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Corriere del Veneto
30 08 2013

Venezia, idea della neo delegata ai diritti gay: domande per le scuole, si cambia

VENEZIA — Addio alla dicitura «mamma» e «papà» dai moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Al loro posto comparirà «genitore 1» e «genitore 2». E nei bandi per l’assegnazione delle case popolari di Venezia sarà presto specificato che possono partecipare anche coppie non eterosessuali. È il programma della delegata del sindaco Giorgio Orsoni ai Diritti Civili e alla Politiche contro le discriminazioni, la consigliera comunale Camilla Seibezzi. Lo ha presentato ieri, fresca di nomina. Ma il suo programma scatena subito la polemica, anche all’interno della stessa maggioranza di Ca’ Farsetti. A partire dal primo cittadino, caduto dalle nuvole: «Parte male», dice secco. Camilla Seibezzi, consigliera della lista «In Comune», lavora da anni sui temi dei diritti. E spiega che il linguaggio è un obiettivo fondamentale per contrastare gli stereotipi: «La modulistica costruisce una categoria di pensiero, una prassi quotidiana», dice. Ecco perchè nel suo programma la modifica dei bandi del Comune è tra i primi punti.

Non c’è solo quello nelle linee progettuali della nuova delega, che può contare su uno stanziamento di 40 mila euro per il 2013 e 120 mila nel 2014 e punta ad azioni concrete per valorizzare i diritti civili, con la collaborazione dei vari assessorati e di organismi nazionali e internazionali, come il «Master europeo in Diritti Umani e democratizzazione del Lido» e il Consiglio d’Europa. «Con l’assessorato alle Politiche giovanili lavorerò ai progetti contro omofobia e discriminazioni razziali ed etniche — dichiara Seibezzi —. Insieme all’assessorato all’Istruzione mi occuperò di testi per l’infanzia, in cui la differenza venga presentata come una realtà esistente e di pari dignità. Altri campi d’azione sono l’integrazione di persone affette da disagio mentale, la discriminazione di genere, la mobilità sociale, piaga che affligge l’Italia». Ma sono i primi atti concreti annunciati per moduli e bandi a scatenare subito le proteste a Venezia. In realtà Ca’ Farsetti da oltre un decennio non fa distinzioni tra coppie eterosessuali o omosessuali nell’assegnazione degli alloggi popolari, usando un concetto ampio di «famiglia». E già quest’anno sui moduli di iscrizione scolastici, se gli uffici non avessero ritardato gli atti finali, sarebbero dovute sparire le parole «madre» e «padre» su indicazione dell’ex assessore alla Cittadinanza delle donne, Tiziana Agostini. «La riflessione sulla cancellazione delle "gerarchie", prima padre poi madre, ci aveva spinto a prendere la decisione l’anno scorso», conferma Agostini. Un conto però è una decisione presa senza tanta pubblicità, un altro è una scelta politica dichiarata.

Non a caso il primo contrariato è il sindaco: «Non ne sapevo nulla. I delegati prima di lanciare qualche iniziativa ne devono parlare con me». Orsoni però difende la delega: «Lo abbiamo fatto per la tutela dei diritti. Nelle politiche del nostro Comune c’è una particolare attenzione ai diritti di tutti». Meno diplomatico Simone Venturini, capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale: «La delega ai diritti civili è un provvedimento personale del sindaco non concertato con la maggioranza, per cui ogni iniziativa verrà valutata o bocciata. Non ci sentiamo vincolati dal patto di maggioranza su questa delega». E aggiunge: «Per noi la famiglia resta formata da uomo e donna, ma questo non vuol dire togliere diritti agli altri. La modifica dell’etichetta non credo dia sostanza ai diritti. Prima risolviamo le emergenze, la lotta di bandiera non è un buon servizio alla città, non cerchiamo punti che ci dividono».

A difendere il programma di Seibezzi è l’assessore alle Politiche Giovanili Gianfranco Bettin. «Sono pienamente d’accordo—dice— nei moduli della scuola dell’infanzia la qualifica di genitore è più che esaustiva per specificare questo tipo di rapporto ». Da Roma Giancarlo Galan, parlamentare Pdl, lancia un affondo a Orsoni: «E’ un’operazione propagandistica, che il sindaco si candidi in Parlamento nazionale se vuole occuparsi di altro rispetto alla politica locale. Mi fa ridere che un sindaco si occupi di discriminazioni razziali o di matrimoni omosessuali».

