TTIP, un colpo letale ai nostri diritti

  • Mercoledì, 22 Aprile 2015 13:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micromega
22 04 2015

Mentre proseguono i negoziati per l'accordo di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, cresce il malcontento popolare: sabato 18 aprile giornata di mobilitazione per chiedere il blocco del trattato. Due ideologie contrastanti, due globalizzazioni a confronto: da un lato gli interessi di poteri forti e corporation, dall'altra la difesa di diritti, welfare e servizi.

di Francesca De Benedetti

Mentre l’Italia fa ancora i conti con le ferite aperte del G8 del 2001, due globalizzazioni scendono in campo. Una sembra uno scioglilingua ma potrebbe cambiare molte cose : il “TTIP”, che sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership. Lunedì 20 aprile, a New York, prende avvio il nono round di negoziati per questo accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti. Il premier italiano a Washington lo ha definito “un grande obiettivo verso il quale l’Italia sta spingendo con grande determinazione” e dal quale “avrebbe tutto da guadagnare”. Sintonia perfetta quindi con Barack Obama, che a fine mandato spinge l’acceleratore e – con l’accordo dei repubblicani – ottiene un mandato per “negoziare veloce”.

Per i sostenitori dell’accordo, l’economia ne gioverà, l’occupazione crescerà, gli investimenti ne verranno liberati. È la globalizzazione che a parole comincia dal vantaggio economico, dalla caduta delle barriere, dalla ricerca di una omogeneità di regole. L’altra globalizzazione è quella che scende in piazza contro l’accordo e l’opacità delle trattative: un milione e settecentomila europei che hanno firmato la petizione per chiedere alla Commissione lo stop delle trattative. E le quasi 700 città del mondo che hanno scelto una data comune, il 18 aprile, per chiedere il blocco dell’accordo: c’è anche l’America che dissente, e l’Italia partecipa con proteste in decine di città e il sostegno di una galassia varia di associazioni, circa 200. Sembra un film già visto, un ricorso della Storia, la visione di una terra promessa della globalizzazione economica contro il fronte per la salvaguardia e la globalizzazione dei diritti. E in parte lo è, ma è anche molto di più. Vediamo perché.

Dietro il freddo acronimo TTIP c’è un progetto ampio che nasce con un peccato originale: la mancanza di trasparenza. Dopo anni di trattative condotte in segreto, di opacità e di fughe di notizie, Bruxelles ha recentemente avviato un percorso di pubblicazione di dossier, ma la pubblicità dei negoziati è ancora limitata. In superficie, le due parti riunite al tavolo dovrebbero individuare standard comuni che consentano appunto il libero scambio.

Un percorso analogo viene svolto parallelamente per TISA, l’accordo che riguarda non le merci ma i servizi (comprendendo sanità, istruzione e così via). E che – come è venuto alla luce grazie ai leaks – è orientato verso la privatizzazione dei servizi medesimi. Al di là degli effetti sull’economia che l’apertura delle barriere comporterebbe, il passo che viene prima è già controverso: abbattere i dazi e armonizzare le norme significa anche abbassare le tutele, almeno sui fronti in cui l’Unione europea ha una legislazione più avanzata.

Il “principio di precauzione” ad esempio fa sì che in Europa un prodotto non possa sbarcare sul mercato senza prima aver dato prova di essere sicuro. In America non è obbligatorio segnalare gli ogm nell’etichetta. L’Unione ha tutele più forti nel campo della privacy e dei dati. Gli esempi sono tanti e riguardano i settori più svariati, dall’agricoltura alla sicurezza dei lavoratori, passando per internet.

Ma guardando a fondo, c’è di più. I negoziati si orientano verso una progressiva erosione dei servizi pubblici: dove un servizio non è esplicitamente regolamentato come pubblico, allora vale la sua privatizzazione. Ma soprattutto, la progressiva e difficoltosa entrata in scena del TTIP nel dibattito pubblico ha svelato (e in parte rallentato) l’adozione della possibilità che le corporation “chiamassero a giudizio” i governi. Se una società privata ritiene che un governo stia minando la realizzazione di interessi commerciali e non solo, garantiti dal trattato di libero scambio, allora può portarlo in tribunale. Sembra una improbabile prevaricazione delle corporation sui cittadini, e invece è già realtà in accordi come il Nafta. E abbiamo già visto la francese Veolia fare causa all’Egitto per aver aumentato il salario minimo, o lo svedese Vattenfall tentare di portare in tribunale la Germania per aver annunciato l’uscita dal nucleare. Il tutto è condito dal modo in cui le trattative sono state condotte: delega, riservatezza, grandi pressioni delle lobbies, un prolungato silenzio mediatico.

