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Lunanuvola's blog
16 09 2013

(“The Feministing Five: Pramila Jayapal”, di Suzanna Bobadilla per Feministing, 14.9.2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

Solo poche ore dopo essere uscita di prigione, dov’era finita per una dimostrazione che chiedeva al Parlamento statunitense di muoversi sulla riforma delle leggi sull’immigrazione, Pramila Jayapal – femminista ed attivista – ha rilasciato quest’intervista. Pramila è da anni una leader nella lotta per la riforma, avendo fondato la più grande associazione di immigrati dello stato di Washington nel 2001: OneAmerica. Di recente ha ricevuto un riconoscimento dalla Casa Bianca come “Campione del cambiamento” e co-dirige “We Belong Together: Women for Common-Sense Immigration Reform”, la campagna che intende ricordare come donne e bambini costituiscano i tre quarti degli immigrati negli Stati Uniti e come portino il fardello dei fallimenti del sistema che regola l’immigrazione.

Suzanna Bobadilla: Puoi descriverci l’ultima azione di We Belong Together? C’è stato qualche momento particolarmente significativo?

Pramila Jayapal: L’azione di ieri intendeva attirare l’attenzione sul coraggio delle donne migranti e sui contributi che esse forniscono ogni singolo giorno. Fanno funzionare l’economia, tengono insieme le loro famiglie, sostengono le loro comunità, eppure devono vivere nell’ombra e con il peso di un sistema che non funziona. Vogliamo far capire alla gente che donne e bambini sono la vera faccia dell’immigrazione, costituendo circa il 75% di tutti gli immigrati negli Stati Uniti. Troppo spesso non se ne parla in questo modo.

Abbiamo anche chiesto al Congresso che dimostrasse lo stesso coraggio, portando al voto una legge sull’immigrazione equa e umana. Abbiamo visto una legge passare al Senato e abbiamo lavorato duramente affinché le donne fossero incluse in quella legge. Ora langue nelle mani della leadership repubblicana al Parlamento, perché non hanno il coraggio di mandarla avanti. Noi abbiamo mostrato loro che aspetto ha il coraggio, con 105 donne che si sono fatte volontariamente arrestare, incluse le 22 migranti senza documenti.

Un momento davvero potente è stato il guardare il cerchio di donne che avevamo formato, sapendo che ognuna di noi si assumeva dei rischi, ma che c’erano 22 donne in particolare che se ne assumevano molti di più. Mi viene la pelle d’oca a pensarci, perché è stato uno di quei momenti in cui vedi le donne riunirsi al di là di razze, etnie, status. E’ stato un momento di completo potere e di completo essere insieme che abbiamo reclamato a quell’intersezione (Ndt: il cerchio di donne sedute bloccava l’accesso ai parlamentari). E potevi vederlo chiaramente in ognuna. Cantavano o stavano sedute quietamente, ma c’era questo sorgere di potere attraverso il cerchio mentre mostravano al Congresso com’è avere coraggio e agire per il bene di milioni di persone in tutto il paese.

Suzanna Bobadilla: Centocinque donne, è un grosso numero. Puoi dirci di più delle donne che hanno scelto di rischiare l’arresto?

Pramila Jayapal: Siamo in questo posto da parecchi anni. Siamo allo stesso tempo vicinissime e lontanissime. Ci ripetono di continuo che non è il momento giusto per sollevare la questione. Subito dopo le elezioni sembrava che fosse arrivato questo momento giusto, la riforma è salita in cima alle agende di tutti, ma ci sono voluti quasi sette mesi perché una legge passasse al Senato. Ora ci dicono che siamo troppo vicini alle elezioni di medio termine del prossimo anno, e che potremmo non avere l’opportunità di smuovere la riforma dell’immigrazione. Da quando Obama è stato eletto ci sono già state due milioni di persone deportate e il fatto è che queste deportazioni stanno aumentando. Noi le maneggiamo sul campo, ogni giorno, perché donne e bambini ne vedono gli effetti sulle proprie vite. Perciò, le dimostranti di ieri erano mosse dall’urgenza che provano, perché noi sappiamo che c’è necessità di avere la riforma quest’anno. Ci sono questi momenti, in cui senti che la posta in gioco è così alta, e sei pronta.