La 27Ora
30 08 2013

di Nicla Vassallo

Esplora il significato del termine: Sarò tra poco a Sarzana e subito dopo a Modena, rispettivamente al Festival della Mente e al Festivalfilosofia. In entrambi i festival affronterò tematiche, sotto differenti angolazioni e senza ripetizioni, che riguardano le donne, gli uomini, gli intersex, le loro appartenenze sessuali, di genere, e non solo: la donna è un invenzione, sosterrò a Sarzana, mentre a Modena sosterrò che queste appartenenze stereotipate recano un danno all’identità personale e alla preferenza sessuale, all’amare. Sarò da subito chiara: nel mio intimo privato, ciò che desiderano o desidererebbero i maschi etero dalle donne etero mi concerne assai relativamente: a chi interessa in modo preponderante o ne fa una questione di essenza vitale è sufficiente navigare su internet (i siti che riguardano le ambizioni virili abbondano, al pari delle concrete proposte hot), eppure da filosofa, il soggetto maschile non può non riguardarmi. Dei Maschi o maschi, sempre etero, si narra che fantasticano o facciano (dipende dalle possibilità) sesso per possedere con modalità diverse e ingegnose (dal fisico allo spirito) una qualche donna, in una sorta di atto d’amore (ormonale? L’ossitocina, comune a maschi e femmine, produce effetti ben diversi sui primi e sulle seconde) cui la donna in questione viene letteralmente inventata a uso-e-consumo. In altre parole, prendendo spunto da una certa teoria economica, l’obiettivo rimane il proprio soddisfacimento attraverso un “bene” durevole e più volte godibile, in cui il proprio soddisfacimento, soddisfacimento delle proprie pulsioni e celate abiezioni ha la meglio, soddisfacimento in modo diretto, subitaneo e immediato. Se si sostituisce a “bene” “pene”, le cose mutano di poco, se non fosse perché il soddisfacimento maschile etero avviene spesso attraverso una qualche donna etero: e quali donne etereo non si sono mai notoriamente imbattute in rapporti sessuali di squallore esaltante, rapporti che si trascinano per mesi e per anni, fino alla tomba, rapporti che difendono, attribuendo loro ogni valore di una crociata sentimentale? Poche donne etero.

Eppure, all’interno delle coppie etero, spesso manca l’armonia, l’eguaglianza, l’equità, la parità (artistica, culturale, etnica, intellettuale, religiosa, sociale, e via dicendo) ma forse in virtù di ciò tutto pare funzionare e funzionale, sempre per mesi e anni, sotto l’egida di parecchie menti maschili, con complicità, che ambiscono al sesso “forte”, alle performance, a una qualche trasgressione dominatrice, al mordi e fuggi, oppure alla convinzione che nella coppia etero la donna debba essere al contempo infermiera, madre, maddalena, madonna, segretaria, e via dicendo, in molti significati dei termini.

Ma il dominio si riesce ad esplicitare con altre modalità. In una tra le tante, non sempre tra le più rozze, la terminologia è: “Tu, donna bianca, brutta, o bella solo in quanto bianca, eppure vecchia per me e benestante, mentre io nero – o negro – bello, giovane, povero”. La scalata sociale dell’uomo è inevitabile, mentre la donna, nel frattempo, non si recepisce sola, né scala. Sul web, però, a dire il vero, e a quando poco io ne sappia, si trovano più bianchi con la fissa delle donne nere, di “negrette”, anzi, inventate, al pari di ogni altra donna. Come ci trovassimo ancora tutti/e in un’epoca colonialista.

Troppe culture s’inventano la donna, e in troppe culture è la donna a subire violenze. Una donna rispetto a cui la libidine maschile, quando non degenera, si concretizza nel far sesso con due o più donne (così ne domino due o più, piuttosto che una sola), mentre queste donne perdurano compiacenti o sconosciute. Bello, anzi, far sesso, con la lei di turno, specie con un lato B dotato, agognato, oppure legarla, o farsi legare, e, ovvio, fotografare o filmare il tutto, come in un safari: le donne-preda, la strage delle donne.

Donne emotive, passive? Uomini spregiudicati, attivi? Forse, o forse no, dipende se si ambisce allo stereotipo de la donna inventata o si ignora la differenza, nonché la varietà tra appartenenza sessuale e di genere, nonché la possibilità di scegliere la propria preferenza sessuale, seguendo il proprio desiderio di amare. Non dico che la situazione italiana sia facile per le donne che, proprio in virtù del fatto che la donna è un’invenzione, hanno imboccato la scontata via dell’eterosessualità, né che alle omosessualità femminili e maschili venga riconosciuto ogni diritto. Però “le cose cambiano”, soprattutto perché, mentre l’omosessualità è una scelta vera e propria, non vale lo stesso per l’eterosessualità che ci viene presentata come la norma, come “Do the Right Thing”, la scelta “tradizionale”, “naturale”, norma per le donne che agli uomini si concede nella sessualità come fosse una rarità, quando invece il lui di turno non pensa forse a voi, ma alla sua donna inventata.

