Corriere della Sera
04 02 2015

Denuncia del Comitato trasparenza. Il Pirellone: «Ora bonus legati ai bandi»

di Simona Ravizza

In gioco ci sono oltre 2,5 miliardi di euro. Una montagna di soldi pubblici che gli ospedali spesso sprecano in appalti poco trasparenti. Il fatto è che gli acquisti di materiale e l’affidamento dei lavori avvengono senza passare dalle gare, imposte dalla legge sia per evitare accordi sottobanco sia per riuscire a strappare prezzi più bassi. In Lombardia il 47% dei contratti delle aziende ospedaliere - per oltre 1,2 miliardi di euro - viene stipulato senza una gara pubblica. I dati emergono dal dossier del Comitato per la trasparenza degli appalti, terminato il 16 gennaio 2015. Il periodo preso in considerazione è il 2013. «A conclusione dell’analisi - scrive il Comitato, istituito con la legge regionale numero 9 del 2011 dal titolo “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della criminalità” - si rileva l’ingente peso rappresentato dal ricorso a modalità di acquisizione di lavori, servizi e forniture di minore trasparenza rispetto alle gare pubbliche e che l’ordinamento giuridico prevede come straordinarie e/o particolari e comunque residuali».

Le strade battute dagli ospedali per aggirare le gare pubbliche sono molteplici. A seconda che siano interessati Asl, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) o ospedali, ci sono procedure negoziate senza pubblicazione del bando (dall’11 al 5%), affidamenti diretti (dal 12 al 20%), proroghe (dal 15 all’8%), rinnovi (dall’1 al 4%). Solo il 53% degli acquisti viene fatto tramite regolare gara pubblica. Nel grafico in pagina, la classifica delle aziende sanitarie più virtuose e le ultime in graduatoria. Per gli esperti il fenomeno, e in particolare le proroghe dei contratti scaduti, sono figli di una cattiva programmazione aziendale. I manager non riescono a organizzare in tempo le gare pubbliche. Così, per non interrompere le forniture sanitarie, si affidano alla ditta già al lavoro.

«L’impiego delle proroghe e dei rinnovi sono legittimi solo in casi eccezionali - ribadisce il Comitato -. Il mancato ricorso al mercato con i modi previsti dal Codice dei contratti pubblici è lesivo della concorrenza e della trasparenza, a meno che tale scelta non sia resa necessaria dall’assoluta urgenza di assicurare beni essenziali e irrinunciabili per situazioni contingenti non imputabili a chi deve fare l’appalto. (...) Bisogna intervenire per una efficiente programmazione, il rispetto dei termini delle varie scadenze contrattuali e il necessario ricorso all’evidenza pubblica». Il sistema ovviamente presta il fianco anche al malaffare e alla corruzione, con possibili trattamenti di favore all’imprenditore amico. L’assessorato alla Sanità è al corrente del fenomeno e ha deciso di correre ai ripari. Quest’anno il premio di risultato ai manager sarà legato anche alla riduzione dell’utilizzo delle proroghe rispetto al 2014. E il governatore Roberto Maroni da tempo spinge sull’accentramento delle gare nella Centrale acquisti (Arca) del Pirellone.

Antonella Arras, Annarita Frullini, Quotidianosanità.it
28 gennaio 2015

Al termine della tornata per il rinnovo dei vertici degli Ordini provinciali (manca solo l’Omceo di Frosinone), una lettura dei risultati sotto il profilo della rappresentanza di genere: ancora poche donne, serve una modifica della legge sugli Ordini, simile quella introdotta nelle elezioni comunali. 

La Repubblica
27 01 2015

Pronto il documento sui nuovi servizi e prestazioni che dovranno essere assicurati ai cittadini a totale carico dello stato o con pagamento di ticket. Quasi mezzo miliardo di investimento. Mercoledì il ministero della Salute lo presenterà alle Regioni

di MICHELE BOCCI

ROMA - Sono pronti i nuovi Lea (i livelli essenziali di assistenza) che mercoledì prossimo saranno esaminati dagli assessori regionali in un incontro con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per le nuove prestazioni è previsto un aumento delle disponibilità pari a 470 milioni di euro. Si tratta di una tappa necessaria per l'approvazione di nuovi prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket, con le risorse pubbliche.

