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È sabato pomeriggio, una mattina mite nel nord dell'India. In un piccolo villaggio nel cuore del Rajasthan ci incontriamo con un centinaio di donne, vecchie, giovani, studentesse universitarie, nonne....

Bergamo: tenta suicidio, violentata mentre e' incosciente

  • Giovedì, 03 Ottobre 2013 13:38 ,
  • Pubblicato in Flash news

AGI
03 10 2013

Ha tentato il suicidio, e mentre era incosciente qualcuno ne ha approfittato per violentarla.

Una storia sconvolgente quella che riguarda una donna di mezza età della Bassa Bergamasca. Una vita tranquilla sconvolta dalla fine traumatica di una storia d'amore.

Dopo due mesi di tormenti la donna ha deciso di farla finita. E' uscita di casa senza lasciare nemmeno un biglietto al figlio e si è incamminata lungo la pista ciclabile per Treviglio. Infine si è appartata in mezzo a un campo di mais e ha ingerito un grosso quantitativo di farmaci e sonniferi.

Nel frattempo il figlio è rincasato, dopo qualche ora di attesa, ha dato l'allarme ai carabinieri. La donna è stata ritrovata per caso a due giorni dalla scomparsa da un contadino. I soccorritori l'hanno trovata ancora viva (pare che qualche tempo dopo avere ingerito i farmaci abbia vomitato, e questo l'ha saltava), ma con pantaloni e mutandine abbassate fino alle caviglie.

Una visita ginecologica ha evidenziato lesioni e lividi all'inguine compatibili con una violenza sessuale. Si pensa quindi che qualcuno l'abbia trovata in condizioni di incoscienza e abbia approfittato di lei. Ora la donna è ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Treviglio. Appena possibile sarà trasferita alla clinica Mangiagalli di Milano per ulteriori accertamenti.

Giornalettismo
03 10 2013

Diventano sempre più pesanti i sospetti nei confronti di Andrea Pizzocolo, il ragioniere 41enne di Arese che un mese fa ha ucciso la giovane romena Lavinia Simona Ailoaiei durante un gioco erotico estremo. A riconoscerlo e accusarlo, ora, sarebbe stata un’altra donna che ha riferito di aver avuto un incontro con Pizzocolo e di aver rischiato di essere strangolata durante un rapporto sessuale.

ANDREA PIZZOCOLO, «UNA PERSONALITÀ BRUTALMENTE CRIMINALE» - Nelle prossime, quindi, ore la Procura della Repubblica di Lodi potrebbe formalizzare nuove accuse a carico dell’uomo: secondo gli inquirenti non ci sarebbero ancora elementi sufficienti per ipotizzare che Pizzocolo sia un serial killer, anche se il gip Isabella Ciriaco, nell’ordinanza con cui dispone il carcere per il ragioniere in relazione all’aggressione di un’altra prostituta che fu picchiata e legata con fascette da elettricista e nastro da bondage, lo descrive come una «persona altamente spregiudicata e con personalità brutalmente criminale».

ANDREA PIZZOCOLO E L’INCONTRO CON GABRIELA - Quello che ormai gli investigatori danno per certo è che prima di uccidere la diciottenne Lavinia Simona Alioalei, che sul web si faceva chiamare Dora e che è stata trovata strangolata e completamente nuda in un campo nel lodigiano, l’impiegato aveva già aggredito un’altra ragazza, seguendo lo stesso agghiacciante copione.

La ragazza si chiama Gabriela, anche lei di nazionalità romena e appena ventenne, che però è riuscita a salvarsi dopo un incontro con Pizzocolo avvenuto lo scorso 7 agosto. Il racconto di Gabriela è emerso solo dopo gli appelli del procuratore di Lodi, Vincenzo Russo, che invitava a farsi avanti chiunque avesse notizie a proposito di altri episodi di violenza commessi dall’uomo.

