Più morti che nati a Sud, è uno tsunami demografico

  • Giovedì, 30 Ottobre 2014 08:46 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Salvador Dalì - Volto della GuerraRoberto Ciccarelli, Il Manifesto
29 ottobre 2014

Siamo in guerra. Le politiche dell'austerità bloccano le nascite, aumentano la deprivazione alimentare, distruggono i posti di lavoro. Al settimo anno di recessione, il sud Italia è un deserto umano, sociale e industriale. Questo lo scenario tratteggiato nel rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2014 presentato ieri a Roma al Tempio di Adriano. ...

Più morti che nati a Sud, è uno tsunami demografico

Salvador Dalì - Volto della GuerraSiamo in guerra. Le politiche dell'austerità bloccano le nascite, aumentano la deprivazione alimentare, distruggono i posti di lavoro. Al settimo anno di recessione, il sud Italia è un deserto umano, sociale e industriale. Questo lo scenario tratteggiato nel rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2014 presentato ieri a Roma al Tempio di Adriano. Viviamo come nel libro di Comarc McCarthy La strada. Una catastrofe si è abbattuta sugli umani. 
Roberto Ciccarelli, Il Manifesto ...

Sud pattumiera del Nord (Francesca Pilla, Il Manifesto)

  • Sabato, 16 Novembre 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Provate a contare fino a 410 mila e poi fatevi un'idea di quanti sono stati i camion che hanno viaggiato da Nord a Sud per arrivare a sversare, in 22 anni, 10 milioni di tonnellate di veleni nelle province di Napoli e Caserta. Sono questi i dati raccapriccianti che ieri Legambiente ha riproposto nel suo dossier sulla Terra dei Fuochi. ...

Assassino chi uccide. Ovunque

  • Mercoledì, 29 Maggio 2013 07:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
29 05 2013

Non possiamo dare spazio alla costruzione del discorso mediatico che possa anche solo minimamente legittimare una posizione o rafforzare stereotipi e pregiudizi. Ci sempre un pericolo nascosto quando si esprime un giudizio o un’opinione che diventa pubblica: il pericolo del non approfondimento, della rinuncia a conoscere.
Il pericolo quello dell’inerzia o della frettolosità che fa irrigidire la definizione della realtà, investita emozionalmente da chi la esprime, in puro pregiudizio.

L’omicidio di Fabiana Luzzi ci interroga e ci fa riflettere. Crediamo che in questi casi sia necessario rispettare il dolore di una famiglia e di una comunità.
Come Centro di Womens Studies Milly Villa non possiamo tuttavia tacere rispetto alla costruzione e alla (ri) produzione del discorso pubblico a cui stiamo assistendo in queste ore.
Non possiamo dare spazio alla costruzione del discorso mediatico che possa anche solo minimamente legittimare una posizione o rafforzare stereotipi e pregiudizi. Ci sempre un pericolo nascosto quando si esprime un giudizio o un’opinione che diventa pubblica: il pericolo del non approfondimento, della rinuncia a conoscere.
Il pericolo quello dell’inerzia o della frettolosità che fa irrigidire la definizione della realtà, investita emozionalmente da chi la esprime, in puro pregiudizio.

L’omicidio di una donna tale ovunque accada: non il luogo a stabilire naturali predisposizioni. Non biologia, né cultura naturalizzata. E’ violenza, e la violenza non conosce appartenenze territoriali o regionali.
Assassini lo si diventa quando si uccide.

E per questo che come Centro sottolineiamo il pericolo nascosto all’interno di ogni stereotipo che diventa pregiudizio: il pericolo di un razzismo che nasconde la realtà e che non permette di leggerla nelle sue tante dimensioni.
Riteniamo indispensabile ripensare alle categorie attraverso le quali leggiamo la violenza di genere, attraverso cui proviamo a comprendere i cambiamenti nelle relazioni, nelle dinamiche di potere, di riconoscimento, di costruzione di una idea di relazione affettiva come possesso e dominio.

Essere situate in una terra come la Calabria significa anche decostruire un immaginario legato alle donne del sud, agli uomini del sud, alle dinamiche tra i generi. A Sud, ma non solo. Significa decostruire concetti come quelli di emancipazione, per approfondire le diverse forse di dominio da cui liberarsi, ed uscire dalla logica che ci rende libere o oppresse nelle rispettive scelte di partire o restare.

Significa decostruire quella visione ricorrente (a cui sembra che due importanti giornali nazionali siano ormai affezionati) che tende a svalutare e razzizzare i sud - e la Calabria in particolare - confinandoli in una costruzione discorsiva che li vuole immobili, depauperati, senza storia, stretti dalla morsa del patriarcato.

Significa, per lo stesso motivo, anche sfuggire ai discorsi che si arroccano intorno a una presunta identità ferita, a una calabresità offesa e da difendere: anche in questo caso il rischio quello di naturalizzare la Calabria, annullare le criticità, i chiaroscuri, la forza di un paradigma eterosessista declinato al maschile.

Come Centro di Womens Studies dell’Università della Calabria speriamo che da
questa orrenda vicenda si possa avviare una riflessione seria a partire dal linguaggio utilizzato dai media: parlare non di amore, di gelosia, di passione, ma di violenza, rabbia, calcolo e orrore. Speriamo che da qui si possa rimettere al centro la vita delle donne, la dignità delle persone, a partire dall’individuazione di nuove prospettive di analisi, dalla proposta di percorsi formativi ed educativi, dal sostegno ai centri Antiviolenza, rafforzando ci che esiste e resiste, spesso a fatica.
Rinnoviamo la nostra vicinanza alla famiglia di Fabiana, e a tutte le
vittime di femminicidio.

Centro di Womens Studies Milly Villa
Università della Calabria

Ecco, la cattiva notizia, quella riportata dall'ultimo rapporto del Censis, è che la Grecia è già arrivata in Italia. Per la precisione, nel Mezzogiorno. Il reddito delle regioni meridionali è inferiore a quello ellenico. ...

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