I giochi pericolosi del “piano b”

  • Martedì, 16 Giugno 2015 11:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
16 06 2015

Polizia sulle coste libiche e divieto di attraccare nei porti italiani per le navi militari straniere impegnate nell’operazione Triton-Frontex. E’ un “piano b” di totale chiusura quello immaginato dal governo italiano per quanto riguarda l’immigrazione, i cui dettagli sono stati in parte anticipati dal presidente del Consiglio in un’intervista al Corriere della Sera. Il presidente del Consiglio ha accusato l’Europa di dare “risposte insufficienti” di fronte ai nuovi ingressi: “Redistribuire solo 24 mila persone è quasi una provocazione”, ha affermato, riferendosi al programma annunciato a fine maggio dalla Commissione europea, che prevede la ricollocazione sull’intero territorio europeo di 40mila persone, 24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia (Dettagli qui).
Numeri inadeguati se confrontati con la situazione attuale: stando ai dati rilasciati dallo stesso premier, dall’inizio dell’anno a oggi l’Italia avrebbe accolto 57.167 persone.
Ma il problema non è solo questo: la scorsa settimana la nave militare inglese Bulwark, impegnata nel canale di Sicilia nell’ambito di Triton-Frontex, ha soccorso circa mille migranti, portandoli poi nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Inutile l’invito ad attraccare nel porto di Ancona lanciato dalla Capitaneria di porto per evitare di sovraccaricare ulteriormente la Sicilia: “l’unità navale inglese risponde alle disposizioni di Sua Maestà”, sarebbe stata la risposta del comandante della nave, riportata dall’Huffington Post.
E nel frattempo a Ventimiglia la Francia ha schierato poliziotti e camionette per bloccare i migranti che dall’Italia provano a spostarsi oltralpe.

Di fronte alla totale mancanza di dialogo e alla chiusura mostrata da molti degli altri paesi membri, l’Italia sembra dunque, almeno secondo quanto annunciato, voler rispondere innalzando a sua volta altri muri. “Se il consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B”, ha affermato il presidente del Consiglio. La decisione del Consiglio europeo dovrebbe arrivare il 25 e 26 giugno, quando a Bruxelles verrà discusso nuovamente il piano europeo relativo alla gestione dell’immigrazione, in cui sarebbe prevista la distribuzione dei richiedenti asilo, ma anche l‘immediato rimpatrio nei paesi di origine per coloro che risultassero privi, secondo i parametri europei, dei requisiti per chiedere la protezione internazionale.

Quel che è certo è che le azioni dei paesi membri non rappresentano dei segnali positivi, né si evince una volontà comune di gestire l’immigrazione in modo coordinato e attento ai diritti dei migranti. Se è vero che l’Italia non può sostenere da sola la situazione attuale, è altrettanto lampante che l’instaurazione di presidi di polizia alle coste libiche non aiuterebbe in alcun modo i migranti, costringendoli invece a percorrere rotte ancora diverse, forse più lunghe e pericolose, o condannandoli a rimanere in un luogo – la Libia – in cui i loro diritti sono quotidianamente calpestati dalle violenze che subiscono nelle carceri (ad esempio vedi qui). Ciononostante, il “piano b” di cui parla il presidente del Consiglio prevede proprio il blocco delle imbarcazioni su cui viaggiano i migranti, per varare il quale l’Unione Europea – e il ministro per gli affari esteri Mogherini in particolare – ha chiesto il mese scorso l’appoggio del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un sostegno che, ad ogni modo, non è vincolante: la missione di polizia prescinderebbe, secondo quanto dichiarato da Renzi, dal via libera delle Nazioni Unite. Nei prossimi giorni il presidente del Consiglio incontrerà i leader europei proprio in funzione dell’avvio dell’operazione, nella quale si vorrebbe coinvolgere anche l’Egitto. Oltre, naturalmente, alla Libia: anche se finora il governo riconosciuto di Tobruk ha sottolineato la propria contrarietà all’operazione. In altre parole, se da una parte Renzi chiede all’Europa una scelta di “solidarietà”, dall’altra predispone un piano B che è di fatto finalizzato a fermare gli arrivi con la forza. Nulla dice il Presidente del Consiglio sulle conseguenze che questa scelta irresponsabile avrebbe sulla vita delle persone.

