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Tre, non di più, tratte dal panorama dello spettacolo del '900: Paola Borboni, Franca Valeri, Mariangela Melato. Perché queste, e non altre? Privilegio del critico! ...

Il Fatto Quotidiano
10 01 2014

Si può parlare di stress post partum anche per i neo papà? Quali implicazioni psicologiche comporta la nascita del primo figlio nella mente di un uomo visto che tutte le attenzioni sono rivolte al neonato e alla neo mamma?

Sono questi gli interrogativi da cui prende le mosse lo spettacolo "Ansia da prestazione paterna - corsi pre parto e altre pappe mentali di un neo papà", in scena al teatro Duse di Roma fino al 12 gennaio.

Dopo il successo di "Post Partum lei - tutto quello che gli uomini dovrebbero sapere e che le donne non hanno mai detto" l’autrice, Betta Cianchini, torna a parlare di genitorialità. Questa volta, però, affronta l’argomento da un punto di vista diverso, quello di lui, raccontando la generazione degli attuali papà: la prima, in Italia, a confrontarsi con la nevrosi del cosiddetto "post partum maschile".

Lo spettacolo, nato da un’inchiesta di Betta Cianchini, a cura di Lorenzo Gioielli e interpretato da Andrea Lolli, affronta un argomento “spinoso, nuovo e contemporaneo – afferma l’autrice – Racconta di notti insonni da spartire, pannolini nauseabondi da ‘condividere’, niente sesso e il peso mentale di essere ‘quello che non sta a casa tutto il giorno con il bimbo. Lavorare, in confronto, è riposarsi”.

“Ansia da prestazione paterna” mette in scena il volto della nuova famiglia, dove il cambiamento culturale, ma soprattutto le necessità lavorative di entrambi i genitori, con sempre più impegni e sempre meno congedo parentale, hanno portato alla suddivisione dei compiti e alla ricerca dei nuovi equilibri. In un contesto dove la cura del bebè non è più solo una questione femminile e la sua gestione diventa una staffetta quotidiana (quando lui stacca dal lavoro, lei attacca e viceversa), lo spettacolo si interroga su come gli uomini vivano questa rivoluzione dei ruoli.

Come per la versione femminile, sono le testimonianze dei tanti giovani papà a fare da base narrativa al racconto del protagonista. Sarà lui a fornire la visione, cruda e ironica, del post partum maschile, finora considerata una problematica esclusivamente materna. “Quella attuale è la prima generazione a confrontarsi realmente con il ménage familiare – afferma Cianchini – Nelle nostre famiglie, quando il papà tornava a casa, la mamma diceva: ‘ora fate piano, che papà è stanco, ha lavorato tanto. Forza bimbi a cena e a letto’. Oggi, invece, le cose iniziano a funzionare diversamente: la mamma è anche una lavoratrice, spesso precaria oppure libera professionista e questo non solo rende necessaria un’assunzione di responsabilità di coppia, ma implica anche maggiori ansie, nevrosi, lavori da terminare, maternità vissute tra un impiego e l’altro, con una mano sulla culla e una sul computer”.

Lo spettacolo che verrà presentato a marzo 2014 nel carcere femminile e maschile di Rebibbia, si arricchirà strada facendo di nuovi contributi: prima di ogni spettacolo, infatti, il pubblico verrà invitato a compilare dei questionari a tema. Saranno i rimandi degli spettatori, le loro riflessioni ed esperienze personali, a integrare il copione. Al termine di ogni rappresentazione verrà presentata anche l’opera ”Parto” dell’artista contemporanea Alessia Cianchetti che ha disegnato la sua pancia durante la gravidanza.

Manuela Campitelli

Attilio Maggiulli, fondatore della "Comédie Italienne", si è lanciato volontariamente con la sua auto contro la cancellata dell'Eliseo, un gesto disperato, per protestare contro i tagli alla cultura del governo francese, di Frangois Hollande che, come altri leader europei, ha dovuto stringere la cinghia davanti alla crisi economica. ...

