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Xylella, è tempo di cambiare strategia

  • Martedì, 28 Luglio 2015 11:56 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micro Mega
28 07 2015

Il fenomeno di disseccamento coinvolgeva certamente numerosi esemplari di ulivo, ma necessitava di un approccio scientifico molto più rigoroso e aperto a una pluralità di pareri scientifici già esistenti, quelli (non meno autorevoli) non in linea con la scienza istituzionale che invece aveva sempre sostenuto essere il taglio l’unica barriera al diffondersi del batterio.

L’allerta partita dalle Autorità Italiane si è rivelata esagerata e non corrispondente alla realtà dei fatti, sia per la diagnosi affrettata del fenomeno che per la sua reale estensione geografica. Tale allerta ha fatto scattare il piano di quarantena europeo ed è apparsa talmente sospetta al punto tale da far scattare le indagini della magistratura.

Numerosi studi e ricerche, che vanno in favore di un più attento esame del fenomeno e che trovano importantissime conferme nelle sperimentazioni effettuate con successo, puntano il dito contro la necessità di tagliare gli alberi con la conseguente richiesta di indennizzi economici.

Appare quindi fondamentale come in questo momento sia necessario sgomberare il campo da un errore di metodologia visto che la Xylella è stata riscontrata in un irrisorio numero di piante e che non si è propagata oltre le stesse piante sulle quali è stata accertata. Essa ha reagito positivamente alle cure messe in atto dai diversi istituti e centri di ricerca e alle buone pratiche agronomiche, che si sono rivelate un eccellente strumento di contrasto al disseccamento.

La Puglia ha sofferto pesantemente delle misure di quarantena e dell’embargo al commercio delle piante, e sono numerosi gli operatori sul campo, i ricercatori, i centri di sperimentazione, che credono che sia arrivato il momento di una importante modifica della strategia.

Il cambio di amministrazione alla Regione Puglia rappresenta la condizione ideale per l’elaborazione di un nuovo paradigma e di una nuova metodologia per gestire al meglio la questione Xyella. La necessità prima è quella di rinegoziare la decisione comunitaria dopo aver mostrato a Bruxelles gli effetti positivi delle cure alternative.

L’azione del Governo, fino al momento, ha comportato una condanna dell’agricoltura e del commercio salentini, perché l’allarme che ne è derivato ha indirizzato le decisioni comunitarie verso il taglio e le eradicazioni. Si è condannata la Puglia e il suo patrimonio in assenza di conclamate prove scientifiche.

Informare per resistere
23 07 2015

LA VOCE DELL’ULIVO PRONTA A DISOBBEDIRE ALL'UE:
PIANTEREMO UN MILIONE DI ULIVI” VIA IL DIVIETO DI IMPIANTO: “FEBBRAIO 2016 È LA SCADENZA DEL NOSTRO ULTIMATUM”

È VIETATO PIANTARE ALBERI DI ULIVO IN SALENTO, questo è di fatto l’imposizione, contenuta nell’ART 5, della Decisione di Esecuzione dell’UNIONE EUROPEA N.789 del 18 Maggio 2015 e ribadita con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 Giugno 2015, N. 84. a Voce dell’Ulivo: “Non siamo più disposti ad accettare diktat da coloro i quali, sotto l’insegna della globalizzazione, stanno portando alla morte i nostri alberi”.

Ancora dall’Associazione: “Chi cercherà di fermarci verrà ricordato, da tutto il mondo e nei secoli, come colui il quale ha impedito, ai custodi della terra, di impiantare il simbolo di Pace e di Vita, l’ULIVO!”.

Il Salento in questi due anni è stato invaso solo da montagne di carte bollate, che hanno portato ad un unico risultato, quello dell’avanzata inesorabile dei disseccamenti dei nostri alberi.

È proprio in questi giorni di caldo torrido che i fenomeni di disseccamento degli ulivi salentini hanno ripreso ad essere più che esponenziali. Quindi a questo punto la Voce dell’Ulivo dice BASTA: “La politica si prodighi una volta per tutte e non ci interessa in che modo, a TRATTARE con l’Unione Europea, per ottenere la deroga al divieto d’impianto di alberi di ulivo, viceversa i nostri agricoltori DISOBBEDIRANNO ALL’UE!”.

