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Non è un caso che la riflessione sulla guerra si sia sviluppata proprio a proposito di un problema di violenza contro le donne: mai come in questi ultimi decenni, infatti, le donne, e soprattutto il loro corpo, sono al cuore del contendere e quindi oggetto particolare di violenza. ...

Tornano le "sabaya": schiave di guerra da vendere al mercato

  • Giovedì, 07 Agosto 2014 09:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Avvenire
07 08 2014

Con il regime oscurantistico imposto dall'Isis e gruppi simili è tornata in auge la parola sabaya. Il termine indica le donne (ma anche i bambini) cadute in ostaggio in seguito a un'azione di guerra o comunque prelevate con la forza.

Il portavoce della Mezzaluna rossa irachena, Mohammad al-Khozai ha parlato di «donne yazidi e cristiane prelevate da membri dell'Isis come sabaya ed esposte in un mercato di Ninive», invocando un urgente intervento internazionale.

Altre fonti parlano invece di donne rapite distribuite in due campi dell'Isis fuori Mosul «per essere destinate al piacere sessuale dei jihadisti». ...

Corriere della Sera
04 07 2014

Quella volta che scappò via non era solo per le botte. Non le sentiva neanche più. Da anni la torturavano così crudelmente che la pelle era diventata un intrico di cicatrici. E non era neanche per l’umiliazione di dormire nella cuccia del cane. Un giorno, forse, avrebbe rimesso tutto in pari. Tranne che quei cinque anni rubati senza un perché. Per questo era fuggita: voleva provare a riprenderseli. Air è una bimba birmana di 13 anni. Quando ne aveva sette l’hanno rapita. E poi venduta. Cinque anni di schiavitù.

Adesso che è libera, un tribunale le ha riconosciuto un risarcimento di 143 mila dollari. Pochi, abbastanza? Ci sono tabelle per dirci quanto pesa la sofferenza? I suoi genitori, birmani di etnia Karen, erano venuti in Thailandia per cercare un lavoro. L’avevano trovato. Nei campi di canna da zucchero. Quando Air è sparita non potevano neanche fare una denuncia vera. Erano migranti-clandestini, fantasmi , «non gente». Ma in ogni caso per la polizia sarebbe stato un rapimento come tanti. Inutile perderci tempo e risorse. E poi da quella scomparsa ci avrebbero guadagnato tutti. Per i genitori una bocca in meno da sfamare, per gli altri una serva a costo zero.

Quando è fuggita, le hanno tagliato un orecchio
I rapitori avevano venduta la bimba a una coppia thailandese. Gli serviva una cameriera. Che, fosse stato davvero così, poteva andare anche peggio. Cameriera, invece, voleva dire serva, schiava. Bimba-oggetto. E gli schiavi non hanno diritto neanche a una stanza, un ripostiglio. Doveva dormire nella cuccia del cane. Quando disubbidiva la immergevano nell’acqua bollente. Adesso ha la pelle così deturpata che nessun chirurgo plastico potrà mai far tornare come prima. Ha difficoltà anche a muovere parte del corpo. Non riesce a piegare il braccio sinistro. E le manca anche metà orecchio. I suoi aguzzini gliel’hanno tagliato la volta che è fuggita, il 31 gennaio scorso. A riportarla a casa ci aveva pensato la polizia. Gli agenti a cui si era rivolta spaurita, esausta, ma sicura che l’incubo fosse finito per sempre.

Si erano messi la giacca della divisa, fatti dire da dove era scappata, ficcata su un’auto e lasciata davanti a «casa». Adesso che la storia è venuta alla luce dovranno spiegare il loro comportamento. Ma c’è un muro di omertà, pregiudizio, fastidio da abbattere.

La coppia che torturava Air è stata identificata. Ha nomi e cognomi. Lui si chiama Nathee Taengorn, 36 anni. Lei Rattanakorn Piyavoratharm, 34 anni. Sono stati rilasciati su cauzione, nonostante le pesantissime accuse. Qualcuno parla di «pressioni» dall’alto. Il procuratore thailandese non ha ancora aperto contro di loro un procedimento penale. Intanto i due sono fuggiti. Ma gli avvocati della Human Rights and Development Foundation, che hanno preso stanno studiando strategie per aggredire almeno parte dei beni dei due aguzzini per risarcire la vittima. «Non è tanto, non solo per i soldi che aiuteranno Air a crearsi un futuro - spiega Preeda Tongchumnum, assistente del segretario generale della Fondazione per i Diritti Umani - quanto per il precedente. Fungerà da deterrente in futuro per chi si macchierà di colpe simili».

Thailandia maglia nera per traffico di esseri umani
Intanto il Dipartimento di Stato americano ha declassato la Thailandia: è considerata tra i peggiori Paesi per quanto riguarda il traffico degli esseri umani. Nel rapporto di quest’anno gli sforzi di Bangkok sono stati definiti «insufficienti» e grave il coinvolgimento di civili corrotti e di militari conniventi. «Non ci può esse impunità per chi è nel mercato degli esseri umani - ha ricordato il segretario di Stato, John Kerry - sia che si tratti di una giovane ragazza costretta a prostituirsi o ad elemosinare per strada».

Secondo il rapporto di Washington sono più di venti milioni le persone nel mondo che finiscono in schiavitù. Moltissimi sono minori. E in Asia la piaga è più grande che altrove.

Carlo Baroni

Una metodologia per combattere la tratta

  • Mercoledì, 02 Luglio 2014 08:35 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
02 07 2014

Genderis è un progetto di contrasto alla tratta di esseri umani. Più specificamente è un progetto finanziato dalla Commissione europea per sviluppare una metodologia di genere da applicare nelle azioni di prevenzione e contrasto. Non si è trattato di inventare cose nuove, ma di sistemattizare le competenze e l’esperienza di soggetti che lavorano sul campo nel contrasto alla tratta a partire da un posizionamento di genere.

Il risultato, dopo un anno di scambi, condivisione e ricerca, è un manuale utile sia alle operatrici e gli operatori che lavorano con le vittime che a chi fa ricerca, a chi vuole capire meglio e chi deve programmare e mettere in atto politiche di contrasto a tutti i livelli (locale, nazionale, europeo). Il progetto è realizzato dalla Fondazione G. Brodolini in partenariato con Differenza Donna, Surt (Barcellona) e CPE (Bucarest). Sul sito del progetto è inoltre possibile scaricare altri materiali: un rapporto sull’approccio di genere nelle politiche di prevenzione chi lo applica, perché e con quali risultati, sempre sul sito è scaricabile una raccolta di buone pratiche di contrasto alla tratta per lo sfruttamento sessuale.

Frontiere chiuse, Milano crocevia della tratta

  • Lunedì, 23 Giugno 2014 13:10 ,
  • Pubblicato in La Storia
Nicola Grigion, Il Manifesto
20 giugno 2014

Quando arriviamo davanti al distributore automatico di bibite all'incrocio con via Aldini, abbiamo la sensazione di avere interrotto una discussione importante. La trattativa che è in corso lì dentro è di quelle serie. Sul piatto ci sono le speranze di intere famiglie. ...

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