C’è chi non si rende ancora conto che l’eterosessualità è un’invenzione, e chi rimane ignaro della differenza tra appartenenza sessuale e appartenenza di genere, nonché delle differenze che corrono tra pulsioni maschili e pulsioni femminili. In ogni parte del mondo, per ogni confessione ideologica, partitica, privata, antropologica, sessuale, ciò risulta spiegabile (non giustificabile), a patto di credere che la donna (quella con l’articolo determinativo) esiste, ed esista in funzione dell’uomo.

E, se invece a una qualche donna gli uomini etero, spregiudicati o meno, non risultassero di gradimento? Questa donna sarebbe una “vera” donna?

Accantonando la problematica degli uomini nostrani, i cosiddetti migranti “maschi” non risultano spesso di conforto in proposito, e proclamano con parole o fatti drammatici “le vere donne sono nostre, quelle che ci appartengono e ubbidiscono, donne non occidentali, donne soggette alle nostre leggi teocratiche, a meno che le occidentali cedano a noi”. Perché loro, e non solo loro (su questo tema il nostro pietismo risulta pietoso) se non hanno sperimentato, o se non auspicano, l’equità e l’eguaglianza tra i due sessi (maschile e femminile: dualismo su cui purtroppo è arduo andar oltre) permangono fissati nello specifico dominio sulle e contro le donne.

E le donne “bianche”, attratte da loro, collaborano: a insaputa o no? Diciamolo, una certa connivenza delle donne di ogni colore nei confronti degli uomini di ogni colore sussiste sempre, sebbene le ragioni di ciò (biologiche, psicologiche, valoriali) continuino a sfuggirmi. Comprendo (magari non dovrei) che in troppi/e ritengono che non si possa decidere se essere femmina (o maschio), donna (o uomo), cosicché se sei femmina (o maschio), donna (o uomo), lo sei per sempre e pertanto sei costretto/a a tentare di clonare la donna (se sei donna) e l’uomo (se sei uomo). Ne segue che tu donna non disponga di altra alternativa sessuale a quella eterosessuale, con tanto di rapporti sessuali “naturali” e riproduzione “naturale”, quando di “naturale” vi è ben poco in tutto ciò. Vie di fuga? Poche, pochissime, e praticabili solo da chi predilige l’avventura di ritrovarsi espulso/a dalla cosiddetta società benpensante. Anche quando si afferma che l’appartenenza sessuale (femmina o maschio) sia biologica e quella di genere (donna o uomo) sia socio–culturale, si finisce pur sempre nel ricadere nella convinzione che tutte le donne appartengono al medesimo sesso femminile e tutti gli uomini al medesimo sesso maschile, incoraggiando di nuovo, seppur implicitamente, l’esistenza di due soli sessi, oltre di due soli generi, la donna e l’uomo, tra loro complementari e di conseguenza eterosessuali, rafforzando la convinzione che la donna sia un’invenzione, per sesso, genere, oggetto.

Ma perché, rispetto alle invenzioni strumentali, non optiamo per la verità?Sarò tra poco a Sarzana e subito dopo a Modena, rispettivamente al Festival della Mente e al Festivalfilosofia. In entrambi i festival affronterò tematiche, sotto differenti angolazioni e senza ripetizioni, che riguardano le donne, gli uomini, gli intersex, le loro appartenenze sessuali, di genere, e non solo: la donna è un invenzione, sosterrò a Sarzana, mentre a Modena sosterrò che queste appartenenze stereotipate recano un danno all’identità personale e alla preferenza sessuale, all’amare. Sarò da subito chiara: nel mio intimo privato, ciò che desiderano o desidererebbero i maschi etero dalle donne etero mi concerne assai relativamente: a chi interessa in modo preponderante o ne fa una questione di essenza vitale è sufficiente navigare su internet (i siti che riguardano le ambizioni virili abbondano, al pari delle concrete proposte hot), eppure da filosofa, il soggetto maschile non può non riguardarmi. Dei Maschi o maschi, sempre etero, si narra che fantasticano o facciano (dipende dalle possibilità) sesso per possedere con modalità diverse e ingegnose (dal fisico allo spirito) una qualche donna, in una sorta di atto d’amore (ormonale? L’ossitocina, comune a maschi e femmine, produce effetti ben diversi sui primi e sulle seconde) cui la donna in questione viene letteralmente inventata a uso-e-consumo. In altre parole, prendendo spunto da una certa teoria economica, l’obiettivo rimane il proprio soddisfacimento attraverso un “bene” durevole e più volte godibile, in cui il proprio soddisfacimento, soddisfacimento delle proprie pulsioni e celate abiezioni ha la meglio, soddisfacimento in modo diretto, subitaneo e immediato. Se si sostituisce a “bene” “pene”, le cose mutano di poco, se non fosse perché il soddisfacimento maschile etero avviene spesso attraverso una qualche donna etero: e quali donne etereo non si sono mai notoriamente imbattute in rapporti sessuali di squallore esaltante, rapporti che si trascinano per mesi e per anni, fino alla tomba, rapporti che difendono, attribuendo loro ogni valore di una crociata sentimentale? Poche donne etero.