Ancora dall’associazione: “Gli alberelli di ulivo verranno acquistati dai vivai salentini e saremo pronti, nel periodo più propizio (Febbraio 2016), a partire con un’operazione massiccia di impianto di ulivi, quasi al pari di un piano olivicolo nazionale”. Infine dall’alleanza: “questo è ciò che promettiamo di fare ed è ciò che i nostri agricoltori ci hanno chiesto per sperare di continuare ad essere i custodi della terra e del Salento”.

Le ruspe dell’Ue e il Popolo degli ulivi

  • Lunedì, 22 Giugno 2015 11:48 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
22 06 2015

Mentre gli ispettori dell’Ue nei giorni scorsi hanno ribadito l’importanza della linea dura suggellata a Bruxelles in maggio, cioè l’eradicazione degli ulivi del Salento, contadini, cittadini, associazioni, artisti si preparano a nuove forme di resistenza. Di sicuro, il “popolo degli ulivi” è riuscito a raccontare quello che sta accadendo, ha evidenziato il legame tra la malattia delle piante e l’uso di concimazione chimica, ha dimostrato che la scienza di laboratorio è in grado solo di fornire la “soluzione” della desertificazione del territorio, ha mostrato, infine, che esistono sperimentazioni di agricoltura naturale in grado di prendersi cura delle piante.

di Paolo Cacciari

Vedere la morte per disseccamento di interi campi di ulivi secolari a Gallipoli e in altre zone del Salento fa male all’anima. Ma ancor più sconfortante è il piano di eradicamento di massa avanzato dal solerte comandante Siletti del Corpo Forestale della Regione Puglia e fatto proprio dal Governo e dall’Unione Europea nell’intento di creare un “vuoto biologico” attorno alle aree dove è stato trovato il batterio Xilella, classificato “molto pericoloso” e accusato di essere la causa dell’epidemia. La scienza di laboratorio non sembra in grado di fornire altra soluzione se non la desertificazione del territorio. Se tale piano dovesse procedere il paesaggio, la storia, l’economia della Puglia non sarebbero più gli stessi e si aprirebbe la strada ad altri usi del territorio, ben descritti dalla giornalista Marilù Mastrogiovanni in: Xilella Repor, edizioni Il Tacco d’Italia.

Una mobilitazione senza precedenti di contadini, cittadini, associazioni, artisti ha materializzato un “popolo degli ulivi” che ha fermato le motoseghe. Ci si attende ora dal nuovo presidente della Regione Michele Emiliano una riconsiderazione della situazione alla luce di semplici constatazioni che emergono dal sapere diffuso esperienziale degli olivicoltori tradizionali.

La Xilella può essere solo la causa finale di un indebolimento dei tessuti vegetali delle piante private di un apporto nutrizionale sufficiente a causa dalla perdita di materia organica del suolo. Decenni di concimazione con prodotti di sintesi, di diserbi, di uso di fitofarmaci, di mancata coltivazione dei terreni, di potature approssimative hanno compromesso i cicli biologici delle piante più vecchie. Un professore di agronomia dell’Università della Basilicata, Cristos Xyloyannis, lo ha scritto sull’“Informatore Agrario”. Un permacultore, Mattia Pantaleoni, nel suo podere a Oria (Brindisi) sperimenta come alimentare e curare le piante con microrganismi e minerali. Ivano Gioffreda, presidente di Spazi popolari, ha ottenuto buoni risultati curando i suoi alberi con la classica poltiglia bordolese. Alcuni campi sperimentali biologici stanno dando buoni risultati.

Al fondo, si scopre che non vi è bisogno di scatenare alcuna guerra batteriologica (con le armi fornite dalla Monsanto, guarda caso!), basterebbe un’azione coordinata per una rivalutazione del prodotto. La gran parte dlle olive da queste parti vengono pagate pochi euro al quintale al frantoio per produrre “olio lampante”, troppo acido e di bassa qualità per essere remunerativo.

 

* Paolo Cacciari è autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni. Questo articolo è stato pubblicato anche su Left. Il nuovo libro di Paolo Cacciari, Vie di fuga (Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita – è leggibile qui nella versione completa pdf (chiediamo un contributo di 1 euro).