Nel piano del ministero entrano nei Lea la procreazione medicalmente assistita (Pma), l'epidurale, gli screening neonatali, le vaccinazioni per varicella, pneumococco e meningococco e il vaccino contro l'hpv. Le novità sono contenute nella proposta che Lorenzin presenterà alle Regioni la prossima settimana. Già domani intanto è previsto un incontro con Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e presidente della Conferenza delle Regioni.

A guidare la riforma è la cancellazione di prestazioni ritenute ormai superate che vengono sostituite con l'inserimento di nuove. Prima di tutto c'è la Pma, che vuol dire sia fecondazione omologa che eterologa. Ci sono Regioni italiane che praticamente non erano in grado di assicurare ai cittadini nemmeno la prima. Adesso dovranno avere dei centri pubblici in questo campo. Il parto con l'anelgesia epidurale era un'altra prestazione non sempre disponibile negli ospedali italiani che invece dovrà essere offerta alle donne che la richiedono (non solo per problemi clinici contingenti).

Ma le novità riguardano anche il mondo dei cosiddetti "ausili". Nei Lea vengono inseriti infatti gli Ict, cioè i computer che permettono ai disabili gravi, come ai malati di sla, di comunicare e che ora spesso le famiglie dovevano pagarsi. Andranno assicurati a chi è in determinate condizioni di salute anche apparecchi acustici digitali, barelle per la doccia, carrozzine con "sistema di verticalizzazione", scooter a quattro ruote, kit di motorizzazione per carrozzine, sollevatori fissi e per vasca da bagno, sistemi di sostegno per il bagno e carrelli servoscala.

Riguardo invece alle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, dove spesso c'è molta inappropriatezza, come ad esempio nel caso delle risonanze magnetiche, si introducono "condizioni di erogabilità" di numerose prestazioni, che saranno assicurate dal servizio pubblico solo quando ci sono certe condizioni cliniche (come avviene per certi farmaci). Per 160 prestazioni si introducono precise condizioni che devono essere rispettate dai medici che prescrivono (e le Asl dovranno controllare che i professionisti seguano le indicazioni). Trentacinque prestazioni, infine, saranno "reflex" cioè andranno in coppia: la seconda si farà solo se la prima ha un determinato esito. E nella riforma si ritoccano anche i follow up, cioè ad esempio gli esami da fare dopo un tumore, per evitare prestazioni inutili al paziente.

E il ministero propone anche di inserire alcune nuove patologie nella lista di quelle esenti dai ticket. Si tratta delle broncopneumopatie croniche ostruttive moderate, gravi o molto gravi, delle osteomieliti croniche, delle patologie renali croniche, del rene policistico, della sindrome da Talidomide, della endometriosi. E tra gli esenti entrano anche i donatori di organo. Inoltre sono state inserite circa 110 malattie rare. Infine, sindrome di Down e la celiachia non sono più considerate malattie rare ma croniche.

Il nodo della sostenibilità per le Regioni del nuovo elenco di prestazioni è da mesi al centro del confronto fra governo e Regioni. La soluzione sarebbe stata trovata, a quanto si apprende, nell'individuazione di nuove risorse che sfiorerebbero il mezzo miliardo di euro.

Pochi giorni fa la Corte dei Conti aveva lanciato un allarme, nella Relazione sulla gestione finanziaria per il 2013, sul rischio che nel medio periodo, senza investimenti, molte Regioni possano non essere più in grado di assicurare l'assistenza minima.

Corriere del Mezzogiorno
21 01 2015


La famiglia del boss Michele Zagaria controllava gli appalti dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta grazie ai politici, prima Mastella e poi Cosentino.

