La Repubblica
29 01 2013

"Lo hanno insultato, gli hanno urlato di tutto, anche 'sporco negro'. E il nostro calciatore, insieme al resto della squadra, ha abbandonato il campo a partita in corso: quasi sicuramente saremo multati, ed è una beffa oltre al danno". Fabio Roccia, presidente dello Sporting Pontecorvo, club di calcio dilettantistico della provincia di Frosinone, si sfoga raccontando un piccolo "casa Boateng" in Ciociara. Un calciatore, un 17enne di origini marocchine, è stato insultato sabato scorso durante una partita di categoria Juniores disputata in casa del Sant'Elia. Il giovane sarebbe stato bersaglio di insulti razzisti tanto da spingerlo, a pochi minuti dalla fine e con il risultato sul 3-0 per il Sant'Elia, ad abbandonare il campo, seguito dai compagni di squadra, e togliersi la propria maglia in segno di sdegno. Il gesto, l'abbandono durante una partita, ha ricordato quello di Kevin Boateng, calciatore del Milan, e della sua squadra in occasione dell'amichevole in casa del Pro Patria. "Non ero sul posto - spiega all'agenzia Dire il presidente del Pontecorvo - Ma sono stato aggiornato dai miei calciatori, dai dirigenti e da diversi genitori: tutti hanno riportato la stessa versione. Mi hanno detto che una quindicina di giovanissimi ha insultato il nostro giocatore ed un altro dei nostri, che non giocava ma che era in tribuna, che fa parte di una casa famiglia".

Il ragazzo che era in campo, dice ancora il presidente, "tra le altre cose, è più ciociaro di noi: è da 15 anni in Italia, parla il dialetto meglio di noi, frequenta il liceo locale". Ma il numero 1 della società di Pontecorvo non se la prende più di tanto con i giovani che hanno insultato il 17enne calciatore: "Ce l'ho più con istruttori, con gli allenatori: una cosa del genere è inconcepibile e loro non hanno fatto nulla, non sono intervenuti, o quasi. Se qualcosa hanno fatto è stato più o meno inutile. Personalmente non ho sentito nessuno di quella società, nessuno mi ha contattato per scusarsi. Siamo una piccola società, tra le nostre squadre ci sono giocatori marocchini, romeni, albanesi. Ragazzi in difficoltà che aiutiamo come possiamo. E poi succedono queste cose...".
Sul posto, sabato, sono intervenuti i Carabinieri che hanno avviato le indagini per risalire agli autori degli insulti.

A commentare l'accaduto anche il ministro per l'Integrazione Andrea Riccardi che parla addirittura di due ragazzi africani insultati: "Ho appreso con profonda indignazione e con preoccupazione l'episodio accaduto a due ragazzi africani della sua squadra di calcio, pesantemente insultati e intimiditi a causa del colore della pelle da giovanissimi tifosi di una squadra avversaria. Voglio portare attraverso di lei la vicinanza mia e del governo italiano a questi ragazzi, ai loro genitori e a tutta la squadra di calcio per gli inaccettabili slogan razzisti. La circostanza è ancora piu' grave perché è accaduta a ridosso delle celebrazioni del Giorno della Memoria: è il segnale di quanto ancora bisogna fare per promuovere, specie tra i giovani, una cultura di dialogo, di convivenza e di rifiuto del razzismo, della xenofobia e dell'antisemitismo".

"La solidarietà e lo sdegno sono importanti, ma non bastano" ha proseguito Riccardi "Le cronache ci raccontano di troppi episodi a sfondo razzista che lambiscono il mondo del calcio a tutti i livelli. Sono fenomeni di massa che non possiamo assolutamente sottovalutare. Occorre un piano di azione nazionale che coinvolga scuola, mondo dello sport, enti locali, operatori dell'informazione e istituzioni centrali".

La sfida delle donne musulmane nel mondo dello sport

  • Domenica, 13 Gennaio 2013 13:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Frontiere News
12 01 2013

Sertaç Sehlikoglu è una giovane blogger turca che ha fatto dello sport il target della sua informazione. Attraverso il suo blog parla alla comunità musulmana, e non solo, di quanto potenziale esista tra le sorelle che si dilettano negli sport. Dottoranda in antropologia sociale all’Università di Cambridge, si è laureata prima in Sociologia ad Istanbul e poi in antropologia alla Concordia University di Montreal. A noi di Frontiere News racconta la sua avventura con il blog e quanto, nel corso degli anni, sia stato importante parlare della realtà femminile usando lo sport.

Intervista di Ilaria Bortot

Cosa ti ha fatto capire che era diventato necessario parlare delle donne musulmane nello sport?

Sono sempre stata in qualche modo turbata da come le donne musulmane venissero raccontate dai media occidentali. Negli anni ’90, quando studiavo per la mia laurea triennale in sociologia, mi resi conto che chi non aveva contatti diretti con donne musulmane e ricavava tutte le informazioni su di loro attraverso i media era portato a pensare che queste non vivevano affatto una vita piacevole. Cosa non vera, visto che io sono la prova vivente del contrario. Vengo da una famiglia sportiva e gli sport sono un buon argomento da usare contro i pregiudizi. Così ho deciso di condividere su internet il mio archivio con chi non fosse molto informato sulla vita sportiva delle donne musulmane. Ho subito capito che il web 2.0 era la giusta via per quelli che, come me, preferiscono parlare in modo “non convenzionale”.

Quale può essere il ruolo di questo progetto all’interno della comunità musulmana?