Micromega
06 05 2015

di Antonia Battaglia e Marilù Mastrogiovanni

Pubblichiamo due articoli che hanno in comune la decisa volontà di continuare a combattere scellerate decisioni di desertificazione degli uliveti di Puglia, ma che danno un giudizio opposto sulla complessa decisione della Unione europea: un primo passo che apre qualche speranza, secondo Antonia Battaglia di Peacelink, che per i lettori non ha bisogno di presentazioni poiché hanno seguito i suoi numerosi interventi in questa battaglia, puntualmente presentati nel sito. Una decisione che sotto forme criptiche in realtà peggiora ulteriormente la situazione per gli uliveti, secondo l’analisi di Marilù Mastrogiovanni, giornalista che in Puglia da anni è in prima linea in tutte le battaglie civili e per questo ha subito minacce della mafia. (pfd’a)

UNA SVOLTA IMPORTANTE

di Antonia Battaglia

Gli alberi della Provincia di Lecce non dovranno essere tagliati. E’ quanto stabilisce la decisione dell’Unione Europea, precisamente del Comitato sulla Salute delle Piante, organo che include gli esperti scientifici dei 28 stati membri e che è presieduto dalla Commissione Europea.

Dopo due giorni di lavori molto tesi, la nuova decisione europea, che annulla quella precedente del luglio 2014, rappresenta un importante passo avanti rispetto a una situazione difficile, caotica, e resa ancora più complicata da un balletto poco decoroso delle Istituzioni Italiane.

Andiamo per gradi. Perché è necessario raccontare del dietrofront operato in questi ultimi giorni dalla Regione Puglia, pressata dalla mobilitazione popolare, impaurita forse dalle indagini in corso della Magistratura e messa di fronte alle proprie responsabilità dall’azione portata avanti in Salento da diverse associazioni e in Commissione Europea da Peacelink insieme a Spazi Popolari.

La Regione Puglia ha infatti mandato una lettera in extremis al Commissario Europeo per la Salute Andriukaitis, lettera del 24 aprile scorso, nella quale, strategicamente, a solo qualche giorno dalla riunione del 27 aprile, si sottolinea che “la bozza di decisione EU è troppo penalizzante per la Regione Puglia” e che “l’Ulivo è cosa molto diversa da qualsiasi altra specie arborea produttiva, per l’importanza che riveste non solo in termini agricoli ed economici ma anche paesaggistici, culturali, di assetto territoriale e di turismo”.

La lettera raggiunge un lirismo inaspettato, che avremmo voluto ritrovare anche quando si parla di Taranto, nel momento in cui dice che “Difatti, ogni qual volta si debbono assumere azioni che incidono sull’ambiente, è necessario considerare che le trasformazioni sono irreversibili e non sono suscettibili di reintegrazioni né di incrementi. Tanto più che ogni modifica dell’ambiente e del paesaggio incide sul benessere delle popolazioni coinvolte”.

C’è da restare allibiti. Un cambio di registro e di posizione incredibili, a tre giorni dalla decisione comunitaria e dopo una riunione con le associazioni salentine, durante la quale anche Peacelink ha potuto denunciare cosa stesse per accadere a Bruxelles a causa delle irresponsabili posizioni italiane.

Alla Regione Puglia ha fatto eco Coldiretti, che, con altrettanto incredibile voltafaccia, ha scritto che “non si deve tagliare neanche un solo albero non infetto”. Ovvero, i fautori del taglio di un milione d’ulivi adesso cambiano strategia, perché andare contro l’Europa, anche quando invece l’Europa ha fermato l’abbattimento del milione di piante, fa radical chic. Ma non erano loro che, con il Ministro Martina, chiedevano indennizzi come se piovesse e lo stato di calamità naturale?!

Ma veniamo all’Europa. La decisione adottata rappresenta un grande passo in avanti rispetto alla precedente ed è da ritenere miracolosa se si considera il caos con il quale il Governo e la Regione hanno gestito la questione sin dall’inizio, cambiando posizione sulla gravità della malattia e sul numero degli alberi da abbattere, senza riuscire a produrre, ancora ad oggi, prove scientifiche ineludibili sulla effettiva aggressività della Xylella fastidiosa nel suo ceppo salentino.

Il nuovo testo della Commissione, infatti, giusto per non dimenticare che in Europa siamo in 28 e che non esistono solo SEL, Coldiretti e PD e gli altri partiti, punta molto anche sulla protezione delle altre regioni e sottolinea l’importanza di una attenta sorveglianza e della individuazione immediata di qualsiasi possibile altro focolaio, al fine di evitar il propagarsi della malattia.