L’appello è stato raccolto da un giovane, che si è ricordato che nella notte tra il 7 e 8 agosto scorsi aveva soccorso una ragazza, nuda, con le mani legate da fascette di plastica e con intorno al collo del nastro di plastica nera. Proveniva da un campo a San Martino in strada, nel lodigiano, non lontano da quello dove sarebbe stato ritrovato, un mese più tardi, il corpo senza vita di Lavinia. Quella notte intervennero altri ragazzi che accompagnarono la giovane donna a Milano.

ANDREA PIZZOCOLO, LE VIOLENZE SUBITE DA UNA PROSTITUTA - Il giorno dopo, la romena fece denuncia ai carabinieri. Gli agenti della Mobile di Lodi hanno identificato la ragazza e raccolto la sua deposizione agghiacciante: un uomo, che le aveva detto di chiamarsi Giorgio, l’aveva avvicinata mentre si prostituiva in viale Certosa, a Milano.

Si erano scambiati i numeri di telefono ed era stata ricontattata. «Giorgio» l’aveva portata in un motel. Qui, dopo averle offerto una Coca Cola che forse conteneva della droga, le aveva proposto di guardare insieme un film porno. Al suo rifiuto l’aveva immobilizzata, legata con le fascette e il nastro nero da bondage (una pratica sessuale estrema), in vendita nei sexy shop, e picchiata. Avvolta in un lenzuolo e caricata in auto, la romena era rimasta per ore in balia di Pizzocolo che si fermava ogni volta che si lamentava per picchiarla. Fino a quando la giovane era ”rotolata” a terra dal bagagliaio del Suv lasciato aperto mentre il ragioniere ripartiva a forte velocità.

In ginocchio, appoggiandosi ai gomiti, era arrivata al ciglio della strada dove quei giovani l’avevano soccorsa. Il nastro nero, trovato in un sopralluogo nel campo, è risultato uguale a quello che Pizzocolo aveva a bordo della sua auto, così per le fascette da elettricista. Anche il numero di telefono che Pizzocolo le aveva lasciato corrispondeva a quello di un collega del ragioniere: gli aveva carpito i dati dei documenti per poter attivare una carta sim che usava a sua insaputa. Ora, oltre che di omicidio, è accusato anche di sequestro di persona e rapina, per aver preso il cellulare della donna, i suoi vestiti, e i mille euro che lei portava con sé.

ANDREA PIZZOCOLO E I VIDEO A LUCI ROSSE - Quello che il ragioniere avesse già usato violenza sulle donne, quindi, da sospetto è diventata certezza. Troppi i video di atti sessuali con ragazze che lui stesso aveva ripreso per pensare che l’omicidio fosse un episodio isolato. E la lista delle donne vittime della sua violenza potrebbe allungarsi: saranno sentite altre dieci ragazze che avevano avuto con lui rapporti «a luci rosse» e che gli agenti ritengono di aver identificato con certezza.

ANDREA PIZZOCOLO HA FATTO ALTRE VITTIME? - Le indagini su Andrea Pizzocolo, quindi, procedono a pieno ritmo. In particolare, oggi, in una conferenza stampa che si è tenuta in questura a Lodi, il capo della Squadra Mobile, Alessandro Battista, ha reso noto che «nei prossimi giorni ci attiveremo per sentire altre dieci donne che siamo riusciti a identificare come persone che hanno avuto a che fare per incontri a luci rosse con il Pizzocolo».

Il procuratore della Repubblica di Lodi, Vincenzo Russo, ha invece detto che inviterà Pizzocolo a collaborare poiché‚ la sua posizione si sta facendo più pesante di giorno in giorno. Presente alla conferenza stampa anche il questore di Lodi, Vito Ciriello, che ha voluto sottolineare l’operato di queste settimane della polizia la quale ha scelto, «a fronte di un lavoro enorme, di non trascurare nemmeno un particolare a disposizione andando avanti a scavare giorno dopo giorno sugli elementi a disposizione».

Il procuratore di Lodi, Russo, ha aggiunto di non avere elementi per ipotizzare la presenza di un serial killer, parola che non ha mai usato, anche se, da parte degli inquirenti lodigiani, si sente « dovere di indagare per verificare se vi siano state altre vittime».