Suzanna Bobadilla: C’è una conversazione che continua, sulle intersezioni fra razza/etnia e femminismo. Tu come vedresti un movimento femminista più inclusivo?

Pramila Jayapal: Questa è una delle cose che mi entusiasmano di più. Io sono una femminista, molto orgogliosa di essere tale, e ho beneficiato dall’avere guide femministe durante gli anni. Sono anche un’attivista per i diritti dei migranti e dirigo una delle più grandi organizzazioni di migranti da dodici anni. In questo periodo, ho notato che la maggioranza dei nostri membri e dei nostri leader all’interno del movimento per i diritti degli immigrati sono donne, ma non abbiamo mai avuto davvero l’opportunità di pensare ad un’analisi femminista/di genere. Ho anche notato che le tradizionali organizzazioni di donne non avevano in se stesse tutte le diversità che io sentivo avrebbero dovuto avere per rappresentare anche me, come donna e femminista. Penso veramente che la riforma dell’immigrazione sia un’opportunità per introdurre queste diversità nel movimento delle donne e per assicurarci di creare leader attraverso tutte le nostre razze ed etnie.

Noi donne non pensiamo in modo settoriale: facciamo molte cose diverse che ci rendono forti. Per esempio, la salute riproduttiva è una questione importante, ma non è la sola. Per molte delle nostre socie, è impossibile persino pensarci sino a che temono ogni giorno di essere deportate. Penso che azioni come quella di ieri siano occasioni per costruire connessioni. E’ stato un onore e un piacere avere con noi Terry O’Neil di NOW, Jodie Evans di Code Pink e Rea Carey del National Gay and Lesbian Action Fund.

E’ stato un onore avere queste donne leader che lo capiscono, che vogliono fare queste connessioni, e lo mostrano, facendosi arrestare e dimostrando che non sono solo parole. Dalla parte delle donne senza documenti ci sono stati momenti assai significativi, come quando una di loro ha detto di essersi sempre considerata una femminista, ma che spesso non sapeva se era una “vera” femminista agli occhi di quelle riconosciute per tali. C’è stato questo bellissimo essere insieme.

Suzanna Bobadilla: Le nostre lettrici come possono essere coinvolte?

Pramila Jayapal: Sarebbe meraviglioso se potessero andare su http://www.webelongtogether.org/

C’è una petizione che possono firmare e possono iscriversi alla nostra mailing list. Se siete attive in una particolare area degli Usa e volete formare un gruppo di donne che rilasci una dichiarazione su come la riforma dell’immigrazione sia essenziale all’eguaglianza delle donne, non vediamo l’ora vi mettiate in contatto con noi! Fatecelo sapere, perché siamo pronte a sostenervi. Abbiamo materiali e documentazione. Questo è un movimento per ogni donna, non per poche persone. Vogliamo l’energia che viene dal basso e saremo entusiaste di lavorare con chiunque percepisca questo potere e voglia parteciparvi.

Suzanna Bobadilla: Stai per andare su un’isola deserta e puoi portare con te un cibo, una bevanda e una femminista. Cosa scegli?

Pramila Jayapal: (ride) Un cibo: dev’essere per forza lenticchie e riso. Khichdi è il nome della nostra combinazione indiana che fa dei due cibi uno. E’ cibo che mi conforta, perché io sono un’immigrata dall’India e mi fa pensare alla mia famiglia. La mia bevanda sarà solo acqua, dopotutto sono su un’isola deserta e devo sopravvivere. Amo l’acqua, e ho capito quanto la desideravo ieri, in prigione. La mia femminista: Sojourner Truth. Ho per lei un’ammirazione incredibile, la rispetto e la onoro. Penso che insieme faremo di quell’isola deserta un posto bellissimo, verde e dolce, perché questo è ciò che le femministe fanno: trasformano cose aride in ambienti salutari, ricchi, vivi.

West
16 09 2013

Il Parlamento europeo ha deciso di equiparare i diritti in materia di regimi patrimoniali per tutte le unioni registrate nell’UE composte da partner di nazionalità diverse. Introducendo al testo approvato un emendamento storico a tutela dei cittadini omosessuali. Che merita di essere trasposto integralmente.  