Sono 24 le persone arrestate nelle scorse ore dalla Dia, tra cui Elvira Zagaria, sorella del capoclan Michele: dieci in carcere e 14 ai domiciliari, nel corso di un’operazione coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e abuso d’ufficio, con l’aggravante del metodo mafioso. L’inchiesta è dei pM Antonello Ardituro (oggi al CSM) e Anna Maria Lucchetta. Dalle indagini, e in particolare dalle intercettazioni telefoniche, è emerso che il clan dei casalesi, per ricambiare la copertura fornita da alle sue attività da Nicola Cosentino (la cui posizione è stata stralciata e gli atti inviati a Santa Maria Capua Vetere; non si può procedere nei suoi confronti per concorso esterno in associazione camorristica dal momento che per questo stesso reato Cosentino è già a giudizio), gli garantì appoggio politico in particolare al congresso del Pdl che si svolse a Caserta nell’ottobre del 2012 che sancì la sua leadership.

E spuntano i nomi di Caldoro e Alemanno

Dall’ordinanza spunta anche il nome del presidente della Regione, Stefano Caldoro: da alcune intercettazioni emerge infatti che il clan dei Casalesi avrebbe appoggiato la sua candidatura in una campagna elettorale agli inizi degli anni Duemila.
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno avrebbe avuto invece un ruolo di primo piano nell’assegnazione di alcuni appalti alle ditte vicine a Zagaria.

Le primarie

Francesco Zagaria, il cognato omonimo del capoclan Michele, nel 2007, in occasione delle primarie per l’elezione del segretario regionale del Pd, sponsorizzò Sandro De Franciscis. Anche questa circostanza emerge dall’ordinanza cautelare del gip Giuliana Taglialatela. A rivolgersi a Zagaria per sostenere De Franciscis fu Luigi Annunziata, ex direttore generale dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano, poi defunto.

Il procuratore: governatore non indagato

Il procuratore Colangelo su Caldoro, Alemanno e de Franciscis non indagati ma i cui nomi spuntano nelle intercettazioni dice: «Noi ci occupiamo solo di fatti di rilevanza penale». E gli fa eco il procuratore Borrelli: «Argomento di solo interesse giornalistico».
shadow carouselL’azienda ospedaliera nell’occhio del ciclone.

Camorra e politica, gli uomini di Cosentino

Direttamente impegnati nella “copertura politica” dell’organizzazione mafiosa casalese, secondo gli inquirenti, sono risultati essere due uomini di Cosentino: il consigliere provinciale di Forza Italia, Antonio Magliulo e l’allora consigliere regionale del medesimo partito Angelo Polverino, già arrestato per corruzione in concorso con l’ex sindaco di Caserta nonché ex direttore amministrativo della ASL CE, Giuseppe Gasparin. Tra gli appalti aggiudicati a imprese legate alla famiglia Zagaria, quello per la tinteggiatura dell’ospedale, quello per la manutenzione degli ascensori e quello per la gestione del bar e delle macchinette distributrici di bevande.
Direttore Asl, consiglieri di Forza Italia: tutti i nomi degli arrestati
Ecco i nomi degli arrestati in carcere: Remo D’Amico, Elvira Zagaria, Antonio Magliulo (consigliere provinciale di Forza Italia), Raffaele Donciglio, Bartolomeo Festa (dirigente unità operativa complessa di ingegneria ospedaliera),Vincenzo Cangiano, Orlando Cesarini, Domenico Ferraiuolo, Gabriele D’Antonio, Luigi Iannone.
Questi, invece, i nomi degli indagati agli arresti domiciliari: Francesco Alfonso Bottino (direttore generale azienda ospedaliera S’Anna e San Sebastiano), Salvatore Cioffi, Antonio Della Mura, Roberto Franchini, Nicola Frese (dipendente unità operativa complessa di ingegneria), Giuseppe Gasparin (Direttore asl caserta ed ex sindaco caserta), Antonio Maddaloni (dipendente unità operativa complessa di ingegneria), Paolo Martino (dipendente unità operativa complessa di ingegneria), Mario Palombi, Angelo Polverino ex consigliere regionale Pdl, Giuseppe Porpora, Rocco Ranfone, Giuseppe Raucci (dipendente unità operativa complessa di ingegneria), Umberto Signoriello (dipendente unità operativa complessa di ingegneria).

