"Nel web c'è un 20 per cento di straniere vittime della tratta che dallo sfruttamento in strada è passato a quello al chiuso" spiega Da Pra, con analoghe privazioni della libertà e sottomissione alle sorveglianti tenutarie di case, come le cosiddette "cafetinas" che vigilano sulle brasiliane. Le minorenni straniere sfruttate, secondo Ecpat Italia (End child prostitution pomography and trafficldng), sono tra 7 mila e 11 mila, le "bamboline" alle quali si stanno sventatamente accodando anche centinaia di italiane, in cerca di facili guadagni. ...

Stormfront nazismo sul web, perquisizioni in tutta Italia

Huffington Post
14 11 2013

Video antisemiti e post contro Saviano e il sindaco di Lampedusa.

Trentacinque perquisizioni nei confronti di altrettante persone sono state eseguite stamattina con l'operazione "stormfront ii" da polizia postale e digos di roma in 22 province italiane (tra cui Roma, Milano e Torino) su mandato della procura della capitale che indaga per identificare gli autori della diffusione in internet di idee fondate sull'odio razziale, etnico e di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici.

In particolare l'attività investigativa è stata incentrata sull'identificazione degli autori della diffusione in rete, attraverso canali di condivisione video, di un filmato chiamato "il nemico occulto - un documentario sulla questione ebraica", realizzato da utenti della sezione italiana del forum "stormfront", dagli evidenti contenuti antisemiti che riproduce immagini finalizzate ad accusare gli ebrei della crisi economica mondiale, indicando alcuni di loro come titolari di ruoli apicali all'interno di banche ed altre istituzioni.

Nello stesso contesto sono stati condotti approfondimenti per risalire agli autori di "post" pubblicati sempre sul forum italiano stormfront, istigatori all'odio ed alla violenza per motivi razziali, etnici nazionali ed al contempo fortemente diffamatori nei confronti di alcuni personaggi pubblici, come il sindaco di Lampedusa Giuseppina Maria Nicolini, Carla di Veroli, già assessore alla politiche culturali, giovanili e pari opportunità di un municipio di Roma e lo scrittore Roberto Saviano.

I "post" sono stati pubblicati da utenti coperti nell'identità personale da pseudonimi, alcuni dei quali palesemente echeggianti una cultura della discriminazione.

L'Unità
02 10 2013

Tredici migranti perdono la vita sospinti in mare a frustate dai loro aguzzini, e il 37% dei lettori del Corriere.it, la maggioranza, si dichiara “soddisfatto”, scegliendo con un click la faccina sorridente.

Basta un emoticon per evidenziare il cinismo della Rete. E per certificare come, almeno in certe manifestazioni del web, la pietà sia sempre più difficile da rintracciare. Tredici migranti perdono la vita sospinti in mare a frustate dai loro aguzzini (LEGGI TUTTO), e il 37% dei lettori del Corriere.it, la maggioranza, si dichiara “soddisfatto”, scegliendo con un click la faccina sorridente. Non che le alternative mancassero, visto che il “termometro” degli stati d'animo comparso su ogni articolo del sito da alcuni mesi offriva anche la possibilità di sentirsi “indignato”, “preoccupato” o “triste”.

Ma, come cantavano gli alpini nella prima guerra mondiale, “pietà l'è morta” nei meandri del web. Il primo a notarlo Fabrizio Gatti, cronista capace di reportage coraggiosi sul tema dello sfruttamento dell'immigrazione, che sul suo blog dell'Espresso, usa un titolo calzante: “La fine del mondo. Il nostro”. La cosa deve aver colpito anche la redazione online del quotidiano di via Solferino, ovviamente incolpevoli della scelta dei loro lettori, se è vero che il link al termometro emozionale è svanito in fretta e furia dalla home page nazionale, ma è rimasto, se si va a leggere il testo dell'articolo. Nel primo pomeriggio, poi, ha prevalso l'opzione "triste" (sempre con il 37%), e la faccina ha cambiato espressione.

Così come sono i rimasti i commenti dei lettori che – come spesso accade in Rete, facendosi scudo con l'anonimato – danno libero sfogo a rabbia e frustrazione contro i migranti. Si va da dolly41 sicura che “ormai sia appurato che nemmeno il 10% di queste persone sono dei profughi di guerra. Gli altri sono furbi che la tentano” e stufa “di una politica inetta che ha tradito il suo compito principale: difendere i nostri confini e tutelare i propri cittadini”, a un lettore che osserva come i migranti arrivino da Paesi “che possiedono più della metà delle ricchezze del pianeta. Se non si sanno evolvere e non le sanno sfruttare la colpa non è della parte fortunata”.

La crisi accentua la guerra fra poveri. Keysteal si lamenta delle case “assegnate a molti extracomunitari, che magari non ne hanno diritto”, mentre ci sono “famiglie di italiani a cui viene rifiutato un alloggio popolare”, come a Torino “città dell'ex comunista Fassino. Non crede che dovremmo sistemare prima i nostri, di disperati?”, si chiede la lettrice. E se tanti sparano sul “buonismo dannoso”, c'è anche chi si dice indignato. Come Polemico26, che non si tira indietro e mette in guardia dal “disseminare commenti di odio razziale” o Glicine, che spera che “quella percentuale di soddisfatti sia un errore del sistema. Siamo sicuramente stanchi di far entrare nel nostro territorio clandestini che purtroppo spesso finiscono per delinquere perché non sanno di cosa vivere. Non siamo in grado di accogliere, è vero. Questo però non comporta la soddisfazione per la morte”. Ma l'amara constatazione del clima generale rimane.