Sarà il Viminale a risarcire una delle donne che l'assistente capo di polizia Massimo Luigi Pigozzi violentò negli spogliatoi della questura di Genova nel 2005. Lo ha deciso la terza sezione penale della Cassazione confermando la condanna di Pigozzi a dodici anni di reclusione per violenza aggravata nei confronti di due prostitute e di una donna senza fissa dimora e a sei mesi per abbandono del posto di lavoro. ...

Ddl femminicidio, un’altra occasione persa?

Il Fatto Quotidiano
27 09 2013

Ieri colpo di scena: il Parlamento alla Commissione Affari Costituzionale e alla Commissione Giustizia, su richiesta dell’onorevole Morani (Pd) ricicla la “vecchia”proposta della Ministro della Giustizia Cancellieri sui braccialetti elettronici geolocalizzatori per chi ha commesso stalking.

Avrei qualche domanda sul “pacco riciclato”: i braccialetti in possesso dello Stato sono circa 386, le denunce per stalking sono circa 83mila da dati pubblicati dal Ministero degli Interni. Quando pensano gli e le onorevoli di far fronte alla questione della violenza e dello stalking seriamente?

I braccialetti elettronici ci costano moltissimo, circa 5,7 milioni di euro al pezzo, senza parlare della manutenzione e della manipolabilità. Con quali soldi pubblici gli e le onorevoli pensano di far fronte a questa spesa? Perché i soldi per i braccialetti ci dovrebbero essere e i soldi per finanziare un piano organico a prevenzione e tutela della violenza per tutte le donne no?

Nel 2012 sono stati erogati 20 milioni dal Dipartimento delle Pari Opportunità per finanziare l’intero piano nazionale che ha coperto le spese di poco meno di una cinquantina di centri e di reti locali una tantum. Il piano non è rifinanziato perché non ci sono soldi. Si stima che un piano nazionale organico fatto bene costi all’incirca sui 100 milioni, parliamo di servizi a tutela di chi ha subito maltrattamenti a partire dai pronto soccorso e dai presidi medici, dai i servizi sociali ai centri antiviolenza pubblici e convenzionati, fino alla formazione a tappeto che andrebbe fatta sul tema a giudici, avvocati, polizia e carabinieri, per non parlare degli insegnanti e del cambiamento dei testi scolastici, campagne informative e di prevenzione.. Perché non c’è niente di tutto questo nel ddl?

Perché si continua a utilizzare lo strumento del decreto legge, che effettivamente è solo un Decreto legge, e non un disegno di legge per affrontare un fenomeno che è cronico e ha una radice culturale profonda nel nostro immaginario collettivo, come chiedono il mondo delle associazioni che hanno aderito alla convenzione NoMore da qualche anno?

Qualcuno si lamenta che ci sono stati troppi emendamenti. Strano vero? Un Ddl che passa di palo in frasca, dal “femminicidio” alla Tav, dalla violenza negli stadi alla riorganizzazione delle Province. Certo ci si domanda veramente perché tutti questi emendamenti.

Sicuramente però posso affermare che, per quanto i media si siano sbracciati a osannare il ddl sul femminicidio, questa posizione non corrisponde a quanto elaborato e chiesto da moltissime associazioni e centri antiviolenza a partire da NoMore e non solo.

E allora si dovrebbe fare più attenzione a invocare “51 donne già salvate grazie a questo Ddl”, primo perché la domanda sorge spontanea – “da dove vengono questi dati”- secondo, forse potevano essere casi tutti procedibili d’ufficio e quindi queste donne potevano essere salvate comunque… Dichiarazioni come queste servono forse a preparare il terreno e indorare la pillola perché qualcuno ci sta semplicemente dicendo che passerà il ddl con la fiducia?

Peccato, un’altra grande occasione persa mentre la politica continua a indignare e allontanare tutte noi.

Simona Lanzoni

 

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