Gli organi giurisdizionali degli Stati membri devono applicare il presente regolamento nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali, con particolare riferimento ai principi dell’uguaglianza davanti alla legge e del divieto di qualsiasi discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.

Semplificate dunque le procedure legislative per i patrimoni di tutte le coppie UE, senza distinzione alcuna. Miste e non. Sposate e registrate. Etero e gay.

Qui e Qui i testi approvati dal parlamento europeo

Superando.it
16 09 2013

Pur giudicando pienamente legittime le ragioni di quel ricorso collettivo nazionale per il sostegno, lanciato da due madri di ragazzi con disabilità, Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ribadisce che «l’obiettivo non dovrebbe essere quello di aumentare gli insegnanti di sostegno, ma di formare quelli curricolari, oggi assolutamente impreparati a lavorare con la disabilità»

Le ragioni di quell’idea di ricorso collettivo nazionale per il sostegno, lanciata tramite Facebook da due madri di ragazzi con disabilità, e della quale abbiamo ampiamente riferito nei giorni scorsi, sono del tutto legittime, secondo Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), «perché il numero degli insegnanti continua ad essere insufficiente, ma si tratta di un’iniziativa che è come “un’arma a doppio taglio”, in quanto la vittoria è quasi certa, ma ciò non favorisce la reale integrazione degli alunni con disabilità».

Infatti, dopo avere per altro sottolineato che «per il presente anno scolastico l’organico di diritto è stato incrementato di quasi 30.000 insegnanti, lasciando sostanzialmente immutato il numero dei docenti di sostegno (106.000 lo scorso anno), ma riducendo la precarietà e assicurando una maggiore continuità didattica, fondamentale per gli studenti con disabilità», Nocera ricorda che «l’obiettivo non dovrebbe essere quello di aumentare gli insegnanti di sostegno, ma di formare quelli curricolari, oggi assolutamente impreparati a lavorare con la disabilità».

«In altre parole – prosegue il Vicepresidente della FISH -, nella scuola italiana attuale, quando un ragazzo con disabilità resta senza insegnante di sostegno è praticamente abbandonato a se stesso, mentre così non sarebbe, se i docenti curriculari ricevessero l’adeguata formazione, come da anni chiediamo al Ministero e se, contemporaneamente, diminuisse il numero degli alunni per classe».

«Semplicemente vergognoso», poi, viene definito da Nocera il fatto che molti studenti con disabilità, nelle ore in cui non hanno il sostegno, tornino a casa. «Ciò – aggiunge – viola tra l’altro la Legge Quadro 104/92, che vieta l’esclusione dalla frequenza scolastica a causa della disabilità».
Rispetto infine all’anno scolastico appena iniziato, non sono troppo ottimistiche le parole di Nocera, secondo il quale, «anche se le famiglie si vedranno per lo più assegnate le stesse ore di sostegno dello scorso anno, come sempre, però, in assenza dell’insegnante di sostegno, i ragazzi saranno abbandonati a loro stessi». (S.B.)

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Corriere della Sera
16 09 2013

Esplora il significato del termine: Vivere liberamente il proprio orientamento sessuale in Africa è un rischio enorme. In 36 paesi del continente , gli atti omosessuali sono un reato. Lo Zambia è tra questi.

Oggi James Mwape e Philip Mubiana compariranno in tribunale nella città di Kapiri Mposhi per rispondere di “reati contro l’ordine naturale”, come recita il codice penale dai tempi in cui lo Zambia era colonia britannica. Rischiano fino a 15 anni di carcere.I due ragazzi, entrambi 22enni, sono stati arrestati il 25 aprile e rilasciati su cauzione il 2 maggio. Pochi giorni dopo, dopo una segnalazione alla polizia da parte di un vicino di casa, sono stati nuovamente portati in carcere.

A maggio, per due volte, i due detenuti sono stati costretti a sottoporsi a un esame anale. Una procedura illegittima da un punto di vista scientifico ma soprattutto abusiva, umiliante e condotta con intenti discriminatori e che è stata resa nota all’opinione pubblica del paese dal quotidiano governativo Zambia News and Information.
L’intolleranza nei confronti degli omosessuali sta dunque prendendo piede anche nello Zambia. Ad aprile Paul Kasonkomona, un attivista per i diritti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate), è stato arrestato per aver chiesto, durante un programma televisivo, l’abolizione del reato di omosessualità.
Un mese fa, il ministro dell’Interno Edgar Lungu, ha reso nota la posizione del governo: “Chi sostiene i diritti dei gay deve finire all’inferno, non ci sarà alcun dibattito sui diritti dei gay. È un tema che non riguarda il nostro paese”.

