Il Fatto Quotidiano
30 01 2014

Nella storia di Stefano Cucchi, così come in quella di Federico Aldrovandi, si può dire che il fondo non arriva mai.

Non è bastata la morte di un fratello pestato e abbandonato, non è bastata una sentenza di primo grado che, condannando i medici ed assolvendo gli agenti penitenziari, ha dell’incredibile. Non sono bastate le parole di Carlo Giovanardi e la sua accusa alla famiglia di voler strumentalizzare la vicenda a fini politici.

Ora Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, si trova a dover rispondere dell’accusa di diffamazione e viene indagata dalla stessa Procura che, più volte, ha criticato. A denunciarla, nel giugno dello scorso anno, è un sindacato di polizia che, purtroppo, ci siamo abituati a conoscere per queste vicende: il Coisp di Franco Maccari, quello stesso che pensò bene di manifestare a favore dei poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi proprio sotto gli uffici del Comune di Ferrara presso cui lavora la mamma del ragazzo, Patrizia Moretti.

Una scelta che già allora sollevò lo sdegno di tutti, colleghi compresi. Evidentemente non soddisfatto, Maccari tre mesi dopo quell’azione, e a pochi giorni dalla sentenza di assoluzione degli agenti penitenziari, ha depositato presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia nei confronti di Ilaria Cucchi.

Secondo il segretario, la sorella del ragazzo morto nel 2009 avrebbe offeso la dignità dei lavoratori di polizia: “Tanto varrebbe non celebrare affatto i processi – disse – perché la verità dei fatti non serve: un poliziotto deve essere sempre colpevole. Anziché esprimere soddisfazione perché un tribunale ha accertato che da parte degli agenti non vi furono maltrattamenti ci si indigna perché non c’è il poliziotto cattivo da buttare in carcere. Non interessa la verità, non si cerca la giustizia, ma soltanto vendetta”. Polizia di Stato o penitenziaria, per Maccari non fa differenza.

Il Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizie, ha una storia relativamente giovane. Nasce nel 1992 da una costola dello storico Sap, anch’esso autonomo. L’allora segretario generale di quest’ultimo, Rachele Schettini, non rieleggibile, fuoriuscì e fondò il Coisp. Se per i primi tempi gli iscritti furono numerosi, a fermare il successivo declino ha pensato nel 2006 proprio Maccari, che, uscendo anch’egli dal Sap, non ha mai fatto mistero delle sue numerose partecipazioni a manifestazioni di An.

Evidentemente uscite di questo genere gli servono anche a parlare alla “pancia” dei poliziotti, come si direbbe di forze politiche, e a tenere alto il numero degli iscritti. “Lo considero un vero e proprio atto intimidatorio – commenta Ilaria Cucchi al Fatto Quotidiano – D’altronde da coloro che hanno offeso Patrizia non mi aspetto altro. Se pensano che questo possa in qualche modo fermarmi nella mia battaglia di verità e per il rispetto dei diritti civili si sbagliano di grosso. Spero che la giustizia faccia il suo corso, ma che lo faccia in fretta. Credo di avere il diritto di chiederlo come cittadina e come tutti i cittadini”.

Riccardo, Federico, Pino Uva, Stefano Cucchi: sono alcuni dei nomi che abbiamo imparato a conoscere, loro malgrado. Sono i morti dello Stato, quegli uomini che lo Stato avrebbe dovuto custodire e invece li ha uccisi, per mano di divise travestite da aguzzini. ...

Dino Budroni, simbolo di una giustizia malata

Huffingtonpost
16 12 2013

 
Amo mio fratello, amo il suo ricordo, amo ciò che era, nel bene e nel male. Lo amo. Punto e basta.

Il suo sacrificio mi ha lasciato un vuoto enorme. L'ho riempito imparando ad amare tutti coloro che sono i cosiddetti ultimi. Ho imparato ad amare le persone per ciò che sono. Persone, sempre e comunque. Persone al di sopra di tutto, di ogni pregiudizio, di ogni catalogazione. Persone.
Sogno una legge sulla tortura vera e senza compromessi come ce la chiede l'ONU. Senza se è senza ma. Sogno luoghi di detenzione a misura e rispetto dell'uomo, senza dover invocare amnistia ed indulto per evitare le sanzioni europee. Sogno la fine di questa vergogna. Sogno una politica vera, sincera, che rimetta l'uomo al centro, sempre e comunque, senza se e senza ma. Senza distinguo ipocriti e subdoli.

Non ho paura della verità. Non ho paura della violenza della mistificazione, della minaccia, dell'insulto. Non avrò pace fino a che mio fratello non avrà avuto giustizia. Non avrò pace fino a che violenze depistaggi e mistificazioni continueranno a colpire cittadini indifesi: oggi voglio ricordare Dino Budroni. Ucciso da un colpo di pistola al cuore. Senza motivo e processato dalla nostra giustizia dopo la sua morte. Condannato un anno dopo la sua uccisione affinché si potesse classificarlo come stalker.

Non ho paura di dire che la nostra giustizia è malata. Non ho paura di puntare il dito contro quei magistrati che si sottraggono al principio che la legge debba essere uguale per tutti. Che se ne sentono al di sopra o che si voltano dall'altra parte. Che senso ha processare un morto se non quello di gettare fango gratuito sulla sua memoria?

Che senso ha consentire al PM di Varese di personalizzare il caso Uva lasciandolo raggiungere la prescrizione che manderebbe impuniti coloro che ne hanno provocato la morte?

Che senso ha portare gli arrestati di fronte a magistrati che non si accorgono del loro stato di salute e che non li guardano nemmeno in faccia, sbattendoli poi in galera confondendoli con altri e sbagliando persino la loro nazionalità ed identità?

Autonomia indipendenza non vuol dire arbitrio, non vuol dire totale deresponsabilizzazione.
Se processiamo un ministro per le sue telefonate, per favore processiamo prima questi magistrati che nuocciono anche all'immagine della stessa istituzione cui essi appartengono.

Non ho paura di puntare il dito contro di loro. La legge è uguale per tutti. Chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità. Tutto questo in memoria di Stefano.
 
"Per noi ha detto il padre di Stefano - non è importante il risarcimento ma il riconoscimento. È come chiedere scusa e per questo lo accettiamo". ...
Gli agenti accusati delle percosse da cui tutto è scaturito - almeno secondo la famiglia Cucchi - sono tornati a casa assolti. Conclusione assurda, per il papà di Stefano. Accanto a lui, la moglie Rita aggrappata al senatore Luigi Manconi che ha seguito passo passo indagini e processo, piccola com'era piccolo Stefano, dà voce alla sua indignazione: "Me l'hanno ammazzato un'altra volta, è una sentenza inaccettabile, ma noi proseguiremo la nostra battaglia". ...

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