Una decisione che, ai più inesperti, ai giornalisti frettolosi e ai politici in cerca di capri espiatori, è sembrata dura, un giro di vite, ma che in realtà dura non è affatto in quanto essa mira a tranquillizzare quegli Stati Membri più allarmati come la Francia, lasciando nel contempo all’Italia un grande margine di manovra e di decisioni, salvaguardando così il patrimonio paesaggistico e storico della provincia leccese.

La decisione prevede infatti la possibilità, per quelle zone in cui il batterio è ormai diffuso (come la provincia di Lecce) di optare per misure di solo contenimento della malattia e non di estirpazione degli alberi, né di quelli infetti né di quelli sospetti.

Ci si augura che tali misure di contenimento della malattia diventino presto oggetto di un nuovo piano che sostituisca il piano Silletti che, con la nuova decisione, è de facto decaduto. La zona di Lecce diventa area da sorvegliare visivamente.

L’obbligo invece di espiantare è mantenuto per la fascia a ridosso delle Province di Taranto e Brindisi, dove rimane la necessità di abbattere gli ulivi infetti ma non trova conferma la proposta precedente della Commissione europea di eliminare anche le piante che potrebbero ospitare il batterio in un raggio di 100 metri intorno all’albero malato. Per queste piante, infatti, subentra l’obbligo di semplice monitoraggio per accertare un’eventuale futura presenza di Xylella fastidiosa.

Per quanto riguarda i nuovi focolai dell’infezione, dovessero essi verificarsi in aree al di fuori della provincia di Lecce (il caso è quello di Oria, Brindisi), si applicheranno le misure iniziali di abbattimento, con l’obbligo mantenuto di espiantare ogni pianta di ulivo infetta assieme alle altre piante presenti (tra quelle comprese nella lista delle “piante ospitanti”) in un raggio di 100 metri dall’albero malato.

Una vittoria. Una sconfitta, secondo gli ingenui e i politici in cerca di rifugio, quelli che non hanno idea di come si prendano le decisioni europee e che si attendevano che, a due settimane dalla dichiarazione di stato di calamità da parte del Governo Italiano (lettera del Ministro Martina al Commissario Andriukaitis), si desse una pacca sulla spalla all’Italia e si archiviasse tutta la questione.

C’è un mese adesso prima che la decisione europea sia effettivamente adottata dalla Commissione. Solo successivamente essa potrà esser messa in atto. Un mese importante, nel quale le Istituzioni Italiane potrebbero finalmente mettersi dalla parte di cittadini e Associazioni per stilare un nuovo piano di applicazione delle misure di contenimento, immaginando anche di arrivare a proporre alla Commissione Europea opzioni alternative rispetto al taglio di quegli alberi nelle zone a ridosso delle Province di Taranto e Brindisi.

La Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica ha elaborato una serie di misure diverse dalla estirpazione, proposte concrete che hanno già trovato riscontro nel lavoro portato avanti da Spazi Popolari.

Ancor più di prima, adesso si devono unire le forze, quelle della scienza che deve dare risposte e certezze sul come contenere il disseccamento e su come realizzare tutte le altre misure; quelle delle associazioni e degli agricoltori che operano sul campo che, con Peacelink, potranno continuare a convogliare proposte concrete a Bruxelles facendo sentire ancora la propria voce.

E’ necessario che le Istituzioni Italiane, fulminate finalmente sulla via di Damasco, si decidano a prender parte con immediatezza a questo processo lanciato dalle Associazioni, disegnando un nuovo piano di azione che possa contemplare misure di contenimento bio-sostenibili.

Le Istituzioni, anche passata l’ondata delle promesse elettorali per le regionali, devono attivare azioni di ricerca scientifica più ampie, a 360 gradi, al fine di far emergere l’azione delle concause del disseccamento e di dare risposte chiare e nette all’Europa, prendendosi finalmente la responsabilità di dire che gli alberi possono essere curati e che l’Italia sarà in grado di mettere in atto cure specifiche alternative al taglio anche nelle zone in cui il taglio è previsto!

* * *

UN REGALO AI CEMENTIFICATORI

di Marilù Mastrogiovanni

Per capire le conseguenze della decisione di esecuzione che la Ue sta per prendere sulla xylella fastidiosa è necessario passare al vaglio tutti i passaggi salienti della bozza di 16 pagine liquidata dalla Commissione Ue sulla Salute due giorni fa, e comprendere come le future decisioni s’incastrano con le leggi italiane esistenti e con le decisioni già assunte da tempo dalla Regione Puglia.