Huffington Post
20 12 2013

La balconata dell'Apollo Theatre nel cuore di Londra è crollata e diverse persone sono rimaste intrappolate sotto i detriti. Secondo i vigili del fuoco si contano tra i 20 e i 40 feriti, ma tutte le persone intrappolate sotto i detriti sono state estratte e sono in salvo.

La polizia riferisce che nel teatro sulla Shaftesbury Avenue (a poche centinaia di metri da Piccadilly Circus) una parte del soffitto (o della balconata) è crollata mentre era in corso una rappresentazione. "Siamo a conoscenza di un certo numero di vittima ma non sappiamo al momento quante siano", ha dichiarato un portavoce di Scotland Yard.

Le operazioni di soccorso sono in corso. Sul posto sono arrivati 8 mezzi dei vigili del fuoco che si stanno facendo strada tra i detriti della balconata al di sotto dei quali alcuni spettatori sono rimasti intrappolati. Nel teatro era in corso la rappresentazione de "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" tratto dal romanzo di Mark Haddon del 2003.

La polizia è stata chiamata nel teatro intorno alle 20.15 ora locale (le 21.15 in Italia). Secondo le prime segnalazioni, sarebbe crollata una parte del soffitto. Il teatro Apollo si trova in Shaftsbury Avenue, nel quartiere centrale di SoHo. Una testimone ha raccontato all'emittente di aver sentito un rumore di qualcosa che si spezzava prima del crollo.

"L'intera cupola del tetto è venuta giù sul pubblico proprio davanti a noi", ha raccontato alla Bbc una spettatrice, Amy Lecoz. "Noi eravamo protetti dalla galleria sopra di noi e siamo corsi via. La gente ha cominciato a urlare. Pensavamo che fosse acqua... Pensavamo che fosse una parte dello spettacolo. Ho afferrato i miei bambini e siamo corsi via".

Per il momento non è chiaro se sia crollato il tetto, il soffitto o il balcone. Testimoni hanno riferito ai media britannici che il teatro era pieno di spettatori arrivati per vedere lo spettacolo, basato su un romanzo di Mark Haddon. "In un istante, tutto il tetto è collassato", ha raccontato un uomo alla Bbc.

Il teatro Apollo fu costruito nel 1901 e ha 775 posti. Sul suo sito si legge che il balcone è uno dei più ripidi di Londra, quindi "chi ha problemi con le altezze dovrebbe evitarlo". Intorno alle 19 ora locale Londra era stata colpita da un forte temporale, ma per il momento non è chiaro se il crollo fosse collegato alla perturbazione.

La 27 Ora
13 12 13

Jamila e Solidea sono due donne diverse come il giorno e la notte. Le loro vite non hanno nulla in comune, appartengono a mondi e culture diametralmente opposti. Eppure accade che si incontrino, che entrino in contatto dopo essersi conosciute per caso nella sala d’aspetto di un chirurgo plastico.

L’una pakistana, l’altra italiana. Un corpo violato e nascosto di fronte a un altro corpo vistosamente ostentato. Si sviluppa intorno ad una lampante dicotomia l’opera teatrale H2SO4. La vita che vuoi è la sola che avrai?, diretta da Silvia Pietrovanni e Simona Zilli, in scena fino a domenica presso il Teatro Studio Uno di Roma. Liberamente ispirata al libro autobiografico di Fakra Younas Il volto cancellato, la ballerina e scrittrice pakistana morta suicida a marzo del 2012.

Lo spettacolo racconta il dramma delle donne sfigurate con il vetriolo da uomini portatori insani di malamore. Il titolo H2SO4 richiama la formula chimica dell’acido solforico. Una composizione di molecole senza colore né odore, dalla consistenza oleosa e altamente corrosiva.

