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Ulisse, una storia di possesso

  • Venerdì, 06 Dicembre 2013 16:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
06 12 2013

A Milano (6 dicembre, Circolo Arci Cicco Simonetta) lo spettacolo di Anna De Blasi.

Venerdì 6 Dicembre alle ore 21.30 andrà in scena al circolo Arci "Cicco Simonetta" ,lo spettacolo "Ulisse. Frammenti di una storia", di Anna De Blasi, scrittrice e drammaturga calabrese, al suo terzo spettacolo ("Sono una donna normale" e "monologhi di donna") e con Andrea La Banca, che ne ha curato la regia, attore e cantautore lombardo.

Lo spettacolo è un viaggio esistenziale, nelle più profonde latitudini dell'io. Il viaggio di un uomo, Ulisse, che racconta la sua storia di (presunto) amore. Una storia ormai finita.

Una storia di possesso. Ulisse ubriaco e malinconico insegue i suoi fantasmi, i suoi ricordi. La lei narrata, vulnerabile e passionale, vittima e carnefice, è la vera protagonista, eppure non compare sulla scena, se non come eco di un sogno. Di un frammento. Immagine del desiderio. Oggetto del desiderio.

Ulisse non sa, non capisce di essere lui stesso un prevaricatore ,crede di amare, ma non sa amare. E lei, lei come ce ne sono tante di "lei", si perde nella passione, nel rimpianto, nel ricordo di un'altra vita, nei suoi sensi di colpa. Lei.

Lui la narra ma non la capisce, lui la mette in gabbia, ma la crede libera, con lui. Ma lei è una donna realmente libera: saprà andar via, saprà far pace con se stessa.  

Un racconto, uno spettacolo, una storia. Ancora una volta dalla parte delle donne: sempre.

Rosy Canale e la sua Malaluna contro la 'ndrangheta

  • Venerdì, 06 Dicembre 2013 13:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Roma Post
06 12 2013

Domani, 7 dicembre, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, riceverà il Premio Paolo Borsellino per la Cultura della legalità. Solo lunedì al Teatro Vittoria di Testaccio, il monologo "Malaluna".

Rosy Canale ha una storia in bianco e in nero. Bianca è la luna che nel 2000, mentre Rosy è sdraiata sul deserto di San Pedro de Atacama, in Cile, si specchia nella Terra, il suo riflesso oscuro. Che è Malaluna, un nome che tornerà poco dopo a Reggio Calabria nell’insegna di uno dei posti più glamour d’Italia. E’ il locale di Rosy Canale, in quegli anni solo una ventenne ambiziosa, “colpevole” di essersi ribellata alla ‘ndrangheta. Che invece è nera. Bianche sono le lenzuola che avvolgono il corpo maciullato di Rosy al suo risveglio, nel 2004, dopo aver subìto un pestaggio quasi a morte. Nero è il suo futuro in quel momento cancellato dalla ferocia criminale. Bianca è la maglietta indossata nel 2007 da Teresa Strangio, una madre che ha perso suo figlio nella strage di Duisburg, in Germania, e che, indossando quel colore nel giorno dei funerali del figlio, perdona i suoi assassini e sigla la pace a San Luca, un paesino dell’Aspromonte, dopo 23 anni di faide.

“Quando mi sono risvegliata -racconta Rosy Canale- vedevo solo bianco e per un certo verso ho cominciato a credere di essere morta. Ero lì in questo limbo che poi è durato almeno un paio di anni. Cercavo qualcosa di vivo: un chiodo in una parete, un quadro, un crocefisso. Cercavo qualsiasi appiglio alla vita ma non lo trovavo. Finché ho visto alla tv gli occhi di Teresa Strangio dove ho trovato il mio stesso dolore lacerante ma non scomposto. A San Luca c’erano tante donne che avevano conosciuto la stessa violenza che avevo incontrato io. Mi sono detta: ricomincio da lì”.

L'impegno - Nasce così il Movimento delle donne di San Luca, un’esperienza cui aderiscono 400 donne, sorta nella villa confiscata alla ‘ndrina Pelle. “Quando sono arrivata a San Luca mancava tutto. Persino un luogo in cui i bambini potessero ritrovare la loro dimensione. E’ nata così la ludoteca dove c’era qualsiasi cosa: un piccolo cinema, la biblioteca, la stanza delle favole, la palestra. Le donne hanno lavorato a titolo gratuito. Ho scritto a tutti per cercare un sostegno, ma nessuno si è fatto sentire. Quello era un progetto così importante che partiva dal popolo, da quelle donne etichettate come “gente di ‘ndrangheta” che invece si sono rimboccate le maniche per cercare di salvare il proprio paese. Qualcuno pensava che la malavita potesse contrastarmi e invece quella non ci ha proprio calcolato. Le istituzioni, che gridano parole come legalità ed etica, sono i veri latitanti e ci hanno lasciato sole”.