Devo dire che le risposte migliori le ho da parte di due gruppi. Il primo è quello delle atlete femministe del mondo occidentale, che sono a sostegno dell’emancipazione della donna attraverso lo sport. Loro conoscono molto bene l’approccio maschilista nel mondo dello sport internazionale. Il secondo è quello delle donne musulmane che stanno incontrando difficoltà nel perseguire la loro carriera come sportive, anche a un livello dilettantistico. Ricevo risposte sorprendenti, toccanti, mi raccontano di come leggere le notizie di altre sorelle musulmane le incoraggi molto.

A Londra 2012 hanno partecipato molte atlete musulmane. Che tipo di messaggio credi sia arrivato alla comunità di donne musulmane quando hanno visto delle brave sportive con l’hijab?

Nel mio blog ho avviato un progetto video a cura del regista indipendente Zeynep Yildiz e dell’associazione Maslaha. Sono dei cortometraggi sulle atlete musulmane e tra queste alcune hanno partecipato alle Olimpiadi indossando l’hijab. Tramite queste testimonianze, giovani donne che fino ad ora non avevano nemmeno immaginato lo sviluppo di una eventuale carriera sportiva hanno iniziato a rendersi conto che ci sono delle possibilità per perseguire gli sport anche a livelli agonistici molto alti. Il Bahrein ha iniziato nel 2000 e quest’anno ha ricevuto la prima medaglia di bronzo da un’atleta donna. Mi aspetto sempre maggiori successi negli anni a venire. Anche grazie anche a queste testimonianze positive.

Lo sport può diventare un mezzo per difendere i diritte delle donne?

Lo sport è un ambiente molto maschilista che rende difficile un riconoscimento verso le donne. Anche in aree del mondo dove le donne hanno pari diritti degli uomini. Così, guardando il quadro generale, è difficile dire che coinvolgere le donne nello sport porterà a un passo avanti verso la loro emancipazione nelle società patriarcali. È necessario capire come è considerato lo sport all’interno di queste stesse società. Certo, in generale lo sport può aiutare l’emancipazione femminile, sia fisicamente che emotivamente. Ma non aspettiamoci cambiamenti drastici.

La Drola in campo contro la violenza sulle donne

In occasione della partita di campionato di serie C regionale contro la Tre Rose Rugby di Casale Monferrato, sabato 15 dicembre (fischio d’inizio alle ore 15), la Drola Rugby – la squadra composta da soli detenuti del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino – scenderà in campo “indossando” lo slogan: “ Giù le mani dalle donne”. L’iniziativa nasce grazie all’impegno dello Zonta Club di Torino che, in occasione della campagna contro la violenza sulle donne organizzata da Zonta International, ha dato il via a una serie di eventi di sensibilizzazione al tema coinvolgendo i team sportivi maschili di basket, calcio, curling, hockey, pallamano, pallanuoto, pallavolo e rugby.

Secondo Nadia Biancato e Anna Maria Rambaudi, di Zonta, “la partecipazione della squadra del carcere alla campagna contro la violenza sulle donne assume un particolare significato, tenuto conto del contesto in cui si svolgerà la partita e del fatto che gli spettatori saranno composti in gran parte dalla popolazione carceraria”. Un evento sportivo dal valore altamente simbolico, reso possibile grazie all’impegno e alla partecipazione del Provveditore regionale alle carceri, della Direttrice dell’istituto penitenziario, Francesca D’Aquino; del presidente dell’Associazione Ovale Oltre le sbarre Onlus, Walter Rista; dei dirigenti e giocatori di entrambe le squadre.

“Ovale oltre le sbarre Onlus” nasce nel 2010 con l’obiettivo di perseguire – attraverso il rugby – il recupero fisico, sociale ed educativo di detenuti e giovani disagiati. Presieduta dall’ex azzurro Walter Rista, riunisce sportivi, professionisti e imprenditori convinti che l’etica del rugby, nelle strutture carcerarie e le periferie metropolitane ad alto rischio devianza, possa contribuire al reinserimento sociale dei detenuti e al contenimento del disagio giovanile. Le iniziative, i programmi e i progetti di “Ovale oltre le sbarre Onlus” sono finalizzati all’interiorizzazione di valori quali l’osservanza delle regole, la lealtà, la solidarietà, il sostegno reciproco ai compagni, il rispetto dell’avversario. Uno spirito aggregativo e solidaristico utile ad affrontare in maniera costruttiva le sfide sul campo e nella vita.
La Drola (in dialetto piemontese significa “cosa strana”) è la squadra del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, nata dalla collaborazione tra la direzione della struttura e i soci di “Ovale oltre le sbarre Onlus”. Costituita nel maggio 2011 e formata da circa 30 detenuti di varie etnie, dalla stagione 2011 – 2012 milita nel Campionato Regionale Piemontese di serie C. I detenuti–giocatori, selezionati con un bando di reclutamento nazionale, devono sottoscrivere un Codice etico e comportamentale (previste sanzioni in caso di violazione) e a rispettare il Programma di recupero sviluppato con il personale carcerario.

La stagione sportiva 2011 -­‐ 2012 si è conclusa in maniera decisamente positiva, con la Drola Rugby che ha conquistato – al suo esordio assoluto – il quinto posto in classifica (su 11) nel Campionato Regionale di Serie C. Il risultato sportivo è reso ancora più importante dal fatto che a inizio stagione soltanto due giocatori avevano praticato il gioco del rugby in precedenza.

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