Passando alla gestione dell’accoglienza, Renzi ha sottolineato che “la comunità internazionale è responsabile di ciò che accade in Libia in ragione dell’intervento di 4 anni fa e della scarsa attenzione successivamente dedicata al tema”. E proprio rispondendo al concetto di responsabilità, “in Europa va cambiato il principio sancito da Dublino II”, che ad oggi obbliga le persone a inoltrare domanda di protezione internazionale nel paese di ingresso piuttosto che consentirgli di scegliere liberamente dove fare la richiesta. Considerando gli ultimi interventi promossi dalla Francia e dall’ Inghilterra, i paesi membri dell’UE non sembrano intenzionati a prendere in considerazione alcun cambiamento in proposito: proprio per questo, un altro aspetto del “piano b” annunciato da Renzi potrebbe consistere nella distribuzione di permessi temporanei per consentire ai richiedenti asilo di varcare le frontiere e circolare in Europa.

“Nei prossimi giorni ci giochiamo molto dell’identità europea”, ha affermato il premier. Ma tutte queste strategie, che da mesi impegnano i rappresentanti istituzionali in discussioni e programmazione di piani, ricadono poi, concretamente, sulla pelle di persone in carne e ossa. E per loro quanto sta succedendo non è affatto un gioco.

Ventimiglia di ipocrisia

migrantiFrontiera chiusa e cariche della polizia contro poche decine di migranti che per tutta risposta minacciano lo sciopero della fame o, peggio, di gettarsi in mare dalla scogliera se non gli viene consentito di entrare in Francia. A Ventimiglia l'Europa si ferma e se non arriva a dichiarare fallimento di certo dimostra tutta la sua incapacità e il suo egoismo per il modo in cui affronta l'emergenza profughi. Un'impotenza che traspare chiaramente anche dalla bozza circolata in queste ore del documento preparato per il Consiglio europeo del prossimo 26 giugno in cui si incentivano gli Stati a rimpatriare i migranti economici, ma non si spende neanche una parola su cosa fare con i richiedenti asilo.
Leo Lancari, Il Manifesto
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Unica emergenza la fuga dalla guerra

Al mezzanino della Stazione Centrale, dove da oltre un anno e mezzo transitano i migranti diretti verso il nord Europa, la situazione è al collasso. I volontari fanno quello che possono, ma il comune lancia l'allarme umanitario. Il sindaco Pisapia: "È un problema epocale, non possiamo risolverlo da soli". Dall'inizio dell'anno sono passate da qui 10 mila persone. Una giornata tra i profughi in fuga dall'Eritrea e dalla guerra siriana, quelli che vorrebbero raggiungere la Germania e i "Dublino" che invece sono stati ricacciati indietro dai regolamenti europei. 
Marta Santomato Cosentino, Il Manifesto ...

Xylella, sostenere la ricerca

  • Mercoledì, 03 Giugno 2015 12:59 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
03 06 2015

di Antonia Battaglia

Un gruppo di professori dell’Università della Basilicata, tra i quali il Cristos Xyloyannis, ha pubblicato di recente un articolo al fine di fare chiarezza, in termini scientifici, sulla questione Xylella fastidiosa e sul come combattere il batterio in maniera efficace utilizzando pratiche di coltivazione sostenibile, già sperimentate con successo da oltre quindici anni.

Secondo quanto riportato dagli studiosi, per combattere il batterio della Xylella sono infatti necessarie una serie di misure da utilizzare nella coltivazione dell’ulivo, in modo da migliorarne il sistema immunitario e di aumentarne le capacità di resistenza agli stress biotici e abiotici che lo indeboliscono. L’articolo, pubblicato su l’Informatore Agrario, dà grande importanza alla gestione del suolo, che ha un impatto fondamentale sulla proliferazione dei batteri e sulla produzione di enzimi per la resistenza delle piante ai diversi agenti patogeni.

