×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Violenza sottile come la polvere

Saverio La Ruina, PolvereRenato Palazzi, Il Sole 24 Ore
8 febbraio 2015

Fa un certo effetto vedere Saverio La Ruina non più nei panni dimessi della donna calabrese vittima di retrive sopraffazioni maschiliste - il ruolo che in questi anni gli ha fruttato premi e consensi - ma inopinatamente passato al fronte opposto, quello del maschio che tormenta e opprime...

Violenza sottile come la polvere

Saverio La Ruina, PolvereFa un certo effetto vedere Saverio La Ruina non più nei panni dimessi della donna calabrese vittima di retrive sopraffazioni maschiliste - il ruolo che in questi anni gli ha fruttato premi e consensi - ma inopinatamente passato al fronte opposto, quello del maschio che tormenta e opprime. Fa un certo effetto che un uomo ritenuto fra i più dolci e gentili del teatro italiano riesca a esprimere una ferocia interiore da mettere i brividi.
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore ...

Huffington Post
08 01 2015

Non succedeva da cinque anni e in tanti aspettavamo questo momento. I problemi di salute ci sono e sono evidenti, ma non l'hanno mai fatta scoraggiare e per lei che si è dichiarata "un'obesa della vita" sono stati, invece, un motivo per fare, conoscere e per imparare sempre di più. Anna Marchesini è così riuscita a tornare alla grande sulle scene del suo amato teatro e dopo Milano (al Piccolo Teatro Paolo Grassi), ha portato anche a Roma - in un'indimenticabile one night only - il suo reading Cirino e Marilda non si può fare. Ed è stato un successo, salutato alla fine con ben quindici minuti di applausi.

Tutti in piedi, anche un'altra grande del teatro (e non solo), Franca Valeri, mentre il trio Aire de Mar suonava Quando in omaggio a Pino Daniele recentemente scomparso. Lei ha ringraziato con la sua vocina dicendo "vi adoro!" ed aggiungendo una delle sue frasi più amate e conosciute - "siete taaaanto caruuuucci" - portando così il numeroso pubblico presente ad applaudire e a ridere ancora di più, dando vita ad un vero e proprio spettacolo nello spettacolo.

Anni fa, l'abbiamo apprezzata ne La cerimonia del massaggio di Alan Bennett, ne Le due zitelle di Tommaso Landolfi e nella sua ultima interpretazione teatrale, Giorni felici di Beckett, ma stavolta è tornata alla grande con uno spettacolo tutto suo, un racconto su un palco nudo e senza supporti scenici dove sono stati il suo corpo, i suoi movimenti e la sua voce i veri protagonisti. Cirino e Marilda non si può fare lo ha scritto appositamente per il teatro e poi inserito all'interno del libro Moscerine, pubblicato da Rizzoli lo scorso anno come i precedenti (Il terrazzino dei giardini timidi e Di mercoledì).

Il racconto ci presenta e ci fa conoscere un professore in pensione, Cirino Pascarella, un uomo che "si è più volte avvicinato alle cose senza avere però mai il coraggio di assaggiarne il sapore", come ha scritto e recitato la Marchesini, "un uomo che non aveva fatto altro che scivolare su di esse come dita sui tasti di un pianoforte". Ogni giorno deve vedersela con la tenutaria della pensione, donna Olimpia, una donna immensa, "un mammiferone antropofago che a furia di farsi gli affari di tutti pareva che avesse ingurgitato un condominio intero e che ora lo portasse dietro con sé con gran fatica". Vuole a tutti i costi che 'o professo' si fidanzi con sua figlia Marilda, una quarantenne "magrissima e spilungona, tutto suo padre", non riuscendo a percepire che Cirino è lontanissimo e immune da qualsiasi fascinazione femminile.

I loro due mondi sono divisi da una porta, quella della stanza numero dodici abitata dal professore, rinchiuso nel suo silenzio e nella sua solitudine. Sono due mondi diversi che si confrontano e che si scontrano, dove il tragico e il comico si alternano e, spesso, si attraggono, diventando una cosa sola. Sarà una luce accesa nella casa di fronte e il ragazzo a torso nudo che la abita, solo per una notte, a scombussolare per sempre la vita di Cirino e fargli finalmente capire quello che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di accettare.

"Era l'avvertimento di una vita diversa che non era mai stata ma che conteneva in sé le promesse di quello che avrebbe potuto essere; una specie di nostalgia del possibile di cui non si conoscono gli aspetti, svaniti prima ancora di accadere, nostalgia di una vita da vivere da qualche parte, non sapeva dove, solo che c'era in qualche infinita lontananza quella vita che non era nata ma che avrebbe potuto essere".

Ogni notte cercherà quella luce accesa da quello sconosciuto che poi, tanto sconosciuto per lui non era affatto. Sì, perché in ognuno di quegli incontri a quegli appuntamenti, attribuiva senso e significati dando vita ad una storia immaginata e fantasticata.
Straordinaria la Marchesni in questa che è stata una vera e propria maratona emozionale e fisica in cui - come nel suo libro - è riuscita a cucire le trame dei destini della vita e della morte con un filo invisibile di "fulminee irrilevanze", come lei le ha chiamate, delle "moscerine" ("chi l'ha detto che i moscerini solo maschi?") in grado di travolgere gli eventi e di portare i suoi personaggi dalla tragedia alla comicità e viceversa.

La serata è stato un successo anche per il Teatro Argentina che sotto la direzione di Antonio Calbi, ha già registrato un aumento degli abbonamenti del quaranta per cento ed ha in programma ben 500 alzate di sipario.

Giuseppe Fantasia


Gay e lesbiche scesero in miniera

Sono minatori, gay e lesbiche i protagonisti di Pride, diretto dal pilastro del teatro britannico Matthew Warchus e sceneggiato dall'attore Stephen Beresford. Opportunamente romanzata, la storia è vera, e inizia e finisce con due Gay Pride, quelli del 1984 e 1985 a Londra: in mezzo, lo sciopero dei minatori contro la decisione della Thatcher di chiudere venti siti.
Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano ...

L' "Operetta burlesca" di un corpo sbagliato

Il nuovo spettacolo di Emma Dante, nel cartellone di RomaEuropa, è stato purtroppo sospeso per lo sfratto dell'Eliseo. Una disperata storia d'amore [...] Un ragazzo che si sente donna, sognando tacchi a spillo e abiti lucenti. L'artista palermitana ritorna ancora una volta sulla soglia estrema della vita.
Gianni Manzella, Il Manifesto ...

facebook