Rosy Canale non si è mai arresa. Per lei il movimento delle donne di San Luca è solo archiviato. Nel frattempo si è trasferita a New York, dopo aver scritto insieme con la giornalista Emanuela Zuccalà il libro “La mia ‘ndrangheta”, da cui è nato un testo teatrale da ottobre in tournée nei teatri di tutta Italia per la regia di Guglielmo Ferro e le musiche di Franco Battiato.

Il monologo - Nel monologo “Malaluna”, lunedì al teatro Vittoria di Roma, Rosy Canale sul palco racconta due colonne della storia di San Luca. C’è Maria Strangio, morta nella strage del Natale del 2006 che ha lasciato tre bambini e poi c’è Teresa Strangio che, nonostante l’omonimia del cognome, appartiene a una fazione diversa dalla prima.

“Una madre che piange suo figlio e 3 bambini che piangono una madre come a dire abbiamo perso tutti, non c’è né vincitore né vinto. Siamo tutti perdenti, tutti i calabresi, tutti gli italiani che potevano fare qualcosa per fermare questo massacro”. Nel testo c’è ovviamente anche la sua storia personale, quella di una giovane donna calabrese che sognava di diventare una cantante e che si trasferisce a Pisa, si sposa, ha una figlia, poi si separa e torna a casa dove decide di diventare un’imprenditrice. Apre ‘Malaluna’, il locale dove l’ndrangheta voleva fare i suoi affari spacciando droga.

“In questi anni ho lavorato tantissimo su me stessa sviscerando ogni singolo attimo prima dell’aggressione. Ho cercato di capire in cosa avessi sbagliato e poi ho iniziato a perdonarmi e lì ho ricominciato a riavvicinarmi alla vita. Dovevo perdonarmi del fatto di non avere avuto la forza di chiudere prima il mio locale ed evitare tutto quello che è successo. Dovevo perdonare la mia grande ingenuità di credere che la peggiore cosa che avrebbero potuto fare, era dare fuoco al locale. La più grande ingenuità della mia vita è stata quella di riconoscere un’umanità a queste persone”.

Il coraggio - La testimonianza di Rosy in giro per l’Italia è una piccola rivoluzione civile quotidiana che lei conduce senza paura “di cosa dovrei aver paura ormai?” E’ quel bianco che a una velocità rallentata comincia a far vedere i colori di cui è composto. Anche se Rosy sa bene che il percorso è ancora molto lungo. La chiave è nelle donne “perché sono il seme del cambiamento e perché sono quelle che partoriscono quegli uomini. Se tu cresci tuo figlio in un certo modo, quello non entrerà mai in circuiti malavitosi”. Prima però bisogna lavorare alle radici di un popolo che si vanta, ad esempio, di camminare sotto braccio al boss. “Quello è un motivo di prestigio e se tu non vai a scardinare questi valori radicati nella mia gente diventa tutto difficile”.

E’ ottimista Rosy Canale al contrario di sua figlia 18enne convinta che all’Italia interessi poco della legalità. “Forse mia figlia è più realista di me. Forse riesce a vedere cose che io non voglio vedere. Soprattutto perché non voglio credere che il mio paese sia dannato altrimenti anch’io dovrei esserlo”.

Laura Bastianetto

Una vecchia fabbrica di Detroit fa da sfondo alla Medea di Seneca messa in scena da Pierpaolo Sepe che, dopo il debutto al Piccolo di Milano, sarà al Teatro Nuovo di Napoli (fino al 1° dicembre). ...

Il Fatto Quotidiano
21 11 2013

Uno spettacolo teatrale insegna ai bambini la parità di genere. E che non conta nascere maschio o femmina: l’importante è essere se stessi. Prodotto da fondazione Sipario Toscana onlus, ”Io femmina, e tu? Breviario comico poetico sugli stereotipi di genere” va in scena a Bologna, al teatro Testoni Ragazzi in via Matteotti 16. La sera di giovedì 21 novembre, alle 21.00, per i ragazzi delle medie. E la mattina di venerdì 22, alle 10.00, anche per i bambini della scuola primaria. Una produzione di successo, “Io femmina, e tu?” che ha debuttato nel 2011 e che, dopo Bologna, toccherà altre città: Bagnocavallo, in provincia di Ravenna, e, nel 2014, Cascina (Pisa), Cinisello Balsamo (Milano) e Firenze.

Fin da piccolissimi, i bambini devono confrontarsi con modelli che tengono conto del genere più che della personalità. “I maschi sono più vivaci delle femmine, le bambine piangono più facilmente, ai maschi piace smontare e rimontare i giocattoli, le femmine sono più affettuose, i maschi più aggressivi, la danza è femminile, il calcio è maschile, le femmine sono più sensibili, i maschi più intraprendenti”, si legge nella presentazione dello spettacolo. Dalla scelta dei giochi a quella dello sport, passando per i libri e l’abbigliamento, fino ad arrivare, come ricorda la fondazione Sipario Toscana, ”alle scelte importanti nel campo degli studi e del lavoro. Con il risultato, spesso e volentieri, di educare ai modelli imposti piuttosto che alla libertà di espressione del sé”.

