De Oliveira, nel teatro libero delle passioni

  • Venerdì, 03 Aprile 2015 13:22 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Rinaldo Censi, Il Manifesto
3 marzo 2015

Maestri. Un'idea di cinema senza regole dove tutto è possibile. E chi si sarà mai azzar­dato a scri­vere un "coc­co­drillo" su Manoel de Oli­veira? E a quale età avranno comin­ciato a pen­sare di scri­verne uno? Ottant'anni? Novanta?

Anselmo e Greta

Sabato 7 e domenica 8 marzo
nuovo Cinema Palazzo
Roma

"Riequilibrio delle Opportunità, necessità didattiche e disabilità"
04 03 2015

COMUNICATO STAMPA

“No alla violenza! - In teatro” primo premio Assoluto del concorso Persona e Comunità

Il progetto “No alla violenza! - In teatro”, Risorse multimediali e artistiche per contrastare la violenza tra i giovani, una collaborazione tra l’Università di Trieste, l’Associazione Luna e l’altra Teatro e il Comune di Trieste vince il Primo Premio Assoluto del concorso Persona e Comunità.

Il Comitato Scientifico del Premio Persona e Comunità (promosso dal Centro Studi Cultura e Società di Torino, con Il Patrocinio della Regione Piemonte e del Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca) ha assegnato il Primo Premio Assoluto per la sezione Apprendimento e Formazione al Progetto “No Alla Violenza! - In Teatro”, proposto dal Comune di Trieste, e realizzato dal Laboratorio di Psicologia sociale e di comunità dell’Università di Trieste (L. Beltramini, D. Paci, L. Pomicino e P.Romito) e dall’Associazione teatrale Luna e l’altra Teatro (F. Varsori e A. Giacchetti). La cerimonia di premiazione si è tenuta a Torino, lo scorso 27 febbraio.

Il Laboratorio e l’associazione Luna e l’altra Teatro hanno unito le loro competenze per fornire a ragazze, ragazzi e insegnanti informazioni e strumenti adeguati per riconoscere, prevenire e contrastare la violenza. Il progetto nasce dalla convinzione che la prevenzione sia necessaria per contrastare la violenza nelle giovani coppie e promuovere rapporti tra i generi più equilibrati, meno stereotipati e improntati al rispetto reciproco.

Il progetto consiste di due parti. Il primo è un momento formativo, rivolto agli e alle insegnanti delle scuole che aderiscono all’iniziativa, condotto dal Laboratorio di Psicologia sociale e di comunità. L’incontro è volto a introdurre il tema della violenza contro donne e minori e a sensibilizzare i/le docenti sull’importanza del loro ruolo educativo. In questa occasione, viene presentato il sito web “No alla violenza! Scelgo il rispetto”, elaborato dal Laboratorio a partire dai risultati delle ricerche condotte negli ultimi anni.
Il secondo momento consiste in un format, rivolto ad alunni/e e insegnanti delle scuole superiori. Dopo la visione dello spettacolo “Luna di Mele” (a cura di Luna e l’altra Teatro) che tratta i temi della violenza e delle diseguaglianze tra i generi, con un’ironia carica di significati e con una componente drammatica molto intensa, le esperte del Laboratorio offrono delle chiavi di lettura teoriche e moderano il dibattito prendendo spunti dal sito Web.

L’idea di affiancare spettacolo teatrale, approfondimento teorico e dibattito è risultata efficace. Per avvicinarsi a ragazze e ragazzi, per toccare le loro corde emotive, per favorire la riflessione e l’empatia, il teatro, più delle altre arti, può risultare la scelta corretta. È necessario però che tutte le emozioni suscitate dalla visione dello spettacolo siano accompagnante dalla riflessione e dalla possibilità di approfondire queste tematiche ricevendo informazioni corrette e indicazioni su dove rivolgersi nel caso in cui si viva una situazione di violenza.

L’Assessorato Pari Opportunità del Comune di Trieste ha creduto in questo progetto, promuovendolo per due anni consecutivi a favore tutte le scuole secondarie di secondo grado e degli Istituti di Avviamento Professionale della Provincia di Trieste, coinvolgendo più di mille studenti.
La risposta dei ragazzi e delle ragazze è stata molto positiva, come testimoniano i commenti nel questionario di valutazione somministrato ai presenti. È stato soprattutto confermato il bisogno di uno spazio di condivisione e ascolto, dove affrontare tematiche così delicate, che ancora molto raramente sono discusse nei contesti educativi.

