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Corriere della Sera
23 04 2015

È rimasto ucciso in un raid Usa Giovanni Lo Porto, cooperante di Palermo, 38 anni, rapito in nella provincia del Punjab, a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, il 19 gennaio del 2012 da quattro uomini armati. Il governo Usa ha annunciato di aver ucciso per sbaglio Lo Porto in gennaio, nel corso di un’operazione di antiterrorismo contro Al Qaeda. Da quanto è trapelato, l’attacco è stato condotto da un drone della Cia. La Casa Bianca ha aggiunto che insieme a Lo Porto è rimasto ucciso un secondo ostaggio di al-Qaeda, lo statunitense Warren Weinstein. Nell’operazione è stato ucciso anche Ahmed Farouq, cittadino americano tra i leader di al Qaeda.

«Mi sento responsabile»
«Ho parlato ieri (mercoledì, ndr), con il primo ministro italiano Matteo Renzi» dell’uccisione dell’ostaggio Giovanni Lo Porto»: lo ha detto Barack Obama in un messaggio video. «I nostri pensieri vanno alle famiglie di Warren Weinstein, americano prigioniero di al Qaeda dal 2011, e Giovanni Lo Porto, un cittadino italiano ostaggio di al Qaeda dal 2012», ha detto il presidente. «Nessuna parola può esprimere appieno il nostro rammarico per questa terribile tragedia», ha affermato. E ha aggiunto: «Come marito e come padre posso solo immaginare il dolore e l’angoscia che stanno provando le due famiglie» per la perdita dei loro cari». «Il loro esempio sarà una luce per chi è rimasto».

«Un esempio per noi»
Obama ha poi dichiarato di «assumersi tutte le responsabilità di tutte le operazioni antiterrorismo, compresa questa». E ha definito Lo Porto e Weinstein «un esempio per noi». «Quelle persone che vedono la sofferenza e rispondono con la compassione, vedono guerre e rispondono con la pace». «I servizi» umanitari «di Giovanni riflettevano gli impegni degli italiani nostri alleati e amici nel garantire la sicurezza di tutti nel mondo».

Renzi: «Profondo dolore»
«L’Italia porge le più sentite condoglianze alla famiglia di Giovanni Lo Porto», ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi che esprime «profondo dolore per la morte di un italiano, che ha dedicato la sua vita al servizio degli altri». Renzi ha espresso condoglianze «anche alla famiglia di Warren Weinstein».

L’operazione
In un comunicato, la Casa Bianca ha sottolineato che nell’operazione contro un edificio di al Qaeda, sono stati uccisi «accidentalmente» entrambi gli ostaggi e che «non c’era motivo di credere che all’interno del compound, al confine tra Afghanistan e Pakistan, fossero presenti» i prigionieri. «Nessuna parola può esprimere il nostro dispiacere per questa terribile tragedia», ha aggiunto la Casa Bianca. Le informazioni, finora segrete, sono state diffuse per volontà del presidente Obama, «declassificate e condivise con il popolo americano», prosegue la nota, ribadendo che il presidente «si assume la piena responsabilità di queste operazioni e crede che sia importante fornire agli americani più informazioni possibili sulle operazioni anti-terrorismo, in particolare quando provocano la morte di nostri cittadini».

La Casa Bianca ha sottolineato che l’operazione è stata condotta in osservanza delle politiche anti terrorismo e che sono in corso indagini che comprender cosa sia avvenuto e come impedire che possano ripetersi altri incidenti in futuro. «A volte si fanno errori mortali, ma una delle cose che rende eccezionali gli Stati Uniti è la nostra volontà di imparare dai nostri errori, sto aspettando una relazione di cio che è successo per chiarire che lezione dobbiamo imparare, faremo di tutto per non ripetere questi errori ed evitare la perdite di vite innocenti», ha detto il presidente, collegato dalla Casa Bianca.

Il sequestro
L’operatore umanitario palermitano aveva alle spalle missioni in Centro Africa, ad Haiti, due volte in Pakistan. Era stato sequestrato dal compound di Multan, nel Punjab, insieme con il collega tedesco Bernd Muehlenbeck, 59 anni, che come lui lavorava per la ong tedesca Wel Hunger Hilfe, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Ue per soccorrere la popolazione del Pakistan. Muehlenbeck era stato liberato lo scorso ottobre.

Weinstein
Warren Weinstein, che ha perso la vita con Lo Porto, era il direttore per il Pakistan della J.E. Austin Associates, società privata di consulenza che assiste economie emergenti nella crescita e ha progetti in tutto il mondo. Era stato rapito nell’agosto 2011 a Lahore mentre si preparava a tornare in patria, quattro giorni prima della scadenza del suo contratto con l’Agenzia Usa per lo Sviluppo Federale. Weinstein aveva 73 anni e viveva a Rockville, alle porte di Washington. Nel dicembre 2013 al Qaida aveva diffuso un video il cui il cooperante faceva appello a Obama per la sua liberazione.

«Vogliamo chiarezza»
«Al momento siamo senza voce. Ciao Giovanni, che la terra ti sia lieve». Gvc onlus, la ong bolognese con cui il giovane palermitano nel corso della sua lunga carriera da cooperante ha collaborato, affida a Facebook le lacrime per la notizia arrivata oggi dagli Stati Uniti. «È straziante leggere le dichiarazioni americane. È morto a gennaio e lo comunicano adesso. Perche’? A noi non resta che stringerci ancora piu’ vicino alla famiglia», ha detto Margherita Romanelli, responsabile per l’Asia della ong.

Gli ostaggi
Lo Porto era stato ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno del suo insediamento: «Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo. Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case». Da allora, ancora altro silenzio, fino a oggi.

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