In scena, anzi, sul ring allestito sul palco, i due protagonisti, Laura e Federico (gli attori Laura Rossi e Federico Raffaelli), si allenano tra guantoni, sgabelli e asciugamani. E’ un allenamento fisico ma anche alla vita. Giocano a invertire i ruoli. Federico prova a tenere in braccio un bambino immaginario, mentre carica la lavatrice, stira una camicia, pulisce il bimbo grande che si è versato il succo addosso e controlla il ragù che cuoce lentamente sul fornello, interrotto dal postino che suona alla porta e da un telefono che squilla. Il risultato garantisce tante risate ma anche importanti insegnamenti.

Una lezione giocosa sulle differenze e le relazioni rispettose, contro soprusi e bullismo. Tra travestimenti, scazzottate e tanti scherzi, alla fine i protagonisti dello spettacolo capiranno di essere Laura e Federico in quanto tali e non perché appartenenti all’uno o all’altro sesso. Una sfida lanciata ai piccoli e agli adulti, quella di fondazione Sipario Toscana, teatro stabile d’innovazione per l’infanzia e la gioventù che ha sede presso la Città del teatro di Cascina, nel Pisano. ”Io femmina, e tu?” è uno spettacolo di Fabrizio Cassanelli, direttore del Centro studi della fondazione Sipario Toscana. Diretto da Letizia Pardi e Francesca Pompeo, è stato realizzato con la collaborazione di Francesca Talozzi, Luigi Di Giorno, Maurizio Coroni, Marco Bagnai, Rosanna Monti, Ivo Raffaelli, Lucia Scuderi e Lavinia Baroni.

Ilaria Lonigro

Il Fatto Quotidiano
15 11 2013

Quel che pensano gli uomini su violenza, sessualità, desiderio, virilità va in scena con il nuovo progetto di Monica Lanfranco.

La giornalista, scrittrice e femminista, ha creato una piece teatrale ispirata al suo ultimo libro dal titolo “Uomini che (odiano) amano le donne”, un’indagine su come sta cambiando la mascolinità degli italiani realizzata attraverso la rielaborazione di 200 testimonianze raccolte grazie al blog su ilfattoquotidiano.it.

Lo spettacolo, intitolato “Manutenzioni- uomini a nudo“, ha debuttato lo scorso aprile in un paesino vicino a Genova, Sussisa, in una delle Società operaia di mutuo soccorso (Soms) più antiche in Italia. Da allora Lanfranco ha girato l’Italia incontrando uomini interessati a riflettere e far riflettere sugli stereotipi di genere, a mettersi in gioco per interpretare il testo teatrale, consapevoli della potenzialità di quest’esperienza. La piece, infatti, ha la capacità di diventare uno strumento virale per attivare attenzione sui temi della violenza, sulle domande sulla sessualità, la virilità, le relazioni con le donne.

La prossima data per lo spettacolo è fissata per venerdì 15 novembre a Modena. Seguiranno il 29 novembre a Pinerolo, l’8 marzo 2014 a Lugo e poi altre date, che saranno segnalate sul blog dello spettacolo.

“In scena – racconta Lanfranco – ci sono, oltre a me, attori non professionisti che danno voce a una parte maschile diversa rispetto a quella tragicamente presente nella cronaca nera o nella ordinaria e ottusa rappresentazione televisiva. Non si tratta infatti di soggetti caricaturali, ma di voci ‘normali’, riconoscibili, che dicono ciò che solitamente non viene detto apertamente, in una comunicazione diretta all'ascoltatore, il quale non potrà rimanere indifferente”.

L’adattamento teatrale è realizzato da Laura Guidetti, Monica Lanfranco e Ivano Malcotti e si pone come obiettivo quello di utilizzare parte delle risposte alle domande più spinose e pressanti presenti nel libro: che cosa è per te la sessualità? Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile più che di quella femminile? Cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne? Essere virile: che significa? La pornografia influisce, e come, sulla tua sessualità?

Un materiale che riesce a fornire una visione “da dentro” degli uomini italiani, anche grazie a una schiettezza e onestà di fondo delle risposte. Sulla questione del sesso fruito attraverso il web, ad esempio, qualcuno ha ammesso un’intossicazione che gli ha sfalsato l’immaginario erotico. Altri hanno detto di farne uso regolare perché hanno le fidanzate lontane e le vedono poco. Un patrimonio di racconti, impressioni e confessioni che Lanfranco ha saputo valorizzare e che verrà rappresentato attraverso monologhi, letture corali, sketch, musica, per commuovere, emozionare, indisporre ma anche far sorridere il pubblico.

Stefania Prandi

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