Eppure, all’interno delle coppie etero, spesso manca l’armonia, l’eguaglianza, l’equità, la parità (artistica, culturale, etnica, intellettuale, religiosa, sociale, e via dicendo) ma forse in virtù di ciò tutto pare funzionare e funzionale, sempre per mesi e anni, sotto l’egida di parecchie menti maschili, con complicità, che ambiscono al sesso “forte”, alle performance, a una qualche trasgressione dominatrice, al mordi e fuggi, oppure alla convinzione che nella coppia etero la donna debba essere al contempo infermiera, madre, maddalena, madonna, segretaria, e via dicendo, in molti significati dei termini.

Ma il dominio si riesce ad esplicitare con altre modalità. In una tra le tante, non sempre tra le più rozze, la terminologia è: “Tu, donna bianca, brutta, o bella solo in quanto bianca, eppure vecchia per me e benestante, mentre io nero – o negro – bello, giovane, povero”. La scalata sociale dell’uomo è inevitabile, mentre la donna, nel frattempo, non si recepisce sola, né scala. Sul web, però, a dire il vero, e a quando poco io ne sappia, si trovano più bianchi con la fissa delle donne nere, di “negrette”, anzi, inventate, al pari di ogni altra donna. Come ci trovassimo ancora tutti/e in un’epoca colonialista.

Troppe culture s’inventano la donna, e in troppe culture è la donna a subire violenze. Una donna rispetto a cui la libidine maschile, quando non degenera, si concretizza nel far sesso con due o più donne (così ne domino due o più, piuttosto che una sola), mentre queste donne perdurano compiacenti o sconosciute. Bello, anzi, far sesso, con la lei di turno, specie con un lato B dotato, agognato, oppure legarla, o farsi legare, e, ovvio, fotografare o filmare il tutto, come in un safari: le donne-preda, la strage delle donne.

Donne emotive, passive? Uomini spregiudicati, attivi? Forse, o forse no, dipende se si ambisce allo stereotipo de la donna inventata o si ignora la differenza, nonché la varietà tra appartenenza sessuale e di genere, nonché la possibilità di scegliere la propria preferenza sessuale, seguendo il proprio desiderio di amare. Non dico che la situazione italiana sia facile per le donne che, proprio in virtù del fatto che la donna è un’invenzione, hanno imboccato la scontata via dell’eterosessualità, né che alle omosessualità femminili e maschili venga riconosciuto ogni diritto. Però “le cose cambiano”, soprattutto perché, mentre l’omosessualità è una scelta vera e propria, non vale lo stesso per l’eterosessualità che ci viene presentata come la norma, come “Do the Right Thing”, la scelta “tradizionale”, “naturale”, norma per le donne che agli uomini si concede nella sessualità come fosse una rarità, quando invece il lui di turno non pensa forse a voi, ma alla sua donna inventata.

C’è chi non si rende ancora conto che l’eterosessualità è un’invenzione, e chi rimane ignaro della differenza tra appartenenza sessuale e appartenenza di genere, nonché delle differenze che corrono tra pulsioni maschili e pulsioni femminili. In ogni parte del mondo, per ogni confessione ideologica, partitica, privata, antropologica, sessuale, ciò risulta spiegabile (non giustificabile), a patto di credere che la donna (quella con l’articolo determinativo) esiste, ed esista in funzione dell’uomo.

E, se invece a una qualche donna gli uomini etero, spregiudicati o meno, non risultassero di gradimento? Questa donna sarebbe una “vera” donna?

Accantonando la problematica degli uomini nostrani, i cosiddetti migranti “maschi” non risultano spesso di conforto in proposito, e proclamano con parole o fatti drammatici “le vere donne sono nostre, quelle che ci appartengono e ubbidiscono, donne non occidentali, donne soggette alle nostre leggi teocratiche, a meno che le occidentali cedano a noi”. Perché loro, e non solo loro (su questo tema il nostro pietismo risulta pietoso) se non hanno sperimentato, o se non auspicano, l’equità e l’eguaglianza tra i due sessi (maschile e femminile: dualismo su cui purtroppo è arduo andar oltre) permangono fissati nello specifico dominio sulle e contro le donne.