Partiamo da quello che succederà all’intera provincia di Lecce.
Da tempo l’intera provincia di Lecce è stata dichiarata zona infetta dalla Regione e dal Ministero, attraverso diversi atti ufficiali. (L’ultimo di questi è la determina regionale n.54 a firma del dirigente del Servizio agricoltura Giuseppe d’Onghia (13 marzo 2015, n. 54, che riprende la Direttiva 2000/29/CE, D.Lgs. 214/2005 e e il DM 2777 del 26/07/2014).

Con queste norme, recepite dal Piano Silletti, che è successivo, si ridefiniscono per la terza volta le aree di diffusione della xylella e relativi interventi obbligatori. Nella zona infetta, cioè l’intera provincia di Lecce, sradica gli ulivi solo chi vuole. La procedura è semplice (è descritta nel libro “Xylella report”).

L’eradicazione “volontaria” sembra una buona notizia ma non lo è: si sono infatti predisposte norme che favoriscono la cementificazione delle aree agricole e la riconversione in chiave industriale degli uliveti secolari, finora intoccabili.
Tali norme volute dalla Regione Puglia prima del piano Silletti ma in esso recepite, sono in contrasto con una legge dello Stato del 1951, che tutela gli ulivi. Secondo tale legge gli ulivi non si possono espiantare a meno che non si dimostri che siano improduttivi da anni.
La presenza di xylella rende semplice tale dimostrazione da parte degli agronomi, che dovranno presentare una perizia che giustifichi l’espianto.

E’ anche per questo che in alcuni ricorsi al Tar si contesta proprio il fatto che il Piano silletti (che recepisce tutte le norme precedenti, incluse tutte le determine della Regione e il decreto ministeriale 2777 del 2014) non possa soppiantare una legge dello Stato.
Né l’Unione europea può farlo, perché ogni Stato è sovrano. Però c’è l’emergenza, dunque si agisce in deroga alle norme. Deciderà dunque nel merito il Tribunale amministrativo: i proprietari degli alberi e i Comuni stanno predisponendo i ricorsi al Tar per impugnare il Piano Silletti.

Torniamo alla bozza di decisione della Ue. Le zone di demarcazione passano da quattro a due.

La Regione Puglia (e poi il Piano Silletti) aveva definito 4 aree:
1. area infetta (tutta la provincia di Lecce);
2. fascia di eradicazione (che si trova all’interno della zona infetta), larga 15 km, e lunga dall’Adriatico allo Jonio;
3. zona cuscinetto, larga 2 km e lunga dall’Adriatico allo Jonio. Si trova a nord della zona di eradicazione;
4. zona profilassi, a nord della zona cuscinetto.

Nella zona infetta, come detto, corrispondente all’intera provincia di Lecce, sradicare è facoltativo (delibera giunta 1842 del 5/09/2014), tranne che nella zona di eradicazione, dove tutte le piante ospiti vanno sradicate, sia quelle che risultano positive alla xylella, sia quelle che sono nell’elenco delle piante ospiti, sia quelle che ad un esame visivo presentano i sintomi di disseccamento. Nella zona infetta sono obbligatorie le misure di contenimento, già fissate dal decreto ministeriale (2777 del 2014) e stabilite dalle Linee guida sul COdiro: trinciature, fitofarmaci e secca tutto. E’ vero che il Piano Silletti non fa riferimento ai secca tutto, ma rimanda alle “buone pratiche agronomiche”, ma queste non sono, ahimè, quelle dell'agricoltura organica promossa dall’associazione Spazi popolari, ma quelle, ufficiali, che sono ugualmente denominate “buone pratiche agronomiche”, del PSR 2007-2013 della Regione Puglia. In questo documento ufficiale è previsto anche l’utilizzo di seccatutto per l’olivicoltura.

Attualmente, anche nella zona cuscinetto sono previste le stesse misure della fascia di eradicazione, per un totale di 17 km da nord a sud, di cui 15 all’interno della Provincia di Lecce.

Nella bozza della decisione di esecuzione della Ue invece, la zona infetta coincide “almeno”, dice la Ue, con l’intera provincia di Lecce e, al di fuori di questa, si fissa una zona cuscinetto di 20 km. Cioè gran parte delle province di Brindisi e Taranto. In questa fascia si sradicheranno gli alberi risultati infetti alle analisi e si monitoreranno gli altri, due volte l’anno, nel raggio di 100 metri. Nell’attuale piano Silletti invece è previsto un monitoraggio nel raggio di 200 metri.