Il Corriere della Sera
10 09 2013

Reggio Calabria – Si accende la radio europea antimafie. Una stazione multimediale che da Reggio Calabria amplificherà storie, dibattiti sulle mafie sino a farle arrivare in Europa. Si chiama «Nessun dorma» ed è la prima web radio che si occupa del fenomeno della ‘ndrangheta. L’hanno concepita i ragazzi dell’Osservatorio sulla ‘ndrangheta, guidati da Claudio La Camera.

IL PROGETTO - Il progetto è stato finanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani nel quadro del programma «Gioventù in azione». Sarà una radio che informerà e chiamerà a raccolta tutti coloro i quali vorranno esprimersi su questo fenomeno, diventato ormai internazionale. «La Calabria ha bisogno di essere raccontata per come sono le cose. C’è tanta necessità che l’Italia sappia che la Calabria ne fa parte e viceversa», ha spiegato Federico Cafiero de Rao, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. La globalizzazione della ‘ndrangheta sarà uno dei temi portanti della discussione che sarà avviata da un gruppo di giovani che saranno formati per questo tipo di analisi. «In questi primi mesi di lavoro in questa città ho sentito tanta gente che vorrebbe una Reggio diversa. Bisogna però dire che se la ‘ndrangheta è la peggiore componente, c’è anche una borghesia che continua a fare in questa città affari con la ‘ndrangheta. E sono i professionisti “a disposizione” delle cosche», ha detto ancora De Rao.

IN ONDA - Le trasmissioni di radio «Nessun dorma» si concentreranno sul giornalismo d’inchiesta e su quello partecipato: trenta i giovani che verranno formati per la gestione della radio e si occuperanno essenzialmente d’attualità e di storie che hanno come tema la ‘ndrangheta. Radio «Nessun dorma» non sarà però solo un circuito monotematico. Ci sarà la musica ad animare le tante ore di trasmissione. A questo ci penseranno i ragazzi con alle spalle esperienze in bande musicali che saranno selezionati in dieci comuni della provincia. Il progetto che si concluderà il prossimo maggio, con lo svolgimento della settimana europea della gioventù, è frutto di uno studio che vede insieme anche la fondazione «Casa Memoria» di Peppino e Felicia Impastato di Cinisi e Radio 100 passi di Palermo.

Rapinatori inseguiti e uccisi: boom di mi piace sul web

  • Venerdì, 06 Settembre 2013 13:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Linkiesta
06 09 2013

Il web, come pure l'opinione pubblica, si è diviso: tra chi dà ragione al ragazzo che, dopo una rapina, ha inseguito i suoi rapinatori per vendicarsi e chi invece no.

La storia la conoscete: Napoli, Via Posillipo; una coppietta è in macchina e viene fermata da due ragazzini in motorino, gli rubano i cellulari, poi scappano. Di qui alla tragedia - la vera tragedia - il passo è breve, brevissimo: una corsa che parte dalla zona alta del capoluogo partenopeo e finisce al suo centro, un fuggi-fuggi che si conclude nel peggiore dei modi. Con la morte dei due giovanissimi rapinatori e l'accusa di omicidio del loro inseguitore/vittima.

Ieri, pubblicato in anteprima su Il Mattino, è stato diffuso il video di questo inseguimento e i mi piace, come pure le condivisioni e i commenti, sono letteralmente fioccati: ancora una volta, la gente ha avuto quello che voleva e cioè poter guardare, vedere e giudicare. Come quando al Colosseo i romani decidevano sul destino dei combattenti: nel nostro caso però il pollice è virtuale, blu e stampato su una pagina di facebook.

La domanda che sorge spontanea è: condividere un video, farlo rivedere più e più volte, venderlo come anteprima e imporsi sugli altri giornali per un'esclusiva che non c'è, è veramente giusto? O forse no? O forse, molto più semplicemente, andava lasciato solo il resoconto di un fatto di cronaca, senza che venissero aggiunti dettagli come questo?

Il giornalista che ha scritto l'articolo vi dirà che ce ne era bisogno; che la gente doveva sapere. Ma cosa?, mi chiedo io. Doveva sapere della rabbia umana, della frenesia e della continua e bestiale ricerca della vendetta? Dei pali divelti, dell'inseguimento, dei corpi sbattuti come uova su un marciapiede, dei vetri distrutti e di un automobilista che ha visto tutto e che non si è fermato? La gente doveva veramente sapere tutto questo?

Il giornalismo - io credo - dovrebbe dare informazioni: informazioni essenziali, informazioni senza le quali sarebbe difficile vivere e scegliere i propri governanti. Il giornalismo non dovrebbe giocare al ribasso; inseguire una notizia finché ti dà notorietà e visibilità. Se non ci fosse stato internet, con i suoi social network, questo video, forse, non sarebbe mai apparso: o magari sì, in tv, ma solo per un secondo - per via di quell'etica dei contenuti sensibili.

Oggi, con internet, siamo davanti all'ennesimo circo: c'è chi muore e chi perde; chi va in galera, soffre, uccide; e c'è chi, nascosto dietro il suo computer, vede, giudica, pensa - e sentenzia. Come un giudice nella sua corte, ma senza martelletto o scranno: basta una poltrona, un mouse e uno schermo. E il gioco - perché per certi questo è - è fatto.

Gianmaria Tammaro


 

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