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Huffingtonpost
03 01 2014

Ha ragione Matteo Renzi a porre tra le priorità anche la legge tra le unioni civili perché sarebbe bene evitare che su anche su questo terreno, come accaduto per quello elettorale, il Parlamento si trovi poi a dover rincorrere la Corte Costituzionale. Non ha alcun senso infatti parlare di moratoria dopo la sentenza 138 del 2010 della nostra Corte Costituzionale che ha autorevolmente sostenuto con un monito solenne al Parlamento che le stabili convivenze formate da coppie di persone omosessuali hanno diritto ad un pieno riconoscimento legislativo di un insieme di diritti e doveri, sulla base del valore che l'articolo 2 della Costituzione riconosce alle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità.
 
Detto altrimenti: il Parlamento è inadempiente perché sulla base dell'articolo 2 della Costituzione ha il dovere di approvare una legge organica. La Corte segnala infatti che la tutela diretta che essa può fornire può essere solo di natura frammentaria, sulla base dei casi che le vengono concretamente all'esame, mentre una tutela organica può e deve essere perseguita in modo razionale solo dal legislatore.
Ovviamente il Parlamento ha un'ampia possibilità di scelta su quale legge approvare, ma non può esimersi dall'intervenire. Questo il passaggio chiave della sentenza:
"8. - L'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.
Si deve escludere, tuttavia, che l'aspirazione a tale riconoscimento - che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia - possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. È sufficiente l'esame, anche non esaustivo, delle legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni suddette per verificare la diversità delle scelte operate.
Ne deriva, dunque, che, nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza."
 
Dopo quella sentenza, che ha fugato ogni ragionevole dubbio di legittimità e che ha anzi denunziato l'omissione del legislatore per un compito che discende dalla Costituzione, nulla si è mosso a livello nazionale, se non l'iter parlamentare del progetto di legge sull'omofobia: quest'ultimo è certo importante per perseguire le discriminazioni più odiose, ma la sua importanza e urgenza è obiettivamente minore rispetto alle attese delle persone omosessuali di disporre in positivo di un insieme certo di diritti e doveri.

In tempi di evidente crisi dei legami sociali tutto ciò che contribuisce, anche con riconoscimenti giuridici, a rafforzare la tenuta complessiva della società deve essere valorizzato in modo coerente e tempestivo. Non si tratta infatti di meri diritti individuali, ma di un riconoscimento del valore delle formazioni sociali sia per le persone che le compongono sia per la tenuta complessiva della società, in una moderna declinazione della solidarietà sociale. La moratoria sarebbe solo la prosecuzione di un'omissione rispetto all'articolo 2 della Costituzione.

Questa priorità si può far valere dentro la maggioranza di Governo come sembrava sperare ieri Matteo Renzi? Non mi pare visto che in tutto l'arco parlamentare le obiezioni maggiori si concentrano nel partito di Alfano, mentre più disponibili sembrano i 5 stelle e una parte di Forza Italia. Allora si approvino subito con chi ci sta: in materie come queste se non ci si può accordare dentro la maggioranza nessun partner di Governo può certo porre veti a maggioranze diverse minacciando ritorsioni sull'esecutivo. Accadeva così persino nella cosiddetta Prima Repubblica.
Diciamolo subito, non si prevede la possibilità di adottare i figli, e questo di certo non piacerà alle coppie gay. Né, tantomeno, c'è un capitolo dedicato ai figli. ...

Il Vicariato di Roma Getta la maschera

  • Venerdì, 15 Novembre 2013 14:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
15 11 2013

In un durissimo editoriale uscito su RomaSette.it, portale di informazione del Vicariato di Roma, Angelo Zema attacca con estrema violenza il Sindaco Marino per il suo impegno a fare approvare in tempi brevi, anche nella Capitale, un Registro delle Unioni Civili e per il suo sostegno esplicito a matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali.

Per Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, “Quelle del Vicariato sono parole durissime e inaccettabili che mettono in discussione i principi di uguaglianza e rispetto di tutte le minoranze, elementi fondanti di qualsiasi democrazia. Come sempre il Vicariato si muove in nome di argomenti ideologici fuori dalla storia e dalla realtà che hanno il solo effetto di alimentare pregiudizi e odio e di creare inaccettabili graduatorie tra le famiglie, le persone, e, cosa ancor più grave, i figli delle coppie omosessuali”.

“Il Vicariato” – prosegue Maccarrone – “ricordi che Roma è la Capitale di un Paese laico e democratico e non deve rispondere ai suoi diktat ma ai cittadini che si sono recentemente espressi nel voto per un Sindaco che aveva nel suo programma proprio il Registro delle Unioni Civili e la tutela dei diritti sociali e civili di tutte e tutti”.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime solidarietà al Sindaco Ignazio Marino per l’attacco ricevuto e offre pieno sostegno per l’iter di approvazione del Registro.

Alla Chiesa di Roma ricordiamo che, invece di continuare a spargere odio e a sostenere le discriminazioni delle persone LGBT, farebbe bene a guardare al suo interno e a fare chiarezza sui tanti gravissimi scandali che la toccano e all'uso, decisamente poco cristiano, che fa dell'enorme patrimonio, anche immobiliare, che detiene in città.

Questa Chiesa degli ori e degli scandali ha perso qualsiasi autorità morale e farebbe bene a smetterla di attaccare e puntare il dito contro una comunità che chiede solo il rispetto dei propri diritti, ricordando che sono i cittadini italiani a foraggiarla coi miliardi dell'Otto per Mille, delle loro tasse e delle enormi esenzioni e finanziamenti di cui gode.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Maccarrone – Presidente
3297488791
Ufficio Stampa
065413985 – 3487708437



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