Il promo di “Luna di Mele” http://www.youtube.com/watch?v=BhJ1R1JxLg4&feature=plcp

Web: http://www2.units.it/noallaviolenza/


Contatti:
Prof.ssa Patrizia Romito
Delegata del Rettore per "Riequilibrio delle Opportunità, necessità didattiche e disabilità"
Laboratorio di Psicologia Sociale e di Comunità
Dipartimento di Scienze della Vita - Unità di Psicologia
Università di Trieste
Tel. + 39 040 558 8862 / 2065
Cell. 329 7733238
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Sonia indaga il mistero del femminile

  • Martedì, 03 Marzo 2015 12:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
03 03 2015

Non semplici monologhi, ma oggetti prismatici che moltiplicano voci, punti di vista e traiettorie poetiche attraverso il corpo di un’attrice che abita lo spazio e insieme la storia e i personaggi che racconta 



Le principesse scomode di Emma Dante

  • Martedì, 10 Febbraio 2015 09:22 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
10 02 2015


Il trucco, per gustarle meglio, è leggere ad alta voce. Con l’enfasi di una nonna che racconta, e l’indugio sui termini gergali: in quel siciliano caricaturale e onomatopeico che, quando vuole, smette di essere dialetto e diventa koinè globale.

“Le principesse di Emma” (edito da Baldini&Castoldi), dove Emma sta per la regista palermitana Emma Dante, è una trilogia che riunisce “Anastasia, Genoveffa e Cenerentola”, “Gli alti e bassi di Biancaneve” (già usciti qualche anno fa per La Tartaruga) e l’inedita “La bella Rosaspina addormentata”. Ed è una rilettura visionaria delle più note favole dei fratelli Grimm. Un libro singolare, a partire dal target di lettura: i più piccoli, ai quali queste storie sono da sempre destinate? O gli adulti, più in grado di intercettare l’ironia di una riscrittura dove di tradizionale, nella forma e nella sostanza, non resta alcunché?

Il filone è quello del revisionismo letterario: l’idea di rilanciare le fiabe dell’infanzia, riadattandole a un mondo dove non solo scenario e modelli sono cambiati, ma persino la morale originale è in discussione. Operazione ricorrente: da “Biancaneve bella sveglia” di Francesca Crovara ed Emanuela Nava (Carthusia) alla “Cenerentola” griffata di Steven Guarnaccia (Corraini); da “La bella addormentata è un tipo sveglio” di Annalisa Strada (Piemme), dove Aurora, una volta ridestata, non ci pensa proprio a convolare a nozze col bel principe, fino alle tante varianti di Cappuccetto Rosso (Teresa Buongiorno, in “Dizionario della fiaba”, Lapis, ne fa una lunga carrellata); da Roberto Vecchioni (“Diario di un gatto con gli stivali”, Einaudi) a Vladimir Luxuria (“Le favole non dette”, Bompiani), tanto per non scomodare i maestri della psicoanalisi, non si contano più le riproposte pop dell’immaginario infantile. Obiettivo: fare falò delle versioni originali, discriminatorie e sessiste. E, soprattutto, irrobustire l’identità delle bambine con colpi di scena dalla loro parte. Cedendo, talvolta, alla tentazione di strafare.

Qui è una realtà pragmatica e disincantata a prendere il posto delle atmosfere Disney dai colori saturi: i sette nani sono minatori che hanno perso le gambe; Cenerentola si chiama Angelina e rimpiange il padre che l’“annacava” (cullava) chiamandola “picciridda mia”; la regina di Biancaneve interpella lo specchio mentre si depila col rasoio. E Maria Pina, alias Rosaspina, canta a squarciagola De André: «Mentre attraversavo il London Bridge, un giorno senza sole... vidi una donna piangere d’amore, piangeva per il suo Geordie».

L’autrice frulla tutto, stereotipi e aspettative, con la passione e l’audacia alle quali ci ha abituati nei suoi lavori sul palcoscenico: da ultimo “Gisela!”, opera di Hans Werner Henze, con la quale ha appena aperto la stagione del Teatro Massimo di Palermo.

Un ruolo decisivo hanno i disegni dell’illustratrice e color designer Maria Cristina Costa, che sottolineano il testo e lo rafforzano, giocando con distorsioni, caricature e segni particolari: nei, baffi, ghigni che raccontano, dei personaggi, qualità morali, caratteristiche fisiche, difetti. Puri divertissement: come i collant che sciattamente scivolano dalle gambe della cattiva di turno.

Perché i conti tornano sempre. Anche quando i finali cambiano e i ruoli s’invertono, chi la fa l’aspetti: vedi la matrigna e le sorellastre di Cenerentola, trasformate in mastino napoletano con due zecche incorporate. E che importa se Rosaspina, smascherato l’amato, scopre che è una donna (dai capelli blu). Lo stupore svanisce con la bellezza di un bacio esagerato. E vissero felici e contente.

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