Non è chiaro se la cosiddetta fascia di eradicazione che attualmente è prevista nel Piano Silletti, rimanga o no, perché la vigente suddivisione in 4 aree è stata proposta dal Servizio fitosanitario regionale e nazionale. La Ue, nelle precedenti decisioni di esecuzione parla sempre di due aree, infetta e cuscinetto, e così fa il decreto ministeriale 2777/14 che le recepisce.

Quel che è certo è che aumenta la fascia in cui si sradicano gli alberi. Di buono c’è che nella fascia cuscinetto non si sradicano a seguito di un “mero esame visivo”, ma servono le analisi.

Ultimo passaggio relativo alla provincia di Lecce riguarda le “misure di contenimento”: non vengono indicate, perché come sappiamo, l’Ue dà la cornice entro cui agire e lascia libertà agli Stati membri. Possiamo immaginare che le misure siano quelle già fissate dal decreto (2777/14) e dal Piano Silletti: fitofarmaci, trinciature, secca tutto.

Misure drammatiche per il resto della Puglia: basta un mero esame visivo e, se le piante hanno sintomi ascrivibili alla xylella vanno sradicate e vanno sradicate tutte quelle nel raggio di 100 metri dalla pianta che presenta i sintomi. Attorno a questo deserto vanno demarcate nuove zone “cuscinetto” di 10 km, dove si sradicano gli alberi a seguito di analisi e si monitorano gli altri nel raggio di 100 metri.

Quindi potenzialmente la desertificazione della Puglia e lo sradicamento degli uliveti aumenterebbe a macchia d’olio. Si continua dunque sulla linea tracciata dalla Regione Puglia e dal Ministero dell’Agricoltura nel 2013: sradicare gli alberi per eradicare il batterio. Questo nonostante diversi studi scientifici e l’EFSA dicano che sradicare le piante non sia una soluzione efficace per contrasta la diffusione del patogeno da quarantena.

A questo punto ci chiediamo: perché è stato stabilito che la zona cuscinetto deve essere di 20 km? Perché il monitoraggio passa da un raggio di 200 metri a 100?

Non essendo ancora elaborati, come detto, né modelli matematici per la definizione delle aree né sono conclusi gli studi scientifici sui vettori e le modalità di diffusione del batterio, non è chiaro (e non è chiarito nella bozza) in base a quali criteri si definiscano tali parametri. Criteri scientifici che pure sono invocati nella bozza Ue e che si richiamano come base delle decisioni.

Si fa riferimento tuttavia al fatto che le definizioni delle aree sono state comunicate dalle autorità italiane. Quindi l’impressione è che il Governo e la Regione Puglia abbiano fornito pareri in assenza di validi principi scientifici e che si stia continuando ad andare avanti a tentoni.

Inoltre le aree infetta e cuscinetto sono soggette a modifiche. Se si trovano nuovi focolai, scrive la Ue nella bozza, le aree devono essere riviste e allargate, in base, leggiamo, a solidi principi scientifici che, come detto, mancano.

Il miglior regalo ai cementificatori e a chi vuole riconvertire in chiave industriale il paesaggio olivetato secolare pugliese, lo troviamo nel passaggio che recita: “Nelle zone infetta (quindi la provincia di Lecce, ndr) non si possono ripiantare le stesse specie attaccate dalla xylella”.

L’ulivo non si può ripiantare. Ma non si dice per quanto tempo. Questo è un passaggio che gli agricoltori e i cittadini che puntano ancora sull’olivicoltura di qualità potrebbero chiedere di rivedere.
L’unica nota positiva è che c’è ancora un mese di tempo per modificare la bozza. Successivamente, siccome si lascia ai territori la libertà di definire che cosa fare nello specifico nelle varie aree, il governo, recependo la decisione di esecuzione, potrebbe escludere la fascia di eradicazione, attualmente prevista.

Purtroppo però cambia poco. Perché, come abbiamo spiegato, nel resto della Puglia si continuerà a sradicare “a vista”.
Se in un mese si avranno, come previsto, i risultati della ricerca commissionata da EFSA al Centre for Ecology and Hydrology (CEH) nel Regno Unito, proprio relativo ai modelli matematici necessari per stabilire la diffusione del batterio, si potranno avere maggiori certezze di scientificità.