Nell’articolo viene esaminata la realtà contraddittoria presente nel Salento: oliveti gestiti con cura e con la consapevolezza dell’importanza rivestita dalla gestione del terreno, e oliveti abbandonati, in attesa degli indennizzi europei e della prospettiva di avviare su quelle terre nuove e più redditizie attività.

Le raccomandazioni scientifiche sono ben precise e specifiche e possono costituire un punto di riferimento cruciale per l’elaborazione delle strategie più efficaci per la cura del disseccamento. I ricercatori puntualizzano in maniera precisa che per combattere la Xylella non è necessario eradicare gli alberi, ma procedere con le pratiche già sperimentate e ben descritte.

Da queste raccomandazioni scientifiche, tuttavia, le Istituzioni sembrano distanti anni luce.

La Regione Puglia, in particolare, non ha trovato di meglio che mettere in campo un “fantasmagorico” progetto dotato di un budget di due milioni di euro, per la realizzazione di una “mega-sperimentazione” con tanto di “linee guida” finalizzate alla “ricerca di soluzioni integrate e diversificate, l’acquisizione e applicazione di nuove e più ampie conoscenze scientifiche”.

Siamo a giugno 2015. Sono passati ben otto anni dalle prime avvisaglie del disseccamento degli ulivi. Una velocità e un tempismo incredibili, da parte della Regione, in coincidenza con le elezioni regionali e soprattutto a poche settimane dalla seconda decisione della Commissione Europea, che dovrà essere messa in opera con un nuovo piano o con lo stesso “Piano Silletti” modificato.

Ma qual è la risposta dell’Italia alle sollecitazioni del Parlamento Europeo e alle deliberazioni della Commissione Europea in materia di ricerca scientifica e di urgente sperimentazione sul campo?

Ci si augurerebbe che la risposta non sia questo altisonante “Parco della Ricerca e della Sperimentazione”, il cui fine niente meno che promuovere “forme di aggregazione e di sinergia che consentano di accumulare ‘massa critica’ per una risoluzione strutturale della specifica problematica fitosanitaria e che siano basate su uno stretto legame con il territorio”.

Ma in cosa consiste in realtà questo Parco?

La Regione Puglia risponde a un problema d’importanza capitale per l’economia e l’ecosistema della Regione con un piano fumoso, che sembra già canalizzato verso precisi beneficiari e che esclude gli agricoltori salentini che hanno già sperimentato con successo le indicazioni consolidate dall’attività scientifica del professor Xyloyannis e degli altri studiosi.

Nei confronti di un’economia che ha qualche miliardo di euro di valore di produzione annua, il Parco della Sperimentazione, chiuso agli agricoltori, e dotato di soli due milioni di euro, appare un misero tentativo propagandistico.

La ricerca dovrebbe essere allargata, con urgenza, ad altre università, centri, istituti, in Italia e all’estero, destinando ben altre risorse per sostenere i risultati dello studio realizzato dall’Università della Basilicata e finanziare altri centri già operativi sulla materia!

Il prossimo governo Regionale proseguirà su questa linea di chiusura e di provincialismo o si aprirà, con l’urgenza necessaria, alla scienza nonché all’evidenza della realtà degli uliveti salentini curati e guariti?

Incompetenze e pericolosi populismi

migrantiLa faccenda dei terroristi che arriverebbero sui barconi è come la bufala dei rom che rapiscono i bambini. Non un fatto provato, non una sentenza, non un riscontro. In cambio, dopo l'arresto del giovane marocchino per la strage di Tunisi, dichiarazioni tronfie del governo, urla dei leghisti, polemiche da cortile della destra, titoli fasulli sui giornali: il campionario di nefandezze comunicative a cui siamo abituati da una ventina d'anni, ma che ora assume toni ancora più trucidi, con il caos in Libia, le polemiche con l'Europa sui migranti, l'Isis che ha raggiunto le coste del Mediterraneo e oggi conquista mezza Siria.
Alessandro Dal Lago, Il Manifesto ...

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