Gli hanno fatto eco esponenti della chiesa cattolica locale, che di recente se la sono presa anche col presidente statunitense Barack Obama.

E dire che lo Zambia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta Africana dei diritti umani e dei popoli, che proteggono il diritto alla libertà d’espressione, coscienza e privacy, che si estende anche agli atti omosessuali in luogo privato tra adulti.
È ciò che spiegheranno questa mattina al giudice gli avvocati di Mwape e MubianaVivere liberamente il proprio orientamento sessuale in Africa è un rischio enorme. In 36 paesi del continente , gli atti omosessuali sono un reato. Lo Zambia è tra questi.

Oggi James Mwape e Philip Mubiana compariranno in tribunale nella città di Kapiri Mposhi per rispondere di “reati contro l’ordine naturale”, come recita il codice penale dai tempi in cui lo Zambia era colonia britannica. Rischiano fino a 15 anni di carcere.I due ragazzi, entrambi 22enni, sono stati arrestati il 25 aprile e rilasciati su cauzione il 2 maggio. Pochi giorni dopo, dopo una segnalazione alla polizia da parte di un vicino di casa, sono stati nuovamente portati in carcere.

A maggio, per due volte, i due detenuti sono stati costretti a sottoporsi a un esame anale. Una procedura illegittima da un punto di vista scientifico ma soprattutto abusiva, umiliante e condotta con intenti discriminatori e che è stata resa nota all’opinione pubblica del paese dal quotidiano governativo Zambia News and Information.

L’intolleranza nei confronti degli omosessuali sta dunque prendendo piede anche nello Zambia. Ad aprile Paul Kasonkomona, un attivista per i diritti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate), è stato arrestato per aver chiesto, durante un programma televisivo, l’abolizione del reato di omosessualità.

Un mese fa, il ministro dell’Interno Edgar Lungu, ha reso nota la posizione del governo: “Chi sostiene i diritti dei gay deve finire all’inferno, non ci sarà alcun dibattito sui diritti dei gay. È un tema che non riguarda il nostro paese”.

Gli hanno fatto eco esponenti della chiesa cattolica locale, che di recente se la sono presa anche col presidente statunitense Barack Obama.

E dire che lo Zambia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta Africana dei diritti umani e dei popoli, che proteggono il diritto alla libertà d’espressione, coscienza e privacy, che si estende anche agli atti omosessuali in luogo privato tra adulti.
È ciò che spiegheranno questa mattina al giudice gli avvocati di Mwape e Mubiana

Il Fatto Quotidiano
16 09 2013

di Mario de Maglie

Sono ormai cinque anni che mi occupo, in modo sempre più convinto e partecipato, delle tematiche di genere e del maltrattamento all’interno delle mura familiari. E’ stato un crescendo di consapevolezze inarrestabile ed ancora mi sento solo all’inizio di un percorso che non credo avrà mai un punto di arrivo consolidato, solo alla crescita fisica è possibile dare dei limiti, quella mentale può non conoscerne, è il bello dell’essere umano.

Ho dovuto ridiscutere tutte le mie relazioni, capirne le dinamiche di potere sottostanti cercando in esse ciò che vi era di funzionale e ciò che invece non lo era. A volte sono riuscito a sottrarmi da determinati meccanismi, non di rado ci sto ancora lavorando. Adoperarmi per la rottura degli stereotipi e per l’uscita dalle dinamiche abusanti, non mi sottrae dall’esserne a rischio, mi aiuta però certamente nel loro riconoscimento. Non è cosa da poco, ma non è tutto. Le relazioni sono una vera palestra per i muscoli mentali ed emotivi.