Tra il 2000 di “No logo”, il 2001 del G8 e il 2015 di “Stop TTIP”, sono passati 15 anni. E soprattutto la Storia degli ultimi 7 ci ha raccontato con l’evidenza le luci e le ombre di un modello di globalizzazione orientato al neoliberismo. Ci ha mostrato la crisi profonda che pure – come scrive Colin Crouch – non ha mandato in soffitta quel modello. Il “logo” che si è esteso dal brand degli oggetti ai monopoli dell’informazione e ai padroni della rete. Le diseguaglianze denunciate tanto in piazza dai movimenti come Occupy e Indignados, quanto da intellettuali come Thomas Piketty. La crisi non solo economica e finanziaria, ma della rappresentanza. E i movimenti stessi, comprese le istanze ambientaliste e femministe, sono stati in parte fagocitati dal mercato, ne parlano la lingua: su questo aspetto ci mettono bene in guardia tanto Luc Boltanski quanto Slavoj Zizek e Nancy Fraser.

L’Europa che sta delegando i suoi commissari a trattare per il libero scambio è la stessa che si confronta quotidianamente con le contraddizioni di un’integrazione avviata sul piano economico ma zoppa sul fronte della decisione politica democratica. Non è forse un enorme paradosso che lo stesso sistema di cui abbiamo visto gli aspetti deteriori con la crisi del 2008 torni alla ribalta scommettendo sul tavolo da gioco cifre sempre più alte? Naomi Klein, la voce antiglobalizzazione che fu, in quindici anni non ha perso l’ottimismo: “Sembra, che le cose vadano peggio – dice nell’intervista a Repubblica – ma quel modello ideologico che denunciavo con No Logo è in profonda crisi. Non a caso il libro di Piketty è stato ben accolto da una parte del mondo lib stesso. Nessuno più racconta quel tipo di globalizzazione come fosse un’utopia o una terra promessa”.

Eppure quel modello trova ancora i suoi sostenitori convinti e una sua estensione proprio nel TTIP. E quindici anni dopo, migliaia di cittadini in tutto il mondo ancora denunciano che mentre la globalizzazione avanza, mentre il corpo cresce, il coinvolgimento democratico non è abbastanza: si estende il corpo, ma la testa è sempre la stessa.

Per maggiori informazioni:
Le iniziative aggiornate del 18 Aprile in Italia
Il 18 Aprile nel mondo
La Campagna Stop TTIP Italia: web - facebook

Stop-ttip-italia
20 04 2015

Comincia oggi il nuovo meeting dei negoziatori europei e statunitensi per l’approvazione del TTIP, l’Accordo transatlantico di liberalizzazione economica al centro delle critiche e delle mobilitazioni della società civile di mezzo mondo. Sul tavolo delle controparti più che l’abbassamento delle tariffe c’è l’armonizzazione degli standard e delle normative, con un rischio concreto di indebolimento delle tutele ambientali e sociali nel Vecchio continente, così come di un’espulsione dal mercato di centinaia di migliaia di produttori agricoli europei e italiani non più competitivi a causa dell’importazione di agroalimentare a basso costo.

Quanto sia problematica la questione lo dimostrano le ultime risoluzioni (Opinions) votate nelle diverse commissioni del Parlamento europeo i vista dell Risoluzione che verrà votata nel prossimo giugno dal Parlamento europeo, in cui a più riprese si chiede l’esclusione di settori specifici dal negoziato, confermando che le preoccupazioni della società civile sono concrete e non “miti” come più volte banalizzato dal Governo italiano e dalla Commissione Europea.

Dalla Commissione ambiente (Envi) che chiede che siano esplicitamente esclusi servizi pubblici, Ogm, pesticidi, clonazione animale, alla Commissione giuridica (Juri) che boccia senza appello l’arbitrato ISDS che permetterebbe alle imprese di denunciare i Governi i caso di leggi e normative che impattino sui loro profitti.

A complicare il tutto l’ultimo documento leaked da parte delle reti Stop TTIP, dove si mostra come lo scambio sul tavolo proposto dalla Commissione europea sia maggiore apertura degli appalti pubblici americani alle grandi imprese europee con, come contropartita, maggiore flessibilità sull’agricoltura.