E le donne “bianche”, attratte da loro, collaborano: a insaputa o no? Diciamolo, una certa connivenza delle donne di ogni colore nei confronti degli uomini di ogni colore sussiste sempre, sebbene le ragioni di ciò (biologiche, psicologiche, valoriali) continuino a sfuggirmi. Comprendo (magari non dovrei) che in troppi/e ritengono che non si possa decidere se essere femmina (o maschio), donna (o uomo), cosicché se sei femmina (o maschio), donna (o uomo), lo sei per sempre e pertanto sei costretto/a a tentare di clonare la donna (se sei donna) e l’uomo (se sei uomo). Ne segue che tu donna non disponga di altra alternativa sessuale a quella eterosessuale, con tanto di rapporti sessuali “naturali” e riproduzione “naturale”, quando di “naturale” vi è ben poco in tutto ciò. Vie di fuga? Poche, pochissime, e praticabili solo da chi predilige l’avventura di ritrovarsi espulso/a dalla cosiddetta società benpensante. Anche quando si afferma che l’appartenenza sessuale (femmina o maschio) sia biologica e quella di genere (donna o uomo) sia socio–culturale, si finisce pur sempre nel ricadere nella convinzione che tutte le donne appartengono al medesimo sesso femminile e tutti gli uomini al medesimo sesso maschile, incoraggiando di nuovo, seppur implicitamente, l’esistenza di due soli sessi, oltre di due soli generi, la donna e l’uomo, tra loro complementari e di conseguenza eterosessuali, rafforzando la convinzione che la donna sia un’invenzione, per sesso, genere, oggetto.

Ma perché, rispetto alle invenzioni strumentali, non optiamo per la verità?

TerreLibere.org
27 08 2013

La nuova emergenza profughi in Sicilia non deriva dal numero eccessivo di arrivi: al momento 24mila circa, ma solo i profughi della guerra siriana superano il milione. Il problema è la gestione militare affidata a Questori e Prefetti. L’assenza di un piano regionale. La creazione di strutture temporanee improvvisate in aree portuali e zone dismesse. L’improvvisazione nella gestione dei minori non accompagnati

Nel territorio siciliano proliferano centri di prima accoglienza aperti dalle Prefetture in virtù dalla legge Puglia del 1995, luoghi dalle caratteristiche giuridiche affidate alla discrezionalità della polizia, talvolta veri e propri centri di detenzione informale, utilizzate dalle forze di polizia e dalla magistratura alla ricerca dei soliti scafisti da gettare in pasto all`opinione pubblica per distogliere l`attenzione dalle clamorose lacune del sistema di accoglienza e dai frequenti allontanamenti, dovuti principalmente agli effetti perversi del regolamento Dublino II che inchioda in Italia, senza una prospettiva credibile di integrazione, gli immigrati identificati dopo lo sbarco.

Per le persone coinvolte in questo meccanismo infernale la prospettiva di una lunga attesa in condizioni disumane di sovraffollamento, una totale carenza di informazioni e di assistenza legale, una grande difficoltà di accesso alla procedura di asilo e ad un vero sistema di accoglienza, nessuna prospettiva di integrazione. Il collasso del sistema di accoglienza in Italia, malgrado l`aumento dei posti disponibili nel sistema SPRAR, si ripercuoteva anche più che su Lampedusa, dove il Centro di prima accoglienza e soccorso di Contrada Imbriacola funziona al minimo, a Mineo (CT) dove nel Cara sono attualmente confinate oltre 3500 persone, e molte altre sono all`interno della struttura senza essere state neppure censite.

In Sicilia la situazione è resa ancora più grave per la mancanza di una legge regionale sull`immigrazione, e per la latitanza del governo regionale su una tematica che è stata spesso oggetto di appassionati proclami da parte del Presidente Crocetta. Parole, solo parole, non seguite da fatti concreti e da impegni di spesa coerenti e continuativi.

Ma chi sono gli attori pubblici che trattano la materia dell`immigrazione in Sicilia? Secondo quanto riferito dagli organi di stampa, a livello regionale, l`unica iniziativa concreta in questa materia è stata la convocazione, il 4 aprile 2013, di un tavolo tecnico del coordinamento SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) della Regione Sicilia. Come si ricava dalle agenzie, 'i lavori, presieduti dal coordinatore regionale arch. Marco Aurelio Sinatra, sindaco di Vizzini, hanno visto la partecipazione dei membri designati dal coordinamento regionale, in rappresentanza dei progetti SPRAR delle città di Acireale, Agrigento, Caltagirone, Castelvetrano, Castroreale, Marsala, Chiaramonte Gulfi, Vizzini, Trapani.