Il mio essere uomo è stato ciò che ho dovuto mettere maggiormente in discussione. Le mie relazioni con le donne, sentimentali o amicali, sono state passate sotto la lente di ingrandimento. Ed anche le relazioni con il mio stesso genere stanno cercando tutt’ora nuovi equilibri. Ho acquisito di avere un potere sociale e personale, in quanto uomo e non donna, che mi sarebbe stato trasparente o che avrei compreso solo di testa, ma non di pancia, se la vita mi avesse portato ad occuparmi di altre tematiche. Lo stesso avere un blog su Il Fatto Quotidiano mi è stato proposto in virtù del mio occuparmi di violenza, in quanto uomo, in un contesto dove sono, di solito, le donne a dover levare la loro voce e richiedere un’attenzione sempre più necessaria. Sono convinto di quel che scrivo e mi piace farlo, anche se in fondo sono solo un accanito lettore prestato alla scrittura, come amo definirmi, ma sono consapevole dell’importanza che anche gli uomini comincino a parlare di violenza e questioni di genere e che questo mi ha creato uno “spazio privilegiato”. Ho fiducia nella mia qualità di persona e non voglio che il genere mi dia vantaggi che non richiedo. Non lo voglio, ma nell’ Italia di oggi può ben accadere e, a volte, ci si muove su una linea di confine nella quale, non sempre, mi trovo a mio agio.

Le questioni di genere continuano ad essere affrontate principalmente da donne, non solo, ma innegabilmente soprattutto da loro. Avverto un forte bisogno di confrontarmi con il maschile, ma intorno vedo molta fatica, se va bene un interesse effimero che sfuma presto.

Quando parlo di confronto tra uomini con uomini, quelle rare volte in cui le reazioni sono spinte da interesse, questo manca di coinvolgimento e mi viene risposto qualcosa del tipo: “Interessante quel che proponi, sarebbe utile, io però ho troppi impegni per parteciparvi”.

I gruppi di discussione femminili sono una realtà storica, gli stessi centri antiviolenza sono composti da associazioni di donne al cui interno il confronto e la discussione sono all’ordine del giorno.

Il maschile è carente in tutto questo, in Italia abbiamo l’importante esperienza dell’Associazione Maschile Plurale, ma è necessario che altre realtà di confronto vadano creandosi tra noi uomini, prima ancora che al femminile lo dobbiamo a noi stessi. Basta farsi carico di costrutti che abbiamo oggi tutti i mezzi per scardinare, seppur non facilmente. Per essere uomini lo siamo e lo saremo sempre, la questione è se vogliamo essere uomini liberi. Con liberi intendo uomini che possono mostrare maggiormente le loro emozioni e fragilità, uomini che possono riuscire a pensare al femminile senza averne timore e senza tentarne una sopraffazione camuffata da affetto.

Certo da solo posso provare a pensare e ri-pensare il mio maschile, ma non è sufficiente, è come avere delle belle ali, ma non saperci volare. Nasce così Diversa-Mente Molteplice, Riflessioni a Passo d’Uomo costituito al momento da una pagina facebook e da due uomini che si sono incontrati con la voglia di mettere in discussione e di parlare del loro maschile. Creare a Firenze un piccolo gruppo di riflessione tra uomini e vedere cosa succede è un bisogno che nasce da una necessità e si trasforma in una idea e per ora è solo questa. Dalla nostra pagina facebook:

“Siamo abituati a vivere in una società dove il maschile è poco abituato a mettersi in discussione, mentre il femminile ha saputo confrontarsi e ripensarsi con molta più convinzione. Perchè? Paura?Indifferenza? Non comprensione? Non abbiamo una risposta, sentiamo viva però l’esigenza di cercarla in un modo che non sia illusorio e autoreferenziale,ma che abbia ripercussioni concrete nella nostra vita di ogni giorno.
Siamo uomini, ma rifiutiamo l’idea che dietro una semplice e singola parola possa racchiudersi la molteplicità del nostro essere maschi.
Sappiamo cosa cominciamo, ma non abbiamo idea di dove arriveremo. Forse rimarremo fermi, forse cambierà qualcosa. Diversa-mente Molteplice- Riflessioni a Passo d’Uomo- è la nostra sfida.
Se ti riconosci in queste prime nostre parole contattaci tramite questa pagina e ti daremo volentieri maggiori informazioni.”

Uomini, a noi la parola!

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