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Abbatto i muri
17 04 2014

Questo annuncio lo trovate presso uffici di stage e job placement della xy università. Agnes me lo segnala sottolineando il fatto che tali uffici non dovrebbero più pubblicare annunci di stage non retribuiti.

Il senso dell’annuncio è che ti chiedono se vuoi lavorare gratis per tre mesi allo sportello pari opportunità contro la violenza sulle donne. Non ti danno rimborso spese. Ti vogliono anche laureand@ e con conoscenze informatiche di un sistema operativo che costa un botto e che le amministrazioni pubbliche, per fare risparmiare i contribuenti, dovrebbero oltretutto archiviare.

In ogni caso il punto è che si chiede a qualcun@, e immagino che a rispondere o ad essere prese potrebbero essere per la maggior parte donne, di lavorare gratis per aiutare altre donne. Che una associazione di volontariato abbia difficoltà a pagare qualcun@ per realizzare compiti di questo tipo posso anche capirlo ma che una amministrazione pubblica faccia diventare questa cosa uno “stage” in cui piazzi dentro, evidentemente, personale non specializzato, senza alcuna preparazione nella comprensione delle richieste, senza formazione né coscienza del problema, spero quindi affiancadol@ a qualcun@ che ne sa qualcosa, facendo diventare la “violenza sulle donne” uno dei tanti settori in cui le amministrazioni pubbliche legittimano il precariato, senza valorizzare mai né l’esperienza né la competenza cumulata che viene gettata al vento di tre mesi in tre mesi così come già in altri, troppi, settori alienanti si fa, è veramente il colmo.

lavorogratisOltretutto: uno dei problemi che se conosci la questione della violenza sulle donne ti trovi ad affrontare è proprio il fatto che le persone vittime di violenza non hanno avuto e non hanno ancora la possibilità di emanciparsi dal bisogno e così restano in una costante, precarissima, condizione di dipendenza economica. Se chi si occupa di violenza sulle donne nelle amministrazioni pubbliche non ha presente questa cosa e immagina che chi sta per laurearsi possa voler lavorare gratis senza capire che tipo di garanzie per un lavoro futuro questa cosa potrà portare, come fa a dire che di quella violenza abbia davvero cognizione?

Per prima cosa bisognerebbe risolvere la precarietà delle persone che risultano essere potenziali o già vittime di violenza, non con assistenzialismi o regali ma cominciando, per esempio, a immaginare che il lavoro va retribuito, perché altrimenti, immaginate la scena, una donna chiamerà perché ha bisogno di aiuto e dall’altro lato troverà una qualunque precaria di un call center, per la nobile occasione promossa a stagista, che dovrà indirizzarla verso soluzioni che non può trovare neanche per se stessa. Non trovate che tutto ciò riveli un paradosso?

All'inquietante fenomeno Napoli risponde con uno sportello, presso la asl, destinato a quegli uomini responsabili di violenze sulle donne. Una struttura dove i "carnefici" potranno raccontare il proprio disagio e trovare aiuto in professionisti specializzati nella materia con un team composto da psicologi, assistenti sociali e infermieri. ...

Abbiamo liberato uno spazio!

  • Lunedì, 16 Dicembre 2013 15:00 ,
  • Pubblicato in Flash news
Cagne sciolte
16 12 2013

Abbiamo liberato uno spazio in Viale Ostiense 137.

Vogliamo farne un punto di riferimento e di incontro per le donne.

Abbiamo avviato questa esperienza in questo territorio perché non ci sono luoghi in cui riprenderci il nostro tempo, incontrarci con le altre e riconoscerci riscoprendo le nostre potenzialità; quelli che invece ci sono nelle città sono troppo pochi o lontani.

Uno dei primi progetti che vogliamo avviare sarà uno spazio di accoglienza per le donne che hanno subito o subiscono violenza, riservando un luogo protetto per le situazioni concrete e personali, dove sarà possibile avere colloqui con operatrici e avvocate, dove si possano trovare tempi e modalità per rielaborare e liberare le proprie vite da ricatti e sensi di colpa.

Ognuna può uscire dall’isolamento e dal senso di impotenza in cui vogliono rinchiuderci attraverso la paura e la diffidenza, i falsi miti sull’individualismo e l’arrivismo.

Non vogliamo essere remissive, siamo battagliere.
Il nostro sogno è vivere felici e vorremmo iniziare da qui.
Lottiamo contro la violenza sulle donne, ma non ci interessa farlo con la retorica della donna buona e onesta che non si tocca neanche con un fiore.

Pensiamo piuttosto che la violenza si inizi a sradicare ogni volta che una donna non vuole stare alle dipendenze di qualcuno, servile e indifesa, in casa o al lavoro…ma per farne una cultura dobbiamo esserne coscienti tutte!

In questo progetto ci mettiamo tutta la voglia e il coraggio di iniziare da capo e imboccare strade inesplorate, convinte di trovare altre sorelle lungo il cammino, perché sentire la solidarietà e la presenza delle altre è sempre qualcosa che cambia le prospettive e apre possibilità che prima neanche si vedevano.

Insieme si moltiplicano le forze: quello che ci sarà è innanzitutto quello che vorrai condividere e contribuire a creare. Sarà uno spazio in cui venire a prendere fiato da una vita che ti soffoca, a comunicare con le altre, in cui proporre e costruire tutti i progetti che desideri, uno spazio in cui confrontarsi su quello che succede intorno e ciò che vorremmo cambiare, in cui sperimentare pratiche per agire, dove trovare una situazione di mutuo aiuto per tutti i problemi che ci rendono la vita una faticata anziché una ficata.

Noi ci mettiamo l’inizio, il seguito lo determina chi vorrà esserci e sostenerci, consapevoli che cerchiamo di abbattere un sistema che disprezziamo, fondato sullo sfruttamento e la sopraffazione: il nostro non sarà un luogo per accumulare denaro, né per avere riconoscimenti sociali, né per farsi forza con le debolezze delle altre. Non ci interessano i contentini e le pacche sulle spalle (o sul culo!).

NESSUNA SARA’ LIBERA FINCHE’ NON LO SARANNO TUTTE LE ALTRE!

DONNE CHE PICCHIANO LE DONNE

  • Venerdì, 13 Gennaio 2012 12:28 ,
  • Pubblicato in Dossier
di Maria Egizia Fiaschetti, leiweb
13 gennaio 2012

Ingiurie, intimidazioni, a volte anche percosse. Le vittime sono donne, vessate da altre donne. Fenomeno marginale rispetto alla violenza maschile, che continua a prevalere, ma i dati sono in crescita: lo conferma l'ultimo dossier intitolato 'No, non sono scivolata nella doccia', a cura della cooperativa sociale Be Free, che coordina lo Sportello Donna – attivo 24 ore su 24, 365 giorni l'anno – al pronto soccorso dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma. Struttura di livello europeo, dal 2009 ha accolto 700 persone per oltre 2.100 colloqui diretti.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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