Dopo l`audizione tenutasi in prima commissione affari istituzionali all`ARS, nel decorso mese di marzo, il tavolo tecnico ha avviato l`attività del 'laboratorio` per la definizione di una bozza di legge quadro regionale in materia di immigrazione. Così come concordato con l`assessore regionale alle politiche sociali e della famiglia, dott.ssa Ester Bonafede, il tavolo tecnico continuerà i lavori di elaborazione del disegno di legge in stretta collaborazione con il dipartimento dell`assessorato regionale competente. L`iniziativa sarebbe stata finalizzata ad offrire un contributo alle istituzioni regionali per la definizione di un quadro normativo per promuovere interventi finalizzati alla piena uguaglianza ed integrazione degli immigrati nel territorio regionale siciliano`. Alla prova dei fatti non si è visto nulla di concreto, anzi un disinteressamento rispetto a questa materia superiore a quello dimostrato nel 2011 dal governo Lombardo.

Alla fine di giugno, proprio mentre si aggravava l`ennesima emergenza sbarchi a Lampedusa e sulle coste della Sicilia sud-orientale veniva presentato un Disegno di legge regionale, dopo che alcuni parlamentari di diverse aree politiche avevano già depositato diversi disegni di legge regionali in materia di immigrazione ed asilo. Ancora carta su carta, in assenza di un dibattito che in sede legislativa portasse in tempi rapidi all`adozione di una legge regionale attesa da anni. La Sicilia rimane così l`unica regione italiana priva di una legge regionale sull`immigrazione e la gestione del sistema di accoglienza è affidato esclusivamente alle Prefetture ed agli organi di pubblica sicurezza.

Nel mese di giugno di quest`anno si svolgeva a Palermo un vertice in Prefettura nel quale le autorità coinvolte concordavano un piano per l`accoglienza dei minori con l`Autorità Garante per l`Infanzia e l`Adolescenza Vincenzo Spadafora. Alla riunione erano presenti, oltre ai Prefetti e Questori della Sicilia Occidentale, al Comandante provinciale dell`Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, anche i rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti locali che si occupano dei minorenni, sia vittime che autori di reato. Gli incontri derivavano da un Protocollo d`intesa sottoscritto nel dicembre 2012 tra il Dipartimento della pubblica sicurezza, l`Autorità garante ed il Ministro dell`Interno. Un incontro dedicato in prevalenza al tema della repressione penale dei reati commessi dai minori o sui minori stranieri. Al termine dell`incontro, il prefetto Cirillo ha ribadito come si stia rivelando efficace la collaborazione tra il Garante per l`infanzia e l`adolescenza ed il Dipartimento della pubblica sicurezza, che insieme possono realizzare una più incisiva azione di prevenzione e contrasto alla violazione dei diritti dei minori.

I minori scafisti vivandieri

Eppure ancora il 15 agosto scorso lo stesso garante dei diritti dei minori Spadafora ha lamentato l`assenza di un quadro normativo e di risorse economiche adeguate per garantire l`accoglienza dei minori non accompagnati che giungono in Sicilia. L`emergenza si è intanto spostata da Lampedusa, che il governo ha deciso opportunamente di 'svuotare`, alla Sicilia orientale. Il fenomeno ha assunto caratteristiche diverse rispetto al passato, per l`arrivo di intere famiglie provenienti dalla Siria.

Nei centri di prima accoglienza, aperti dalle Prefetture in convenzione con i più diversi enti privati, i minori non accompagnati rimangono molti giorni con gli adulti, quando non si giunge direttamente a chiamarli in causa come 'scafisti`. Minori che vengono privati della possibilità di difendersi e di capire persino cosa sta succedendo loro, come è stato rilevato con una nota preoccupata dal Garante per i diritti dei detenuti per la Sicilia che in una visita del 15 agosto presso l`istituto di detenzione per minori di Acireale ha incontrato uno dei due minori egiziani incriminati dalla Procura di Catania come 'scafisti vivandieri`, dopo il tragico sbarco della Playa il 9 agosto scorso.

Di fatto si consente una strisciante militarizzazione di alcune zone del territorio siciliano, affidate alla gestione delle forze dell`ordine per contrastare il fenomeno dell`immigrazione irregolare. E le conseguenze si vedono, basterebbe andare a verificare la situazione del Centro di Prima accoglienza e soccorso di Pozzallo (Ragusa) o i centri di prima accoglienza di Porto Empedocle (Agrigento) o di Porto Palo ( Siracusa), per verificare in quali condizioni materiali e giuridiche vengano 'accolti` i migranti che giungono non tanto a seguito di sbarchi, quanto piuttosto dopo vere e proprie azioni di salvataggio in alto mare e che dunque avrebbero bisogno di strutture recettive particolarmente efficienti, soprattutto nel caso di minori non accompagnati e donne, molte delle quali in avanzato stato di gravidanza.