Quella sostanza ha distrutto il volto e l’esistenza di Jamila, aggredita quando era poco più che bambina per aver rifiutato di sposare un uomo facoltoso del suo paese d’origine. Solidea, l’altra protagonista, è invece una donna in carriera determinata e apparentemente sicura di sé. Di professione fa la coacher per grandi aziende, è una addicted della chirurgia estetica e nella vita di tutti i giorni procede al ritmo di un caterpillar, affrontando qualsiasi ostacolo forte del suo individualismo. È una determinista e il suo motto preferito è «la vita che vuoi è la sola che avrai». Da sempre crede che le sue scelte siano le migliori, quelle vincenti. Altre non sono possibili né immaginabili. Questo castello di certezze granitiche comincia a vacillare quando incontra Jamila.

All’improvviso le sue frasi assertive si trasformano in dubbi, in un crescendo di interrogativi capaci di aprire parentesi profonde dentro le stesse protagoniste ma anche in chi le osserva.

La realizzazione dell’opera è stata promossa dalla Compagnia di teatro civile Anemofilia, da anni impegnata nella denuncia delle violenze di genere e nella difesa dei diritti delle donne. Come dichiara Silvia Pietrovanni, autrice del testo, nel racconto si intersecano molteplici fili interpretativi: narrativo, psicologico e simbolico.

«Conoscere il teatro civile è stata una folgorazione – afferma Silvia – che mi ha fatto venire voglia di informarmi, capire, muovermi, attivarmi. Nello scrivere la sceneggiatura sono partita dalla realtà, mi sono basata su tante vicende di donne vittime delle brutalità più atroci. A queste storie ho aggiunto la poesia. Attraverso un gioco di contrasti in cui luce e buio, forza e debolezza, gioia e rabbia, esteriorità e interiorità si intersecano e si compenetrano».

Così come il testo anche la messinscena si sviluppa su più livelli narrativi e semantici. Si parte dall’uso della luce: in penombra Jamila, sotto i riflettori Solidea. Poi vengono evidenziati i colori e il loro significato. È molto allusivo il contrasto tra l’abito nero elegante di Solidea e il corridoio bianco in cui si incrocia la sua esperienza con quella della donna pakistana. Un volto perfetto contro uno sfregiato, un corpo seducente contro uno sconfitto. Ma nell’incalzare dei dialoghi emerge come le differenze non siano poi così nette e manichee.

Lo spettacolo è patrocinato da Associazione Stampa Romana e da Smileagain, l’onlus che da tredici anni è impegnata per restituire il sorriso alle donne di Pakistan, Bangladesh e Nepal deturpate nel volto a seguito dell’acidificazione. Smileagain si occupa di portare le donne in centri di cura italiani per curare le ustioni e le cicatrici che riportano, offrendo loro anche supporto psicologico e formandole in pratiche infermieristiche di primo livello.

Secondo quanto dichiara il Dott. Giuseppe Losasso, chirurgo plastico e fondatore del progetto Smileagain FVG: «Dal 2003 chirurghi plastici friulani, si recano periodicamente in Pakistan per operare le pazienti, sottoponendole a ripetuti interventi ricostruttivi. Oltre agli interventi medici ci occupiamo di informare la gente del posto e promuovere campagne di sensibilizzazione finalizzate alla riduzione del fenomeno della violenza domestica e dell’acidificazione. Collaboriamo alla formazione di personale medico e paramedico pakistano, sia presso strutture sanitarie della Regione Friuli Venezia Giulia, sia con l’attivazione di sistemi di telemedicina. Il prossimo anno verranno da noi dieci infermiere pakistane e dieci chirurghi plastici per effettuare dei percorsi formativi presso la Clinica Universitaria dell’Ospedale di Udine».

Da quanto emerge nell’ultimo rapporto di Amnesty International è il matrimonio forzato il crimine contro le donne più diffuso in Pakistan. Dal 1994 ad oggi ci sono state oltre ottomila donne sfregiate con acido e kerosene. A differenza di quanto dimostrano le due protagoniste di H2SO4, ovvero che anche culture lontane e antitetiche possano toccarsi ed entrare in relazione, ci sono contrasti che non troveranno mai spiegazione. Nella violenza fisica e psicologica degli uomini che maltrattano le donne c’è solo ombra, mai luce.

Raffaella Sirena

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