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20 novembre. Transgender Day of Remembrance

  • Venerdì, 20 Novembre 2015 10:25 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
20 novembre. Transgender Day of RemembranceLeila Pereira, Zeroviolenza
18 novembre 2015

La lotta delle persone transessuali, per vedersi riconosciuta l'identità che percepiscono sin dall'infanzia, è giunta in Italia ad una svolta importante, dopo che la Corte costituzionale ha finalmente chiuso definitivamente il cerchio su qualunque interpretazione della legge 164

Radio Città del Capo
14 01 2015

Bologna, 13 gen. – Dopo la campagna “Un altro genere è possibile” il Mit ha deciso di portare alla Corte Costituzionale il ricorso contro l’obbligo dell’intervento chirurgico per le persone trans che desiderano cambiare il genere sulla carta d’identità.

Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull’obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.

Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.

I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.

La famiglia Browser mette in discussione i ruoli di genere

  • Venerdì, 03 Ottobre 2014 11:16 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
03 10 2014

I Bowser hanno destato l’interesse dei media americani e non solo… Perchè? Perché sono una famiglia transgender in cui i ruoli di genere diventano fluidi e per molti forse incomprensibili. Bianca oggi ha 32 anni e fino a 11 anni fa si chiama Jason, ma sapeva di essere nata donna fin da bambina. Nick ha 27 anni e fino ai 20 per tutti era Nicole, ma anche lui sapeva che presto avrebbe potuto essere quello che sentiva fin dalla nascita. Le loro transizioni però non sono arrivate alle operazioni definitive, per cui nessuno dei due ha cambiato i propri genitali.

In questo modo il loro amore ha potuto dare vita due splendidi bambini, Kai, 3 anni, e Pax, quasi 1, che per ora non sanno che è stata mamma a mettere incinta papà, ma che crescendo conosceranno perfettamente la loro storia e quella della loro famiglia. Bianca ha dichiarato al The Mirror: “Non mi preoccupa come reagiranno. Non faremo mai passare questa cosa come “sbagliata” e i ragazzini sono molto più aperti e privi di giudizio degli adulti”.

Bianca e Nick comunque non hanno mai tenuto nascosta la loro storia, semplicemente non avevano mai esposto le loro identità ai media, ma ora vogliono creare consapevolezza e cambiamento attraverso i loro racconti, che spesso stupiscono poiché osservandoli da fuori nessuno si accorgerebbe della loro identità transgender.

Certo quando Nick era incinta, le reazioni delle persone non furono proprio tranquille: “La mia gravidanza non era “la norma” per molti, così tanti erano sgomenti“, ma con l’aiuto di Bianca è riuscito a superare un’esperienza che comunque da uomo trans è stata molto difficile poiché il suo corpo ha subito mutamenti importanti. Nick ha poi optato per un cesareo, per evitare la fase più “femminile” della nascita. Bianca, ironizzando ammette di non essere poi così dispiaciuta di non subire i dolori del parto: “Avere dei figli è quello che ho sempre desiderato. Semplicemente non pensavo che avrei trovato qualcuno con cui concepirli”.

A mio parere, storie di persone come i Bowser sono bellissime e fondamentali per mostrare che la realtà non è binaria e l’amore non dipende dai genitali, ma è pieno di sfumature e di vite talmente diverse le une dalle altre che rendono questo sentimento unico. Ecco una piccola gallery per conoscere più da vicino i Bowser!

E la fiaba transgender sbarcò a Hollywood

Il letterario e la produzione artistica di Emiliano Reali hanno sempre seguito uno schema preciso, che si è fortemente discostato dalle opere di altri scrittori soprattutto di quelli che hanno raccontato l'omosessualità.
Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista ...

Facebook rifiuta nomi di transgender e drag queen

Huffington Post
18 09 2014

Facebook rifiuta nomi di transgender e drag queen. Attivisti LGBT lanciano l'hashtag #mynameis (TWEET)

Facebook non è solo un raccoglitore di volti, ma anche un raccoglitore di nomi. La prima regola d'oro per usare il social network è proprio inserire il proprio nome e cognome reale, pena il rifiuto dell'iscrizione. Per chi vive con una nuova identità, come i transgender o le drag, questa regola ferrea di Facebook costituisce un vero problema. A San Francisco, attivisti LGBT hanno criticato i suoi termini di registrazione, allargando la polemica su Twitter.

È stata soprattutto la famosa drag Sister Roma a lanciare l'allarme: non solo il suo profilo, ma anche quello di tanti altri, era stato chiuso per aver usato un nome diverso da quello di battesimo. Per accedere al social l'unico modo per la drag era sostituire "Sister Roma" con "Michael Williams", un nome che non usava da trent'anni.

Facebook is really getting on my last nerve today #MyNameIs #BeBeSweetbriar pic.twitter.com/jCa1JKFnll
— BeBe Sweetbriar (@bebesweetbriar) 16 Settembre 2014

"Mi ha commosso vedere quante persone mi hanno mostrato la loro vicinanza. Ho ricevuto centinaia di mail con storie di persone che non possono usare il loro nuovo nome su Facebook", ha scritto Roma. A partire dalla sua denuncia, su Twitter è stato lanciato l'hashtag #mynameis, che raccoglie le storie e le testimonianze. Mentre su change.org, una petizione ha già raccolto 17mila firme.

Ma ad essere tagliati fuori non sono solo i transgender. Le vittime di violenze domestiche, che vogliono usare un nome fittizio su Facebook, sono costrette a rivelare la loro vera identità per usare il social network.

My account has been suspended. After my article about the right to self-identify was shared a bunch. #mynameis pic.twitter.com/A0uG7W0twP
— AKA DoubleCakes (@jetta_rae) 15 Settembre 2014

Nella sezione "Assistenza" di Facebook, alla domanda "Perché il mio nome è stato rifiutato al momento dell'iscrizione?", il social risponde: "Tutti devono utilizzare i propri nomi e cognomi reali, in modo che ogni utente sappia con chi si sta connettendo. Blocchiamo l'uso di determinati nomi per impedire alle persone di creare account falsi o malevoli, che potrebbero compromettere la tua capacità di condividere contenuti con i tuoi amici. Siamo spiacenti se il tuo vero nome è stato bloccato per sbaglio!".

Una policy di trasparenza che non piace a Scott Wiener, "supervisor" di San Francisco: "Capisco la necessità di Facebook di mantenere i profili degli utenti trasparenti e di combattere le false identità. Ma il fatto è che per molte drag queen il loro nome attuale è il loro nome vero e proprio, rappresenta quello che sono davvero. Facebook deve capire questa realtà e deve aprirsi alla diversità".

Ladies, do NOT let @facebook have the power! #MyNameIs Switch to #Dragbook today! No name changes, no censorship! pic.twitter.com/nX8Hyg7wPw
— Dragbook.com (@dragbook) 16 Settembre 2014

I don't believe that "Facebook" will listen to the #mynameis campaign stuff either.
It does not involve money, their bottom line.
— Snowden Pirate (@SpikedUpFrog) 17 Settembre 2014

Facebook suspended me for not using a legal name months ago. #mynameis
— small affair (@small_affair) 17 Settembre 2014

Facebook shut down my account 3 days ago. Not sure when I'll reactivate it. I'm a single lady with fears, a past & I live alone #MyNameIs
— Holy McGrail (@HolyMcGrail) 17 Settembre 2014

#MyNameIs picked up by @Queerty, @WSJ, & now @CNN. You thought we were joking about the world domination thing? http://t.co/IkMREI4kNb
— Sister Gaia Love (@SrGaia) 16 Settembre 2014

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