L`emergenza umanitaria permanente

Il 28 febbraio scorso si chiudeva la cosiddetta emergenza umanitaria Nord Africa che era stata aperta nel febbraio del 2011 dal Governo Berlusconi. II Ministro dell`Interno Cancellieri, con una nota del 18 febbraio, comunicava quanto deciso in questo senso dal Tavolo di Coordinamento nazionale, e soprattutto la scelta di percorsi di uscita dall`emergenza che si sostanziavano nella concessione di una somma di danaro contante (in media 500 euro) ai singoli, abbandonandoli praticamente a sé stessi.

I centri di accoglienza gestiti dalla Protezione civile venivano chiusi, e molti rifugiati buttati praticamente sulla strada erano costretti a subire lo sfruttamento dei caporali per garantirsi la sopravvivenza, mentre altri si trasferivano in diversi paesi europei caratterizzati da sistemi di accoglienza e integrazione più efficaci. Molti di loro, alla scadenza dei documenti di soggiorno italiani, creavano movimenti di resistenza per rimanere nei paesi nei quali ormai avevano trovato anche lavoro, ma nei quali non potevano regolarizzarsi, in base al regolamento Dublino II perché erano transitati precedentemente in Italia.

Da quel momento molti loro compagni giunti sulle coste italiane, in particolare in Sicilia, rifiutavano di farsi identificare. Ed in molti casi si davano alla clandestinità fuggendo dai centri di prima accoglienza, allo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale in un paese nel quale accoglienza e integrazione non fossero solo parole stampate sulla carta. Una fuga che potrebbe essere favorita da nuovi canali di sfruttamento della clandestinità.

Con il Governo Monti il passaggio a un sistema di accoglienza ordinario avrebbe dovuto realizzarsi attraverso il coordinamento e la programmazione delle diverse fasi da parte di tavoli regionali, che avrebbero dovuto coordinare l`attività dei Prefetti nelle diverse province, con il monitoraggio delle persone presenti, delle risorse impiegate, dei percorsi di inserimento attivati. Molte regioni, dalla Lombardia alla Sicilia sono state assenti in questa delicata fase di transizione e i tavoli regionali per la gestione dell`emergenza si sono riuniti pochissime volte senza produrre alcun coordinamento concreto.

Tensostruttura

Tutto è rimasto affidato alle decisioni dei singoli Prefetti e dei Questori, mentre le risorse venivano drasticamente tagliate e si accumulavano anche i ritardi nell`erogazione delle somme previste dalle convenzioni stipulate con gli enti gestori. Intanto l`emergenza si aggravava perché aumentava in modo consistente, soprattutto in provincia di Siracusa, e in Calabria, anche il numero dei profughi provenienti dalla Siria, a lungo negati dalle autorità di polizia che continuavano a definirli come 'sedicenti`, e che oggi costituiscono una realtà inconfutabile. La situazione nei paesi del Nord Africa, in continuo peggioramento, soprattutto in Egitto e in Tunisia, comportava un incremento delle partenze, anche se il grosso degli arrivi, meglio dei salvataggi, era costituito da migranti sub sahariani, in particolare somali ed eritrei, che riuscivano a fuggire dalla Libia.

Persone vittime di ogni tipo di abusi ingabbiati spesso da anni in quel paese, delle quali i nuovi potentati locali, che ne controllano in armi il territorio, hanno deciso di liberarsi. E sulla loro pelle si sta ridisegnando la mappa di un nuovo racket transnazionale che nessuna autorità di polizia ha saputo finora contrastare. I periodici arresti di qualche scafista rimangono solo effimera cronaca locale ma non portano avanti di un millimetro una vera azione di contrasto che dovrebbe partire dall`apertura di canali legali di ingresso, da una pronta accoglienza e da una maggiore protezione delle vittime. Evitando soprattutto la fuga nella clandestinità, che oggi sembra dilagare, a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali.

Da ultimo le fughe di massa, di eritrei dalla 'tensostruttura` di Porto Empedocle, di profughi siriani dalla scuola Andrea Doria di Catania, utilizzati impropriamente come centri di trattenimento e transito informale, luoghi di identificazione sommaria piuttosto che di vera accoglienza, confermano l`assenza di un sistema regionale di prima accoglienza, e costituiscono prova inconfutabile di una situazione ancora peggiore rispetto all`estate del 2011. Per non parlare della utilizzazione periodica del mercato ittico di Porto Palo, come luogo di trattenimento e prima identificazione di migranti appena dopo lo sbarco.

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Corriere della Sera
27 08 2013

LAMPEDUSA - Situazione di estremo sovraffollamento nel centro di accoglienza di Lampedusa. Dopo l'arrivo di ieri di 400 profughi, nella struttura si trovano 672 ospiti a fronte di una capienza di soli 250 posti. Per far fronte al sovraffollamento sono state programmate le prime operazioni di trasferimento dei migranti.