Chiediamoci però perché sta accadendo questo, perché si sta distruggendo l’olivicoltura pugliese e che cosa si sta progettando di fare per il futuro della Puglia.

Per saperne di più: http://buonacausa.org/cause/xylella-report-difendiamo-gli-ulivi-del-salento

Xylella, perché è urgente cambiare strategia

  • Martedì, 28 Aprile 2015 08:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micromega
28 04 2015

di Antonia Battaglia

Nel Salento si voleva tagliare, un mese fa, un milione di ulivi, malati, secondo la Regione Puglia e il CNR di Bari, di Xylella fastidiosa. Nel frattempo Peacelink, con Spazi Popolari e le altre associazioni salentine, ha fatto pervenire alla Commissione Europea gli studi sul ruolo svolto dalle concause della malattia da disseccamento (Funghi e Zeuzera Pyrina). Un parere diverso rispetto alla tesi sostenuta dalla Regione, convinta sempre di più che in Puglia si tratti solo ed esclusivamente di Xylella, quale agente unico della malattia.

Il Presidente Vendola, che non ha mai visitato gli uliveti curati e guariti dagli agricoltori salentini, sentenzia che i cosiddetti “santoni” farebbero meglio a non contrastare la scienza ufficiale, ovvero solo e soltanto quella del CNR di Bari. La gestione della ricerca sulla malattia, infatti, sembra essere appannaggio esclusivo dell’establishment barese quando altri centri, come l’Università di Foggia, sembrano dare indicazioni scientifiche differenti.

Eppure la Xylella fastidiosa salentina che ha fatto scattare l’allarme europeo di quarantena, lanciato dall’Italia, non è dello stesso ceppo della Xylella fastidiosa (Well e Raju) già conosciuta in California, di cui si parla nella direttiva europea 2000/29/CE, concernente le misure di protezione contro l'introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali.

Il protocollo con l’obbligo di quarantena della Xylella è stato scritto sulla base dell’osservazione solo della sua patogenicità su vite e agrumi (Protocollo EPPO, Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante, “Norme EPPO PM7/24”, pag.188 e seguenti) e secondo logica andrebbe immediatamente rivisto in base alla malattia degli ulivi, alla luce del ruolo dei funghi e della cura degli alberi che avviene con successo!

Il ceppo della Xylella pugliese (subspecie pauca, ceppo CoDiRo) è pertanto diverso da quello regolamentato dall’UE, che invece è stato studiato su vite e agrumi. La Xylella salentina attacca solo l’ulivo e non è stata mai riscontrata su agrumi e vite, come scritto nelle stesse “Linee Guida Xylella CoDiRo, Regione Puglia”. EFSA conferma nel suo nuovo rapporto che “il genotipo della Xylella presente in Puglia è una nuova variante genetica della sottospecie pauca”, trovato su una serie di piante ma non su vite e agrumi. Di conseguenza, il regolamento europeo andrebbe adattato con flessibilità in considerazione del fatto che è un ceppo di Xylella diverso.

Oltre agli studi su funghi e altre con-cause, sono necessari studi mirati e approfonditi su questo specifico ceppo della Xylella salentina! Ci vuole un cambio di paradigma immediato nella strategia messa in atto in seno all’UE.

A conferma di tutto ciò, e cioè dell’insensatezza di un piano di taglio indiscriminato, c’è l’accorato e coraggioso appello lanciato con una lettera dal Professor Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del CNR di Bari, al Presidente Vendola, in cui si dice che “è difficile pensare che (il disseccamento, ndr) possa essere risolto con l’abbattimento degli alberi affetti e ancora peggio che possa essere utile lo sradicamento di piante sane per creare un cordone intorno alle aree focolaio. Entrambi i provvedimenti sono sbagliati. Nel primo caso perché le piante malate possono essere risanate e nel secondo perché si distruggerebbero piante sane”.

Ancora una volta, quindi, l’approccio migliore sembrerebbe quello che gli agricoltori e le associazioni salentine suggeriscono, ovvero quello agro-ecologico. “Gli studi osservazionali” – continua Perrino – “suggeriscono che le cause risiedono in un tipo di agricoltura che per decenni è stata caratterizzata da un uso eccessivo di concimi chimici, pesticidi, antiparassitari e di erbicidi, aventi come obiettivo quello di aumentare le produzioni”.

