marrocco. "Vorremmo che ci fossero solo due o massimo tre centri autorizzati in tutto il Paese per la diagnosi avanzata e gli interventi, in modo da creare poli di eccellenza e non disperdere le specializzazioni", dice Morrone.

"I dati finora disponibili - aggiunge Marrocco - parlano di una nascita intersex ogni 4500/5000 parti, con un incremento del 5% e picchi del 10% negli ultimi 5 anni. Studi ormai consolidati mostrano che c'è una maggiore incidenza dove agiscono i cosiddetti 'disturbatori endocrini', sostanze chimiche presenti nei cibi industriali e in diversi inquinanti. La variazione più frequente, circa il 70% dei casi, è rappresentata dalla sindrome surreno-genitale: bimbe con genitali virilizzati, con il clitoride cioè ingrossato, che si avvicina alla forma di un pene. Segue la cosiddetta sindrome di Morris: individui che geneticamente sono maschi, ma che hanno il corpo femminile, almeno in apparenza. Si scopre poi, nella pubertà, per un'ernia o quando emerge l'infertilità, che hanno dei testicoli interni, ritenuti nell'addome".

"Un altro fenomeno è quello del 'pene ipospadico', ovvero poco sviluppato o malformato in persone geneticamente maschi", continua il chirurgo. "Fino a venti anni fa avrei operato tutti, era diversa la cultura e gli studi scientifici. Oggi mi trovo a intervenire sul 70% dei casi rispetto al passato. Adottiamo politiche più conservative: se possiamo, attendiamo lo sviluppo del bambino. Interveniamo sicuramente quando c'è un rischio sanitario: se ad esempio l'uretra e la vagina sono fuse in un unico canale, ed è impossibile urinare, o se c'è un evidente rischio oncologico".

Antonio Sciotto

Abbatto i muri
13 09 2013

Leggo che il ministro Alfano presiede da ieri la riunione dei ministri dell’Interno dei Paesi del G6 in programma a Roma.
Partecipano i sei piu’ grandi Stati membri dell’Unione Europea: Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia, nonche’ gli Stati Uniti d’America e la Commissione europea.

Dice il lancio d’agenzia che: “Il Forum del G6 si propone di intensificare gli sforzi dei principali Paesi dell’Unione europea allo scopo di accelerare la ricerca di soluzioni condivise per i lavori comunitari nelle materie che costituiscono i grandi filoni del dibattito internazionale.“

E quali sono i filoni del dibattito internazionale che interessano l’Europa?
“Lotta al terrorismo, immigrazione, lotta alla criminalita’ organizzata, cyber crime.“

Che tradotto in linguaggio comprensibile significa anche: Fortezza Europa, leggi contro gli immigrati, lager europei dove vengono rinchiusi i migranti senza permesso di soggiorno. Quando si parla di cyber crime si intende, secondo le politiche che vengono sollecitate presso la comunità europea, leggi repressive contro software di condivisione e a tutela di marchi, copyright. Unito alla lotta al terrorismo questo significa morte della privacy, repressione, sorveglianza e controllo sulle idee, e tante altre cose simpatiche che vedono un dispendio di risorse pubbliche in direzioni che vengono spacciate come necessarie alla sicurezza del popolo ma che in realtà offrono garanzie a grandi monopoli e imprese.

Dulcis in fundo, a dimostrare che il ministro Alfano e la sua consulente per la violenza di genere (Rauti) hanno perfettamente capito (si si… come no!) le obiezioni che i gruppi di donne in audizione parlamentare stanno facendo al Dl Sicurezza che si occupa anche di violenza sulle donne, ecco che la violenza di genere, in particolare il femminicidio, vengono usati in apertura delle due giornate con tanto di commento della Rauti la quale afferma che:

”E’ un segnale importante attirare l’attenzione internazionale sul tema e cercare il consenso di Partner europei per una strategia globale di contrasto. La violenza sulle donne, infatti, e’ una delle principali cause di morte in tutto il mondo; un flagello sociale e, secondo l’Oms, una ‘questione strutturale globale’ e come tale va combattuta”.

Poi: ”La sfida europea al femminicidio – conclude Rauti - intesa come lotta globale contro tutte le forme di violenza sulle donne, deve essere centrale nell’agenda politica e potrebbe favorire, nei Paesi sottoscrittori, il necessario processo di Ratifica della Convenzione di Istanbul, quale strumento internazionale giuridicamente vincolante ”.

Come scrivevo in un altro post c’è chi in nome della violenza sulle donne accetta di allearsi e legittimare i peggiori autoritarismi repressivi. E a parte la serie infinita di sciocchezze che vengono dette per insistere sul piano emergenziale, quando tutte sappiamo che la questione della violenza di genere è una questione strutturale, che riguarda la cultura e la mentalità, dove non era proprio il caso di evocare la necessità di una task force italiana figuriamoci una europea, bisogna dire che il G6 è chiaramente ben istruito mentre nasconde, semmai, che la principale causa di morte, disastro sociale, è la povertà causata da politiche liberiste che oramai usano la lotta alla violenza sulle donne e le donne stesse come brand per legittimare quel che fanno.

Personalmente, da vittima di violenza, mi fa decisamente senso dover fare un distinguo, ristabilire una sacrosanta verità, mettere la mia particolare urgenza al pari di quella del resto dell’umanità, ed è pietoso che mi si obblighi a fare questo per evitare di essere strumentalizzata in questo modo atroce.

Il fatto è che io so cos’è un G20, un G8, un G6, e so perfettamente che non si discute dell’interesse della gente come me ma di altre persone, ricche, di imprese, banche, interessi da garantire, sicurezza dell’euro, cose che mi riguardano nella misura in cui io mi ritrovo comunque sempre ad essere sfruttata. E qui il fatto è che viene sfruttato anche il cadavere delle donne uccise, la mia pelle ferita, quella di tante donne che subiscono violenza e tutto in nome di una operazione che non ci riguarda.

Io ero a Genova nel 2001 durante il G8 ed ero lì per lottare anche per i miei diritti. Come tante altre persone ho subito ustioni di lacrimogeni urticanti, docce dagli idranti, manganellate in virtù del fatto che portavo appeso al collo il cartellino “press”. Non raccontatemi che a quella gente interessa di me perché non ci credo. Tutto quel che viene fatto lì è dunque dare ulteriore sostegno, rinforzo, esattamente come nel decreto legge sicurezza, alle polizie che poi, quando io scenderò in piazza per rivendicare i miei diritti, mi faranno a pezzi.

Giù le mani dalle donne, dalla lotta contro la violenza sulle donne. Smettete di strumentalizzarci!

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