TRASFERIMENTI - Per 154 di loro è stato predisposto l'imbarco sul traghetto di linea per Porto Empedocle (Agrigento), da dove in pullman proseguiranno verso il Cara di Mineo (Catania). Altri ottanta sono stati invece destinati al centro di accoglienza di Bari con un volo charter approntato dalla questura di Agrigento. In tal modo, nella struttura di contrada Imbriacola a Lampedusa rimarranno all'incirca 400 migranti, comunque molto al di sopra della capienza nominale.
SOCCORSI - E gli sbarchi non accennano a diminuire. Un gommone con a bordo 109 migranti, in difficoltà a circa 30 miglia dalle coste della Libia, è stato soccorso dopo l'Sos lanciato da uno dei passeggeri con un telefono satellitare. La chiamata è stata ricevuta dalla centrale operativa della Guardia costiera di Roma che ha dirottato nella zona un mercantile di bandiera italiana. Il cargo ha imbarcato i profughi, tra i quali donne e bambini e ha poi proseguito la navigazione, diretto a Trapani, dov'è atteso in tarda serata.

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Associazione 21 Luglio
27 08 2013

In una lettera inviata al Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, l’Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per un recente progetto di legge sui rom avanzato da due consiglieri della Regione Lombardia. «Norme discriminatorie e lesive della dignità umana», afferma l'Associazione.

Il progetto di legge che ha motivato la lettera al Ministro è il n. 0059 ed è stato presentato lo scorso 23 luglio dai due consiglieri regionali lombardi Riccardo De Corato e Francesco Dotti del gruppo Fratelli d’Italia. Il testo ha per oggetto “Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi e di etnia tradizionalmente nomade o semi-nomade nel territorio lombardo” e detta norme in materia di alloggio, accesso ai servizi socio-sanitari e accesso educativo scolastico.
Tali norme, secondo l'Associazione 21 luglio, «sono lesive della dignità umana e gravemente discriminatorie nei confronti dei circa 8.500 rom e sinti che vivono in Lombardia».

La proposta legislativa, in più, si basa ancora una volta sull’assunto infondato che identifica gli appartenenti alle comunità rom e sinte come “nomadi” ponendosi quindi in aperto contrasto con la “Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti”, adottata dal Governo italiano in sede europea nel febbraio 2012, secondo cui tali comunità sono da considerarsi «ormai sedentarie».

Sul tema dell’abitare il progetto di legge non prevede per i rom e i sinti lombardi alcuna soluzione abitativa diversa dalle “aree di transito” e dalle “aree di sosta”, sebbene la Strategia Nazionale in maniera ripetuta raccomanda come «è un’esigenza sempre più sentita dalle stesse autorità locali il superamento dei campi Rom, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce la possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità rom e sinte».

Anche sul tema dell’accesso ai servizi sociosanitari il progetto di legge lombardo non sembra rispettare i contenuti della Strategia Nazionale la quale rileva la necessità di mettere in pratica «una efficace politica sanitaria in grado di rilevare i bisogni sanitari della popolazione e la reale fruizione delle prestazioni». Il progetto legislativo, infatti, si limita alla predisposizione di verifiche quadrimestrali delle condizioni igienico-sanitarie degli insediamenti.

Per quanto riguarda l’accesso ai servizi scolastici il testo prevede l’introduzione di corsi di educazione civica e la redazione di un report nel quale sia attestata la frequenza scolastica dei minori rom con lo scopo di «evidenziare la vera integrazione di coloro che intendono sottostare alle leggi». Di contro, la Strategia Nazionale afferma che «per promuovere l’inserimento sociale dei minori Rom, Sinti e Camminanti sembra importante sostenere interventi mirati a destrutturare l’etichettamento sociale che ostacola di fatto l’inserimento sociale».

Nella proposta di legge presentata – si legge nella lettera indirizzata dall’Associazione 21 luglio al Ministro Kyenge - «sono ravvisabili elementi discriminatori basati sull’appartenenza etnica dei soggetti destinatari». Essa, inoltre, «intende reiterare un approccio già ampiamente abusato nel passato recente, che ha avuto come esito la creazione di una dimensione abitativa istituzionale parallela riservata a soli rom, tradottasi in molteplici violazioni dei diritti fondamentali di queste comunità».
Secondo l’Associazione 21 luglio, la Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti rappresenta un importante baluardo dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia e il suo contenuto non può essere tralasciato dagli amministratori locali. Il superamento dei “campi nomadi” e la ricollocazione dei rom e dei sinti in alloggi adeguati è il primo principio da salvaguardare e nessuna proposta di legge ha la legittimazione di muoversi in direzione diversa.

Una lettera di preoccupazione sul progetto di legge della Regione Lombardia è stata inviata dall’Associazione 21 luglio anche al Punto di Contatto Nazionale per la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti presso l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).

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