Mastella: «Mai coperto nessuno»

E Clemente Mastella replica: «In merito a notizie apparse oggi sulla stampa voglio dire con nettezza e con orgoglio che non ho mai coperto nessuno. Tantomeno mi sono mai occupato di vicende, di appalti che riguardano l’ospedale di Caserta. Peraltro, a suo tempo, il direttore generale di quell’ospedale, il dottor Luigi Annunziata, in diretta televisiva, dagli studi di Anno Zero, intervistato da Michele Santoro sulla nomina di primari, ebbe a dire che mai alcuna richiesta gli era giunta da parte mia. ‘Mastella non mi ha mai chiesto nulla’, affermò il manager. Non solo. Da una intercettazione risulta anche che, a precisa domanda rivoltami da Annunziata, in riferimento ad esponenti politici locali, il sottoscritto (come risulta dagli atti processuali), gli rispose: ’Se ti chiede cose illegali caccialo via’ . Come risulta sempre da atti processuali in corso, non mi pare che i rapporti tra il manager dell’Ospedale e la famiglia Mastella fossero idilliaci e comunque tali da poter determinare qualsivoglia forma di condizionamento rispetto alla gestione dell’ospedale. Nessuno può mai rispondere di responsabilità altrui , ancor più in sede locale e penale. Ero, sono e resto una persona pulita che non ha mai favorito aspetti e pratiche illegali».

Sanità: un ticket più equo è possibile

Il Fatto Quotidiano
20 01 2015

di Lavoce.info 

Circola la proposta di far pagare il ticket anche a chi ha più di 65 anni. L’esenzione resterebbe solo per gravi patologie, famiglie numerose e redditi bassi. Se fosse accolta si tratterebbe di un’occasione persa per correggere le incongruenze più significative del sistema di compartecipazione.

di Simone Pellegrino e Gilberto Turati, 19.01.15, lavoce.info

La proposta è circolata sui giornali nei giorni scorsi: le Regioni stanno pensando di rimodulare il sistema della compartecipazione alla spesa (il ticket) eliminando l’esenzione automatica per chi ha più di 65 anni e un reddito annuo non superiore a 36.151,98 euro. L’esenzione – questa la dichiarazione all’Ansa del coordinatore degli assessori Luca Coletto – rimarrebbe solo per gli ultrasessantacinquenni con una pensione sociale (se interpretiamo bene dovrebbe equivalere ad abbassare a 5.818,93 euro la soglia di reddito) e verrebbe estesa a chi ha (non meglio specificate) patologie gravi, ai disoccupati e alle famiglie numerose. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, si è però affrettato a precisare che la proposta non è condivisa da tutte le Regioni. Vedremo come andrà a finire. Al momento la proposta – che doveva arrivare entro il 30 novembre scorso, ma se ne comincia a parlare solo ora – sembra più una boutade per testare le reazioni che non una vera e propria proposta di indirizzo al ministero della Salute.

Immaginiamo di prenderla sul serio. La ridefinizione del sistema di compartecipazione della spesa è prevista dall’articolo 8 del patto per la salute 2014-2016 firmato nel luglio scorso: si parla di un sistema chiaro e semplice da applicare, basato sulla condizione reddituale e sulla composizione del nucleo familiare; solo successivamente si potrà considerare l’Isee. Si prevede anche l’invarianza di gettito a livello regionale: non dovrebbe cambiare quindi quanto si paga, dovrebbe cambiare chi paga, per evitare che la compartecipazione rappresenti una barriera per l’accesso ai servizi e alle prestazioni.