“E’ un patto scellerato” commenta Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, “che usa l’agricoltura europea e i suoi produttori come merce di scambio. Con la retorica delle IGP la Commissione europea prova a far digerire una pillola indigesta, promettendo ciò che è impossibile mantenere: il rischio è che per proteggere poche tipicità, nell’accordo CETA con il Canada le IGP italiane tutelate parzialmente sono una quarantina su 273 riconosciute, si butti a mare un’agricoltura di qualità che va ben oltre un riconoscimento formale, e con questo anche centinaia di migliaia di piccole aziende”.
“La mobilitazione del 18 Aprile”, sottolinea Marco Bersani, tra i portavoce della campagna italiana, “mostra come il movimento sia riuscito a rompere il muro di silenzio imposto de facto in Italia. Mentre in altri Paesi europei la questione tiene banco da tempo, il nostro Governo ha scelto di non metterlo in agenda per il dibattito pubblico, considerandolo come affare da addetti ai lavori. Quello che poniamo è soprattutto una questione democratica”.

Per Elena Mazzoni, coordinatrice della campagna italiana “il rischio del TTIP non riguarda solo l’oggi, ma anche il domani. Il negoziato prevede che, a trattato ratificato, si crei un organismo tecnico congiunto Usa – Ue di cooperazione sulle regolamentazioni, che armonizzerebbe le normative e gli standard in autonomia e senza alcun controllo degli organismi democraticamente eletti. Oggi, per uscire dalla crisi, non c’è bisogno di aree grigie di decisione tra interessi economici, ma di un ampliamento sostanziale della partecipazione democratica nella ricerca di soluzioni condivise”.
Un recente sondaggio di YouGov diffuso nel marzo scorso dimostra in alcuni Paesi europei come la Germania, Paese non pregiudizialmente refrattario al libero commercio, il numero di contrari sia sostanzialmente più alto rispetto a chi sostiene il TTIP (43% contro il 26%) e come nella patria del neoliberismo come la Gran Bretagna il confronto sia 19% “No” contro il 19% “Sì”, con un 62% di “Non so”, un numero decisamente alto per un trattato di questa portata.

Il sondaggio YouGov: https://yougov.de/news/2015/03/31/viele-deutsche-sind-gegen-ttip/

Per interviste

Marco Bersani: 329 4740620
Monica Di Sisto: 335 8426752
Elena Mazzoni: 328 1312595

Appello Giornata Mondiale di Mobilitazione 18 aprile 2015

  • Martedì, 31 Marzo 2015 10:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Stopttip
30 03 2015

Le persone e il pianeta prima del profitto!

Noi, associazioni della società civile, sindacati, agricoltori, giovani, donne, movimenti locali, semplici attivisti invitiamo tutti a partecipare ad una Giornata Mondiale di Mobilitazione il 18 Aprile 2015 per fermare le trattative sulla liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti e promuovere una economia che serva allo sviluppo dei popoli e del pianeta. Negli scorsi decenni accordi segreti sui commerci e sugli investimenti ci sono stati imposti sotto la pressione delle grandi corporazioni e dei governi, calpestando i nostri diritti e danneggiando l’ambiente.
Negli scorsi decenni abbiamo dovuto combattere per la sovranità alimentare, per i beni comuni, per difendere il nostro lavoro, i nostri territori, la libertà della rete e il diritto alla democrazia. Strada facendo siamo cresciuti come movimento, abbiamo alzato le nostre voci ed abbiamo ottenuto delle vittorie.
Insieme noi possiamo fermare gli accordi che si stanno negoziando e rovesciare le conseguenze nefande degli accordi già presi. Insieme noi possiamo realizzare modelli di sviluppo basati sui diritti della gente e non sui privilegi dei gruppi di potere.
Invitiamo le organizzazioni, i cittadini, le associazioni a partecipare organizzando localmente eventi in tutti i continenti. Sarà benvenuta ogni tipo di iniziativa e di azione a livello mondiale in grado di far crescere la consapevolezza, di coinvolgere e mobilitare dovunque le persone per costruire nuovi modelli di sviluppo commerciale ed economico, a favore delle persone e del pianeta.
Unitevi alla Giornata Mondiale di Mobilitazione.

#stopttip #stopceta #stoptisa #‎April18DoA

International site: https://www.globaltradeday.org/

facebook