E’ urgente che la Regione, il Governo Italiano e di conseguenza la Commissione Europea cambino posizione, adesso, subito, concentrando tutti i loro sforzi su nuovi studi e analisi, e sulla sperimentazione in campo.

Se si tratta di un ceppo diverso di Xylella, e, se come dicono l’Università di Foggia e l’EFSA, è fondamentale capire il ruolo svolto dalle concause, perché la Regione continua a ignorare gli agricoltori che hanno curato e continuano a curare le piante con successo e quelle voci della scienza che credono sia urgente studiare le concause per definire una terapia adatta alla complessità del fenomeno?

Regione e Ministero sono responsabili della posizione di grandissimo caos creato a Bruxelles, avendo parlato prima della necessità di un taglio di un milione di ulivi, poi di “soltanto” 35.000 e infine di 10.000, senza aver ancora in mano nessun test di patogenicità né risposte sulle con-cause dell’infezione.

Ci sono altri 27 paesi in attesa di capire cosa accade in Puglia, ma, nonostante l’apertura creata presso la Commissione Europea da Peacelink con gli studi dell’Università di Foggia e con l’azione delle associazioni del Salento, le Istituzioni Italiane hanno continuato ad affermare la necessità dei tagli, l’urgenza del contenimento della malattia, la richiesta di indennizzi sulla base di nessuna certezza scientifica. Infatti, anche laddove fosse dimostrata la presenza della Xylella in alcuni ulivi, non ci sono certezze in merito al ruolo primario o meno svolto dalle concause, né sull’efficacia dei tagli per contenere un’eventuale epidemia.

Il ruolo che hanno svolto e che saranno chiamati a svolgere i rappresentanti istituzionali italiani influenzerà enormemente le prossime decisioni della Commissione Europea. Mentre il Ministro Martina festeggia il cibo italiano alla kermesse dell’EXPO di Milano, egli stesso sostiene posizioni in Puglia che poco hanno a che fare con la protezione dell’agricoltura e dell’olio d’oliva pugliese.

Il Presidente Vendola sembra invece stizzito, impaurito, parla di “diffamazione a danno del governo regionale”, un film già visto a Taranto. Ci deve essere una ragione se un’intera popolazione si muove contro le sue Istituzioni.

“I Partigiani dell’Ulivo” con le loro ronde sul campo, di giorno e di notte, rimandano indietro motoseghe, camion e rappresentano la vera grande novità di questa primavera pugliese. Chiusi nelle loro stanze i politici, impermeabili alle migliaia di voci che si levano da tutta la Regione, stizziti dall’azione degli agricoltori e di Peacelink a Bruxelles, pronti a banalizzare piuttosto che ad aprire al contatto sul campo con gli agricoltori e alla ricerca più ampia d’istituti italiani e internazionali.

Sembrerebbe che la Regione e il Governo si siano messi dalla parte della Francia, dalla parte dei concorrenti, dalla parte di chi la Puglia la vuole vedere in ginocchio. Sostengono posizioni che porteranno alla fine la Commissione e gli altri 27 Paesi a credere che non ci sono vie alternative al taglio degli alberi e all’utilizzo massiccio di pesticidi, che vengono chiamati “fitofarmaci” per fare meno grave.

È urgente, alla luce di questa incertezza messa in campo nuovamente dall’EFSA, che la comunità scientifica internazionale si adoperi con urgenza per accelerare e moltiplicare gli studi sia in laboratorio che in campo, secondo un approccio pluralistico che incoraggi e finanzi istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche, sottopondendole al più presto alla “peer review” internazionale.

Tali ricerche devono anche verificare i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all'estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio.

Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia e sul suo futuro è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta ed approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti.

Occorrerebbe moltiplicare le iniziative come quella di COPAGRI, che coordina e finanzia la ricerca e la sperimentazione sul campo svolte dall’Università di Foggia insieme all’Università del Salento.

La Resistenza degli Ulivi è una pagina importante della storia della nostra Regione e del nostro Paese. Essa non riguarda solo il Salento ma è simbolo di resistenza di un popolo intero, che parte da Lecce e tocca Taranto, Brindisi, il Gargano, la Puglia tutta, contro l’approccio autoritario che esclude i cittadini dal poter intervenire direttamente in questioni fondamentali della loro vita e del loro futuro.

Che Resistenza sia!

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