Che cosa succederebbe nelle diverse Regioni se la proposta fosse accolta così come è stata raccontata? La tabella 1 mostra le entrate da ticket per il 2013: a livello nazionale, considerando i dati della Corte dei conti, si arriva a più di 2,9 miliardi di euro, meno del 3 per cento del finanziamento complessivo per il Sistema sanitario nazionale previsto per lo stesso anno (il dato potrebbe essere sottostimato: non è chiaro se la Corte abbia incluso il ticket da strutture convenzionate). Circa la metà (1,4 miliardi di euro) è la compartecipazione al prezzo dei farmaci (inclusa la quota fissa per ricetta); il resto è la compartecipazione alla spesa per prestazioni (specialistiche, pronto soccorso, e così via). In termini pro-capite si pagano in media 50 euro, ma la variabilità fra le Regioni è marcata: per i 66 euro pagati da ogni veneto e i 60 versati dai toscani, si scende ai 39 euro pagati in Calabria, ai 38 in provincia di Trento, fino ai 32 della Sardegna. Tralasciando gli esenti per patologia, difficili da mappare, gli individui oggi esenti con più di 65 anni e meno di 36mila euro di reddito annuo sono 11,6 milioni (tabella 2).

Nel caso in cui venisse realizzata la proposta regionale (individui in famiglie numerose, disoccupati e individui con più di 65 anni e pensione sociale, sempre tralasciando chi non paga il ticket a causa di patologie gravi) sarebbero molti meno: 4,3 milioni in base alle nostre stime (tabella 2). Si allargherebbe quindi il numero dei paganti, con ovvie differenze a livello territoriale: in Liguria si arriverebbe al 20 per cento in più sull’intera popolazione; in Calabria solo al 3,9 per cento. Se vale la parità di gettito, il ticket medio (includendo sia la componente regionale sia quella nazionale) dovrebbe ridursi, naturalmente di più nelle Regioni dove maggiore è l’aumento del numero dei paganti.

Nella tabella 3 abbiamo ricalcolato il ticket medio su chi paga con le regole in vigore oggi (più alto rispetto a quello determinato dalla Corte dei Conti) e il ticket medio su chi pagherebbe domani per arrivare ai 2,9 miliardi di gettito attuale: a livello nazionale, la riduzione stimata dovrebbe essere del 13 per cento; con forti differenze regionali: per guardare di nuovo agli estremi, in Liguria il calo dovrebbe assestarsi al 21 per cento, in Calabria al 4 per cento.
Le Regioni non hanno parlato di riduzione del ticket, ma se non lo si fa allora viene il sospetto che l’operazione sia guidata dai tagli imposti dalla Legge di stabilità, altro che maggior equità del sistema.

Perché non si sfrutta invece l’occasione per rivedere sul serio la compartecipazione e per correggerne le incongruenze più significative? Le disparità di trattamento rimangono evidenti anche con la bozza di proposta delle Regioni: i poveri ci sono a tutte le età e non sono rappresentati solo dai disoccupati; né sono necessariamente povere tutte le famiglie numerose (che si possono aiutare meglio rivedendo le detrazioni per carichi famigliari in ambito Irpef o il sistema degli assegni al nucleo familiare). Se si vuole eliminare l’esenzione automatica per gli anziani per favorire l’equità nell’accesso, allora sarebbe auspicabile l’introduzione di una soglia di reddito valida per tutti.

In secondo luogo, l’uso del reddito per definire soglie di accesso ai servizi sociali è pericoloso in un paese dove l’evasione fiscale e la mancanza di controlli continuano a essere un problema. Meglio sfruttare fin da subito il nuovo Isee (soprattutto perché sembra funzionare e perché alcune regioni già lo usano). Anche il sistema attuale delle esenzioni per patologia sembra più il risultato di pressioni lobbistiche che non un modo per aiutare davvero chi si trova in difficoltà.

Andrebbe rivisto e dovrebbero migliorare i controlli, anche sui prescrittori. E qui sta un punto importante: il ticket dovrebbe essere pensato come strumento di controllo della domanda, molto spesso inappropriata. Si consumano servizi, anche se non strettamente necessari, tanto non si pagano. Il punto è che i servizi non li paga nemmeno chi li prescrive per gli esenti: c’è quindi una responsabilità anche da parte dei medici (specialmente quelli di medicina generale), che – vuoi per ragioni difensive, vuoi per negligenza – prescrivono farmaci ed esami diagnostici che non servono a nulla. A quando una riflessione su questo tema?

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